– Questa
domanda ci riporta alla fine del Periodo Atlantico, quando la nebbia cominciava
a condensarsi e gli esseri umani vivevano nelle brumose valli della Terra. Erano
i Nibelunghi o figli della nebbia e respiravano per mezzo di branchie. Questa
condizione la possiamo ritrovare nella Memoria della Natura e anche nello
sviluppo prenatale del bambino, il quale respira a mezzo di branchie. Per
raggiungere le alture e vivere nell’atmosfera purificata attuale occorreva che
gli uomini costruissero dei polmoni, altrimenti sarebbero asfissiati. Alcuni di
essi hanno lavorato con la legge di evoluzione e formato i polmoni occorrenti,
mentre altri non l’hanno fatto.
Mentre attraversavamo questi diversi stadi, il nostro
triplice corpo si sviluppava.
Tale lavoro è avvenuto durante l’involuzione e fino all’Epoca
Atlantica. In quel tempo non potevamo vedere esternamente come oggi, perché la
nostra vista era interiore. Tutte le nostre forze erano rivolte all’interno e
utilizzate per la formazione dei nostri organi. Era il nostro mezzo di
evoluzione. Ora noi rivolgiamo questa forza creatrice verso l’esterno per
costruire navi, edifici, macchine e altri oggetti, in quanto siamo giunti a
questo nuovo stadio della nostra evoluzione. A quell’epoca invece, dovevamo
costruire degli organi e coloro che non l’hanno fatto sono rimasti indietro.
Ci chiedete che cosa sia avvenuto di loro. Devono
semplicemente aspettare di raggiungerci in seguito, poiché per adesso formano
le razze inferiori. Non sappiamo se riusciranno a raggiungerci e se saranno
idonei ad entrare nella prossima fase durante la quale costruiremo il corpo
vitale. Tramite l’Epigenesi si trasforma il mondo. Noi seguiamo il sentiero
dell’evoluzione elevandoci oltre la materia e spiritualizzando il nostro corpo
in anima. Ci costruiamo un corpo spirituale tramite il servizio volontario che
adempiamo: chi non l’avrà sviluppato sarà lasciato indietro. Come dice la
Bibbia coloro che non hanno intessuto "l’abito nuziale d’oro" non
possono assistere al festino. Questi esseri sono dunque rimasti in una posizione
arretrata: alcuni di loro sono gli Spiriti di cui parla S. Pietro e per il quale
Cristo ha pregato durante il tempo che è intercorso fra la morte fisica di
Gesù e la Resurrezione. Resta a vedersi se recupereranno il tempo perso; non lo
sappiamo con certezza, possiamo soltanto sperarlo.
IL SONNAMBULISMO
Domanda n. 319 
Vi prego di spiegare che cosa
esattamente è il sonnambulismo e se esiste un mezzo per aiutare quelli che ne
sono soggetti.
Risposta – Il capitolo
IV del "Cristianesimo dei Rosacroce" tratta dei sogni, del sonno
ipnotico, della medianità e della demenza. Vi troverete profondamente spiegate
queste condizioni anormali di coscienza, eccezione fatta per il sonnambulismo
che, tuttavia, somiglia molto al sonno. Non possiamo darne qui una spiegazione
esauriente; basterà dire però, che durante il giorno il corpo fisico da noi
detto "essere umano" è circondato da un’aura composta dei suoi
veicoli sottili, come il tuorlo d’uovo è avviluppato dall’albume. Questi
veicoli che si compenetrano con il corpo fisico, sono gli agenti delle nostre
facoltà di percezione sensoria. La loro attività affatica il corpo fisico e,
venuta la sera, questo in qualche modo s’indebolisce, i veicoli sottili lo
abbandonano per lasciarlo riposare. Quando questa separazione è completa, il
sonno è senza sogni.
L’Ego è spesso preoccupato dai problemi del mondo fisico,
ragione per cui si libera del corpo con grande difficoltà, tanto da trovarsi
talora metà all’interno e metà all’esterno del corpo. Il legame normale
fra l’Ego e il cervello è rilassato, ma non completamente rotto. In queste
circostanze l’Ego vede le cose del mondo fisico: ciò spiega i nostri sogni,
sovente assurdi e fantastici. Il corpo si agita nel letto, a volte gesticoliamo
e parliamo: da questo stato al sonnambulismo non vi è che un passo.
Quando l’Ego si trova fuori del corpo fisico mentre questo
si riposa, lo Spirito passa con altrettanta facilità sia attraverso una
finestra o un muro, sia attraverso una porta aperta. A contatto col fuoco non
brucia, allo stesso modo non può annegare o cadere dall’alto di una casa,
così si spiega come, non avendo coscienza della presenza del corpo fisico,
possa cercare di uscire dalla finestra. Se la finestra è aperta, naturalmente
il corpo cadrà e si ferirà a seconda del salto. Siamo tutti capaci di
camminare su una stretta asse diritta appoggiata al suolo; se la stessa
passerella è posta ad un metro o due d’altezza, ci pervade una sensazione di
paura. La caduta sarebbe probabile se camminassimo su un ponticello d'assi posto
a grandissima distanza da terra, ma quando lo Spirito dirige il corpo dall’esterno
quest’ultimo, essendo incosciente, non prova nessun timore. Cammina
impunemente ovunque possa posare i piedi: il solo inconveniente è che, se il
dormiente si sveglia, l’Ego rientra nel suo veicolo e nella sua normale
posizione. In tal caso la paura lo farà cadere dalla posizione pericolosa nella
quale si trovava e, il corpo ne subirà più o meno le conseguenze.
