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LA DOTTRINA DELLA RINASCITA

di MARIO RIZZI

 

"E' Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà morire e di nuovo ti darà la vita. Sia gloria a Lui!"   (dal Corano)

 

SOMMARIO:


L'importanza del concetto di rinascita:

Accettando e meditando il concetto di rinascita, incomincerete a capire che tutti gli avvenimenti della vostra vita (i legami, gli incontri, gli incidenti, le sconfitte, i successi) hanno una loro motivazione. La ragione d'essere è più o meno remota, ma esiste. Questa comprensione, in seguito, influirà sui vostri sentimenti; quando capirete che tutto ha un significato, non vi ribellerete e non cercherete di risolvere i problemi con l'odio e la violenza. Saprete che ciò che vi sembra ingiusto, è in realtà il conto da saldare per le trasgressioni del passato ed allora accetterete, senza accusare gli altri delle vostre disgrazie. Inoltre, l'idea della rinascita v’induce a fortificare la volontà: vi sforzate di riparare gli errori ed evitate di commettere atti riprovevoli, allo scopo di costruirvi un avvenire luminoso.

Basta una vita per realizzarsi?  

"Le anime devono ritornare all'Assoluto da cui sono emerse. Per raggiungere questo fine, però, devono sviluppare le perfezioni il cui seme è già insito in loro. E se non avranno sviluppato tali caratteristiche in questa vita, allora dovranno cominciarne un'altra, una terza, e così via. Dovranno continuare così finché non avranno acquisito la condizione che permette loro di tornare in compagnia di Dio".  (dallo Zohar)

Può un Dio misericordioso, dare ai suoi figli un'unica possibilità di raggiungere il suo regno? Come conciliare la sua misericordia infinita con l'inferno eterno? Davvero Dio ci costringe a giocarci tutto in questa vita? Un padre affettuoso non lo farebbe. Perché dovrebbe farlo Dio?

L'esperienza diretta, la deduzione, la logica, la fede religiosa e l'osservazione empirica, tutte concorrono a indicare che esiste una forma di energia cosciente all'interno del corpo. E questa energia cosciente che pensa i pensieri e sente le sensazioni. Il corpo è uno strumento, l'energia cosciente è il suonatore dello strumento.

Non sono il mio cervello o il mio sistema nervoso più di quanto un chitarrista sia la chitarra che suona. Come un musicista produce musica con uno strumento musicale, così io, il pensatore, produco pensieri con uno strumento per pensare: il cervello. E se lo strumento va distrutto, non necessariamente devo finire anch'io. Le chitarre vanno e vengono, ma i suonatori esperti rimangono.

La rinascita e il cristianesimo delle origini: 

"La mia infanzia ha forse seguito un'altra mia età, morta prima di essa? Forse quella che ho vissuto nel ventre di mia madre? ... E ancora, prima di quella vita, o Dio della mia gioia, io esistevo già in qualche altro luogo o altro corpo?" (dalle Confessioni di Sant'Agostino)

Facendo degli studi approfonditi è possibile dimostrare che, a differenza della concezione delle dottrine Cattolica ed Evangelica, la dottrina della rinascita dell'anima, facesse parte del cristianesimo delle origini e che rappresentava una parte essenziale della fede cristiana. La conoscenza della rinascita, infatti, era un patrimonio spirituale cristico indiscusso, diffuso al tempo del cristianesimo delle origini e nei primi secoli. Anche Gesù di Nazaret insegnò la rinascita e per molti Padri della Chiesa, essa era una cosa scontata.

Seguirà una breve esame dei fatti politico-religiosi che hanno creato i presupposti affinché la Chiesa Cattolica eliminasse dalla sua dottrina la dottrina della rinascita; dottrina che, durante il V° e VI° secolo dopo Cristo, era comune e molto diffusa.

In effetti, fornendo una spiegazione logica a molti misteri della vita, la dottrina era stata accettata anche da alcuni Padri della Chiesa, tra cui Agostino, Tertulliano, Sinesio, Origene ed altri, fatto affermato anche da Ruffino in una lettera diretta a S. Anastasio dove scrive: "... questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa ..." Ciononostante molti cristiani moderni, tendono a considerare l'idea come una buffa superstizione.

