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"Il
corpo non è che il viaggio dell'anima. Si cambia d'abito nella tomba, il
sepolcro è l'anticamera del cielo".
V. Hugo
Accettando e meditando il
concetto di rinascita, incomincerete a capire che tutti gli avvenimenti della
vostra vita (i legami, gli incontri, gli incidenti, le sconfitte, i successi)
hanno una loro motivazione. La ragione d'essere è più o meno remota, ma
esiste. Questa comprensione, in seguito, influirà sui vostri sentimenti; quando
capirete che tutto ha un significato, non vi ribellerete, e non cercherete di
risolvere i problemi con l'odio e la violenza. Saprete che ciò che vi sembra
ingiusto è in realtà il conto da saldare per le trasgressioni del passato, e
allora accetterete, senza accusare gli altri delle vostre disgrazie.
Inoltre, l'idea della
rinascita vi induce a fortificare la volontà: vi sforzate di riparare gli
errori ed evitate di commettere atti riprovevoli, allo scopo di costruirvi un
avvenire luminoso.
"Le
anime devono ritornare all'Assoluto da cui sono emerse. Per raggiungere questo
fine, però, devono sviluppare le perfezioni il cui seme è già insito in loro.
E se non avranno sviluppato tali caratteristiche in questa vita, allora dovranno
cominciarne un'altra, una terza, e così via. Dovranno continuare così finché
non avranno acquisito la condizione che permette loro di tornare in compagnia di
Dio".
Lo Zohar (libro della Cabala)
Può un Dio
misericordioso dare ai suoi figli un'unica possibilità di raggiungere il suo
regno? Come conciliare la sua misericordia infinita con l'inferno eterno?
Davvero Dio ci costringe a giocarci tutto in questa vita? Un padre affettuoso
non lo farebbe. Perché dovrebbe farlo Dio?
L'esperienza diretta, la
deduzione, la logica, la fede religiosa e l'osservazione empirica, tutte
concorrono a indicare che esiste una forma di energia cosciente all'interno del
corpo. E questa energia cosciente che pensa i pensieri e percepisce le
sensazioni. Il corpo è uno strumento, l'energia cosciente è il suonatore dello
strumento.
Non sono il mio cervello
o il mio sistema nervoso più di quanto un chitarrista sia la chitarra che
suona. Come un musicista produce musica con uno strumento musicale, così io, il
pensatore, produco pensieri con uno strumento per pensare: il cervello. E se lo
strumento va distrutto, non necessariamente devo finire anch'io. Le chitarre
vanno e vengono, ma i suonatori esperti rimangono.
La
rinascita e il cristianesimo delle origini
"La
mia infanzia ha forse seguito un'altra mia età, morta prima di essa? Forse
quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? ... E ancora, prima di quella
vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro
corpo?"
dalle Confessioni di Sant'Agostino
Facendo degli studi
approfonditi, è possibile dimostrare che la dottrina della rinascita faceva
parte del cristianesimo delle origini e rappresentava una parte essenziale della
fede cristiana; durante il V e VI secolo dopo Cristo, tale dottrina era comune e
molto diffusa.
In effetti, siccome
fornisce una spiegazione logica a molti misteri della vita, era stata accettata
da alcuni Padri della Chiesa, tra cui Agostino, Tertulliano, Sinesio, Origene ed
altri. Ce lo conferma Ruffino che, in una lettera diretta a S. Anastasio,
scrive: "... questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa
..." (3).
Ciononostante molti
cristiani moderni tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione.
"Come
una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si
riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili".
Bhagavad-Gita, poema Indù
Proprio come gli Indù e
i Buddisti accettano la dottrina della rinascita, così tutte le tradizioni
religiose l'hanno accettata in tempi diversi compresi gli antichi Egizi ed i
Greci. Anche molte tribù africane, gli Indiani d'America e gli aborigeni
australiani, includono la rinascita nelle loro credenze.
Anche gli Ebrei e gli
Esseni, credevano nella rinascita e tale credenza ha continuato ad essere
popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tale dottrina è
infatti spiegata in varie opere cabalistiche.
Per trovare le fonti più
remote di questa dottrina dobbiamo recarci in India, dove ne troviamo ampi cenni
nei Veda, uno dei testi religiosi che risale a circa 2000 anni a.C.