Per rimediare a questo stato di cose, consigliamo la pratica
del rilassamento o cosciente distensione del corpo. Durante il rilassamento il
corpo del desiderio, che di solito si aggrappa al corpo denso, deve
allontanarsene e lasciarlo, al punto che, se si solleva un braccio o una gamba,
esso inerme ricadrà immediatamente sul letto. Grazie a questo metodo si
giungerà alla soppressione completa del sonnambulismo: nel frattempo è
consigliabile mettere sul pavimento dei panni umidi che sveglieranno il
dormiente nel momento in cui lascia il letto. I veicoli superiori sono di natura
simile all’elettricità e noi sappiamo che l’acqua ha affinità con la
corrente elettrica. Quando i piedi si troveranno a contatto con i panni bagnati,
i veicoli superiori saranno ricondotti alla loro posizione normale relativamente
al corpo e il sonnambulo ridiverrà cosciente. I pericoli del sonnambulismo
saranno momentaneamente evitati.
LA PROVA DELL’ESISTENZA DEL CORPO
VITALE
Domanda n. 320 
Mi pare perfettamente logico che possa
esistere un veicolo sottile come quello da voi chiamato corpo vitale; ma quale
prova potrei dare ad un amico scettico e polemico?
Risposta – "Chi
è convinto contro la propria volontà, resterà sempre dell’opinione
originale" dice un proverbio. Ciò è esatto. Fin che codesto amico
rimarrà allo stadio della controversia, senza acconsentire ad esaminare le
prove con ampiezza di vedute, perderete tempo cercando di fargli mutare
pensiero. Vi suggeriamo di cessare ogni discussione: allora forse, potrà
desiderare di saperne di più. Vi sono diversi modi di provare l’esistenza e
la realtà del corpo vitale e ne citeremo qualcuno.
Primo, vi è l’apparecchio fotografico. Forse troverete
nella vostra città fra gli spiritisti qualcuno capace di fotografare Spiriti.
Sebbene per produrre tali immagini esistano trucchi ben noti ai fotografi, è
certo che anche in condizioni nelle quali nessuna frode poteva inserirsi, si è
riusciti a fotografare persone passate nell’al di là. Esse si sono rivestite
di etere, la sostanza componente il corpo vitale che però impressiona la
pellicola fotografica. L’autore stesso è stato fotografato un giorno mentre
viaggiava nel suo corpo vitale, fra Los Angeles e San Pedro, per vedere un amico
su un battello. Nel momento stesso in cui un altro amico faceva una foto all’imbarcazione,
è stato ritratto e l’immagine risulta così nitida da poter essere
riconosciuta da molte persone. D’altra parte abbiamo l’esempio dei cani, che
seguono i loro padroni, grazie all’odore emanato dagli abiti da cui si
diffonde l’etere del corpo vitale.
Ad ogni passo che facciamo, inoltre, la terra stessa s’impregna
di questo fluido raggiante ed invisibile. Un giorno i segugi che seguivano un
delinquente in fuga ne persero le tracce, perché il fuggiasco, munito di
pattini, era scappato sul ghiaccio, mantenendosi perciò al disopra del suolo:
il suo corpo vitale non poteva impregnare il ghiaccio e nessun odore consentiva
ai cani di scoprirlo. Risultati del genere sono stati ottenuti anche da un
delinquente che si allontanava dal luogo del delitto su trampoli.
Citeremo inoltre, il caso di un guaritore magnetico che
estrae dal corpo del suo paziente le parti malate, sostituendovi etere nuovo:
ciò consente alla forza vitale di penetrare nell’organo fisico malato e di
guarirlo. Ma il guaritore, se non ha cura di eliminare il fluido eterico viscoso
e infetto che ha attirato nel proprio corpo, cadrà a sua volta ammalato. Se
questo fluido invisibile non esistesse, il fenomeno non potrebbe prodursi.
Infine, per chi voglia andare a fondo delle cose e abbia la
possibilità di viaggiare, diremo che in talune condizioni un gran numero di
persone può vedere il corpo vitale, soprattutto nei paesi ove i morti vengono
sotterrati subito dopo il decesso. Scegliete un giorno vicino alla Luna Piena.
Consultate su un giornale la rubrica mortuaria e recatevi al cimitero la notte
successiva al funerale di una persona deceduta da non più di ventiquattro ore.
Al di sopra della fossa, appena ricoperta, vedrete probabilmente delinearsi la
forma del corpo vitale la cui disgregazione accompagna quella del corpo entro la
tomba. Il veggente può scorgere questo spettacolo in ogni momento, ma solo la
prima notte dopo l’interramento il corpo vitale è abbastanza denso per essere
visto dalle persone comuni. Se non lo vedete immediatamente, girate attorno la
tomba e guardate attentamente sotto diversi angoli. Otterrete allora la prova
più convincente.
LA FELICITÀ NELLA VITA SUPERIORE
Domanda n. 321 
Perché nei vostri scritti vi è sempre
una nota mesta e così poca gioia e felicità? Possiamo trovare la felicità
nella vita superiore? La contentezza, la soddisfazione, la pace ….. sì, ma
non vi è la gioia?
Risposta – "Oh,
se il Cielo ci accordasse il dono di vederci come gli altri ci vedono !"
