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" La Verità nella mia vita quotidiana"

di Irene Balloi

 

Per me, verità e libertà sono stati un binomio inscindibile, tante è vero che anche da bambina, di fronte ai soprusi che qualche volta i grandi mi usavano, era capace di smontarli, facendogli sentire ridicoli. Dopo una marachella, mio padre mi minacciò che mi avrebbe corretto con una passata di cinghia. Lo osservai e mi accorsi che si reggeva, in quel momento i pantaloni, con uno spago e certamente con uno spago non mi avrebbe potuto picchiare. Ecco quest'esempio, può dare e far capire, quanto la verità riesca a smontare chi ci voglia opprimere o far credere qualcosa che non esiste. L'importante è riuscire a capire cosa sia la verità. E' bastato mettermi continuamente in discussione e la verità si è fatta ritrovare.

Pensando alla famosa frase: "Cogito ergo Sum" o qualche perplessità che si arrivi subito al nocciolo, in quanto, in questo caso, si fa solo il primo passo verso il nutrimento della mente e non certo del cuore e attraverso il nutrimento della sola mente, tante domande non trovano risposte ed allora ecco che il piccolo seme, trova posto anche nel cuore e si risveglia e prende coscienza di sé (Esisto); tutto intorno a noi assume delle colorazioni particolari e diventiamo, improvvisamente, oltre che creature dei Creatori. Ecco, la verità ci permette una tale libertà, che riusciamo ad esprimere in modi normalmente sconosciuti. Un uomo sulla terra è considerato "Grande" dai suoi simili, perché è riuscito a esprimere in uno specifico campo dell’attività umana, una qualità non usuale, per esempio nell'arte, creando con un senso fisico, una qualità altissima, divina. Mi viene in mente Michelangelo, che è riuscì a dare vita alla pietra o alla Callas, che con la sua voce e riuscita a riprodurre il canto degli Angeli ed attraverso di questa, ha trasmesso vibrazioni celestiali. Cito questi due esempi, per spiegare che cosa è la verità e come la verità si è espressa in questi due artisti o in altri, che la storia ci riporta.

Nella vita esistono due tipi di creatori, il primo opera con gli oggetti e per mezzo di essi, come negli esempi sopra citati; l'altro, il mistico, crea se stesso, opera nel soggetto, lavora su di sé, per il proprio essere. È lui il vero creatore, il vero artista, perché fa di se stesso un capolavoro. Prendere coscienza di quest’opera eccellente, significa finalmente scoprire quale opera d'arte siamo, senza aver bisogno di diventare qualcuno. Basta utilizzare l'abilità maturata in quel momento, qualsiasi cosa che si è compresa, grazie all'esperienza della vita. Quando questo accade, siamo posseduti dal TUTTO, il silenzio entra in noi e tutto intorno a noi può anche cambiare, ma l'esperienza del silenzio, l'Estasi, resta la stessa. Questa è la sola cosa su cui fare affidamento, la sensazione che non muta e non muore mai. Siamo il TUTTO.

Una volta che il seme della verità si è risvegliato nel nostro cuore, è facile vivere fuori del tempo e dal quotidiano, con le conseguenze che ciò comporta, soprattutto nella nostra dimensione umana, in questa civiltà moderna, così razionale e perfezionista, così immersa, sempre di più, nella materia, nella più dura materia, cristallizzata nella fisicità.

Sta a noi, successivamente, che per gli altri, appariamo un po’ "strani", riuscire ad unire cuore e cervello; questo è il lato più difficile da percorrere, perché siamo timorosi ed abbiamo la sensazione di esserci "bevuti" il cervello. Allora entra in gioco la fede e solo quando la fede è matura o lasciamo che la fede ci nutra, andiamo oltre ed ecco allora la verità apparire, ancora più brillante di prima e niente più ci farà temere di essere fuori di testa, perchè comprendiamo, razionalmente, che questo sarà il mezzo attraverso il quale noi potremo testimoniare sulla terra la verità ed essere, a nostra volta, lo strumento, attraverso il quale questa, sarà compresa e divulgata a chi, ancora è lontano dal Sentiero spirituale.

Con molta umiltà, rivolgendo il mio pensiero a Giovanni, il "Battista", che interrogato dai Giudei, rispose loro: "Io sono la voce di uno che grida nel deserto, preparate le vie del Signore" (Gv: 1, 23 – 24), ho compreso che il tempo non esiste e non essendoci più il passare del tempo, come normalmente s’intende (ieri, oggi, domani) ma un eterno "presente", anche nella vita di tutti i giorni, sono arrivata a scoprire o meglio a rendermi conto, di qualità e limiti che non riuscirei a spiegare, se queste capacità e limiti non derivassero dal continuo esistere, del nostro individuale "Atomo – Seme", dal ciclo continuo di vite che si succedono l’una dopo l’altra, dal continuo andare e ritornare, che la Legge della "Reincarnazione", offre ad ogni essere umano.

Per me, ricordare ad un tratto, esperienze già vissute, è stato abbastanza semplice.

