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"Durante
gli ultimi 30 anni mi hanno consultato molte persone provenienti da tutte le
parti del mondo... E tra i miei pazienti degli ultimi 35 anni io non ne ho
trovato uno i cui problemi, in fondo, non fossero altro che la ricerca di una
prospettiva religiosa della vita... E furono curati quando riguadagnarono tale
prospettiva".
C. G. Jung (1932)
Nella Bibbia sta scritto
che il Divino Architetto creò l'uomo a sua immagine e somiglianza. Essendo Dio puro
spirito appare chiaro che l'uomo che Dio ha creato, NON
E' certamente l'uomo che noi vediamo intorno a noi, bensì un uomo
spirituale, sottile e invisibile: una particella di coscienza individualizzata
nella mente cosmica di Dio.
Così, come ogni cosa che
l'uomo ha creato, prima di essere creata ha dovuto essere ideata e progettata,
così il divino Architetto, nella sua mente, ha ideato ognuno di noi ed il
nostro progetto; un progetto perfetto
e senza alcuna disarmonia.
Provate a pensare ad una
diapositiva con un'immagine perfetta proiettata da un proiettore con la lente
sporca o non messa a fuoco. La perfezione dell'immagine originale andrà perduta
e sullo schermo apparirà una figura distorta o deformata. I pensieri sbagliati
sono come la lente sporca o non messa a fuoco; sono essi a precludere la
manifestazione terrena della nostra perfetta immagine-pensiero nella mente di
Dio.
Coprendo parzialmente la
luce proveniente dal proiettore, è possibile far apparire sullo schermo la
figura di un uomo senza una mano e si può far riapparire la mano lasciando che
la luce scorra liberamente. Analogamente, le malattie che appaiono nel corpo
fisico non sono che un'ostruzione
all'energia vitale, generata dall'erroneo comportamento e pensiero dell'uomo.
Purtroppo l'umanità è
erede di errori accumulati nel corso di innumerevoli vite, ha vissuto con
pensieri imperfetti ed ora si è abituata all'imperfezione. L'amputazione di una
mano in un incidente d'auto, non è più reale di quella della mano dell'uomo
sullo schermo, visto nell'esempio precedente. Attualmente l'uomo, a meno che non
sia un Essere altamente evoluto (per esempio Gesù di Nazareth), non è ancora
in grado di correggere la distorsione che si è verificata nella proiezione
della diapositiva o progetto divino.
Dio, mediante le
diapositive perfette di ogni creatura da Lui ideata, e l'energia cosmica da Lui
condensata, cerca di proiettare immagini perfette dell'uomo (fatto "a Sua
immagine") e di tutte le creature in tutto l'Universo. Per ignoranza l'uomo
si è posto in disaccordo con la volontà divina e così impedisce che sulla
Terra vengano proiettate in modo perfette le creazioni di Dio.
Un blocco di ghiaccio è
solido, pesante, freddo e visibile. Se lo si lascia sciogliere, diventa liquido
ed è ancora visibile, benché in forma differente. Se lo si fa' attraversare da
una corrente elettrica, diventa invisibile trasformandosi in idrogeno e
ossigeno. Come un blocco di ghiaccio può essere trasformato in gas invisibili,
così i gas possono essere ricondensati in liquido e quindi congelati in un
blocco di ghiaccio uguale all'originale.
Similmente, il nostro
corpo fisico può essere ridotto in liquidi e fatto evaporare in gas invisibili;
però non saremmo più in grado di ricreare dai gas il corpo nella sua forma
originale. Noi non conosciamo
ancora l'anello di congiunzione fra mente e corpo, spirito e materia.
Quando, usando la volontà, l'uomo raggiungerà il supremo controllo
dell'energia nel proprio corpo, sarà in grado di sciogliere i blocchi
energetici che costituiscono le sue malattie e godere di una perfetta salute.
Gli scienziati ci
insegnano che il nostro Universo si regge su leggi matematiche e pertanto assai
precise. E' perciò impensabile che nel progetto di Dio, visto come Creatore,
esista la sofferenza o qualcosa che non abbia uno scopo ben preciso. Più sopra,
il maestro Paramansa Yogananda, propone un'idea per cui l'uomo appare come un
progetto perfetto nella mente di Dio; progetto che appare però deformato sulla
scena del mondo.