Così si esprime il poeta Robert Burns e con ragione, perché siamo incapaci di
vederci quali siamo. L’autore non pensava che i suoi scritti potessero
contenere una nota mesta. Eppure l’osservazione è forse giusta. Non
bisognerebbe trarre la conclusione che non ci sia né gioia né felicità nella
vita superiore. Vi sono una gioia e una felicità inesprimibili nel privilegio
di aiutare tutti coloro che vengono a noi per cercare conforto e consiglio
spirituale.
Sebbene non si capisca la necessità e il beneficio finale
che risulteranno dalle gravi prove cui il mondo è assoggettato in questo
momento, bisognerebbe essere superuomini per non lasciarsi abbattere alla vista
di milioni di esseri umani percossi quotidianamente dalla sofferenza. Durante l’ultima
grande guerra, tre anni e mezzo di lavoro fra feriti, moribondi e i così detti
morti non sono bastati a renderci meno insensibili di quanto lo eravamo la prima
notte, quando fummo sul punto di perdere la ragione alla vista di così
spaventosa carneficina. Ci sforziamo di non rivivere durante il giorno le
esperienze della notte, perché ci renderebbero incapaci d’effettuare il
lavoro che quaggiù dobbiamo compiere, tuttavia non si può pretendere che la
nostra vita diurna non ne sia in qualche modo impressionata.
Questa è forse un’eccellente lezione per gli studiosi il
cui desiderio di coscienza nei mondi spirituali supera ogni misura. Possono
essere certi che li invidiavamo e che avremmo scambiato con gioia il nostro
posto con il loro per sbarazzarci del penoso spettacolo che il dovere e l’amore
per i nostri figli ci costrinsero a contemplare ogni notte, ma nessuna forza fu
capace di strapparci alla nostra attività presso i soldati feriti e, oggi,
presso gli esseri cari angosciati e tormentati torneremmo a svolgerla.
Per nulla al mondo rinunceremmo al privilegio di portare
soccorso, ma vorremmo non avere più il ricordo di questo lavoro quando
ritorniamo alla vita normale. Saremmo più felici e più liberi di infondere
serenità nei nostri scritti.
È sempre preferibile che la nostra personalità rimanga in
secondo piano, ma se gli studiosi volessero imparare a memoria la nostra
risposta, questa digressione non sarà stata inutile.
L’ABITO NUZIALE
Domanda n. 322 
Quale sarà la condizione di coloro che
non avranno preparato "l’abito nuziale" quando il Cristo ritornerà?
Resteranno sulla Terra e continueranno ad evolversi?
Risposta – È molto
difficile dirlo. Un grande numero di coloro che sono stati lasciati indietro
nell’Atlantide per non aver sviluppato i polmoni necessari a vivere nella
nostra atmosfera, non sono stati capaci fino ad oggi di raggiungerci. Gli esseri
umani che non avranno costruito "l’abito nuziale" e acquisito un
certo sviluppo spirituale saranno in grado di vivere durante la nuova era ? È
lecito dubitarne. Forse dovranno vivere in un altro tempo, separati da noi.
I FRATELLI MAGGIORI
Domanda n. 323 
Vi preghiamo di darci una descrizione
chiara dei Fratelli Maggiori e dire se funzionano sul piano fisico in un corpo
materiale. E i Fratelli Laici?
Risposta – I Fratelli
Maggiori hanno un corpo materiale come voi e me e abitano in case comode,
agiate, ma senza ricercatezza. Sembra occupino posti elevati nella società in
cui vivono, ma la loro posizione non è che un pretesto per giustificare la loro
presenza e per evitare commenti a proposito di ciò che sono e di ciò che di
straordinario potrebbe avere il loro comportamento. All’interno e all’esterno
della casa vi è quello che si potrebbe chiamare il Tempio. Esso è eterico e
differisce dalle nostre costruzioni comuni. Potrebbe essere paragonato all’aura
che presso la Sede Centrale circonda la nostra cappella, che è eterica e assai
più grande dell’edificio stesso. Per averne un’idea, bisognerebbe
riportarsi alla descrizione che ne dà Manson nel lavoro di Kennedy: "La
serva in casa". Questa specie di atmosfera spirituale circonda le case e le
chiese ove le persone sono molto spirituali e i loro colori sono naturalmente
diversi. Un Tempio Rosacroce di questo genere è grandioso e non può essere
paragonato a null’altro; circonda e compenetra la casa ove vive il Fratello
Maggiore, ed è impregnata di spiritualità a tal punto che la maggior parte
delle persone non vi si sentirebbe a suo agio.
I Fratelli Laici hanno un corpo fisico ? Certamente. L’autore,
che esteriormente non ha nulla di eterico, può servire da esempio.
PREGHIERA, CONCENTRAZIONE E MEDITAZIONE
Domanda n. 324 
Cos’è la preghiera? Equivale alla
concentrazione e alla meditazione, oppure è solo una supplica rivolta a Dio?
Risposta – Purtroppo
la preghiera è impiegata troppo spesso, come una richiesta fatta a Dio, perché
Egli intervenga in favore del richiedente, consentendogli di conseguire il suo
scopo egoistico. È certo deplorevole, ad esempio, che gli uomini si lascino
andare a violare il comandamento di Dio: "Non uccidere" e preghino per
la vittoria sui nemici. Se noi giudichiamo secondo il modello istituito da
Cristo, nella preghiera domenicale, la maggior parte delle preghiere recitate
giornalmente nel mondo dalla maggior parte della gente, non merita certamente il
nome di preghiera. Sono vere bestemmie e sarebbe mille volte preferibile che non
fossero mai proferite.