Per esempio, mentre ero in Trentino e facevo una passeggiata tra i boschi, ho compreso che l’esperienza che vivevo in quel momento, era un’esperienza già vissuta, come indiano pellerossa, con funzioni di "scout" e di "sciamano" e questa "consapevolezza", mi derivò dall’eterna verità, da quest’eterno presente, vita dopo vita. Così, come la memoria del mio tempo passato come Cavaliere "Templare", mi stupisce sempre di più, perchè a chi si esprime o domanda da "indottrinato" - nella nuova realtà moderna ci sono un brulicare di "sette" ed alcune, sono presenti anche nella Chiesa Cattolica – rispondo o anticipo, con frasi o responsi, scritti nella Bibbia o nei Vangeli o nei canti dei "Pellerossa" e so di non mentire. Ho scoperto un giorno, di non avere troppa simpatia per i "Turchesi" ed i "coltelli", soprattutto quelli che usa il macellaio, mentre ho sempre guardato con molta ammirazione e rispetto lo "Smeraldo" e usato i "Diamanti". Ancora oggi, in generale, ho molta paura dei coltelli e quando sono costretta ad usarne, come i bambini, utilizzo coltelli con la punta arrotondata e con la lama seghettata. Da pellerossa ero uno "sciamano" e fui uccisa con un grosso coltello a punta, con la lama affilatissima ed a forma triangolare, esattamente come quello che usano i commercianti di "carne". Ho ripreso, con molta cautela ad usarli di nuovo, ma ne ho il terrore ed un’inesprimibile paura! L’esperienza di comprendere, che siamo un tutt’uno con la natura che ci circonda e lo stretto contatto che ci unisce, proviene da allora.

Durante una recente gita, in un sito archeologico situato in Sardegna, a Goni per esattezza, ero assieme ad un gruppo eterogeneo di amici, la guida ci spiegava vita e miracoli del luogo e dei suoi antichi abitanti, in un angolo, io cercavo di trattenere le lacrime e pensavo: "Possibile che non si renda conto che ciò che ci sta illustrando non è una fortificazione, un luogo di difesa, ma bensì un luogo di culto, di preghiera, di adorazione?" E successivamente, visitando le antiche tombe del luogo, provai un ulteriore gran dolore, perché queste erano state profanate, avevano violato un luogo di sepoltura. Ma la guida era un "Cattedratico" e questo tipo di persone, ha sempre ragione.

Finita la visita, in un angolo, attraversando un querceto stracolmo di ghiande, ecco arrivare un branco di "mufloni" selvatici, uno di loro, che si era allontanato dal gruppo alla ricerca di cibo, si avvicinò sempre di più a me ed il gruppo dei miei amici, spaventato, si mise ad urlarmi: "Attenta, attenta", per me fu normale porgergli qualche ghianda da mangiare ed accarezzarlo. L’intensità del suo sguardo e la lucentezza dei suoi occhi, mi fecero capire che mi aveva riconosciuto. Entrambi, sapevamo di essere parte integrante dell’UNO, del TUTTO.

Non vivo sulla Luna, ho una famiglia da accudire ed un lavoro di responsabilità in un ufficio pubblico, tutto questo per dire che non sono una "Extraterrestre", ma ad un tratto, inconsapevolmente, parto per altre dimensioni e poi ritorno e comprendo di essere di nuovo sulla Terra, perché da un benessere assoluto e totale, mi ritrovo ad essere "strana", come se fossi tornata in un luogo non mio, ho la sensazione di essere "fuori" posto. Quando abbandono il corpo fisico, il rientrare mi è particolarmente doloroso. Tutto mi sta stretto, faccio fatica a stare nella materia, ma so che questa, è il mezzo migliore per evolversi e con un senso del dovere oltremisura, cerco di vivere sulla Terra e di svolgere il mio "compito" al meglio. Quando "rientro", mi sento fisicamente male, avverto un’insopportabile pesantezza di stomaco, accompagnata da conati di vomito ed alla fine, mi ritrovo da sola a piangere incessantemente. Il tutto assomiglia a quando si lascia una persona o un luogo, a noi particolarmente cari e n’abbiamo una forte "nostalgia".

Grazie a Dio dura poco questo malessere ed appena l’equilibrio è ristabilito, tutto torna sereno e tranquillo come prima. Ora, certe cose sono riuscita a razionalizzarle, ho compreso che sono sempre stata così, da bambina, da giovane adolescente ed ora, da donna matura. Ricordo quanta fatica per farmi accettare, perché troppo diversa, troppo "originale". Un problema per i miei genitori o per gli amici. A scuola ero sempre curiosa, andavo molto bene nelle materie letterarie ed artistiche, ma soprattutto ero affascinata dagli insegnanti "illuminati".

Da sempre mi sono sentita bene nell’occuparmi delle cose del "Padre" mio, ma per gli altri ero distratta, inconcludente, una buona a nulla. Ho avuto bisogno di molto coraggio per affrontare la quotidianità, perché dire o spiegare ciò che sento, avverto e vedo, è stato sempre molto complicato. Quando si dice SI, non è necessario motivarlo, mentre per il NO, una motivazione è sempre richiesta. Ecco, qualche volta mi è mancato il coraggio, ma alla fine ho capito che era giusto così, perché se un contrattempo accade, c’è sempre un motivo.

Era il gioco del Sé per condurmi al Sé, a me stessa. Ed anche questo è crescita!

Un ultimo particolare, negli ultimi tempi, i miei punti vitali, sono divenuti molto sensibili, ricettivi, in particolare i punti vitali delle mani e dei piedi. Se deve accadere qualcosa di particolare, lo percepisco nel palmo della mano, esattamente nel punto preciso in cui furono conficcati i chiodi a Gesù. Quel punto mi s’infiamma e questa strana sensazione di dolore, passa, solo quando razionalizzo.

Sono come una spugna. Assorbo tutto, ma va bene così!

Da ciò che ho detto, sembro una donna "strana", una pazza, forse lo sono davvero, ma felice di esserlo!

Ritornando al tema del nostro incontro, al vangelo di Giovanni, versetto 8: 31 -59, come lui afferma, sento che solo nel Cristo siamo veramente liberi, perché è da Lui che procede la verità e la nostra vita, impostata nella verità e "libera" e nella libertà, il nostro cuore si rende leggero e questa, è la sensazione più bella che ciascuno di noi può avere.


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