Il testo dei Veda che
maggiormente sviluppa la dottrina della rinascita, è il Codice del Manù
Manavadharmashastra (4), specialmente
nel libro XII dove troviamo ben 126 paragrafi in cui vengono descritti premi e
castighi che un individuo raccoglie in una vita in relazione alle vite passate.
Questo trattato, ancor oggi rappresenta per gli Indù, un testo fondamentale di
regole civili e religiose. Studiandone il contenuto, appare chiaro come sia
servito di ispirazione anche per creare la
legislazione greca, quella persiana ed anche la romana.
Il paragrafo 40 dice:
a) "Le anime
dotate di bontà conseguono la natura divina;
b) quelle dominate
dalle passioni, ottengono la condizione umana;
c) "... le anime
precipitate nell'oscurità, sono avvilite allo stato di animali...
... Circondati
dall'oscurità, manifestantesi sotto un'infinità di forme, a causa delle loro
precedenti azioni, tutti questi esseri sono dotati di una coscienza interiore:
sentono il piacere e il dolore. Sono cosi stabilite da Brahma, fino ai vegetali,
le trasmigrazioni, che hanno luogo in questo mondo orribile, che si
autodistrugge senza tregua..."
(4).
"Dandosi alla
meditazione più profonda, L'asceta osservi il cammino dell'anima attraverso i
diversi corpi, dal grado più alto fino al più basso, cammino che stentano a intravedere
coloro il cui spirito non è stato perfezionato dai Veda..."
(5).
Altri notevoli passi del
Codice di Manù, alludono non solo chiaramente alla dottrina della rinascita, ma
indicano la ragione delle vicende del destino umano e il modo come l'uomo può
emanciparsi dalla sua condizione mortale (non dover rinascere, n.d.r.):
"Ogni atto del
pensiero, della parola, del corpo, porta un frutto buono o cattivo: dalle azioni
degli uomini risultano le loro differenti condizioni"
(6).
"Colui che è dotato
di questa vista sublime, non è più incatenato dalle sue opere, ma colui che è
privo di questa vista perfetta, è destinato a rinascere in questo mondo"
(7).
"Quando gli uomini
delle quattro classi, senza una necessità urgente, deviano dai loro particolari
doveri, passano nei corpi più vili e sono ridotti in schiavitù sotto i loro
nemici ..." (8).
"L'uomo considerando
con il suo spirito che queste trasmigrazioni dell'anima dipendono dalle virtù o
dai vizi, diriga sempre il suo spirito verso la virtù..."
(9).
Nel Mundakaupanishad
troviamo questo brano assai interessante: "Chi si crea dei desideri con la
sua mente, nasce di nuovo a cagione dei suoi stessi desideri"
(10).
Anche nella Bhagavad
Gita, che possiamo considerare come il Vangelo degli Induisti (circa V secolo
a.C.) si trovano dei riferimenti molto chiari:
"Come per il corpo
dell'anima incarnata vi è il sopraggiungere dell'infanzia, della gioventù e
della vecchiaia, così vi è per l'anima di prendere un altro corpo, su questo
punto il saggio non è perplesso"
(11).
"Come l'uomo
deponendo i vecchi abiti ne prende altri nuovi, così lo spirito spogliando i
vecchi corpi, entra in altri nuovi..." (12).
Tertulliano
(160‑240 d.C.), uno dei più antichi Padri della Chiesa, combatteva la
dottrina della metempsicosi intesa come possibilità che l'anima umana potesse
trasmigrare negli animali e, nel suo Apologetico, tratta l'argomento della
resurrezione in modo molto esteso, leggiamo le sue parole:
"Se un filosofo
afferma, come Laberio, seguendo l'opinione di Platone, che un uomo deriva da un
mulo, da una serpe o da una donna e se con abilità dialettica adduce tutti gli
argomenti per la comprova di una simile tesi, non otterrà forse consenso e
susciterà fede in altri? ... se invece il cristiano assicura che un uomo morto,
ritornerà uomo e che Caio diventerà Caio, sarà subito cacciato dal popolo ...
se vi è qualche Mente che presiede al ritorno delle anime in altri corpi, perché
non si dovrà credere che essa trasmigra nella sua stessa sostanza, consistendo
nel ripristinare in essere ciò che uno era? ... la luce ogni giorno si accende
e si spegne, le tenebre si diradano e poi ritornano, le stelle scompaiono e
ricompaiono, le stagioni ove finiscono, ricominciano, i frutti si consumano e
ritornano, i semi non risorgono più fecondi se non si corrompono e disfanno:
tutte le cose col perire si conservano, tutte le cose con la morte
risorgono..." (13).