Il Pater Noster ci è stato dato a modello: faremo bene,
quindi, ad analizzarle per arrivare a una conclusione positiva. Tre delle sette
preghiere che lo compongono riguardano l’adorazione del Divino: "Sia
santificato il tuo nome. Venga il tuo regno. Sia fatta la tua volontà".
Viene poi la preghiera per il pane quotidiano necessario per conservare in vita
il nostro organismo; nelle altre tre invocazioni chiediamo l’allontanamento
del male e il perdono dei nostri peccati. Da ciò risulta che ogni preghiera
degna di questo nome deve contenere l’espressione dell’adorazione, della
lode, dell’ammissione della nostra indegnità, come pure la ferma risoluzione
di divenire più graditi al nostro Padre Celeste. Oggetto principale della
preghiera quindi, è di metterci in comunicazione stretta con Dio, affinché la
Luce e la Vita divine possano inondarci, illuminarci, permetterci di
trasformarci a Sua immagine e Sua somiglianza:
È punto di vista diametralmente opposto all’idea che ci si
fa comunemente della preghiera; di solito, infatti, si ritiene che, essendo Dio
nostro Padre, si possa andare verso di Lui con la preghiera, ottenendo tutto
quello che il nostro cuore chiede. Qualora non lo ottenessimo la prima volta,
dovremmo solo continuare a pregare e, in base alla nostra insistenza, il nostro
voto sarebbe esaudito. Simile concetto riesce addirittura ripugnante al mistico
ispirato: inoltre portando l’argomento sul terreno pratico, apparirà evidente
che un padre sensato si sdegnerebbe qualora il figlio, capace di guadagnarsi da
vivere, lo importunasse ripetutamente ogni giorno, per chiedergli denaro per
questo o per quello, mentre potrebbe facilmente ottenere quanto desidera con i
propri sforzi.
Anche se è sincera e ardente, la preghiera non può mai
sostituire il lavoro. Se lavoriamo con un nobile scopo, con tutto il cuore, l’anima
e il corpo, pregando nel medesimo tempo Dio affinché benedica la nostra opera,
non v’è dubbio che queste preghiere saranno esaudite. Se invece, non diamo la
nostra partecipazione, non abbiamo neanche il diritto di chiedere l’appoggio
della Divinità. Come abbiamo detto precedentemente, le nostre preghiere
dovrebbero essere intessute di lodi a Dio "da cui scendono tutte le
benedizioni", perché il nostro corpo del desiderio è composto con le
sostanze delle sette regioni del Mondo del Desiderio, in rapporto con le nostre
necessità, che sono determinate dalla natura dei nostri pensieri. Ogni pensiero
anche se formato ed espresso nella preghiera, si avvolge di sostanza-desiderio,
cosa conforme alla sua natura. Le preghiere a sfondo egoistico attirano a sé la
sostanza delle regioni inferiori del Mondo del Desiderio; ma se sono nobili,
disinteressate e altruistiche, vibrano ad un tasso elevato nelle regioni della
Luce Animica, della Vita Animica, del Potere Animico. Rivestono questa sostanza,
aggiungendo vita e luce alla nostra natura spirituale. Anche quando preghiamo
per gli altri, è pregiudizievole chiedere qualcosa di materiale o di mondano.
È consentito pregare per la salute, ma non per la prosperità finanziaria.
"Istituite dapprima il Regno di Dio e la sua giustizia", dice il
comandamento. Conformandoci a loro possiamo essere certi che "le altre cose
ci saranno date in soprappiù". Quando preghiamo quindi, per un amico,
mettiamo tutto il cuore e tutta l’anima nella nostra richiesta affinché egli
trovi costantemente il Cammino della Verità e della Vita: una volta trovato
questo massimo tesoro, nessuna necessità reale vi sarà rifiutata.
Non è una teoria. Migliaia di persone, fra cui l’autore,
hanno constatato che "Il nostro Padre dei Cieli" si prende cura dei
nostri bisogni materiali quando ci sforziamo di vivere la vita spirituale. In
ultima analisi, però, l’aiuto non è dato tramite la preghiera parlata.
Alcuni possono attirare dei fedeli in una preghiera la cui perfezione
linguistica non ha che il sentimento poetico; possono anche conformare la loro
supplica ai principi esposti dal Signore, come abbiamo spiegato, e pertanto la
loro preghiera potrà risultare abominevole, non essendo stata assolta la
condizione essenziale. Tutta la nostra vita deve essere una preghiera,
altrimenti non piaceremo a Dio, qualunque sia la perfezione delle nostre
richieste. D’altra parte, se ci sforzeremo di vivere secondo la Sua volontà
di giorno in giorno, di anno in anno, anche sapendo di essere lungi dal nostro
ideale e avendo, come il pubblicano del Tempio, un linguaggio esitante, tanto da
poter dire solamente: "Dio mio, abbi pietà di me, povero peccatore",
lo Spirito stesso intercederà per noi con parole inesprimibili e la nostra
modesta supplica, davanti al Trono della Grazia, avrà maggior peso di tutti i
discorsi fioriti che potremmo pronunciare.
Ci viene anche domandato: la Preghiera equivale alla
concentrazione e alla meditazione?
