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LA LUCE
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Il venticello estivo, scuoteva le foglie degli alberi ed il chiarore della luna, rendeva ogni cosa attraente e seducente. Dick e Rosalia avevano passato una bellissima giornata, in compagnia del nonno, nel bosco, di fianco alla montagna. Era perciò di malavoglia che avevano preso la strada di ritorno a casa. Era così bello stare all'aria aperta! Si lasciarono poi augurandosi la buona notte.
Quando Dick si stese sul morbido letto, gli sembrava d'essere ancora fuori e provava una sensazione molto gradevole. Era stanco ed aveva sonno, ma era ancora pieno di ricordi di una bella giornata. E il nonno era così saggio e meravigliosamente buono; sembrava che conoscesse tutto. Aveva raccontato ai bambini delle storielle molto belle, su dei bravi cavalieri e principi fedeli, sulle principesse dal cuore buono e sulle nobili regine. Via via che ripensava a tutte queste affascinanti cose, gli sembrò di sentire all'improvviso una voce: "Oh Dick! Dick!". Si alzò subito e segui la voce, fino ad un impervio sentiero di montagna, serpeggiante fra grossi alberi, tappezzato da suggestive felci, ove gli elfi e gli gnomi saltellavano allegramente. Oh, com'era bello sotto un chiaro di luna! Udii ancora la voce e affrettò il passo. La montagna sembrava più bella di notte che di giorno. Si fermò un attimo ad ammirare la luna e le stelle. Stava appunto per sedersi su di un ceppo d'albero, quando gli sembrò di vedere uno gnomo scivolarvi sopra. Poi udii ancora che lo si chiamava col suo nome. Guardò attorno a sé, ma non vide nessuno. Con sua grande sorpresa però, vide una piccola capanna, che sembrava aggrappata sul fianco della montagna. "Qualcuno deve essere la, per avermi chiamato", pensò. Ma non aveva mai visto prima quella capanna, sebbene si fosse arrampicato parecchie volte su quella montagna col babbo. "Ebbene, vi è una luce che brilla in quella capanna; qualcuno vi deve vivere", pensò. "Deve essere l’uomo della montagna del quale mi ha parlato Elf-kin. E’ l'amico degli alberi, delle felci, degli uccelli e di tutti coloro che vivono nei boschi. Forse desidera che gli si faccia una commissione. Credo sia meglio andare a vedere quello che succede".
Proprio in quel momento si sentì una vocina: "È una strada ben lunga per un bambino che passeggia da solo". È un'altra voce che diceva: "Hai paura ad andare da solo nel bosco in mezzo alle tenebre". È un'altra ancora che sconsigliava: "È bene che tu faccia ritorno, ora".
Ma Dick, aveva imparato ad essere coraggioso, senza alcun timore, deciso di portare sempre a termine quello che aveva cominciato. Così, si alzò e affrettò il passo per andare a vedere chi c'era nella capanna. Gli sembrava una salita lunga e difficile ed era veramente solo, ma proseguire il cammino. Si ricordò allora dei pensieri segreti e questo lo aiutò. Erano dei buoni pensieri segreti; voleva essere coraggioso e portare aiuto all'uomo della montagna, se ne aveva bisogno .
Proprio in quel momento gli sembrò di sentire, vicino a lui, una voce, che pareva un grido di dolore. Abbassando lo sguardo vide, steso al suolo, proprio sui suoi piedi, un ragazzo , pressappoco della sua stessa età, che gemeva: "aiutami ti prego", supplicava quello sconosciuto ragazzo. Dick si chinò, lo prese fra le braccia e cercò di aiutarlo ad alzarsi. Ma questi, non poteva reggersi perché si era slogato un piede. Dick pensò alla capanna. Poteva portarlo fin là perché era forte, ma il sentiero era arduo e buio, si fermò un attimo e si disse: "Devo aiutare questo ragazzo sono coraggioso". Poi guardò di nuovo verso la capanna per valutare la distanza. Strano, dopo tutto non sembrava fosse così buio e via via che guardava, proprio in faccia a lui, gli apparve la più bella luce che mai avesse visto . La luce era la, come una presenza raggiante, lucente. Non vi era altro, in realtà, che quella meravigliosa luce. Poi una voce grave e profonda gli disse: "Ti aiuterò. Tu puoi benissimo portare il tuo fratellino sul dorso. Così va bene, ti guiderò".
Ed è così che la luce rischiarò il cammino a Dick e al suo nuovo amico e presto, si trovarono nella capanna. "Stendilo dolcemente sul letto e vedremo cosa è possibile fare per lui". La voce, che diceva a Dick, cosa doveva fare per aiutare il piccolo amico, era affabile. Oh, quanta fatica dovete fare Dick, ma era molto felice d'essere in grado di fare del bene ad un altro ragazzo. Allora la presenza luminosa disse: "Sei stato un ragazzo coraggioso Dick e un amico leale. La fedeltà è una qualità meravigliosa e se tu continui ad essere fedele, diventerà un uomo onorato, onesto e sincero".
"Dick, Dick", disse un'altra voce. "Sì mamma", rispose Dick. E quando aprì gli occhi, fu inondato dal sole. Poteva appena rendersi conto che era ancora letto e non sulla montagna, lontana 1000 km. Caspita, con quale rapidità si infilò gli abiti e precipitò da basso per raccontare al nonno il suo meraviglioso sogno!
Il nonno gli sorrise, ma sembrava perplesso. "Dick, ragazzo mio; hai fatto un sogno importante è senza dubbio è stata una vera esperienza. Tu hai studiato con costanza le tue lezioni e sei leale nell’amicizia, infaticabile nelle cure da applicare al tuo corpo e fedele nei piccoli e vari doveri, la tua fedeltà è stata ricompensata. Ti è stato concesso la notte scorsa, di essere un piccolo Ausiliario Invisibile della Splendente Presenza, un giorno, potrai vedere di nuovo la Luce della Presenza Luminosa.
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A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma -
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale. |