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ROSACROCE OGGI per i BAMBINI

La fame nel mondo spiegata a mio figlio

 

Negli ultimi cinque anni il numero delle persone che soffre di denutrizione cronica nel mondo è cresciuto di oltre 30 milioni.

Negli ultimi cinque anni il numero delle persone che soffre di denutrizione cronica nel mondo è cresciuto di oltre 30 milioni di persone.

Tutti conoscono il fenomeno della fame del mondo. Molti di meno conoscono quello dell'affamamento del mondo. A fare un po' di sana contro-informazione sul tema arriva un libro di Jean Ziegler (Ed. Milano, Pratiche Editrice), “La fame nel mondo spiegata a mio figlio”.

«Oltre quindici anni fa - riferisce Ziegler - la FAO (Food and Agriculture Organization) aveva presentato un rapporto confortante: il mondo, in base all'attuale stato della capacità produttiva agricola, potrebbe nutrire senza alcun problema più di dodici miliardi di esseri umani. Nutrire significa assicurare a ogni bambino, uomo o donna della Terra una razione quotidiana di cibo che oscilla fra le 2400 e le 2700 calorie, a seconda delle necessità alimentari di ogni individuo, variabili in ragione del suo lavoro e del clima in cui vive».

Poiché la popolazione mondiale è oggi di sei miliardi, è evidente che vi sono risorse alimentari per nutrire il doppio degli esseri umani oggi viventi. Eppure, con il sistema economico oggi dominante ogni anno: quasi un miliardo di persone muore di fame; altri cinque miliardi soffrono e si ammalano per carenza di cibo; mentre, nello stesso tempo, una massa di prodotti alimentari sufficiente a nutrire sei miliardi di uomini viene gettata fra i rifiuti.

Ogni anno un quarto di tutta la raccolta cerealicola del mondo viene utilizzata per nutrire i buoi dei paesi ricchi, paesi in cui le malattie cardiovascolari per sovralimentazione sono in continuo aumento. L'agronomo René Dumont ha calcolato che la metà dei “feed-lots” californiani (allevamenti bovini dotati di impianti di climatizzazione e di un sistema di distribuzione di cibo ritmata) consuma annualmente più mais di quanto ne servirebbe a soddisfare le necessità nutrizionali di un paese come lo Zambia, vittima di una sotto alimentazione cronica, dove il mais è l'alimento essenziale.

Ziegler ricorda inoltre che: «l'Unione Europea impone periodicamente l'incenerimento e la distruzione con mezzi chimici di montagne di carne e migliaia di tonnellate di prodotti agricoli di ogni sorta». Le spese per le operazioni di distruzione costano, ogni anno, somme astronomiche ai contribuenti europei. Il libro riporta anche l'opinione di Josuè de Castro, autore del celebre libro “Geopolitica della Fame”, che già nel 1952, osservava: «gli individui si vergognano così tanto di sapere che un gran numero dei loro simili muore a causa della mancanza di cibo che coprono questo scandalo col silenzio totale. Questa vergogna continua a essere condivisa dalla scuola, dai governi e dalla maggioranza di tutti noi».

Ma non basta. La FAO, che pure è in possesso di dati precisi in materia, si sente costretta a diffondere un certo ottimismo, del tutto infondato, intorno alle possibilità di risolvere il problema. Se non lo facesse, l'opinione pubblica dei paesi ricchi si rifiuterebbe di versare alla sede di Roma somme considerevoli, che finirebbero per essere giudicate un investimento inutile.

«La menzogna è utile» dunque, conclude amaramente l'autore.

Silenzio e menzogne più o meno pietose che consentono alla coscienza degli abitanti dei paesi ricchi di sentirsi in qualche modo sollevata dal problema.