La concentrazione consiste nel fissare il pensiero su un solo
punto, così come i raggi del Sole si concentrano tramite una lente. Il Sole
diffuso su tutta la superficie terrestre non dà che un calore moderato, ma
alcuni raggi accentrati mediante una lente comune incendiano la materia
infiammabile sulla quale sono diretti. Così il pensiero, quando passa
attraverso il cervello come l’acqua attraverso un setaccio, è senza valore;
ma quando è concentrato su un certo oggetto, aumenta d’intensità e raggiunge
lo scopo, sia per il bene, sia per il male. I membri di un certo ordine hanno
praticato nei secoli la concentrazione sui loro nemici: disgrazia o morte hanno
sempre raggiunto chi riusciva loro sgradito. Ora alcuni gruppi di studiosi
accennano al "magnetismo malevolo" applicato tramite la concentrazione
di pensiero. D’altra parte tale concentrazione può anche essere utilizzata
per scopi altruistici e non mancano esempi atti a convalidare tale verità. La
concentrazione è dunque, l’applicazione diretta del potere del pensiero al
fine di raggiungere uno scopo definito, il quale potrà essere o buono o
cattivo, secondo la natura della persona e l’intenzione che la guida.
La preghiera è in alcuni punti simile alla concentrazione,
ma differisce radicalmente sotto altri rapporti. L’efficacia della preghiera
dipende bensì dall’intensità di concentrazione di colui che prega, ma è
accompagnata da un sentimento di amore e di devozione, tanto intenso quanto la
profondità di concentrazione. Solo questa può rendere la preghiera efficace,
mentre risulterebbe vana la fredda concentrazione. Inoltre, per la maggioranza
delle persone, è estremamente difficile concentrare i loro pensieri
freddamente, con calma e senza emozioni, escludendo ogni altra considerazione
dalla loro coscienza. L’atteggiamento devoto è più facile da coltivare,
perché lo Spirito è allora concentrato sulla Divinità.
La meditazione costituisce l’utilizzazione del potere
spirituale, teso ad acquisire la conoscenza di cose che, in genere, non ci sono
familiari. Per altri particolari sull’argomento rimandiamo il lettore al
capitolo XVII della "Cosmogonia".
IL CORDONE ARGENTEO
Domanda n. 325 
Se il cordone argenteo è attaccato al
cuore per un’estremità e al vertice centrale del corpo del desiderio per l’altra
estremità, a quale organo del corpo fisico questo vertice centrale corrisponde?
Cuore, testa o fronte?
Risposta – L’estremità
del cordone argenteo attaccata all’atomo-germe nel cuore vi resta fino alla
morte, l’altra estremità invece, come pure il punto ove le due metà s’incontrano
(vedi Cosmogonia dei Rosacroce, pag. 106) sono mobili.
Durante il giorno, il vortice centrale dove la corda d’argento
è attaccata al corpo del desiderio, si trova nel fegato (cercando la parola
"fegato" nell’indice della Cosmogonia troverete un’infinità d’informazioni
al riguardo), mentre, sempre durante il giorno, il punto in cui le due parti del
cordone argenteo si uniscono è situato nel plesso solare. Questo punto
costituisce uno spazio vitale e l’atomo-germe del corpo vitale si situa
proprio là dove s’incontrano le due metà del cordone argenteo. Quando questo
punto è nel plesso solare, il fluido proveniente dal Sole attraversa la milza,
raggiunge l’atomo-germe del corpo vitale e si riflette nel fluido roseo di cui
parliamo nelle nostre opere. Perciò i tre grandi centri del nostro corpo legati
alla corda d’argento sono: il vortice centrale, sito nel fegato (punto
principale del corpo del desiderio); il plesso solare (centro del corpo vitale),
e il cuore, punto di congiunzione del corpo fisico.
LE TRE PARTI DEL CORDONE ARGENTEO
Domanda n. 326 
Vi preghiamo di descrivere il cordone
argenteo e di spiegare la sua funzione sia nell’uomo, sia nell’animale.
Risposta – Per
rispondere in modo esauriente bisogna risalire alle prime fasi dell’evoluzione.
Tre periodi di evoluzione hanno preceduto l’attuale Periodo
della Terra. Durante il Periodo di Saturno avevamo una costituzione vegetale;
durante il Periodo della Luna, poi, abbiamo sviluppato veicoli simili a quelli
degli animali d’oggi. Diciamo "simili" in quanto la costituzione del
mondo era così diversa che sarebbe stato impossibile una formazione identica.
Figuratevi un immenso globo che gira nello spazio come un
satellite attorno al suo Sole: è il corpo del Grande Spirito Jèhova. Come noi
abbiamo una carne flessibile e delle ossa dure, così la parte centrale del
corpo di Jèhova è più densa di quella esterna, che è brumosa e nebbiosa.
Sebbene la sua coscienza penetrasse l’insieme di questo globo, Jèhova
appariva principalmente fra le nubi, circondato dagli Angeli e dalla altre
Gerarchie creatrici.
Milioni di cordoni sono legati al firmamento delle nubi,
ciascuno con il suo sacco fetale che plana vicino alla parte centrale densa:
come la corrente vitale della madre circola attraverso il cordone ombelicale,
portando il nutrimento all’embrione onde sviluppare il veicolo in cui lo
Spirito Umano potrà abitare indipendentemente alla fine del periodo di
gestazione, così la vita divina di Jehovah ci avviluppava a partire dalle nubi,
circolando lungo la famiglia umana durante lo stadio embrionale della sua
evoluzione. Allora eravamo incapaci d’iniziativa, come il feto.
