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Quell’eroe chiamato Gesù

di Gianmarco Civitate

 

L’avreste mai detto che per passare alla storia sarebbe bastato dire semplicemente la verità? Quale verità? L’unica e imprescindibile, quella riportata nei vangeli e che Nostro Signore ha sintetizzato dicendo: Giovanni 8:31 Gesù allora disse a quei Giudei che avevano creduto in lui: «Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».

Lo "strumento" Gesù insieme al Cristo ed allo Spirito Santo, non hanno fatto altro che riportare alla luce ciò che l’atteggiamento umano ha seppellito nell’oblio; un atteggiamento umile e di riconciliazione con il Padre, ha fatto si che una formica è stata capace di far crollare un elefante.

Il passo del vangelo riportato, se letto alla luce delle esperienze avute dal Cristo in precedenza, rende chiaro come è possibile essere liberati dal peccato.

Se immaginiamo una scena di quelle che toccano il cuore, accadrà, fisicamente, una serie di eventi prima che l’emozione prenda il sopravvento; la luce rende visibile la scena impressionando l’occhio, questo trasforma l’immagine in informazioni per i nervi ottici e quest’ultimi, trasmetteranno le informazioni al cervello, il quale le analizzerà e creerà delle emozioni, che il proprio modo di essere ha precedentemente inquadrato; ora, se la luce è poca o l’occhio è danneggiato oppure i nervi non rispondono come dovrebbero, il nostro cervello riceverà informazioni errate e di conseguenza elaborerà un risultato alterato. In quest’esempio è palese l’involontarietà del soggetto nell’alterare il risultato, ma proviamo a pensare alla stessa scena, questa volta con i veicoli fisici e mentali perfettamente in ordine, il risultato è che il cervello riceverà giuste informazioni, ma non è detto che il risultato sia privo di imperfezioni. A questo punto ad entrare in scena, è la forma mentis che ognuno di noi ha sviluppato durante la propria vita con le proprie personalissime esperienze.

Il pensiero è creativo, significa che è capace di interagire con i piani fisici modificandone la struttura, per dirla più semplicemente se si è abituati a ragionare in un certo modo, tutte le cose che ci circondano verranno viste in quel modo, modificando la realtà.

Tornando all’esempio, avremo una verità alterata, la cui distorsione può essere causata da un modo di pensare che ormai si è cristallizzato, oppure da una precisa volontà, perché, come si sente spesso, avvolte la verità fa male.

Come ho già detto, è importante conoscere se stessi, ciò è spiegato nella cosmogonia dei Rosacroce nella suddivisione dei vari mondi.

Riprendendo l’esempio di prima, l’immagine riflessa nell’occhio e trasmessa al cervello, suscita interesse nell’individuo (ci troviamo nel mondo del desiderio). L’interessamento permette, alla sequenza delle immagini, di entrare nel mondo del pensiero concreto, luogo in cui nascono le forme pensiero. E’ qui che si devono concentrare i nostri sforzi nel rendere trasparente il passaggio tra i piani fisici a quelli eterici (vi ricordate l’esempio di Max Heindel sulla lanterna magica?). Questo perché, essendo il luogo dove nascono le forme pensiero, queste ultime, se scaturite da verità, innalzano; diversamente se scaturite da menzogne non abbassano, ma distruggono.

Ecco perché nostro Signore afferma che la verità ci libererà, in primis perché la verità è Lui, il Cristo, emanazione diretta di DIO, secondo, perché eviterà l’auto distruzione. Saremo quindi liberati dal peccato (prosegue nel Vangelo), cioè saremo liberi dagli impedimenti fisici prima ed eterici poi, per divenire ciò per il quale siamo stati tutti progettati, cioè per divenire DIO.

Tempo fa, parlando con mia figlia di 5 anni, su una trasmissione televisiva che parlava di religione, volli farle una domanda difficile, perché mi piace vedere il suo bel visino quando non riesce a dare una risposta; la domanda era: "Come ha fatto DIO a creare?" Lei con la sua infantile innocenza mi rispose:"Semplice" ha portato le manine al viso, come se volesse concentrarsi, continuò dicendo: "Ha pensato e ha creato!" Inutile dire che sono rimasto sbigottito.

Ho voluto riportare quest’episodio, perché sono un padre e come tale assolutamente fanatico dei miei figli ed anche perché lei, a soli 5 anni, ha compreso tutto, ha capito che il pensiero crea.

In linea teorica sembra che non ci siano problemi, ma in pratica le cose cambiano perché significa adattare la propria vita in funzione della verità. In altri termini, significa cancellare le proprie convinzioni per crearne di nuove. Sono convinto che per iniziare a vivere nella verità, quindi nella Luce, bisogna per prima cosa, come ho già detto, conoscere se stessi nel modo più profondo possibile. Conoscersi fisicamente, mentalmente e spiritualmente significa fare uno dei passi più grandi e decisivi della propria vita, significa mettersi in discussione accettando i propri limiti e le proprie paure.

