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IL MIO PICCOLO TRIBUTO
AL NOSTRO AMATO MAX HEINDEL

di Corinne Heline

 

Cari amici, oggi il mio cuore sta cantando perché posso essere con voi in questa occasione a dare il mio piccolo tributo al nostro amato Max Heindel. Vorrei raccontarvi del primo giorno in cui incontrai quest'uomo straordinario, e per fare ciò toccherò brevemente la mia vita personale. Confido che mi perdonerete di questo.

Forse mi avete già sentito dire che sono nata e sono stata educata nel profondo Sud. Ero soltanto una bambina e nei miei primi anni, ero piena d’adorazione per la mia amabile mamma. Lei era sempre la mia bellissima principessa. Tuttavia, era molto fragile, e per tutta l'infanzia avevo il timore che un giorno lei mi avrebbe lasciato. Così costruii in quei giorni nella mia mente l'idea che se essa mi fosse stata tolta, io mi sarei tolta la mia stessa vita e l'avrei seguita.

Vedete, non sapevo nulla allora della Rinascita e della Legge di Conseguenza. Ero nata per cercare la luce, per rispondere a domande che non sapevo formulare. Non sapevo proprio che cosa stavo cercando. Di conseguenza, non avevo idea di dove cercarle. E tutti sapete che il Sud è profondamente ortodosso e conservatore. Una cosa però sapevo, che in qualche luogo doveva esservi una risposta migliore ai problemi della vita e della morte di quella ortodossa, ed ero determinata a trovare quella risposta.

Nel frattempo, mia madre diventava sempre più delicata, e io ero costantemente piena di paura di perderla. Qualche mese prima della sua malattia finale, una cara amica mi telefonò per dirmi che aveva trovato un nuovo libro meraviglioso e che era sicura si trattasse esattamente di quello che stavo cercando. Quello stesso pomeriggio andai a casa sua, e voi potete indovinare che quel libro era la Cosmogonia.

Quando vidi la figura della Rosa Croce e lessi che attraverso le nostre vite personali impariamo come trasmutare le rose rosse in bianche, seppi che alla fine avevo trovato la via. Quella notte, prima di andare a dormire, il mio ordine per quel libro senza prezzo era già nella cassetta della posta diretto a Oceanside. Contai i giorni in attesa del suo arrivo, e ciò accadde proprio nel periodo in cui il dottore disse che mia madre doveva sottoporsi ad un'operazione molto grave.

Così vissi ogni giorno con il mio libro. Lo mettevo sotto il cuscino alla notte, poiché in qualche strano modo sembrava darmi la sola gioia che tutto il mondo potesse dare. Dopo l'operazione, il dottore disse che per mia madre non c'era più speranza, e che aveva solo qualche mese di vita. Mi rifugiai ancora al mio libro benedetto. Un giorno, improvvisamente, una strana idea venne nella mia mente. Avrei dovuto togliermi la vita e andare con mia madre come avevo sempre pianificato, o avrei dovuto andare ad Oceanside e dare la mia vita al lavoro di Max Heindel?

La domanda conteneva la risposta. La mia mente l'aveva formulata, e dieci giorni dopo che mia madre mi lasciò, io ero sul treno, la Cosmogonia in mano, sulla strada verso la California e verso Max Heindel. Mi sembrava essere il solo sollievo esistente al mondo per il mio dolore. Oh, vorrei descrivervi in modo adeguato la prima volta che lo vidi a Monte Ecclesia!

Mi venne incontro a braccia aperte, e il suo dolce viso era illuminato da tenerezza, simpatia e compassione. Ora, notate, non avevo avuto nessun contatto con lui. Lo conoscevo solo attraverso il suo libro, e potete farvi un'idea della mia sorpresa e stupore quando prese le mie mani nelle sue e mi disse in modo così dolce: "Bambina mia, sono stato spesso con te, sia la notte che il giorno durante questa tremenda prova attraverso la quale sei appena passata. Sapevo che quando si sarebbe conclusa saresti venuta da me. Ora tu appartieni al mio lavoro!"

