Cari amici, oggi il mio cuore sta cantando perché posso
essere con voi in questa occasione a dare il mio piccolo tributo al nostro amato
Max Heindel. Vorrei raccontarvi del primo giorno in cui incontrai quest'uomo
straordinario, e per fare ciò toccherò brevemente la mia vita personale.
Confido che mi perdonerete di questo.
Forse mi avete già sentito dire che sono nata e sono stata
educata nel profondo Sud. Ero soltanto una bambina e nei miei primi anni, ero
piena d’adorazione per la mia amabile mamma. Lei era sempre la mia bellissima
principessa. Tuttavia, era molto fragile, e per tutta l'infanzia avevo il timore
che un giorno lei mi avrebbe lasciato. Così costruii in quei giorni nella mia
mente l'idea che se essa mi fosse stata tolta, io mi sarei tolta la mia stessa
vita e l'avrei seguita.
Vedete, non sapevo nulla allora della Rinascita e della Legge
di Conseguenza. Ero nata per cercare la luce, per rispondere a domande che non
sapevo formulare. Non sapevo proprio che cosa stavo cercando. Di conseguenza,
non avevo idea di dove cercarle. E tutti sapete che il Sud è profondamente
ortodosso e conservatore. Una cosa però sapevo, che in qualche luogo doveva
esservi una risposta migliore ai problemi della vita e della morte di quella
ortodossa, ed ero determinata a trovare quella risposta.
Nel frattempo, mia madre diventava sempre più delicata, e io
ero costantemente piena di paura di perderla. Qualche mese prima della sua
malattia finale, una cara amica mi telefonò per dirmi che aveva trovato un
nuovo libro meraviglioso e che era sicura si trattasse esattamente di quello che
stavo cercando. Quello stesso pomeriggio andai a casa sua, e voi potete
indovinare che quel libro era la Cosmogonia.
Quando vidi la figura della Rosa Croce e lessi che attraverso
le nostre vite personali impariamo come trasmutare le rose rosse in bianche,
seppi che alla fine avevo trovato la via. Quella notte, prima di andare a
dormire, il mio ordine per quel libro senza prezzo era già nella cassetta della
posta diretto a Oceanside. Contai i giorni in attesa del suo arrivo, e ciò
accadde proprio nel periodo in cui il dottore disse che mia madre doveva
sottoporsi ad un'operazione molto grave.
Così vissi ogni giorno con il mio libro. Lo mettevo sotto il
cuscino alla notte, poiché in qualche strano modo sembrava darmi la sola gioia
che tutto il mondo potesse dare. Dopo l'operazione, il dottore disse che per mia
madre non c'era più speranza, e che aveva solo qualche mese di vita. Mi
rifugiai ancora al mio libro benedetto. Un giorno, improvvisamente, una strana
idea venne nella mia mente. Avrei dovuto togliermi la vita e andare con mia
madre come avevo sempre pianificato, o avrei dovuto andare ad Oceanside e dare
la mia vita al lavoro di Max Heindel?
La domanda conteneva la risposta. La mia mente l'aveva
formulata, e dieci giorni dopo che mia madre mi lasciò, io ero sul treno, la
Cosmogonia in mano, sulla strada verso la California e verso Max Heindel. Mi
sembrava essere il solo sollievo esistente al mondo per il mio dolore. Oh,
vorrei descrivervi in modo adeguato la prima volta che lo vidi a Monte Ecclesia!
Mi venne incontro a braccia aperte, e il suo dolce viso era
illuminato da tenerezza, simpatia e compassione. Ora, notate, non avevo avuto
nessun contatto con lui. Lo conoscevo solo attraverso il suo libro, e potete
farvi un'idea della mia sorpresa e stupore quando prese le mie mani nelle sue e
mi disse in modo così dolce: "Bambina mia, sono stato spesso con te, sia
la notte che il giorno durante questa tremenda prova attraverso la quale sei
appena passata. Sapevo che quando si sarebbe conclusa saresti venuta da me. Ora
tu appartieni al mio lavoro!"