Cercare la verità significa sentirsi liberi di sbagliare, non vuol dire aver trovato la scusa per fare ciò che vogliamo, perché abbiamo la responsabilità di non offendere e danneggiare il prossimo; però capito questo essere liberi di sbagliare, significa avere una apertura mentale grazie alla quale per ogni errore corrisponde un’esperienza, quindi una crescita. Inoltre, la libertà di sbagliare ci aiuta a prendere le cosiddette scelte difficili, perché si ha la consapevolezza che non esiste errore che non sia possibile recuperare, solo alla morte non c’è rimedio, per tutto il resto si.

Significa anche, sentirsi liberi di trasgredire, che, come per lo sbaglio, non è un alibi per fare il nostro comodo, ma è un buon sistema per conoscere i propri limiti; infatti non è facile conoscerli e ancora più difficile è accettarli, ma non farlo significa rifiutarsi di crescere. Non nascondo il fatto, che questo tipo di cammino, porta a grandi sofferenze ma ancor di più a grandi soddisfazioni portandoci a vedere cose insospettabili, limiti che ritenevamo insuperabili diventeranno trampolini di lancio per andare molto oltre; questo vale per le belle cose e anche per quelle brutte (ancora una volta si spiega il perché la verità ci libera). Solo quando si accetteranno le proprie trasgressioni i propri limiti e i propri errori, solo allora potremmo sentirci liberi di amare, perché questo significa provare emozioni talmente forti capaci di lasciarci senza parole.

Questo che ho scritto è possibile trovarlo nei vangeli, la famosa parabola dei talenti. C’è scritto a chiare lettere che il padrone ai servi che hanno investito il loro talento, a prescindere da quanto ne abbiano ricavato, lascia il talento e il ricavo, ma al servo che per paura di perderlo lo sotterra e non ci guadagna nulla, non solo lo rimprovera, ma gli toglie l’unico talento che aveva. Questo secondo me, rispecchia esattamente l’atteggiamento che ognuno deve avere nel momento in cui decide di elevarsi spiritualmente, avere paura di sbagliare inevitabilmente crea una situazione di stasi di immobilità, cioè ci porta a sotterrare il talento. Diversamente chi invece è disposto a sbagliare, quindi ad accettarne le conseguenze, è come quei servi che investono il loro talento e prima o poi, pur avendolo perso, lo riacquistano e lo moltiplicano.

Nel cercare la verità ci vuole coraggio, deve essere chiaro che nasceranno numerose incomprensioni, saremo visti come presuntuosi o arroganti, in altri termini, mineremo non solo le nostre convinzioni, ma il nostro atteggiamento, minerà alle convinzioni di ci circonda e credetemi sono pochi quelli che accettano di farlo.

Per concludere voglio porre l’accento sul proseguo del vangelo a seguito della frase di Gesù.

Giovanni 8:33, Gli risposero: «Noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi tu dire: Diventerete liberi?». Gesù rispose: «In verità, in verità vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato».

La domanda che fecero a Gesù è la stessa che mi sono posto anche io… Liberi, ma da cosa? Dal peccato… Perché il peccato schiavizza? Sinceramente osservando il mondo il peccato, se lo intendiamo come ci hanno insegnato da bambini, non solo non opprime, ma decisamente ci innalza a livelli sociali importanti, fama, soldi , carriera sono tutte qualità che difficilmente si ottengono portando la verità, allora cosa vuole dire il Rabbì?

Per comprendere, bisogna capire che cos’è il peccato, che non è l’apparente osservanza delle dell’Atorà, delle leggi date da Mosè, ma è l’allontanamento dall’amore del Padre ecco che le cose assumono un significato diverso.

Un rapporto d’amore, qualunque esso sia (matrimonio amicizia parentela) è basato un fondamento principe che è la fiducia. Potremmo dire di amare nostra moglie se non siamo sicuri del suo operato? Se ad ogni squillo di telefono temiamo in un ipotetico amante? Certo che no, saremo degli innamorati fermi nella nostra passione; tutt’altra cosa è vedere la moglie parlare con uno sconosciuto ed essere consapevoli del fatto che non c’è nulla oltre quello che vediamo, non solo eviteremo di stare male, ma saremo orgogliosi di sapere che neanche davanti Bred Pit lei cederebbe di un solo passo. Questo dice Gesù, come può essere contento di chi è abituato a mentire? Come può fidarsi di lui? E noi credenti, abituati alle menzogne (anche quelle buone), come facciamo a fidarci di Lui? Magari tutto ciò che stiamo discutendo è pura fantasia, creata ad hoc per evitare inevitabili squilibri, quando prima o poi saremo costretti a confrontarci con l’inevitabile ciclo della vita… Chi è nella luce non può inciampare.


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