Pertanto è un grande
errore quello di considerarci
non
come esseri spirituali, sani e perfetti nella mente di Dio, ma come un insieme
di organi che, ad essere ottimisti, dura qualche decennio e non di più.
Possiamo considerare le
ripetute incarnazioni dell'anima divina nei mondi della manifestazione esteriore,
come un'attività particolare dello spirito umano per lo scopo specifico di
acquistare quella conoscenza, che in tal modo soltanto può essere ottenuta. Con
questa immissione della coscienza divina nei tre corpi, il corpo fisico, astrale
e mentale, avviene la tragedia, la vera caduta nella materia, che è la causa di
ogni susseguente sofferenza nel pellegrinaggio dell'anima.
Infatti, nel processo di
rinchiudere una parte della sua coscienza nei tre corpi, questa parte si
identifica con i corpi stessi, ed in questa identificazione si illude di essere
quei corpi che invece dovrebbero essere i suoi servitori. Con questa sensazione
la coscienza incarnata non condivide più la coscienza universale e divina, ma
condivide la separatezza dei corpi e si crede un'entità separata dagli altri
esseri: la personalità.
E' l'antica storia di
Narciso, il quale vedendosi il volto rispecchiato dalla superficie dell'acqua
della fonte, vuole abbracciare l'immagine e così facendo annega. Così la
coscienza incarnata annega nell'oceano della materia e nella sua identificazione
con il corpo fisico, rimane segregata dalla coscienza universale, e non si
conosce più per ciò che è veramente: un figlio di Dio.
Allora incomincia
l'infinita tragedia dell'anima in esilio. Essa dimentica il proprio retaggio
divino e si degrada per la sua incosciente sottomissione a quei corpi che
dovrebbero essere i suoi fedeli
strumenti. E' questo il vecchio mito gnostico di Sofia, l'anima divina, che vive
in esilio fra ladroni e malfattori i quali, abusando di lei, la umiliano sin
quando viene redenta da Cristo e può far ritorno alla sua divina dimora.
Può esservi una tragedia
più grande e una peggior degradazione di quella
per cui l'anima divina, membro della più alta Nobiltà (la Nobiltà della
Divinità medesima), si assoggetta all'umiliazione e indegnità di un'esistenza
in cui, dimenticato il suo alto rango, si permette di essere asservita alla
materia?
Allorché ci capita di
vedere degli individui nei loro momenti peggiori, repellenti nei loro odi, rozzi
e brutali, disarmonici in quanto estraniati dalla natura, oppure sciocchi e
superficiali, noi assistiamo a questo dramma dell'esilio dell'anima, e siamo
acutamente consci della degradazione sofferta dalla scintilla divina in ciascuno
di loro.
La
necessità di mutare atteggiamento
(3)
Così dunque la nostra
coscienza di essere due parti separate: una spirituale ed una materiale, è
basata solo sull'ignoranza.
Noi non siamo due, ma uno:
siamo la parte spirituale e null'altro. Il suo mondo è il nostro mondo, la sua
vita è la nostra vita. La sorgente dell'inganno nasce dal fatto che, quando noi
caliamo la nostra coscienza divina nel corpo fisico, astrale e mentale
(attraverso cui dobbiamo acquistare una determinata esperienza), ci
identifichiamo con questi corpi e dimentichiamo quello che siamo veramente.
Allora la coscienza imprigionata, fatta schiava dei tre corpi, segue i loro
desideri; ed ecco quello che noi chiamiamo "personalità". Quindi, fra
la parte divina e la personalità, inizia una lotta dolorosa: la nostra vera
crocifissione.
Eppure, gran parte di
questa sofferenza è dovuta alla nostra ignoranza e cessa quando noi ci rendiamo
conto della nostra vera natura; il che però significa un cambiamento completo
di atteggiamento. Per cominciare, dovremmo comprendere quanto sia falso il
nostro concetto della dualità della nostra natura.