Quello, cari amici, fu un giorno fondamentale nella mia vita.
Fu il giorno in cui mi dedicai completamente alla vita spirituale e alla
Filosofia Rosacrociana. Per cinque magnifici anni ebbi il privilegio di
conoscere questo saggio uomo e di studiare ed essere istruita sotto la sua guida
e supervisione. Ho sempre considerato quei cinque anni i più belli e i più
spiritualmente fecondi della mia intera vita.
Vorrei riuscire a descrivervi questo uomo meraviglioso nel
modo in cui io l'ho conosciuto. Quando penso alle sue ammirevoli
caratteristiche, forse la qualità che più profondamente ho amato in lui era
quella della sua squisita e bellissima umiltà. Pur essendo sempre ansioso di
aiutare e servire dovunque fosse possibile, era sempre fermo nel tenere la
personalità di Max Heindel nel sottofondo.
Studiando spesso la sua dedizione completa alla vita
semplice, molte volte pensai alle parole di nostro Signore, il Cristo: "Da
solo non sono nulla. È il Padre che compie il lavoro." Io credo, cari
amici, che Max Heindel dimostrò la più perfetta integrazione del mistico e
dell'uomo pratico che io abbia mai conosciuto. Era così semplice e così umile.
Egli effettuava i servizi più piccoli e semplici di buon grado e gioiosamente.
Scendeva nel fienile a mungere la mucca, se necessario; poiché sapete che in
quei giorni avevamo sia un fienile che una mucca a Monte Ecclesia.
Faceva entrare le api nell'arnia, poiché avevamo anche le
api. Si arrampicava sui pali del telefono a riparare un cavo rotto; piantava
alberi sui terreni, vangava e zappava nel giardino, e raccoglieva la verdura;
faceva tutte le cose più semplici con lo stesso zelo ed entusiasmo con cui
andava in ufficio, nella classe o in sala conferenze, per donare gratuitamente
la sua grande saggezza, o forse per incontrare l'Istruttore che lo guidava nel
suo grande lavoro.
Il sabato sera era di solito sua abitudine tenere una
sessione di domande e risposte nella libreria. Vi era un lungo tavolo che
prendeva tutta la lunghezza della stanza, e gli studenti si riunivano attorno al
tavolo con Max Heindel a capotavola che rispondeva alle domande. Era concesso ad
ogni studente di formulare una domanda, che doveva scrivere. Quindi il signor
Heindel raccoglieva tutte le domande e rispondeva ad esse una alla volta.
Notando con attenzione, trovavo che egli sembrava sempre conoscere
intuitivamente a chi apparteneva ogni domanda, per cui egli sempre si
indirizzava alla persona dalla quale essa era pervenuta. Nelle numerose volte
nelle quali partecipai a queste memorabili sessioni, nemmeno una sbagliò ad
identificare l'interrogante. Era sempre molto attento e diligente, e non
lasciava mai una questione in sospeso se non era sicuro che il richiedente non
fosse stato completamente soddisfatto della risposta.
Fu durante queste sessioni meravigliosamente illuminanti che
maturai la mia prima comprensione del posto importante che occupano il colore e
la musica nel preparare il mondo alla prossima Nuova Era.
Il signor Heindel annunciava che un'ora era dedicata a queste
sessioni di domande e risposte. Tuttavia, il più delle volte quell'ora si
allungava a due ore e mezza, o perfino a tre ore. Erano momenti così stimolanti
che il tempo sembrava volare sulle ali dell'incantesimo.
Cari amici, vorrei riuscire a dirvi che cosa significava per
Max Heindel Monte Ecclesia, così come io vidi. Come amava questo luogo!
Conosceva l'elevato destino che gli era riservato per il lavoro per cui era
stato fondato. Nei suoi giorni vi era una panchina posta sotto la Rosa Croce
illuminata che si trova nella sede.