Poi "Manna" (Manas, Mens, Mensch o Man – l’uomo)
è disceso dal cielo, dal seno del Padre: esso è ora legato mediante il cordone
argenteo al suo corpo fisico durante le ore di veglia e di sonno. Questo cordone
d’argento forma il legame che unisce i veicoli superiori a quelli inferiori e
che si spezza solo alla morte.
La sua costruzione è molto complessa. Un'estremità, fatta
di etere, prende radici nell’atomo-germe situato nel cuore; una seconda parte
costituita di sostanza-desiderio, ha origine nel grande vortice del corpo del
desiderio che è sito nel fegato: quando queste due parti del cordone si
congiungono all’atomo-germe del corpo vitale, nel plesso solare, l’unione
dei tre atomi-germe segna la vivificazione dell’embrione umano.
Ma vi è un’altra parte del cordone argenteo, che è fatta
di sostanza mentale e proviene dall’atomo-germe della mente. Possiamo
approssimativamente situarla nel seno frontale ove ha sede lo Spirito Umano.
Questa parte del cordone argenteo passa dentro la ghiandola pineale e il corpo
pituitario, poi dalla tiroide e dalla ghiandola timo scende verso la milza, le
ghiandole surrenali per raggiungere, alla fine, la seconda parte del cordone
argenteo nell’atomo-germe del corpo del desiderio. Il grande vortice di questo
veicolo si trova nel fegato. Il cammino destinato ad essere percorso da questa
parte del cordone argenteo è indicato dall’archetipo: occorrono però, circa
ventun anni per operare la congiunzione. L’unione della prima con la seconda
parte del cordone argenteo segna la vivificazione fisica dipendente dalla
distruzione completa dei globuli sanguigni nucleari apportatori di vita,
trasmessi dalla madre e, dipendente anche, dalla liberazione di ogni
interferenza nella gassificazione del sangue, il quale diventa così il veicolo
diretto dell’Ego. La congiunzione della seconda e della terza parte del
cordone argenteo apporta una vivificazione mentale; di conseguenza, a questo
punto, Madre Natura ha terminato il lavoro di gestazione necessario per la
costruzione del tempio della Spirito. Quest’ultimo potrà ormai costruirselo a
sua guisa, non essendo più limitato dalle azioni passate.
Durante il giorno, quando siamo svegli nel mondo fisico, il
cordone argenteo triplo rimane arrotolato a spirale dentro il corpo fisico,
specie vicino al plesso solare (epigastro); ma di notte, quando l’Ego si
ritira, lasciando il corpo denso vitale sul letto affinché recuperi le forze
dopo il lavoro quotidiano, il cordone argenteo esce dal cranio. Il corpo del
desiderio ovoidale fluttua al disopra del corpo addormentato o nelle vicinanze,
come un pallone frenato. Nei bambini, come pure nelle persone non progredite
intellettualmente, l’Ego rimane là, a meditare sugli avvenimenti della
giornata, fino a che qualche fattore fisico (come la suoneria di una sveglia,
una voce che chiama, ecc.), fanno vibrare il cordone argenteo. Questi richiami
attirano l’attenzione dell’Ego sul suo veicolo, obbligandolo a rientrarvi.
Nessun sviluppo occulto è possibile fintanto che la terza
parte del cordone argenteo non è stata sviluppata; in seguito, l’Ego può
lasciare il corpo fisico e viaggiare nel mondo intero, sia coscientemente dopo
adeguato allenamento e iniziazione; sia inconsciamente, con l’aiuto di altri;
sia anche incidentalmente, come il sonnambulo, che esce dal letto e vi ritorna
senza sapere dove sia stato e cosa abbia fatto. In ogni caso la terza parte del
cordone argenteo, costituito da sostanza-mentale morbida ed elastica, serve come
legame con i veicoli inferiori. Il grado di coscienza dell’Ego, quando si
trova fuori del corpo fisico, dipende dalla formazione del corpo spirituale
(fatto di Etere luminoso e di Etere riflettore), che è il veicolo della
percezione sensoria e della memoria. Se l’Ego ha sviluppato questo corpo in
misura sufficiente, l’iniziazione gli avrà insegnato come prenderlo con sé e
conserverà sia la totale coscienza anche fuori del corpo, sia il ricordo
preciso delle escursioni al suo ritorno. Senza questo scopo, la coscienza e il
ricordo degli spostamenti saranno irregolari o mancheranno di esattezza.
Ora, conoscendo la costruzione e la funzione del cordone
argenteo quale legame fra l’Ego e i suoi veicoli, ne studieremo le funzioni in
rapporto all’animale e al suo Spirito-gruppo. La "Cosmogonia"
insegna che le abitudini, i gusti e le avversioni di una specie animale sono
dovuti alla direzione esercitata da uno Spirito-gruppo comune. Tutti gli
scoiattoli ammassano una provvista di frutti oleosi per il periodo di
ibernazione; tutti i leoni sono attirati dalla carne; tutti i cavalli, senza
eccezione, mangiano il fieno: l’alimento ottimo per un uomo, invece, può
essere velenoso per un altro.
Conoscere le abitudini di un animale significa conoscere
quelle di tutti gli esseri della medesima specie, ma sarebbe inutile cercare
negli ascendenti di Edison la sorgente del suo genio. Un trattato sulle
abitudini del cavallo si applicherà a tutti i cavalli; la biografia di un uomo
invece, differisce completamente da quella di ogni altro essere umano perché
ciascuno agisce sotto gli ordini di uno Spirito individuale interno.