Origene (186-253 d.C.),
considerato come un studioso assai serio, credeva nella rinascita e venne
scomunicato proprio per questo motivo, In numerosi suoi scritti troviamo esposto
il suo punto di vista su questa dottrina, nella sua nota opera Contra Celsum,
afferma al riguardo: "Non è forse più conforme alla ragione credere che
ogni anima per certe misteriose ragioni (parlo secondo l'opinione di Pitagora,
Platone ed Empedocle) sia introdotta in un corpo, secondo i suoi meriti e le sue
azioni passate?..." (14).
S. Agostino dimostra di
essere al corrente di questa dottrina quando nel Civitate Dei, egli dice:
"Certi gentili asserivano che nella rinascita degli uomini avviene quello
che i Greci chiamano palingenesi... essi insegnano che avviene l'unione della
stessa anima e corpo ogni 440 anni..." (15).
Nelle Confessioni, invece, lo ritroviamo mentre esclama:
"Quando, oh
Signore, ho io peccato? Quando ero nell'utero di mia madre o prima che io fossi?
La mia infanzia seguirà ad altra età già morta? O prima ancora? E dove e chi
io fui? Ho io peccato o i miei genitori?..." (16).
Ruffino, in una lettera
diretta a S. Anastasio, afferma: " ... che questa credenza era comune tra i
primi Padri della Chiesa ... " (17).
Un'altra conferma, di quanto tale dottrina fosse diffusa nel V secolo, la
ritroviamo anche nella preziosa opera De Natura Hominum, del vescovo Nemesio, in
cui sta scritto: " Tutti i Greci credono che l'anima sia immortale e
ritengono che questa passi da un corpo all'altro ... "
(18).
Anche nella Cabala
ebraica, conosciuta per la saggezza del suo contenuto, troviamo degli accenni
alla rinascita, nello Zohar, per esempio, sta scritto:
"
... tutte le anime sono soggette alle prove della trasmigrazione ... esse devono
sviluppare tutte le perfezioni... e se non hanno adempiuto a questa condizione
durante una vita, devono incominciare una seconda, una terza, fino a quando ...
saranno atte all'unione con Dio..." (19).
"Chi
ha bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime cadute si
elevano a un destino migliore, i loro corpi vengono nuovamente distrutti. Così
essi appaiono e scompaiono perennemente".
Origene
Fu Origene, uno dei più
dotti tra i Padri della Chiesa, che, osservando come tutti gli uomini fossero
assai diversi tra loro fin dalla nascita, concluse che essi dovevano aver già
vissuto in precedenza. Secondo lui era proprio per questo motivo che essi hanno
un loro modo unico di pensare ed agire. Sempre di Origene, era la convinzione che
le Sacre Scritture potessero essere comprese nel giusto modo, soltanto quando
considerate nella luce della rinascita.
Origene, fu una delle
figure più controverse nella storia della Chiesa Cristiana. Viaggiò molto,
visitando Roma, Atene e l'Arabia. Frequentò il grande filosofo Ammonio Sacca,
che fu maestro anche di Plotino.
Origene era un cristiano
devoto ma non accettava la dottrina semplicistica, così come si presentava dopo
due secoli di lenta evoluzione. Si mise allora a meditare sui testi sacri per
ricavarne un'interpretazione più profonda, intelligente e convincente. Questo
suo lavoro basato sullo studio, l'interpretazione ed il commento dei testi sacri
lo portò, pian piano, a dissentire dagli insegnamenti proposti dalla Chiesa.
Ciò che turbava
maggiormente le autorità religiose era un punto della dottrina di Origene; un
punto dove si insegna che l'anima vive in un corpo ed, alla morte, lo abbandona
per passare in un altro. Questo ciclo continua fintanto che l'anima non si sia
dimostrata superiore alle inclinazioni della carne; in quel momento essa
conquista la libertà dal corpo e può tornare alla propria residenza divina
senza doversi incarnare di nuovo.
Gli ostacoli incontrati
non impedirono comunque ad Origene di portare a termine un testo monumentale, l'Esapla,
che contiene una revisione critica del testo sacro. La sua influenza sulla
teologia cristiana fu predominante per tutto il secolo III e buona parte del IV.
