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IL CONTROLLO DELLA MENTE

 

Articolo del Dr. Francesco Giovanetti, psicologo.
Cellulare: 328-0015572.
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Sommario:

 

 

LA CONCENTRAZIONE

 

Essere, o non essere, questo è il problema,
Se sia più nobile per la mente soffrire,
Per i colpi e le ferite del destino avverso,
O armarsi per lottare contro un mare di guai,
E con la lotta annullarli per sempre?

(Amleto, principe di Danimarca)


Analizzare il comportamento della propria mente è certamente uno dei compiti più complessi che l'uomo possa affrontare. Diversamente dall'indagine scientifica, fatta su un oggetto esterno, che può essere sempre condotta con un certo rigore, l'analisi della propria mente, portata avanti con l'ausilio della stessa mente, crea una serie di problematiche. L'osservatore e l'osservato non occupano più due posizioni spazialmente separate ma coesistono sia nel tempo che nello spazio, ciò, ovviamente, non permette quella obiettività di osservazione che sarebbe altamente auspicabile.

Per questi motivi, da millenni vi sono stati uomini che hanno pensato, parlato e scritto sul modo in cui essi interpretavano i processi mentali. Di certo il più antico trattato sull'argomento è la Bhagavad Gita (1), fu compilata in India e tratta di fatti risalenti al periodo anteriore di mille anni alla nascita di Gesù Cristo. In questo trattato si racconta di una battaglia, dei protagonisti e delle varie problematiche che essi incontrano. La battaglia, però, non è condotta verso nemici esterni ma verso quelli Errore. L'origine riferimento non è stata trovata. (vizi, passioni, desideri, ecc.), che ostacolano ed a volte impediscono una normale evoluzione della natura umana.

La Baghavad Gita inizia così: "La mente cieca disse, o chiese a sé stessa in introspezione: I miei figli, le cattive, seducenti tendenze mentali e dei sensi, opposte alle pure tendenze mentali discriminative, radunatesi nella sacra pianura del campo di battaglia della Vita, desiderosi di darsi battaglia psicologica o morale, che cosa fecero?".

Appare chiaro come la materia trattata sia non soltanto di ordine psicologico, ma anche morale e spirituale e come, per gli Indù, i processi mentali rivestano da millenni un indubbio interesse. Si pensi che la mente comune, ovvero non educata, viene da loro definita come "la scimmia pazza che ci governa".

La mente, a tutti gli effetti, è soltanto uno strumento che l'uomo dovrebbe poter usare a sua discrezione, con l'adozione dei pensieri voluti e la rimozione di quelli non desiderati. Spesso, invece, i pensieri trovano la loro origine nei meccanismi mentali relativi al recupero dei ricordi, alla associazione delle idee ed ai riflessi condizionati. Questi meccanismi sono talvolta così potenti da costringere l'uomo a deviare dai pensieri che stava intrattenendo a favore di quelli portati in superficie dai processi accennati. A causa di questi fenomeni l'uomo stesso diviene strumentalizzato dalla sua mente e, consapevolmente o meno, si ritrova a seguire delle linee di pensiero, e d'azione, che non sempre gli sono congeniali.

Questo non è certo un problema specifico dei nostri tempi, le seguenti parole di San Paolo ben illustrano la difficoltà di agire nella direzione in cui si pensa sia giusto muoversi: "Io non riesco a capire neppure ciò che faccio: infatti non quello che voglio io faccio, ma quello che detesto. Ora, se faccio quello che non voglio, io riconosco che la legge è buona; quindi non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene; c'è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me" (Romani 7,15).

Il notevole uso di tranquillanti, che viene fatto nelle nazioni più progredite, dimostra chiaramente come la padronanza dei processi mentali presenta delle notevolissime carenze. Questo dimostra che la ricerca, e la rimozione, delle cause che stanno alla base delle disfunzioni non è facile e che la mente ha ancora tanti segreti e particolarità che rimangono da scoprire.

Un pensiero del maestro Muktananda (2) up.jpg

La mente ha l'abitudine di vagare qua e la, di essere sempre in continuo movimento e siccome lo fa da molto tempo, le risulta assai difficile calmarsi.

Comunque tu dovresti fare qualsiasi sforzo per non lasciarla libera. Non dovresti permetterle di andare dove più le piace. Dovresti invece convincerla a meditare e dovresti anche cercare di intrattenere solamente pensieri puri, buoni e costruttivi.