Quello, cari amici, fu un giorno fondamentale nella mia vita. Fu il giorno in cui mi dedicai completamente alla vita spirituale e alla Filosofia Rosacrociana. Per cinque magnifici anni ebbi il privilegio di conoscere questo saggio uomo e di studiare ed essere istruita sotto la sua guida e supervisione. Ho sempre considerato quei cinque anni i più belli e i più spiritualmente fecondi della mia intera vita.

Vorrei riuscire a descrivervi questo uomo meraviglioso nel modo in cui io l'ho conosciuto. Quando penso alle sue ammirevoli caratteristiche, forse la qualità che più profondamente ho amato in lui era quella della sua squisita e bellissima umiltà. Pur essendo sempre ansioso di aiutare e servire dovunque fosse possibile, era sempre fermo nel tenere la personalità di Max Heindel nel sottofondo.

Studiando spesso la sua dedizione completa alla vita semplice, molte volte pensai alle parole di nostro Signore, il Cristo: "Da solo non sono nulla. È il Padre che compie il lavoro." Io credo, cari amici, che Max Heindel dimostrò la più perfetta integrazione del mistico e dell'uomo pratico che io abbia mai conosciuto. Era così semplice e così umile. Egli effettuava i servizi più piccoli e semplici di buon grado e gioiosamente. Scendeva nel fienile a mungere la mucca, se necessario; poiché sapete che in quei giorni avevamo sia un fienile che una mucca a Monte Ecclesia.

Faceva entrare le api nell'arnia, poiché avevamo anche le api. Si arrampicava sui pali del telefono a riparare un cavo rotto; piantava alberi sui terreni, vangava e zappava nel giardino, e raccoglieva la verdura; faceva tutte le cose più semplici con lo stesso zelo ed entusiasmo con cui andava in ufficio, nella classe o in sala conferenze, per donare gratuitamente la sua grande saggezza, o forse per incontrare l'Istruttore che lo guidava nel suo grande lavoro.

Il sabato sera era di solito sua abitudine tenere una sessione di domande e risposte nella libreria. Vi era un lungo tavolo che prendeva tutta la lunghezza della stanza, e gli studenti si riunivano attorno al tavolo con Max Heindel a capotavola che rispondeva alle domande. Era concesso ad ogni studente di formulare una domanda, che doveva scrivere. Quindi il signor Heindel raccoglieva tutte le domande e rispondeva ad esse una alla volta. Notando con attenzione, trovavo che egli sembrava sempre conoscere intuitivamente a chi apparteneva ogni domanda, per cui egli sempre si indirizzava alla persona dalla quale essa era pervenuta. Nelle numerose volte nelle quali partecipai a queste memorabili sessioni, nemmeno una sbagliò ad identificare l'interrogante. Era sempre molto attento e diligente, e non lasciava mai una questione in sospeso se non era sicuro che il richiedente non fosse stato completamente soddisfatto della risposta.

Fu durante queste sessioni meravigliosamente illuminanti che maturai la mia prima comprensione del posto importante che occupano il colore e la musica nel preparare il mondo alla prossima Nuova Era.

Il signor Heindel annunciava che un'ora era dedicata a queste sessioni di domande e risposte. Tuttavia, il più delle volte quell'ora si allungava a due ore e mezza, o perfino a tre ore. Erano momenti così stimolanti che il tempo sembrava volare sulle ali dell'incantesimo.

Cari amici, vorrei riuscire a dirvi che cosa significava per Max Heindel Monte Ecclesia, così come io vidi. Come amava questo luogo! Conosceva l'elevato destino che gli era riservato per il lavoro per cui era stato fondato. Nei suoi giorni vi era una panchina posta sotto la Rosa Croce illuminata che si trova nella sede.