Gli animali di un certo gruppo sono diretti da un’intelligenza
comune, lo Spirito-gruppo, tramite il cordone argenteo. Ogni animale ha il
proprio cordone argenteo, di cui la parte unita al vortice centrale, nel corpo
del desiderio situato dentro il fegato, è il cordone argenteo dello
Spirito-gruppo. Tramite questo elastico legame egli governa gli animali della
sua specie, ovunque si trovino nel mondo e senza difficoltà. Nei mondi
invisibili la distanza non esiste e gli animali, non avendo mente propria,
obbediscono ciecamente ai suggerimenti dello Spirito-gruppo.
A questo riguardo, i bambini costituiscono un’anomalia,
perché in loro non sono sviluppate che due parti del cordone argenteo. Però
essi hanno un intelletto, nel quale si forma la terza parte. L’Ego quindi, non
ha comunicazione diretta con i suoi veicoli e per questa ragione il piccolo
essere umano, pur avendo le massime possibilità, è anche il più debole fra
tutte le creature terrestri, in quanto è sottoposto all’autorità dei suoi
custodi fisici.
Sebbene l’uomo sia ora individualizzato ed emancipato,
grazie all’intervento diretto di quei fili conduttori per cui tramite gli
Spiriti-gruppo forzano (nessun’altra parola sarebbe più adatta) gli
animali a sottomettersi ai loro ordini, esso non è ugualmente adatto a
governarsi da solo. Come il fanciullo, fino ad una certa età è soggetto all’autorità
degli adulti, l’uomo non è capace di assumere la responsabilità dei propri
affari e gli Spiriti di Razza continuano a dirigere le nazioni.
Ogni nazione, salvo l’America, ha il proprio Spirito di
Razza che, sotto forma di nube, ricopre il Paese dove vive il suo popolo, come
al tempo del Dio degli Israeliti: in lui, il popolo ha "vita, essenza e
movimento". Si tratta di un Dio geloso, il quale possiede un suo
particolare popolo. Ogni volta che respira, l’essere umano assorbe questo
Spirito e, se si allontana dal suo paese natale, sospira di nostalgia,
perché, ovunque si trovi, l’aria essendo diversa, gli apporta la vibrazione
di un altro Arcangelo direttore. Via via che il tempo passa e che avanziamo, ci
emancipiamo dallo Spirito di Razza che è vissuto nel nostro alito da quando l’Elohim
Jehovah ha soffiato "nephesh" – l’aria vitale – nelle nostre
narici. Questi Spiriti lavorano sia nel corpo del desiderio, sia nello Spirito
umano e suscitano l’egocentrismo e l’egoismo. Quando avremo imparato a
costruire il glorioso abito nuziale il "corpo-anima" (tessuto dall’altruismo,
dall’abnegazione), quando il matrimonio mistico sarà stato consumato, quando
sarà nato il Cristo immacolato interiore, allora, l’Amore Universale ci
emanciperà per sempre dalla Legge Universale e saremo perfetti come il nostro
Padre Celeste è perfetto.
"D’ogni potere che incatena il
mondo
EFFETTI DELL’ALCOOL E DEL TABACCO
Domanda n. 327
Perché è male per un candidato fumare
e bere alcolici?
Risposta – Questa
domanda si applica non solo ai candidati, ma a tutti coloro che si sforzano di
vivere la vita in modo superiore. Rispondiamo in questa rubrica affinché gli
studiosi sappiano che il nostro consiglio di non bere alcolici e di non prendere
droghe che alterino il cervello non si basa su considerazioni sentimentali. Il
nostro cervello è un organo di primaria importanza, essenziale agli effetti del
lavoro che dobbiamo svolgere nel mondo fisico. Se non è in buone condizioni non
possiamo sperare di fare progressi.
L’uso di carne e di alcool predispone l’uomo ad una certa
bestialità e distoglie la sua vista spirituale dai mondi superiori, per
concentrarla sull’attuale piano materiale. Come dice la Bibbia, all’inizio
dell’Età dell’Arcobaleno, in cui noi ora viviamo, in un’atmosfera chiara
e pura, differente dalle brume dell’Atlantide di cui parla il secondo capitolo
della Genesi. Noè fece fermentare il vino e lo sviluppo materiale avvenne in
funzione della concentrazione attuale delle nostre energie sul mondo fisico,
grazie al consumo di carne e di vino. Il primo miracolo operato da Cristo
consistette nel trasformare l’acqua in vino: avendo ricevuto lo Spirito
Universale al Battesimo, Egli aveva bisogno di stimolanti artificiali; se
cambiò l’acqua in vino, fu per farne parte a individui meno progrediti. Ma
nessun bevitore può ereditare il Regno di Dio. La ragione esoterica è che gli
eteri inferiori vibrano con gli atomi-germe del plesso solare e del cuore, conservando
in tal modo la vita del corpo fisico, mentre gli eteri superiori vibrano in
rapporto con l’ipofisi e la ghiandola pineale. Quando si
assimilano gli spiriti adulterati e ribelli, fermentati fuori dal corpo e ben
differenti dallo spirito ottenuto mediante la fermentazione dello zucchero all’interno
del corpo, questi organi restano temporaneamente alterati, incapaci di vibrare
nei mondi superiori. Se l’essere umano assorbe una quantità esagerata di
alcool, gli organi predetti vengono eccitati in modo da percepire le regioni
inferiori del Mondo del Desiderio e tutto quello che esse possono contenere di
cattivo e si può arrivare al delirium tremens. Per riassumere, poiché l’evoluzione
dell’anima dipende dall’acquisizione dei due eteri superiori che tessono il
meraviglioso "abito nuziale" e che questi eteri sono sincronizzati
sulle due ghiandole sopra menzionate, così gli eteri inferiori vibrano all’unisono
con gli atomi-germe posti nel cuore e nel plesso solare, È facile capire gli
effetti mortali dell’alcool e delle droghe nell’uomo spirituale. Per
illustrare il concetto, ecco un esempio:
Esiste un vecchio detto: "Una volta Massone, sempre
Massone", per significare che chi sia diventato Massone grazie all’iniziazione
nell’Ordine Massonico, si troverà nell’impossibilità di uscirne, non
essendo in grado di rinunciare alle conoscenze segrete cui ha avuto accesso.