Era sua abitudine sedervisi prima di ritirarsi ogni sera per
qualche minuto o forse un'ora in preghiera e meditazione, diffondendo amore e
chiedendo benedizione su questo sacro suolo e su tutti coloro che vivevano in
esso, servendo così fedelmente nel lavoro. Vorrei potervi descrivere
l'illuminazione del suo caro viso quando guardava con profondo rispetto e
devozione a quella Rosa Croce illuminata che significava così tanto per lui.
Non si stancava mai di raccontarci le magnifiche cose in
serbo per Monte Ecclesia. Parlava della panacea, la formula custodita dai
Fratelli Maggiori della Rosa Croce, e che a degni discepoli un giorno sarà
permesso di usare per aiutare e alleviare le moltitudini che verranno da tutto
il mondo in questo sacro santuario. Ci raccontava del suo sogno di un bellissimo
teatro greco che immaginava fosse costruito nel canyon sottostante la Cappella,
e nel quale si sarebbero date rappresentazioni dal messaggio spirituale e di
verità occulte, quali i grandi drammi di Shakespeare ed altri classici
ispirati.
Egli vedeva anche l'epoca nella quale Monte Ecclesia avrebbe
avuto una sua splendida orchestra stabile composta da studenti, che avrebbe
interpretato nel teatro le opere dei maestri compositori, particolarmente quelle
di Beethoven e Wagner, che egli sapeva essere Iniziati alla alta musica. Disse
anche che ad un certo punto vi sarebbero state classi di insegnamento di musica
iniziatica.
Al signor Heindel piaceva parlare dei Fratelli Maggiori e di
come essi, nei loro studi sulla Memoria della Natura, erano stati capaci di
guardare indietro attraverso le età e vedere le condizioni nelle quali si trova
il mondo oggi. Fu per questa ragione, come sapete, che diedero al mondo la
Filosofia Rosacrociana. Cari amici, l'anima del mondo oggi è malata, è piena
di sofferenze, piena di ricerca e di domande.
Non vi sono risposte nel mondo a queste domande. Ciò che il
mondo sta veramente cercando è una scienza più spiritualizzata e una religione
più scientifica. Nella Filosofia Rosacrociana si trovano le risposte per
entrambe le questioni.
Questa Filosofia non è che una continuazione del grande
lavoro che il nostro Signore, il Cristo, portò alla Terra e diede ai Dodici
immortali. Contiene i doni inestimabili portatici dal Cristo, cioè le
Iniziazioni Cristiane che sono l'autentico cuore della religione della prossima
Era dell'Acquario. Max Heindel comprese ciò molto bene.
Egli conosceva bene il grande destino che aspetta il suo
lavoro. Per questo non si lasciò mai abbattere da disappunti o difficoltà.
Sempre tenne gli occhi fissi alle stelle. Cari amici, è un vero privilegio il
nostro di essere i custodi qui di questo Grande Lavoro, e di questo luogo
dedicato che fu preparato dalle Grandi Entità come un terreno di esercizio per
coloro che possono passare le severe prove che li renderanno degni di essere
annoverati fra i pionieri della prossima Era dell'Acquario.
Così, miei cari amici, seguiamo il sentiero di Max Heindel.
Uniamoci così in pace, armonia e amore da poter fare la nostra parte nel
portare avanti la missione alla quale la nostra amata guida si dedicò e
sacrificò alla fine la sua stessa vita. Alziamo insieme i nostri occhi alle
stelle, come egli fece. Affrontiamo questo mondo con nuova luce, nuovo potere e
nuova speranza, perché solo in questo modo saremo fedeli alla nostra ricerca e
vedremo il glorioso destino di questo Grande Lavoro compiuto. È veramente la
religione che sarà il cuore stesso e la chiave di volta della nuova Era
dell'Acquario. Possa Dio benedirvi, tutti e ciascuno, mentre proseguite nella
vostra ricerca per la Luce Eterna.