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Tutto in quella notte (Natale)

di Andrea TORNIELLI


tratto da: Tracce. Litterae Communionis, anno XXVII, dicembre 2000, p. 84-89.

 



Come andarono le cose. Il viaggio a Betlemme di Maria e Giuseppe. La ricerca di un posto dove vivere la nascita di Ges� in riserbo e segretezza. L'avvenimento che divide in due la storia dell'uomo.


�In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordin� che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua citt� (Lc 2,1-4). Sono tutte in queste scarne righe del Vangelo di Luca le notizie riguardanti la data di nascita di Ges�, le circostanze storiche dentro le quali l'Eterno � entrato nel tempo assumendo in tutto, fuorch� nel peccato, la nostra natura umana.

Il senatore Sulpicio Quirinio, citato da duemila anni nelle letture delle liturgie natalizie, era nato a Lanuvio, vicino a Tuscolo, e aveva governato a Creta e a Cirene. Lo storico romano Tacito conferma che, divenuto console nel 12 a.C., Quirinio fu governatore di Siria come legato imperiale, per� colloca lo svolgimento di questo suo incarico negli anni 6-7 d.C., cio� diverso tempo dopo la nascita del Salvatore. Per risolvere il problema alcuni esegeti hanno pensato di tradurre in questo modo il brano di Luca: �Questo censimento avvenne prima (di quello avvenuto) governando la Siria Quirinio�. Ma un'iscrizione frammentaria scoperta a Tivoli alla fine del Settecento, secondo l'abate Giuseppe Ricciotti (autore della "Vita di Ges� Cristo"), offre una base sufficiente per affermare che Quirinio era gi� stato una volta legato in Siria qualche anno prima dell'era volgare e che aveva indetto il primo censimento, protrattosi per pi� anni e portato a termine dal suo successore Senzio Saturnino. La registrazione di tutti gli abitanti della Palestina avvenne secondo il modo giudaico: tutti i censiti dovevano iscriversi nei propri luoghi di origine e non nel territorio dove vivevano, come invece sarebbe accaduto se si fosse adottato il metodo romano.

�Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla citt� di Nazareth e dalla Galilea sal� in Giudea alla citt� di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa che era incinta� (Lc 2,4-5). Le trib� ebraiche si dividevano in grandi famiglie e queste ultime in casati paterni; e ovunque andassero ad abitare, i nuovi gruppi familiari conservavano con tenacia il ricordo del ceppo originario. Betlemme ("Beth-lehem", originariamente "Beth-Lahamu", cio� "casa del dio Lahamu", divinit� babilonese, poi interpretata in senso ebraico beth-lehem cio� "casa del pane") era un piccolo centro che distava nove chilometri da Gerusalemme e all'epoca di Ges� non doveva contare pi� di mille abitanti, per lo pi� pastori e contadini. Era per� un luogo di passaggio per le carovane che da Gerusalemme si dirigevano in Egitto, tanto che fin dai tempi antichi il figlio di un amico del re Davide, Chamaam, vi aveva costruito un caravanserraglio (in ebraico "geruth", "foresteria").


In viaggio per il censimento

Betlemme dista da Nazareth circa 150 chilometri e il viaggio di Giuseppe e Maria non deve essere durato meno di tre-quattro giorni. Non sappiamo se l'obbligo di legge prevedeva anche la presenza della sposa, oltre a quella del capofamiglia. Ma dalle parole di Luca si pu� intuire che la gravidanza avanzata doveva aver consigliato, comunque, il fatto che la madre del Salvatore non fosse lasciata sola. Inoltre gi� l'angelo dell'annunciazione aveva predetto a Maria che al nascituro �il Signore Dio dar� il trono di Davide suo padre�, e ci� rappresentava una ragione in pi� perch� il parto avvenisse proprio a Betlemme, la citt� che il profeta Michea nelle Scritture aveva indicato come patria del messia d'Israele. Si pu� immaginare che le strade fossero in condizioni abbastanza disastrate e affollate da famiglie in movimento a causa del censimento. Nella migliore delle ipotesi - osserva il Ricciotti - i due coniugi avranno avuto a disposizione un asino, caricato delle cibarie e delle vettovaglie necessarie per il viaggio. Un viaggio non facile per Maria, che stava ormai per partorire. I tre o quattro pernottamenti saranno stati fatti in qualche casa di amici o pi� probabilmente nei luoghi pubblici di sosta, a cielo aperto, fianco a fianco con gli altri viandanti, gli asini e i cammelli. Giunti a Betlemme, Giuseppe e Maria trovarono la citt� di Davide stracolma di gente. Anche il caravanserraglio, tradizionale luogo di ospitalit� per i viaggiatori, era sovraffollato. �Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perch� non c'era posto per loro nell'albergo� (Lc 2,6-7). L'albergo o locanda ("to kataluma" nel greco di Luca) altro non era che il caravanserraglio: uno spazio a cielo aperto, circondato da un muro piuttosto alto. All'interno, attorno al cortile, correva un portico che offriva riparo ed era a tratti chiuso da muretti. Si creavano cos� delle stanzette, riservate a chi poteva permettersi di pagare per avere una maggiore intimit�. L'evangelista nota che �non c'era posto per essi nell'albergo�. Secondo l'abate Ricciotti questa frase � pi� studiata di quanto appare a prima vista. � difficile immaginare che nel caravanserraglio o in tutta Betlemme non vi fosse un angolo per accogliere i due sposi. Quel �per essi� potrebbe per� indicare che in quei giorni e in quelle circostanze, con il sovraffollamento e la totale promiscuit� che si viveva nei luoghi pubblici e nelle povere abitazioni di Betlemme, ci� che mancava a Maria era un posto dove vivere la nascita di Ges� in riserbo e segretezza. Luca si limita a scrivere che �Maria diede alla luce suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia�. La mangiatoia suppone una stalla e le stalle, nella povera citt� di Davide, erano piccole grotte scavate nella roccia nei dintorni delle case o nelle colline che circondavano Betlemme.