La mente, per gli esseri umani, è la radice del dolore e del piacere. Non vi è altro motivo per cui dovresti sperimentare dolore e piacere: è solo la mente che ti fa sperimentare queste cose. Essa è capace di farti soffrire mostrandoti una gioia nel dispiacere oppure una sofferenza dentro alla gioia; ecco perché non dovresti correre dietro alla fantasie della tua mente. Al contrario, dovresti utilizzare la mente per ritrovare il tuo vero Sé.

Tu non sei al di sotto della tua mente, è essa che è sotto di te e dovrebbe stare al tuo fedele servizio. Ci sono, purtroppo, molte persone che si sentono deboli e fragili perché sono state sconfitte dalla loro mente. Ricorda che una persona può conquistare un paese intero, ma non sarà mai un conquistatore se prima non ha vinto la propria mente.

Queste sono le ragioni per cui dovresti stare molto attento con la tua mente. Dovresti osservarla costantemente, dovresti essere in grado di riconoscere se essa pensa pensieri buoni oppure no. Tra i vari sensi e gli strumenti che noi abbiamo a disposizione, la mente e il più importante. Più diventa docile e tranquilla e tanto più si stabilizza, più diventa pura e più ti permette di avvicinarti alla tua vera dimensione ed al tuo ideale.

Quando, invece, la mente non è controllata e si agita perché si trova alle prese con pensieri e sentimenti di basso livello, allora iniziano i problemi e ti troverai a dovere ricorrere allo psicologo o al guaritore. Ecco la ragione per cui dovresti lavorare al fine di purificare la mente. Dovresti liberarla dall'odio, dal rancore e da tutte le altre emozioni negative (paura, sfiducia, egoismo, opportunismo, menzogna, infedeltà, ecc.), soltanto così potrai ritrovare la vera pace; la pace che viene da un cuore semplice, sincero, altruista e pulito.

 

LA PERICOLOSITÀ DI UNA MENTE INCONTROLLATA

 

Dobbiamo ricordarci che l'unica cosa con cui stiamo trattando sono pensieri, ed il pensiero può essere cambiato e, che ci crediate o no, noi scegliamo i nostri pensieri (Louis Hay).

 

Che cosa fate con i vostri pensieri? (3) up.jpg

Nel campo delle azioni, si può dire che la maggior parte della gente è piuttosto brava e ragionevole. Applica le regole, rispetta le leggi della società. Interiormente, invece, è un'altra cosa: si permette di tutto! Chiedete agli esseri umani che cosa fanno con i loro pensieri, con i loro sentimenti, con la loro immaginazione! Creano delle nuvole, dei fumi, ed anche delle creature mostruose. E quando, poi, si sentono stanchi, angosciati, persi, malati, non ne comprendono nemmeno il perché!

Se si volessero fermare un attimo a riflettere, le persone in buona fede sarebbero obbligate a riconoscere che in un certo momento dalla loro vita hanno avuto dei pensieri e dei sentimenti veramente malsani, distruttivi, criminali. Ebbene, tali pensieri e sentimenti non rimangono senza effetto. Voi credete che solo i gesti, le parole, le azioni abbiano veramente delle conseguenze e che ciò che accade nel mondo interiore può restare senza effetto?... No, vi sbagliate. Tutto ciò che mettete in moto nel vostro mondo interiore produce dei risultati; certo occorre più tempo per vederli apparire, ma infallibilmente un giorno appariranno.

Evitate di preoccuparvi di sapere se i vostri pensieri e sentimenti si realizzeranno: prima o poi si realizzeranno di sicuro. Preoccupatevi solo di capire se tali pensieri e desideri sono buoni, perché se fossero cattivi, il giorno in cui si realizzeranno, avrete di che lamentarvi, allora sarà troppo tardi.

Come usate le vostre parole? (4) up.jpg

Dunque attenzione, perché, anche se veramente non pensate alle parole negative che pronunciate, c'è rischio che certe entità malefiche si servano dell'energia di tali frasi per realizzarle; non servirà accusarle, era compito vostro evitare di fornir loro le condizioni per fare il male. In vari paesi, le persone hanno l'abitudine di mandare delle maledizioni; per un nonnulla, maledicono i genitori, i figli, i vicini, gli amici...

E' una pessima abitudine, perché anche se le parole non provocano disgrazie, creano le condizioni perché succedano. Dunque bisogna stare molto attenti.