Era sua abitudine sedervisi prima di ritirarsi ogni sera per qualche minuto o forse un'ora in preghiera e meditazione, diffondendo amore e chiedendo benedizione su questo sacro suolo e su tutti coloro che vivevano in esso, servendo così fedelmente nel lavoro. Vorrei potervi descrivere l'illuminazione del suo caro viso quando guardava con profondo rispetto e devozione a quella Rosa Croce illuminata che significava così tanto per lui.

Non si stancava mai di raccontarci le magnifiche cose in serbo per Monte Ecclesia. Parlava della panacea, la formula custodita dai Fratelli Maggiori della Rosa Croce, e che a degni discepoli un giorno sarà permesso di usare per aiutare e alleviare le moltitudini che verranno da tutto il mondo in questo sacro santuario. Ci raccontava del suo sogno di un bellissimo teatro greco che immaginava fosse costruito nel canyon sottostante la Cappella, e nel quale si sarebbero date rappresentazioni dal messaggio spirituale e di verità occulte, quali i grandi drammi di Shakespeare ed altri classici ispirati.

Egli vedeva anche l'epoca nella quale Monte Ecclesia avrebbe avuto una sua splendida orchestra stabile composta da studenti, che avrebbe interpretato nel teatro le opere dei maestri compositori, particolarmente quelle di Beethoven e Wagner, che egli sapeva essere Iniziati alla alta musica. Disse anche che ad un certo punto vi sarebbero state classi di insegnamento di musica iniziatica.

Al signor Heindel piaceva parlare dei Fratelli Maggiori e di come essi, nei loro studi sulla Memoria della Natura, erano stati capaci di guardare indietro attraverso le età e vedere le condizioni nelle quali si trova il mondo oggi. Fu per questa ragione, come sapete, che diedero al mondo la Filosofia Rosacrociana. Cari amici, l'anima del mondo oggi è malata, è piena di sofferenze, piena di ricerca e di domande.

Non vi sono risposte nel mondo a queste domande. Ciò che il mondo sta veramente cercando è una scienza più spiritualizzata e una religione più scientifica. Nella Filosofia Rosacrociana si trovano le risposte per entrambe le questioni.

Questa Filosofia non è che una continuazione del grande lavoro che il nostro Signore, il Cristo, portò alla Terra e diede ai Dodici immortali. Contiene i doni inestimabili portatici dal Cristo, cioè le Iniziazioni Cristiane che sono l'autentico cuore della religione della prossima Era dell'Acquario. Max Heindel comprese ciò molto bene.

Egli conosceva bene il grande destino che aspetta il suo lavoro. Per questo non si lasciò mai abbattere da disappunti o difficoltà. Sempre tenne gli occhi fissi alle stelle. Cari amici, è un vero privilegio il nostro di essere i custodi qui di questo Grande Lavoro, e di questo luogo dedicato che fu preparato dalle Grandi Entità come un terreno di esercizio per coloro che possono passare le severe prove che li renderanno degni di essere annoverati fra i pionieri della prossima Era dell'Acquario.

Così, miei cari amici, seguiamo il sentiero di Max Heindel. Uniamoci così in pace, armonia e amore da poter fare la nostra parte nel portare avanti la missione alla quale la nostra amata guida si dedicò e sacrificò alla fine la sua stessa vita. Alziamo insieme i nostri occhi alle stelle, come egli fece. Affrontiamo questo mondo con nuova luce, nuovo potere e nuova speranza, perché solo in questo modo saremo fedeli alla nostra ricerca e vedremo il glorioso destino di questo Grande Lavoro compiuto. È veramente la religione che sarà il cuore stesso e la chiave di volta della nuova Era dell'Acquario. Possa Dio benedirvi, tutti e ciascuno, mentre proseguite nella vostra ricerca per la Luce Eterna.

 

 

 

 

 


 

 

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A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
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