Un brano interessante: 

Questa è la dottrina più antica ed il numero degli uomini che vi credono è maggiore di quello di coloro che non l'accettano. I milioni che abitano nell'Oriente, quasi tutti, si attengono ad essa. I Greci la insegnarono. Una grande parte dei Cinesi ora vi crede, come già fecero i loro progenitori. Gli Ebrei la considerarono vera ed essa non è scomparsa dalla loro religione e Gesù pure , che è chiamato il fondatore della Cristianità, vi credette e l'insegnò. Al principio dell'era cristiana essa fu conosciuta ed insegnata ed i migliori fra i Padri della chiesa vi credettero e la promulgarono.

I Cristiani dovrebbero ricordarsi che Gesù era un Ebreo. Senza dubbio egli ben conobbe le loro dottrine. Essi tutti credevano alla rinascita o reincarnazione. Secondo loro Mosè, Adamo, Noè, Seth ed altri erano ritornati sulla terra, ed al tempo di Gesù era opinione comune che l'antico profeta Elia dovesse ancora ritornare. Così troviamo che Gesù non negò mai la dottrina e diverse volte la confermò, dicendo che S. Giovanni Battista era veramente l'antico Elia che il popolo attendeva.

Tutto ciò si può vedere studiando in S. Matteo i capitoli XVII°, Xl° ed altri. Ivi appare chiaro che Gesù mostrò di approvare la dottrina della rinascita.

E dopo Gesù, troviamo che S. Paolo nei Romani, cap. IX°, parla di Esaù e Giacobbe come già esistenti prima che fossero nati, mentre più tardi ancora vediamo che i grandi padri Cristiani, quali Origene, Sinesio ed altri credettero in questa teoria e la insegnarono.

Nei Proverbi, cap. VIII°, versetto 22, Salomone ci dice che egli fu presente quando fu fatta la terra e che lungo tempo prima dell'epoca in cui egli poté nascere quale Salomone, la sua delizia fu nelle parti abitabili della terra insieme ai figli degli uomini.

Il San Giovanni dell'Apocalisse, dice al cap. III°, versetto 12 del suo scritto, che in una visione la voce di Dio, o di un altro che parlava in Sua vece, gli disse che coloro i quali sarebbero vittoriosi non sarebbero più costretti ad "andar fuori", cioè non sarebbero costretti a reincarnarsi.

Per cinquecento anni dopo Gesù, questa dottrina venne insegnata nelle chiese, fino al tempo del Concilio di Costantinopoli. Quindi venne pronunciata una condanna, contro una fase della questione (vedi più avanti, N.d.R.) che molti hanno considerata come rivolta contro la dottrina della rinascita.

Però se questa condanna è in opposizione alle parole di Gesù, essa non ha valore. Essa gli è contraria e quindi troviamo che la Chiesa dichiara effettivamente che Gesù non ne sapeva abbastanza, visto che essa condanna, come fece, una dottrina la quale fu nota ed insegnata ai suoi giorni e che gli venne portata innanzi in modo prominente e non fu mai rinnegata, ma invece approvata da lui. Il Cristianesimo è una religione ebraica e questa dottrina della rinascita le appartiene storicamente, giacché deriva dagli Ebrei stessi ed anche perché venne insegnata da Gesù e dai primi Padri della Chiesa.

La rinascita e le religioni del mondo: 

"Come una persona indossa vestiti nuovi e lascia quelli usati, così l'anima si riveste di nuovi corpi materiali abbandonando quelli vecchi e inutili".  (tratto dalla Bhagavad-Gita, poema Indù)

Proprio come gli Indù ed i Buddisti accettano la dottrina della rinascita, così tutte le tradizioni religiose l'hanno accettata in tempi diversi, compresi gli antichi Egizi ed i Greci. Anche molte tribù africane, gli Indiani d'America e gli aborigeni australiani,  includono la rinascita nelle loro credenze.

Anche gli Ebrei e gli Esseni, credevano nella rinascita e tale credenza ha continuato ad essere popolare tra gli Ebrei europei fino alla fine del Medioevo, tale dottrina è spiegata abbastanza in profondità in varie opere cabalistiche.

