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IL RICHIAMO DEL FIUME

 

C’era una volta un uomo molto vecchio che viveva in un piccolo villaggio di pescatori, presso un grande fiume.
Nelle giornate invernali più calde, il vecchio si recava in riva al fiume per godersi qualche raggio del tiepido sole, mentre passeggiava pian piano, appoggiandosi al suo bastone e fumando la sua pipa.
Un giorno notò una donna ferma sulla riva del fiume e intenta solo a scrutare la distesa d’acqua.
Il vecchio le si avvicinò un poco per osservarla meglio, ma in modo discreto, con i suoi occhi miopi. Era una donna non più giovane, ma ancora bella. Il suo portamento era quello di una regina. Il suo volto, dalla carnagione diafana, era solcato da qualche ruga ed incorniciato da una massa di capelli raccolti in una lunga treccia. Un tempo quella treccia doveva essere stata di un nero corvino, mentre ora vi si intravedevano numerosi fili argentati.
Il vecchio la guardava rapito: qualcosa nel portamento e nell’eterea bellezza della donna gli facevano indovinare che lei, provenisse da un mondo arcano, sovrannaturale.
Non osava rivolgerle la parola, anche se avrebbe voluto sapere chi fosse. Ad un certo punto la donna si volse verso il vecchio e gli regalò un sorriso dolce e malinconico. I suoi occhi, erano verdi come smeraldi.
"Chi siete?" le chiese il vecchio a bassa voce.
Lei incurvò un po’ di più le belle labbra nel suo triste sorriso e scosse leggermente la testa: "Oh se ve lo dicessi non mi credereste!"
"Vi crederei, qualunque cosa mi direste, ma non desidero importunarvi…"
"Non mi importunate", disse la donna con dolcezza. "Sento di potermi fidare di voi. Sedete qui con me, se volete e vi racconterò una vecchia, strana storia, se avrete la pazienza di ascoltarmi".
Il vecchio e la donna sedettero l’uno accanto all’altra in riva al fiume, lei avvolta nel suo ampio mantello blu, lui nel suo vecchio cappotto nero, incuranti del vento gelido levatosi da nord.
La donna rise sommessamente: "Davvero mi credereste se vi dicessi che io sono…anzi io fui una fata dell’acqua?"
"Non avrei motivo per dubitarne" replicò il vecchio con tranquillità.
La donna rimase per un po’ in silenzio prima di continuare: "Vengo da laggiù, dal fondo del fiume…" sussurrò. Ancora un breve silenzio, poi riprese: "C’è un’immensa città sommersa nelle profondità di questo grande fiume, popolata da esseri fatati…"
"La città sommersa nominata dalle antiche leggende…" mormorò il vecchio assorto.
"Sì, la città sommersa. Mio padre ne è il re ed io ero la sua figlia prediletta, tanto tempo fa... Ero felice con i miei genitori, le mie sorelle e tutte le creature dell’acqua. Il nostro era un mondo senza tempo che ignorava la vecchiaia, la malattia e la morte. Ma io…" la donna trasse un profondo sospiro "Ero una fanciulla sciocca, allora, molto bella e molto sciocca. Quasi ogni giorno all’alba nuotavo verso la riva del fiume e per vezzo mi mostravo fuggevolmente ai pescatori. Un giorno salii a riva, sedetti qui, dove siamo ora e mi misi a pettinare i miei lunghi capelli. Poco dopo vidi un giovane pescatore, immobile a pochi metri da me, che mi guardava estasiato. Anch’io lo guardai e gli sorrisi. Era biondo e bello come un principe. Ci innamorammo perdutamente l’uno dell’altra, divenimmo amanti e poco tempo dopo, lui mi chiese di sposarlo.
Per lui dimenticai chi ero, non mi curai dei miei genitori, che mi avevano promessa in sposa ad un principe dell’acqua, abbandonai il mio mondo fatato e decisi di vivere sulla terra come una donna mortale: divenni una donna mortale. Io rifiutai il fiume ed il suo regno sommerso ed essi rifiutarono me: la mia famiglia mi rinnegò, tanto più perché mi ero unita ad un pescatore che uccideva le creature dell’acqua. Non vidi mai più i miei genitori e le mie sorelle e persi la capacità di muovermi nell’acqua: non potei più immergermi in quello che una volta era stato il mio elemento…" La donna tacque ed il vecchio, vide due grosse lacrime rigarle le guance. Egli non sapeva perché, ma istintivamente credeva alla sua strabiliante storia. "Continuate, vi prego.." la esortò con gentilezza.