Noi parliamo sempre
dell'anima, dello spirito, dell'Io superiore, dell'Ego (o qualunque altro nome
diamo alla nostra natura superiore) come di qualche cosa o di qualcuno che sta
sopra di noi, mentre noi, la natura inferiore, abitiamo più in basso. Ed allora
facciamo sforzi incredibili per raggiungere quello che sta "in alto"
nel tentativo di conquistare qualche cosa di essenzialmente estraneo a noi
stessi, e perciò arduo ad ottenersi.
Così parliamo spesso del
"tremendo sforzo" richiesto per raggiungere la parte divina in noi;
altre volte parliamo dell'ispirazione o della conoscenza, della forza spirituale
o dell'amore, come se fossero "doni" che scendano a noi da questa
"parte divina". In tutti questi casi commettiamo l'errore fondamentale
di identificarci con ciò che non siamo, e affrontiamo il problema con un
atteggiamento sbagliato in partenza.
La prima condizione di
successo spirituale è l'assoluta certezza che noi siamo uno spirito che vive in
un corpo; la seconda condizione, non meno importante ed essenziale della prima,
è la fiducia nei nostri poteri come esseri spirituali ed il coraggio di usarne
liberamente. Invece di considerare naturale e normale il nostro stato abituale
di coscienza, e guardare l'Ego dal basso come un essere eccelso che si debba
raggiungere, con uno sforzo continuo e tremendo, dobbiamo cominciare dal
considerare il nostro abituale stato di coscienza come anormale e innaturale, e
la vita dello spirito come la nostra vera vita, dalla quale solo noi, con uno
sforzo continuo ci teniamo divisi e lontani.
Tutti i nostri problemi
nascono proprio dal fatto che abbiamo dimenticato la nostra divina eredità e
siamo convinti di essere un corpo più o meno bello secondo i canoni attualmente
vigenti.
Pensate ad un burattinaio
che sta muovendo un burattino restando sul suo balconcino; di certo non si
vergogna se il suo
burattino è nudo o prova paura se la sua esistenza viene messa
in pericolo. Ricordate Adamo ed Eva nel giardino terrestre? Erano nudi, non
avevano vergogna e tantomeno paura.
Cosa accadrebbe se il
burattinaio entrasse nel burattino per muoverlo più facilmente? Si
vergognerebbe immediatamente della nudità ed inizierebbe a provare paura per
tutti i pericoli che l'ambiente esterno gli potrebbe presentare. Questo è
quanto è accaduto ad Adamo ed Eva, ovvero l'umanità di tante migliaia di anni
fa'. Anziché continuare ad usare il loro corpo fisico come uno strumento di
lavoro, ci sono
entrati dentro ed hanno cominciato a dire "Io sono Mario", "io
sono Luigi", e così via.
Non vi ho convinto? Bene
provata a pensare al modo in cui usate il verso essere ed avere. Vi rendete
conto che per ogni parte del vostro corpo usate il verbo avere (io ho un
braccio, io ho una testa, ecc.) e poi mettete
insieme le parti che avete e per le parti tutte unite usate forse
il verbo essere (io sono Mario, ecc.)?
Dire "Io sono Mario,
Luigi, ecc.", è un grande errore, sia grammaticale che esistenziale. Se
volete veramente risolvere i vostri problemi incominciate a considerare il
vostro corpo come un meraviglioso strumento da utilizzare, giusto per l'arco di
una vita. Quando non sarà più efficiente (perché vecchio o malato) lo
lascerete e sarete più vivi di prima. Abbiamo visto infatti come i defunti
vivano in un corpo sottile che i viventi non riescono a vedere (vedi lettera
"La Luce dell'Anima" n. 19).
Sapete perché le macchine
parcheggiate non si muovono? Perché coloro che le facevano muovere ne sono
usciti e sono andati a fare i loro affari. Sapete perché i corpi in un cimitero
non si muovono più? Perché le anime (dal verbo animare = dar vita) di coloro
che vi erano dentro ne sono uscite e stanno facendo altre cose.
Non sono la nostra anima
ed il nostro spirito ad aver bisogno di evolvere, ma gli strumenti fisici
attraverso i quali si manifestano, e uno di questi strumenti privilegiati è
evidentemente il cervello.