Quei gesti materni

Giuseppe e Maria si accomodarono "alla bell'e meglio" in una di queste tetre grotte accanto a qualche bestia. Dalle parole dell'evangelista si deduce che il parto avvenne senza l'aiuto di altre persone. La madre stessa accudisce il neonato, lo avvolge nelle fasce e lo depone nella mangiatoia, dove Giuseppe, che neppure � nominato, avr� disposto della paglia pulita. �Il testo lascia intuire un parto facile e ben condotto. E i primi gesti materni Maria li sa fare d'istinto, come ogni donna�, scrive Ren� Laurentin nella sua "Vita autentica di Ges� Cristo". L'accenno al �figlio primogenito� non deve trarre in inganno e far supporre che la Madonna abbia avuto altri bambini: "figlio primogenito" (in ebraico "bekor") �, infatti, un termine tecnico, di particolare importanza giuridica, perch� il primogenito ebreo doveva essere presentato al Tempio, circostanza che Luca descrive nei capitoli successivi.

Il Messia d'Israele viene, dunque, al mondo nella semioscurit� di un'appartata grotta scavata nella roccia. � un sovrano cos� diverso dall'Erode che regna su Gerusalemme circondato di lussi nel suo palazzo dorato. Ma anche quel bambino indifeso, quel re d'Israele nato in circostanze cos� umili, ebbe l'omaggio dei suoi primi "cortigiani". Sudditi di condizione sociale non molto differente da quella dello stesso re Davide, gi� pastore di pecore. Betlemme sorgeva e sorge al limitare della steppa. Se � vero che molti capi di bestiame la notte venivano fatti rientrare nelle grotte, � altrettanto vero che molte greggi rimanevano continuamente all'aperto, giorno e notte, estate e inverno. Gruppi di uomini li sorvegliavano e vivevano con loro per tutto il tempo. �Pecorai di tal genere - scrive il Ricciotti - riscuotevano una pessima reputazione presso i Farisei e gli Scribi: in primo luogo la loro stessa vita nomade nella steppa scarseggiante d'acqua li rendeva lerci, fetenti, ignari di tutte le fondamentalissime leggi sulla lavanda delle mani, sulla purit� delle stoviglie, sulla scelta dei cibi. Essi pi� di chiunque altro costituivano quel "popolo della terra" che era degno per i Farisei del pi� cordiale disprezzo; inoltre passavano per ladri tutti quanti, e si consigliava di non comperare da loro n� lana n� latte che potevano essere cose refurtive�.


Il bambino in fasce

�C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si present� davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: "Non temete, ecco, vi annunzio una grande gioia, che sar� di tutto il popolo: oggi vi � nato nella citt� di Davide un salvatore, che � il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel pi� alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama". Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano tra loro: "Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ci� che di quel bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore� (Lc 2,8-20). L'Altissimo fatto carne, l'avvenimento (Luca usa il termine "rhema", che ricalca l'ebraico "dabar" e ha il doppio significato di "parola" e "avvenimento") che divide in due la storia dell'uomo, il Messia tanto atteso dal fedele popolo d'Israele si manifesta innanzitutto ai pastori "lerci e fetenti", progenie di quel re-pastore che fu Davide. � l'imperscrutabile metodo di Dio, cos� diverso e lontano da ogni immaginazione umana: l'infinitamente grande abbraccia l'infinitamente piccolo. Avvertiti dall'angelo, i pastori accorrono alla grotta. �Essendo poveri di denaro ma signori di spirito - fa osservare ancora il Ricciotti - non chiedono nulla, e ritornano senz'altro alle loro pecore: soltanto sentirono un gran bisogno di lodare Dio e di far sapere ad altri del posto quanto era accaduto�. Avranno lasciato, ai piedi del neonato, un po' di lana e un po' di latte. Quei prodotti che i Farisei consideravano refurtiva.


 

 

 

 


 

 

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