"La mia vita sulla terra non fu mai felice. Io e mio marito ci amavamo, certo, ma il fiume mi mancava terribilmente…" Si protese più che poté verso l’acqua, come se volesse catturarne l’odore. "Mi manca terribilmente tuttora. Quando mio marito tornava a casa, portando dei pesci e mi diceva di cucinarli per cena, per noi e per i nostri figli, io inorridivo e mi sentivo male, ma col tempo mi abituai a farlo, anche se non riuscii mai a mangiarli. Mio marito non mi comprendeva: dimenticò molto presto le mie origini e mi considerò nulla più che una mortale qualsiasi, che col tempo invecchia e imbruttisce."
"La vostra bellezza è rimasta intatta, credetemi!" le assicurò il vecchio, ma l’espressione della donna si faceva sempre più triste: "Ma non per mio marito". Disse.
"Non avevo pensato, quando lasciai il mio mondo, che sulla terra lo scorrere del tempo cambia tutte le cose. Io cambiai nelle sembianze e mio marito cambiò verso di me. Da anni ormai mi tradisce con donne più giovani, soprattutto da quando i nostri figli sono diventati grandi e non abitano più con noi. Così io sono sempre più sola ed umiliata e vengo qui ogni giorno in riva al fiume, guardo l’acqua per ore, sperando invano che la mia famiglia mi perdoni e venga a prendermi, ma so che questo non è possibile."
Tacque ed il vecchio, disse in tono rammaricato: "La vostra storia è molto triste. Vorrei fare qualcosa per voi, ma…"
"Oh non potete". Lo interruppe la donna "Per me è già molto che mi abbiate ascoltata e creduta. Mio marito ormai ride di me quando gli ricordo che un tempo ero una principessa delle fate dell’acqua, dice che sono una vecchia pazza. Finge di aver dimenticato o forse, ha dimenticato davvero chi io fossi un tempo, non so…"
"Ma voi lo amate ancora?"
"Oh no, non più da molto tempo. E’ un uomo gretto e meschino, ormai lo detesto. Vorrei solo fuggir via da lui, ma non c’è modo…" la donna si interruppe, guardando l’acqua con più attenzione: "Guardate quel pesciolino argentato che guizza vicino alla riva: lo vedo ogni giorno da molto tempo, sembra che sappia quando vengo qui…"
"Forse è così" sorrise il vecchio, "Forse sa che anche voi siete una creatura del fiume…"
"Chissà…" mormorò la donna, assorta.
Allora accade un fatto strano: il pesciolino argentato balzò fuori dall’acqua e le cadde in grembo. Sarebbe morto in poco tempo se la donna non l’avesse gettato prontamente nel fiume.
"Che strano…" disse lei ed il pesciolino, balzò fuori,  di nuovo dall’acqua, finendo fra le pieghe del suo mantello. Lei lo gettò nuovamente nel fiume, appena in tempo per non farlo soffocare, sempre più strabiliata. E subito dopo accadde la stessa cosa per la terza volta.
"Ma perché vuol morire?" gridò la donna e, senza pensare ad altro che a salvare la povera creatura dell’acqua, balzò in piedi e si gettò nel fiume insieme al pesciolino.
Il vecchio non fece in tempo a fermarla. Aprì la bocca per gridare, ma non riuscì ad emettere alcun suono. La donna era sparita sott’acqua insieme al pesciolino. Dopo alcuni minuti che gli parvero eterni, il vecchio la vide riaffiorare: si muoveva con gran disinvoltura nell’acqua ed il suo aspetto pareva mutato: il volto ringiovanito di decine di anni, i capelli nuovamente nerissimi. La fata dell’acqua, tornata fanciulla, agitò una mano verso il vecchio in segno di saluto e gli regalò un radioso sorriso, prima di sparire sott’acqua insieme al pesciolino d’argento.
In paese tutti credettero che la moglie del pescatore si fosse uccisa annegandosi. Anche il pescatore pensò che fosse così.
Solo il vecchio sapeva che non era morta, ma era tornata, giovane e felice, fra la sua gente che l’aveva nuovamente accolta nel fatato regno sommerso.

scritto da Astfelia

 

 

 

 

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