Quando si incontra un
minorato mentale, bisogna sapere che non è il suo spirito ad essere debole, il
suo spirito è forse quello di un grande saggio, bensì il corpo materiale ed il
cervello grazie al quale egli deve manifestarsi; è il suo cervello, che è
rovinato. Date un violino con le corde allentate a un violinista: anche se fosse
il più grande violinista del mondo, non potrebbe suonare. Anche lo spirito è
un grande virtuoso, ma per suonare ha bisogno di un buon strumento.
Se vuoi cominciare a
vivere veramente, senza paure od angosce dovute ai condizionamenti che ti hanno
imposto gli educatori, i giornali, la radio e la televisione, comincia a
guardare nello specchio, e considerare colui che ci vedi riflesso
non come te stesso ma come un tuo prezioso alleato, uno
strumento che ti permette di fare molteplici esperienze altrimenti impossibili.
E' solo per mezzo del tuo corpo che il tuo vero Sé, quello spirituale, può
sviluppare le qualità potenziali che Dio gli ha donato al momento della sua
progettazione.
Parla a colui che vedi
riflesso, salutalo al mattino e chiedigli di aiutarti a combinare qualcosa di
buono durante la giornata. Alla sera, prima di coricarti, salutalo di nuovo,
sgridalo se ha sbagliato qualcosa ma fagli i complimenti se ha fatto qualcosa di
buono.
Ricorda che il corpo che
abiti in questa vita è
quanto di meglio tu possa avere per fare le esperienze che ti servono.
Anche se ha delle imperfezioni, per te rimane il migliore perché le
stesse imperfezioni ti permettono di saldare i debiti del passato e sviluppare
nella vita attuale la pazienza ed altre virtù. Tutto ciò che avrai imparato
andrà ad arricchire il tuo patrimonio spirituale e ti servirà per partire in
modo migliore nella vita futura.
Quando ci guardiamo allo
specchio dobbiamo evitare di chiederci se siamo grassi, magri, belli, brutti,
piacevoli o sgradevoli. Chiediamoci invece che cosa ci stiamo facendo con quel
corpo.
E' un corpo unico al
mondo; unico perché Dio attraverso di noi ha deciso di fare cose uniche.
Dio
attraverso di noi può parlare come può farlo, solo con la nostra voce, può
accarezzare come può farlo solo con le nostre mani. Noi tutti siamo
preziosissimi; ognuno di noi è unico, su cinque miliardi di esseri umani!
La scelta tra il bene ed
il male non dovrebbe essere difficile, perché quelli che vogliono seguire il
Maestro hanno deciso di fare il bene ad ogni costo. Ma il corpo e l'uomo sono
due cose differenti, e ciò che l'uomo vuole non è sempre quello che il corpo
desidera. Quando il tuo corpo desidera qualche cosa, sosta e rifletti se tu
veramente desideri quella cosa. Perché tu sei parte di Dio, e vuoi soltanto
quello che Iddio vuole; ma fa d'uopo che tu ricerchi nelle profondità del tuo
essere per trovare Dio in te stesso, e per udire la Sua voce che è la tua voce.
Non confondere i tuoi
corpi con te stesso, né il corpo fisico, né l'astrale, né il mentale.
Ciascuno di questi pretenderà di essere il Sé, allo scopo di ottenere quanto
desidera. Ma tu devi conoscerli tutti e conoscere te stesso quale loro padrone.
Quando vi è un lavoro da
compiere il corpo fisico vuol riposare, andare a passeggio, mangiare o bere; e
l'uomo che non sa dice tra sé: "lo voglio fare queste cose e debbo
farle". Ma il savio dice: "Questo che desidera non sono io, e bisogna
che aspetti un poco". Sovente, quando si presenta l'occasione di aiutare
qualcuno, il corpo suggerisce subito: "Quanta fatica sarà per me, lasciamo
che altri lo faccia". Ma l'uomo risponde al suo corpo: "Tu non mi
ostacolerai nel compiere un'opera buona".
Il corpo è un animale al
tuo servizio: il destriero sul quale cavalchi. Perciò trattalo bene e abbine
cura; non strapazzarlo e nutrilo convenientemente, soltanto con cibi e bevande
pure, e mantienilo sempre scrupolosamente pulito, libero dalla più piccola
macchia di sudiciume...