Nel 250 d.C.,
l'imperatore romano Decio pretese che tutti i cittadini facessero sacrifici agli
dei riconosciuti dai Romani. Origene non acconsentì e fu imprigionato e
torturato. Morì nel 253, probabilmente in conseguenza della sua prigionia.
Giustiniano, di umili
origini, nacque a Tauresio nel 482 d.C. In gioventù visse a Costantinopoli (ora
Istambul) dove ricevette una eccellente educazione. Egli era molto versato nel
Greco e nel Latino, cosa alquanto insolita per una persona delle sue origini.
Ben presto fu adottato da un suo zio romano, Giustino I, a quel tempo imperatore
dell'Impero Orientale Romano, che gli conferì
onori e potere.
Durante il suo soggiorno
in Costantinopoli, Giustiniano si innamorò di un'attrice del circo locale:
Teodora. Dopo la morte della zia, Giustiniano convinse lo zio e sposò Teodora
che gli fu di valido aiuto possedendo una notevole intelligenza ed una forte
volontà.
Nel 527 d.C. Giustino
accettò Giustiniano e sua moglie come co-regnanti del suo Impero e soltanto
quattro mesi più tardi morì, Giustiniano successe allo zio e divenne
Imperatore Romano. Rimase al potere per circa 40 anni e sotto il suo impero
fiorirono commerci, attività economiche ed arti edilizie; risalgono infatti a
questo periodo la costruzione della cattedrale di S. Sofia in Costantinopoli e
della basilica di S. Vitale in Ravenna.
Giustiniano si era
proposto di ricomporre il vastissimo territorio dell'Impero Romano, di cui
auspicava anche un'unità nelle ideologie religiose; faceva parte del suo sogno
la realizzazione di un Impero Universale Cristiano e Romano. In quei tempi, però,
vi erano delle notevoli controversie teologiche tra vari Padri della Chiesa che
non riuscivano a mettersi d'accordo su alcuni argomenti tra cui, il più
importante, riguardava la natura del Cristo.
Queste controversie
preoccupavano seriamente Giustiniano perché, senza una unità religiosa, non vi
sarebbero stati i presupposti necessari per poter raggiungere i suoi ideali.
Egli pensava che se avesse convocato i Vescovi per discutere qualcosa su cui
erano d'accordo sarebbe stato più facile che trovassero un'intesa anche sulla
questione della natura del Cristo. Ben sapendo come la dottrina di Origene fosse
contestata dalla loro maggioranza pensò allora di utilizzarla come capro
espiatorio politico.
Arrivò allora alla
conclusione di convocare i Vescovi affinché potessero confrontarsi e discutere
sulla possibile condanna della dottrina di Origene e di altri argomenti. Fu così
che venne indetto il Sinodo del 543 d.C. che si tenne a Costantinopoli a cui il
Papa Virgilio si rifiutò di partecipare. Fatto che, secondo alcuni
ecclesiastici, invalida le decisioni ivi prese. Giustiniano, che si riteneva
capo supremo della Chiesa, pubblicò comunque i decreti emanati dal Sinodo;
decreti che comprendono le seguenti poche righe di condanna per coloro che
avessero creduto ad una possibile trasmigrazione delle anime:
"Chiunque creda alla
favolosa preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi
(ristabilimento di ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine dei tempi,
n.d.r.) a cui essa si collega, cioè alla reintegrazione di tutte le cose come
erano all'origine, che su di lui cada un anatema (sia scomunicato, n.d.r.)"
(20).
Da quel momento in poi
furono combattute tutte le Scuole e coloro che avessero parlato della dottrina
della rinascita. Anche i testi riportanti tale dottrina furono distrutti o fatti
sparire, insieme a tutti i riferimenti al riguardo presenti nei testi sacri,
Bibbia compresa.
Comunque, la sentenza
emessa contro tale dottrina non nega per nulla la natura spirituale dell'uomo,
afferma soltanto che non vi sono state delle vite precedenti a quella attuale e,
ciò che più conta, non condannò la dottrina in sé... ma chi ne avesse
parlato!
Segretamente, Gesù di
Nazareth insegnò la dottrina della rinascita ai suoi discepoli. Ne troviamo una
conferma durante la scena della trasfigurazione in cui disse:
"Elia è
già venuto e non l'hanno riconosciuto, ma hanno fatto contro di lui quanto
vollero". Dopo di che è detto: "che essi capirono che Egli
parlava di Giovanni il Battista" (Matteo, XVII, 12-13).