«Al Cairo quasi tutti i cimiteri sono abitati. Gli immigrati del Fayum, dell'alto Egitto e del Sudan, occupano abusivamente le tombe dei borghesi. Protetti dai mausolei di marmo, montano le loro assi, spiegano i loro teloni di plastica. Si costruiscono un rifugio, cucinano i loro magri pasti sul fuoco. Donne e bambini portano il cibo dalla discarica pubblica che si trova lì nelle vicinanze: avanzi gettati tutte le mattine dagli autocarri della nettezza urbana provenienti dai quartieri eleganti del Cairo».

La stessa cosa succede, naturalmente con delle varianti, in tutte le megalopoli del terzo mondo. Ziegler fornisce descrizioni sintetiche, ma sufficientemente raccapriccianti, delle conseguenze di tali condizioni di vita per la salute (soprattutto dei bambini): cecità, rachitismo, sviluppo insufficiente delle capacità cerebrali, vermi intestinali e così via.

Passando alle cause del problema, il saggio spiega con una messe più che abbondante di dati che: «La principale responsabile della denutrizione e della fame sul nostro pianeta è la distribuzione ineguale delle ricchezze. Un'ineguaglianza negativamente dinamica: i ricchi diventano sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. Nel 1960 il 20% degli abitanti più ricchi della terra disponeva di un reddito 31 volte superiore rispetto a quello del 20% degli abitanti più poveri. Nel 1998 il reddito del 20% dei più ricchi era 83 volte superiore a quello del 20% dei più poveri. Le 225 fortune più grandi del mondo rappresentano un totale di oltre mille miliardi di dollari, ossia l'equivalente del reddito annuale del 47% più povero della popolazione mondiale, circa 2,5 miliardi di persone. Negli Stati Uniti il valore totale netto della fortuna di Bill Gates è uguale a quello dei 106 milioni di americani più poveri».

Ziegler si sofferma in particolare su due delle cause per le quali che si determinano, si conservano, e si aggravano queste disuguaglianze. In primo luogo, la speculazione sui prezzi degli alimenti di prima necessità condotta da un «manipolo di banchieri» che controllano il mercato mondiale dei prodotti alimentari per mezzo della Borsa di Chicago. Conseguenza di tale speculazione sono:

- l'incapacità dei paesi poveri di acquistare generi alimentari per l'alto prezzo di vendita;
- la necessità per gli stessi paesi di abbandonare le tradizionali colture agricole per dedicarsi a monocolture che possano trovare uno sbocco commerciale;
- in definitiva, la totale dipendenza delle popolazioni che soffrono la fame dalle decisioni del predetto gruppo di banchieri che hanno come unico obbiettivo la pura e semplice massimizzazione del profitto.

In secondo luogo l'autore spiega e documenta quanto pesi nel causare la fame nel mondo l'appoggio dell'Occidente -tramite la fornitura di armi - alle guerre nei paesi in via di sviluppo; guerre nelle quali vengono dilapidati tutti i fondi destinati agli aiuti umanitari.

Il libro avanza anche qualche proposta circa i rimedi.

«È dunque l'attuale giungla del capitalismo selvaggio che è necessario civilizzare. L'economia mondiale è nata dalla produzione, dalla distribuzione, dal commercio e dal consumo alimentare. Affermare l'autonomia dell'economia rispetto alla fame è un'assurdità, o peggio ancora, un crimine. Non si può delegare al libero mercato la lotta contro il flagello della fame per saziare l'umanità.»

«Va cambiato l'ordine omicida del mondo».

E ancora: «Gli aiuti umanitari urgenti soffrono di una tara nascosta: raramente i donatori si interrogano sulla qualità delle strutture sociali del paese beneficiario degli aiuti. In altri termini, gli aiuti urgenti sono spesso riversati su paesi le cui strutture sociali, politiche ed economiche sono guaste, ingiuste o dominate dalla corruzione. Con tale metodo i donatori rafforzano il potere dei ricchi, cementano strutture sociali ingiuste e rispediscono i poveri alla loro miseria e a uno sfruttamento ormai secolare».

La verità, come si usava dire una volta, è sempre rivoluzionaria.

Fonte: www.estovest.net

 

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