Allo stesso modo, un allievo non può dimenticare gli insegnamenti ricevuti. Per
conseguenza e per analogia, chi è stato allievo e Fratello Laico in una Scuola
di Misteri, non cesserà mai di esserlo.
Ma, pur restando, vita dopo vita, sempre vincolati allo
stesso Ordine presso il quale eravamo affiliati precedentemente, possiamo anche
nel corso di un’esistenza dimenticare tale appartenenza con il nostro cervello
fisico. A beneficio dei nostri allievi, ecco dunque, un caso esemplificativo
dell’influenza dell’alcool.
Quando fui introdotto nel Tempio dell’Ordine Rosacroce, in
Germania, fui sorpreso di trovarvi un uomo che avevo già incontrato sulla Costa
del Pacifico, vedendolo diverse volte, pur senza mai rivolgergli la parola. Nel
mio ambiente d’allora, mi era parso che avesse una posizione superiore alla
mia, e fra noi non c’erano mai stati rapporti personali. Tuttavia mi accolse
molto gentilmente e mi diede l’impressione d’essere ben informato per quanto
concerneva detta Società. Al ritorno negli Stati Uniti, ritenni di poter
ricevere da questo fratello molte preziose informazioni e, infatti, quando
arrivai nella città ove abitava, alcuni comuni amici mi dissero che mi
attendeva, desideroso di incontrarmi. Appena lo vidi mi diressi subito verso di
lui per stringergli la mano; anch’egli parve riconoscermi, tanto che mi
chiamò per nome. Si sarebbe detto che sapesse quanto era avvenuto mentre
eravamo fuori dal corpo fisico, inoltre, al Tempio, aveva affermato di ricordare
tutto quello che avveniva quando non era nel corpo e gli avevo creduto sulla
parola, perché apparteneva ad un grado superiore al primo grado cui io ero
stato ammesso.
Il giorno del nostro incontro fisico, dopo qualche istante di
conversazione, dissi qualcosa che lo indusse a fissarmi, palesemente perplesso.
Avevo citato un particolare del nostro incontro nel Tempio, ma era evidente che
al riguardo non sapeva nulla. Tuttavia avevo già parlato troppo, per non essere
costretto a parlare di più e precisai dunque che mi aveva assicurato di
ricordare tutto. Egli lo smentì, ma alla fine della conversazione mi pregò
insistentemente di cercare di scoprire perché, pur essendo Fratello Laico dell’Ordine
Rosacroce, dimenticava quanto gli era avvenuto fuori del corpo fisico. Sapevo
che assisteva a diversi servizi nel Tempio, tuttavia il suo cervello fisico ne
era del tutto ignaro. Il problema fu risolto un poco più tardi quando, fuori
del corpo, mi confessò che si drogava e che fumava sigarette. Ciò gli
ottenebrava il cervello al punto da cancellare la memoria delle sue esperienze
psichiche. Quando glielo spiegai in condizioni normali, cominciò a sforzarsi di
abbandonare la cattiva abitudine della quale adesso era cosciente. Dopo qualche
tempo di astinenza, però, capì di non poter abbandonare sigarette e droghe.
Ecco la ragione per la quale fino ad oggi non ha ottenuto la consapevolezza
della vita superiore. È un caso veramente pietoso, ma ve ne sono senza dubbio
molti. Essi provano che dobbiamo essere prudenti e conservare abitudini di
purezza per tutelare questo Tempio di Dio che è il nostro corpo.
Dobbiamo astenerci dal profanarlo come se fosse un Tempio di
Dio eretto con pietre e calce, ma mille volte meno santo del corpo che ci è
stato affidato.
COS’È L’IDOLATRIA?
Domanda n. 328 
È stato detto che la definizione
"figlio dell’uomo" nel Nuovo Testamento si riferisce allo Spirito
Solare. Ma gli adoratori del Sole sono considerati idolatri. Anche noi,
appartenenti alla razza bianca, saremo considerati tali?
Risposta – Ogni uomo
che non abbia potuto elevarsi rimane un idolatra. Quando, per precessione , il
Sole abbandonò la costellazione del Toro ed entrò in quella dell’Ariete, fu
pronunciato il comandamento: "Non si adori il Vitello d’Oro per non
cadere nell’idolatria". Più tardi, all’inizio dell’Era Cristiana, vi
fu una nuova alleanza; gli olocausti furono banditi, insieme con il Giudaismo,
essendosi il Cristo sacrificato una volta per tutte. Allora, era idolatria
sacrificare secondo gli antichi riti. Oggi, sotto il cielo, non vi è nome che
possa recarci la salvezza, eccetto quello di Gesù Cristo.
Più tardi, quando egli avrà riconsegnato tutto nelle mani
del Padre, comincerà una nuova era e sarà idolatria ritornare agli ideali
attuali.
Continua