In altra occasione,
mentre Gesù stava discutendo con i suoi discepoli, essi gli dissero che
qualcuno pensava che Egli fosse Elia ed altri lo credevano uno dei profeti
ritornato in vita. Allora Egli
ordinò loro di "non dire queste cose a nessuno" (Matteo, XVII,
9; Luca, IX, 21). Infatti tale dottrina, per altri 2.000 anni, doveva restare un
insegnamento esoterico, noto solamente ai pochi Iniziati che si erano resi degni
di ricevere tale conoscenza.
Che Gesù abbia insegnato
la dottrina della rinascita e la legge di causa ed effetto (detta anche legge
del Karma, n.d.r.), viene anche dimostrato nel caso del cieco nato, quando i
discepoli Gli domandarono: "Chi ha peccato, quest'uomo o i suoi
genitori, perché egli nascesse cieco?" (Giov., IX, 2).
Se Gesù non avesse
insegnato la dottrina della rinascita e la legge di causa ed effetto, la naturale
risposta sarebbe stata: "Insensati! Come poteva un uomo peccare prima di
nascere, e procurarsi la cecità come risultato?". Ma Egli non risponde in
tal modo. Non si sorprende della domanda, né la considera come priva di senso,
dimostrando così che essa era perfettamente in armonia coi Suoi insegnamenti.
Egli spiega: "né quest'uomo ha peccato, né hanno peccato i suoi
genitori; ma egli è nato cieco affinché le opere di Dio si manifestassero in
lui" (Giov., IX, 3).
A questo punto, termina
il brano preso dalla Cosmogonia dei Rosacroce. Riteniamo comunque doveroso
specificare che le parole "affinché le opere di Dio si manifestassero in
lui" sarebbero assai meglio interpretate con
"affinché le opere del
Dio in lui si potessero manifestare".
"Sono
sicuro che la rinascita esiste veramente, che essa trae la sua origine dalla
morte, e che le anime dei morti continuano a vivere".
Socrate
Max Heindel, parlando
dell'evoluzione dell'uomo, ci spiega in modo assai chiaro perché, ad un certo
punto dell'evoluzione, I Maestri della Gerarchia Spirituale ritennero opportuno
eliminare dall'insegnamento pubblico la dottrina della rinascita. Possiamo
leggere nella Cosmogonia dei
Rosacroce:
"Frattanto l'uomo
era penetrato sempre più a fondo nella materia... nelle Epoche precedenti
sapeva che non esiste la morte, sapeva che quando un corpo si dissolveva era
come una foglia che si secca in autunno ed un altro corpo sarebbe venuto a
prendere il suo posto. Egli non era perciò in grado di apprezzare i vantaggi e
le opportunità di questa vita terrena; unica possibilità per poter fare delle
esperienze di esistenza concreta.
Prima del Cristianesimo erano
esistite religioni che avevano insegnato la dottrina della rinascita e la legge
di causa ed effetto, ma era venuto il tempo in cui non conveniva più al
progresso dell'uomo che egli conoscesse questa dottrina. Questa sola vita doveva
essere l'unica e doveva perciò essere vissuta nel migliore dei modi..."
(22).
Questo è il motivo
esoterico per cui i Padri della Chiesa, nel lontano Sinodo del 543, tenutosi a
Costantinopoli, emisero un decreto per cui sarebbero stati scomunicati tutti
coloro che avessero parlato della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un
altro.
Va notato che quel Sinodo
fu abbastanza anomalo, vi parteciparono i soli Vescovi, il Papa non
v'intervenne. Comunque vi furono prese decisioni importanti, compresa la
scomunica di Origene.
"E'
Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà morire e di nuovo ti
darà la vita. Sia gloria a Lui!"
Il Corano
Quando un uomo vive in un
corpo materiale non ricorda più le conoscenze spirituali possedute dall'anima
prima di incarnarsi. Non ricorda nemmeno le sue precedenti vite terrene.
Infatti, in ogni incarnazione il sapere che riguarda vite precedenti e la vita
nelle sfere dell'aldilà vengono ricoperti da un velo. Per questo, ogni anima,
qualunque sia il suo grado di purezza, corre il rischio di incolparsi durante il
suo cammino sulla terra.
Il fatto che la memoria
dell'anima venga ricoperta al momento dell'incarnazione in un corpo terreno non
è, tuttavia, solamente un rischio, ma offre certamente maggiori possibilità.