I danni provocati dai pensieri incontrollati (5) up.jpg

Fermatevi un momento a pensare ai danni che può provocare il pensiero quando non è controllato: guai a se stessi e agli altri, proporzionati alla potenza con cui furono emanati. Si pensi al vuoto interiore di quelli che si abbandonano alle fantasticherie inutili. Essi fuggono dalla realtà in cui vivono, ma quando ricadono necessariamente in essa, si ritrovano come estranei e in contrasto col tutto.

Peggio avviene agli sciagurati che se ne servono per danneggiare gli altri deliberatamente pensando di essi cose negative. Se sapessero il male che fanno a se stessi, poiché l'energia di un pensiero ritorna al punto da cui è partita, si guarderebbero bene dal farlo. Ma, purtroppo, sono ignoranti di questo fatto e pensano che con il pensiero sia impossibile fare del male a qualcuno e specialmente a se stessi.

Quando l'uomo pensa cose non buone nei confronti di altri, anche se a parer suo se lo meritano, si carica di un insieme di energie negative che dovrà, poi, amaramente esaurire.

Considerata la grande pericolosità dei pensieri negativi, bisognerebbe che ognuno di noi si preoccupasse di controllare il proprio pensiero come si fa per tutte le cose dannose. I pensieri, infatti, producono effetti anche all'insaputa di chi li formula che poi si lamenta per i danni che essi gli arrecano.

L'odio, la vendetta e l'invidia, sono dei veleni terribili che uccidono fatalmente ciò che è buono in noi, peggio dell'arsenico che uccide il nostro corpo.

Chi conserva per anni pensieri di odio, di invidia, di vendetta verso altri, li mette in condizione di essere ostili nei confronti di stesso. Ciò che rende l'esistenza umana pesante e travagliata è l'uso errato del pensiero che porta a subire conseguenze dolorose. Nessuno può conservare a lungo pensieri e sentimenti negativi senza nuocere a se stesso.

Da dove vengono i nostri mali (6) up.jpg

La maggior parte dei mali che affligge gli uomini sono creati dalla mente. Noi pensiamo che i nostri problemi dipendano da altri, mentre siamo noi stessi gli autori dei nostri mali, sia per le azioni compiute che ritornano a noi, che per quelle create con la nostra immaginazione che si sono poi realizzate. Su quest'ultimo punto, si vuol insistere per far comprendere che nessun male può essere arrecato arbitrariamente, mentre per la maggior parte dei casi è la mente che li ha generati.

Chi è convinto di star male, sta male. Se sgombrasse la mente dalla convinzione di star male si accorgerebbe di star bene.

 

PRIMO APPROCCIO AL CONTROLLO MENTALE

 

Antonio De Mello ha studiato filosofia, psicologia e spiritualità. Nel corso degli anni ha raggiunto una grande esperienza nel condurre seminari di preghiera e corsi di terapia, nei quali unisce l'esperienza psicologica a e spirituale. Abbiamo perciò pensato di utilizzare le sue parole per introdurre la parte pratica riguardante il non facile controllo della mente.

Il silenzio (7) up.jpg

Ciascuno di voi assuma una posizione comoda. Chiudete gli occhi.

Ora vi inviterò a conservare il silenzio per un periodo di dieci minuti. Anzitutto vi sforzerete di raggiungere il silenzio, un silenzio il più totale possibile del cuore e della mente. Raggiuntolo, esporrete voi stessi a qualunque rivelazione esso apporterà.

Alla fine di dieci minuti vi inviterò ad aprire gli occhi e a comunicarci, se lo desiderate, quel che avete fatto ed esperimentato in questi dieci minuti.

Nel partecipare agli altri quel che avete fatto e quel che vi è capitato diteci quali tentativi avete fatto per raggiungere il silenzio e se e come sono stati coronati da successo. Descrivete il silenzio, se siete capaci. Diteci cosa avete sperimentato in questo silenzio. Diteci tutto quel che avete pensato e sentito durante questo esercizio.

L'esperienza di coloro che tentano questo esercizio è infinitamente varia. Molti scoprono, con loro sorpresa, che il silenzio è qualcosa a cui non erano assolutamente abituati.

Qualunque cosa facciano, non riescono ad arrestare il divagare continuo della loro mente o quietare un turbamento emotivo che commuove il loro cuore. Altri percepiscono il loro avvicinarsi alle frontiere del silenzio; ma poi, presi dal panico, si ritirano: il silenzio può essere una esperienza paurosa.

