|
ROMA: Fa
davvero così male la tv ai bambini? Secondo uno studio dell’American Academy of
Pediatrics può addirittura portare un piccolo durante la sua crescita al
cosiddetto Attention Deficit Hyperactivity Disorder, in pratica un disturbo da
deficit di attenzione con iperattività, definito dagli scienziati ADHD oppure
ADD in UK. Ne è affetto il 12% dei bambini statunitensi, e questa condizione
particolare ha cominciato a diffondersi negli States proprio durante gli ultimi
cinquant’anni, guarda caso proprio con l’avvento della scatola magica dentro le
nostre case. L’American Academy of Pediatrics ha preso in esame duemila bambini
da uno a tre anni, li ha spiati, seguiti e analizzati e il risultato dello
studio è stato inequivocabile: tutta colpa della tv. Fra l’altro si tratterebbe
di una ricerca molto importante anche perché dimostrerebbe per la prima volta
che i neuroni del cervello di un bambino si sviluppano in maniera diversa se
resta attaccato allo schermo per qualche ora al giorno. Sarebbe la velocità
delle immagini che deformerebbe il suo senso della realtà. Il dottor Dimitri A.
Christakis, direttore del Child Health Institute at Children’s Hospital and
Regional Medical Center, di Seattle, che ha condotto questa ricerca, sostiene
che guardando la tv si ricostruisce il cervello di un bambino. Il danno appare
più evidente dai 7 anni quando il piccolo ha difficoltà a prestare attenzione a
scuola. «Al contrario della vita quotidiana», dice Christakis, «il passo della
tv è molto accelerato rispetto alla realtà di tutti i giorni». Le immagini che
un bimbo cattura nel suo cervello dagli schermi della scatola nera vanno troppo
veloci e magari senza neppure una precisa connessione logica: «Così la loro
rapidità diventa normale per quei bambini che in realtà non sono più normali»,
aggiunge Christakis. Come disse Jane Healy, psicologa dell’infanzia, il problema
è capire se il rumore insistente della tv in una casa può interferire con lo
sviluppo dell’«inner speech», la costruzione del discorso, il passaggio da
quello che si sente dentro a quello che si esprime, dal quale un bambino impara
a pensare attraverso i problemi, i progetti e la riflessione. Un bimbo che gioca con le sue dita ha il sistema neurale che gli viene proprio dal flettere, tirare e stirare ed esercitare quelle dita. La stessa cosa avviene per il cervello, che deve in pratica allenarsi nello stesso modo. Gli scienziati, però, ci spiegano pure che il cervello sviluppa un sistema unico dalla nascita ai tre anni. E se un bambino siede come ipnotizzato davanti a qualcosa, quelle vie neurali non si creano. Questo è l’importante sviluppo del cervello che rischia di fermarsi all’età di tre anni. Certo, sembra impossibile che qualcosa di così innocente come anche solo un programma educativo della tv possa nuocere tanto. «Non riesci a pensarlo», dice Claire Eaton, 27 anni, da Lewisham, Australia, al giornalista Jean Lotus che ha costruito un lungo servizio sull’ADHD. «Basta davvero una mezz’ora di pace e di quiete in casa per creare dei problemi al futuro di tuo figlio?».
I danni si
riscontrano all'età di 7 anni: Possono genitori che si servono di video come «Baby Einstein» e «Teletubbies» portare i loro figli al rischio di una vita passata nelle ”Classi speciali” o a riempirsi di Ritalin, che è un calmante tipo Tabor da somministrare ai più piccoli? Nella sua ricerca condotta su duemila bambini, Christakis ha trovato che per ogni ora passata alla tv nell’età compresa fra uno e tre anni, i soggetti più piccoli hanno quasi il dieci per cento in più di probabilità di sviluppare problemi di attenzione che possono essere diagnosticati all’età di 7 anni come ADHD. Un bimbo ai primi passi che invece si puppa tre ore di televisione al giorno ha il 30% in più di probabilità di avere seri difficoltà a scuola.
Insonnia e
ritardo nel linguaggio: Come si manifesta nelle sue forme più elementari questa malattia? Un esempio potrebbe essere quello di M., un bambino di dieci anni. Dai dati anamnestici si rivelano: l’assenza di problemi antecedenti familiari per problemi di linguaggio o di apprendimento; la presenza, nei primi periodi della sua vita, di un sonno irregolare con frequenti risvegli notturni. Le tappe dello sviluppo motorio sono risultate nei limiti della norma, mentre si è evidenziato un ritardo nello sviluppo del linguaggio, con lieve compromissione sia delle componenti fonologiche che di quelle semantiche e sintattiche. Con l’ingresso nella scuola elementare il bambino ha manifestato ritardo nell’apprendimento di lettura e scrittura. Frequenta regolarmente la quinta elementare, ma con uno scarso rendimento scolastico, per la presenza di cadute soprattutto nella capacità di rievocazione di racconti, di attenzione e concentrazione durante lo studio, nel ragionamento logico e nell’esecuzione dei problemi. Secondo genitori e insegnanti, il bambino ha sempre presentato difficoltà a portare avanti da solo i compiti assegnati e una tendenza a «non stare a sentire».
Esistono
altri modi per distrarre i figli: Il 26% dei bambini americani ha una tv nella sua stanza, e il 36 per cento delle famiglie americane lascia la tv accesa quasi tutto il tempo, anche quando non c’è nessuno a guardarla. Eppure le buone notizie vengono dalla medicina: in realtà i bambini più piccoli non hanno nessun bisogno di una tv per distrarsi, come dimostra non solo la nostra storia visto che fino a 50 anni fa siamo riusciti a farne a meno. «Il tuo bambino può crescere benissimo imparando a vivere con se stesso o a giocare sotto la tua supervisione», scrive Jean Lotus nella sua inchiesta. Lasciare i bambini da soli con la tv non è proprio una bella idea, dice invece Nancy Hall della Yale University’s Bush Center in Child Development and Social Policy. «Ti sentiresti davvero di far passare il tempo di tuo figlio assieme a una baby sitter così speciale come il set di una televisione?».
Una
malattia cresciuta insieme alla televisione: Conclusioni. Questa malattia colpisce il 12% dei bambini americani in età scolastica ed è cresciuta drammaticamente negli ultimi cinquant’anni. Altre ricerche avevano già dimostrato che l’ADHD era aumentata di pari passo con l’avvento della tv nelle nostre case, a partire dagli Anni 50, e che si era impennata ancora di più a partire dagli Anni 80, quando sono arrivati di moda i registratori e i video per bambini. Sappiamo che la malattia è anche genetica, ma gli scienziati hanno notato che è trasversale a tutte le classi sociali, che colpisce indifferentemente senza distinzioni di reddito e cultura, e che potrebbe esserci forse una causa unica legata al suo espandersi. Quest’ultima ricerca potrebbe aver risposto a questa domanda: guardar la tv per i bambini sarebbe un pericolo.
|
|
|
A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma -
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale. |