Il ricordo di altre vite, infatti, sarebbe un enorme peso per noi; come avviene
alle anime nelle sfere di purificazione, ci tormenteremmo rimproverandoci il
passato e non saremmo liberi di vivere il presente e di cogliere e sfruttare le
opportunità che ci vengono date oggi per riconoscere noi stessi e riparare al
male fatto, liberi dalle conseguenze degli errori fatti in passato. In questo
modo l'evoluzione spirituale procederebbe in modo molto più lento e difficile.
Ogni giorno, anzi ogni
ora ed ogni minuto sulla terra, racchiudono in sé la possibilità di
riconoscere se stessi e sistemare le colpe dell'anima, se noi siamo aperti,
coscienti ed abbiamo chiarezza. Tutto ciò che ci accade non avviene per caso,
ma ci tocca secondo leggi ferree: sono i frutti di ciò che un tempo abbiamo
seminato.
Alla luce di queste
conoscenze di fondo è chiaro che è contro la legge cercare di scoprire
intenzionalmente le incarnazioni precedenti con l'aiuto di determinate tecniche,
per qualsiasi motivo lo si voglia fare, dato che ciò interferisce nel processo
di maturazione previsto per l'anima: così facendo, l'uomo si fissa sul passato
anziché cogliere le possibilità di riconoscersi che gli vengono date nel
presente.
Se fosse così importante
per gli esseri umani conoscere i dettagli delle loro incarnazioni precedenti,
perché la Provvidenza glieli avrebbe nascosti? Certo, verrà il momento in cui
dovranno conoscerli, ma devono prima acquisire una maggiore padronanza di sé.
Immaginate che vi sia rivelato che in una incarnazione precedente una certa
persona vi aveva assassinato: se siete deboli, se non siete capaci di
controllarvi, quali saranno le conseguenze? Sono rivelazioni pericolose; c'è il
rischio che vi turbino e che alimentino in voi sentimenti tali da impedire la
vostra evoluzione.
Immaginate il caso di
certi genitori: non sanno che, in passato, i loro bambini sono stati i loro
peggiori nemici. Ora, amandoli, prendendosi cura di loro, essi si liberano dei
debiti nei loro confronti, ristabilendo delle buone relazioni. Ma se si
rivelasse loro la verità, che tragedia! La Provvidenza ha voluto giustamente
lasciare gli esseri umani nell'ignoranza su certe cose, perché essi possano
meglio liberarsi dei propri debiti ed evolvere.
Riferimenti
bibliografici
1) Omraam
Mikhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta, 1997.
2) Steven Rosen,
La reincarnazione e le religioni del mondo,
Edizioni Gruppo Futura, 1995, dorso della copertina.
3) Ruffino,
Lettera ad Atanasio.
4) Q.W. Judge,
L'oceano della Teosofia,
Edizioni della Società Teosofica.
5) Erodoto,
Storie, II/22.
6) Tertulliano:
Contra Valentinianos, I/XV.
4)
Manavadharmashastra, VI, XII.
5) Ibid.
6) Ibid.
7) Ibid.
8) Ibid.
9) Ibid.
10)
Mundakaupanishad.
11)
Bhagavad-Gita, XI/22.
12) Ibid.,
II/13.
13) Tertulliano,
Apologetico.
14) Origene,
Contra Celsum.
15) Agostino,
Civitate Dei.
16) Agostino,
Confessioni.
17) Ruffino,
Lettera ad Atanasio.
18) Nemesio, De
Natura Hominum.
19) Zohar, XXI.
20) C.J Hefele,
Historie Des Conciiles, pag. 1191, Paris, 1908.
21) Max Heindel,
La Cosmogonia dei Rosacroce, pagg. 123-124,
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (VR), 1996.
22) Ibid., pagg.
121-122.
23) Ibid., pag.
124.
Letture
per approfondimento

Reincarnazione,
Edizioni di Vita Universale, Milano.
E. Bratina, La
Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).
Steven Rosen, La
reincarnazione e le religioni del mondo,
Edizioni Gruppo Futura, 1995.
Annie Besant,
Reincarnazione,
Casa Editrice Adyar, Settimo Vittone (TO).
Max Heindel, La
Cosmogonia dei Rosacroce,
Edizioni Il Cigno, Peschiera del Garda (VR), 1996.
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