Nessun motivo per scoraggiarsi. Anche questi vostri pensieri vaganti sono una grande rivelazione, non è vero? Il fatto che la vostra mente divaghi, non è forse una rivelazione su voi stessi? Ma ciò non basta. Dovete prender tempo per sperimentare queste divagazioni mentali.

E' il tipo di divagazioni cui la mente indulge, anche questo quanto è significativo!

Ancora qualcosa di incoraggiante per voi: il fatto che vi siete resi conto del vostro vagare mentale o del vostro intimo tormento o della vostra incapacità di arrestarvi, dimostra che in voi avete un qualche piccolo grado di silenzio, perlomeno quanto è sufficiente per rendervi conto di tutto ciò.

Chiudete di nuovo gli occhi e rendetevi consapevoli della vostra mente divagante... solo per due minuti...

Ora percepite il. silenzio che rende possibile questa vostra consapevolezza del divagare della vostra mente...

E' su questo silenzio minimo che avete in voi stessi che dovremo costruire negli esercizi seguenti. Crescendo, vi rivelerà sempre più su voi stessi. O, più precisamente, il silenzio rivelerà voi a voi stessi. Questa è la sua prima rivelazione: il vostro io. E dentro e attraverso questa rivelazione raggiungerete cose che il denaro non può comprare, quali saggezza e serenità e gioia e Dio.

Per raggiungere queste preziosissime cose non basta che voi riflettiate, parliate, discutiate. Quel che vi occorre è impegno. Impegnatevi subito.

Chiudete gli occhi. Cercate il silenzio ancora per cinque minuti.

Alla fine dell'esercizio osservate se il vostro sforzo questa volta è riuscito di più o di meno.

Notate se il silenzio questa volta vi ha rivelato qualcosa che vi era sfuggito la volta precedente.

Non cercate qualcosa di eccezionale nella rivelazione apportata dal silenzio: illuminazioni, ispirazioni, intuizioni. Anzi non cercate affatto. Limitatevi ad osservare. Soltanto osservate tutto quello che affiora alla vostra consapevolezza, tutto ciò che così vi si rivela, non importa se banale o ordinario.

Tutta la rivelazione per voi può consistere nel fatto che le vostre mani sono sudate o che avete urgenza di cambiare posizione o che siete preoccupati della vostra salute. Non importa. L'importante è che siete divenuti consci di ciò. Il contenuto della vostra consapevolezza è meno importante della sua qualità.

Migliorando la sua qualità il vostro silenzio si approfondisce. E approfondendosi il vostro silenzio, sperimentate un cambiamento. E scoprirete, con gran gioia, che la rivelazione non è conoscenza. Rivelazione è potere; un potere misterioso che trasforma.

Fin quando... up.jpg

  FIN QUANDO l'individuo permette alla propria mente di trattenere pensieri
- di odio - di condanna,
- di invidia - di gelosia,
- di critica - di paura,
- di dubbio - di sospetto.
E permette a questi pensieri di generare irritazione dentro di lui,
otterrà di certo, come risultato:
- disordine e infelicità nella sua vita,
- delusione nei suoi sogni,
- disastri nella usa mente,
- nel suo corpo, nell'ambiente,
al quale è legato da sottili fili di azione e reazione.
FIN QUANDO l'uomo continua a trattenere nella sua mente questi
pensieri negativi, verso:
- le persone che gli sono vicine,
- le condizioni di vita, il lavoro,
- le persone amate e la nazione,
lui stesso, inconsciamente, obbliga le sue energie a creare situazioni negative, che col pensiero attrae e alimenta.
Lui solo è responsabile della sua infelicità e dell'infelicità in cui trascina gli altri.
Ed è quindi responsabile di "quel grigiore" che pesa sul mondo e che lui stesso è il primo a condannare.

Riferimenti bibliografici up.jpg

  • 1. Paramansa Yogananda, La battaglia della meditazione,
    (interpretazione spirituale della Bhagavad Gita).
    Editrice Vidiananda.
  • 2. Conferenza del maestro Muktananda.
  • 3. Omraam Mickhael Aivanhov, Un pensiero al giorno,
    Edizioni Prosveta, F.B.U. Casella postale 12019 - 20120 Milano.
  • 4. Ibid.
  • 5. Amadeus Voldben, I prodigi del pensiero positivo, pag. 69.
    Edizioni Mediterranee, Roma, 1992.
  • 6. Ibid., pag. 71.
  • 7. Antonio De Mello, S.J., Un cammino verso Dio, pagg. 11-13.
    Casa Editrice La Parola, Roma, 1980.
 

 

 

 

 

 

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