Il corpo astrale ha i suoi
desideri: desideri a profusione: vuole che tu vada in collera, che tu dica
parole aspre, che tu sia geloso, avido di denaro, invidioso della roba altrui,
che tu ti lasci sopraffare dallo sconforto. Esso desidera tutte queste cose, e
molte altre ancora, non perché vuol farti del male, ma perché ama le
vibrazioni violente e gli piace cambiarle continuamente. Ma tu non vuoi nulla di
tutto questo, e perciò devi discernere tra i tuoi bisogni e quelli del tuo
corpo astrale.
Il tuo corpo mentale
desidera considerarsi orgogliosamente separato dagli altri, pensare molto a se
stesso e poco al prossimo. Anche quando tu l'abbia distolto dagli interessi
mondani, cercherà ancora di essere egoisticamente calcolatore e di farti
pensare al tuo progresso anziché al lavoro del Maestro ed all'aiuto da dare
agli altri.
Quando mediti, cercherà
di farti pensare alle molteplici cose che esso brama, anziché all'unica cosa
che tu vuoi. Tu non sei questa mente, ma essa è tua perché tu te ne serva;
onde anche in questo è necessario il discernimento. Vigila senza posa,
altrimenti fallirai.
Il cammino spirituale non
conosce compromessi tra il bene ed il male. Fa ciò che è retto, a qualunque
costo, ed astieniti dal fare il male, checché ne dicano o ne pensino gli
ignoranti. Studia profondamente le leggi nascoste della Natura e, quando le hai
conosciute, conforma ad esse la tua vita, esercitando sempre la ragione ed il
buon senso.
Distingui l'importante dal
non importante. Saldo come una roccia quando si tratta di principi, cedi sempre
nelle cose che non hanno importanza, perciò cerca sempre di essere sempre
affabile e dolce, ragionevole ed accondiscendente, lasciando agli altri la
stessa piena libertà che desideri per te stesso.
Cerca di scorgere ciò che
merita di esser fatto, e ricordati che non devi giudicare dalla grandezza della
cosa. Merita di più fare una minuzia direttamente utile al lavoro del Maestro,
che non una cosa più grande che il mondo forse giudicherebbe buona. Devi
distinguere non solo l'utile dall'inutile ma altresì ciò che è più utile da
ciò che è meno utile. Cibare i poveri e opera buona, nobile ed utile; tuttavia
cibare le anime è più nobile e più utile che dar da mangiare ai corpi, ma
solo quelli che hanno la conoscenza possono cibare le anime. Se possiedi la
conoscenza è tuo dovere aiutare altri a conseguire questo sapere.
Per quanto saggio tu possa
essere, molto ti resta da imparare su questo Sentiero, tanto infatti che anche
in ciò occorre discernimento, e bisogna che tu rifletta attentamente per vedere
che cosa vale la pena d'imparare. Ogni cognizione è utile ed un giorno avrai
tutto il sapere, ma fino a che ne possiedi solo parte, guarda che questa parte
sia la più utile.
Dio è Sapienza al pari di
Amore, e quanto più sai tanta più parte di Lui puoi manifestare. Studia
dunque, ma studia anzitutto ciò che ti può rendere meglio capace di aiutare
gli altri. Persevera pazientemente nei tuoi studi, non allo scopo che gli uomini
ti considerino erudito, e nemmeno per la felicità di essere savio, ma perché
l'uomo savio soltanto può saviamente aiutare. Per grande che sia il tuo
desiderio di recare aiuto, se sei ignorante l'opera tua potrà fare più male
che bene.
Riferimenti
bibliografici
1) Paramansa
Yogananda, L'eterna ricerca dell'uomo,
Casa Editrice Astrolabio, Roma.
2) Mario Rizzi, scritti
vari non pubblicati.
3) Tratto da Dei
in esilio, di J.J. Van Der Leeuw, pag. 20,
Edizioni Alaya, 1951.
4) Omraam
Mickhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
Edizioni Prosveta.
5) Brani tratti
da Ai piedi del Maestro, di Alcione,
pagg. 12-16,
Edizioni Adyar, Settimo Vittone (TO).
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