Fonti storiche sulla dottrina della rinascita: 

Tra gli autori occidentali più antichi che trattano di questa dottrina, vi è Erodoto (484-425 a.C.) che ne parla nel secondo "Libro delle Storie", con queste parole:"... gli Egiziani sono stati i primi ad affermare che: l'anima dell'uomo è immortale; che alla morte del corpo essa entra tosto in un altro animale; allora nascente; che dopo essere passata successivamente per tutte le specie di animali della terra, dell'aria e dell'acqua, penetra nuovamente nel corpo di un uomo, nel momento in cui esso nasce e compie questo suo ciclo nello spazio di tremila anni; di questa dottrina, come fosse propria, si sono valsi anche alcuni autori greci...".

Appare perciò evidente che gli Egiziani credevano nella rinascita e nella metempsicosi. Di questa dottrina, comunque, se ne sono appropriati alcuni autori greci, tra cui Platone ed Empedocle, che a loro volta, la diffusero nel mondo greco-romano.

Tertulliano, dal canto suo, ne parla dicendo: "Quale valore ha oggi l'antica dottrina menzionata da Platone (cfr. Fedone) sulla migrazione delle anime; come esse si dipartono da qui e vanno ivi e poi ritornano passando per la vita e poi si dipartono nuovamente da questa vita e ritornano presto alla morte? Alcuni sostengono che quest'è una dottrina di Pitagora, mentre Albino (contemporaneo di Galeno 130-200 d.C.) sostiene che quest'è un insegnamento divino, dovuto forse a Ermete Trismegisto..."

Pertanto possiamo affermare con certezza, che gli antichi Egizi conoscevano e insegnavano la dottrina della rinascita, certamente in modi diversi al popolo ed agli Iniziati.

Per trovare delle fonti ancor più remote, dobbiamo recarci in India, dove ne troviamo ampi cenni nei Veda, uno dei testi religiosi che risale a circa 2000 anni a.C. Va però considerato che questi insegnamenti furono tramandati a voce per moltissimo tempo, la stesura dei Veda, pur essendo abbastanza recente, non deve perciò far supporre che tale insegnamento risalisse soltanto a quella data.

Il testo dei Veda che maggiormente sviluppa la dottrina della rinascita è il Codice del Manù Manavadharmashastra7, specialmente nel libro XII° dove troviamo ben 126 paragrafi in cui vengono descritti premi e castighi relativi ad una vita in relazione alle altre vissute in precedenza. Questo trattato, ancor oggi rappresenta per gli Indù, un testo fondamentale di regole civili e religiose. Studiandone il contenuto appare chiaro come sia servito di ispirazione anche per creare la legislazione greca, quella persiana ed anche la romana.

Il paragrafo 40 dice: "Le anime dotate di bontà conseguono la natura divina; quelle dominate dalle passioni, ottengono la condizione umana; le anime precipitate nell'oscurità, sono avvilite allo stato di animali... Circondati dall'oscurità, manifestantesi sotto un'infinità di forme, a causa delle loro precedenti azioni, tutti questi esseri sono dotati di una coscienza interiore: sentono il piacere e il dolore. Sono cosi stabilite da Brahma, fino ai vegetali, le trasmigrazioni, che hanno luogo in questo mondo orribile, che si auto distrugge senza tregua..."

Coloro che non vogliono più rinascere, dovrebbero studiare attentamente il passo seguente: "Considera attentamente le trasmigrazioni degli uomini, cagionate dalle loro azioni colpevoli; la loro caduta nell'inferno ed i tormenti che sopportano nella dimora di "Yama": la separazione di quelli che si amano e la unione con quelli che si odiano; la vecchiaia che fa sentire i malanni, le malattie che li affliggono; lo spirito vitale che esce dal corpo per rinascere nel grembo di una creatura umana e le trasmigrazioni di quest'anima in diecimila milioni di matrici. Le sciagure che soffrono gli esseri animati a cagione delle loro iniquità e la felicità inalterabile che essi invece provano nella contemplazione dell'essere divino che conferisce ogni virtù..."

"Dandosi alla meditazione più profonda, I'asceta osservi il cammino dell'anima attraverso diversi corpi, dal grado più alto fino al più basso, cammino che stentano a intravedere coloro il cui spirito non è stato perfezionato dai Veda..."

Altri notevoli passi del Codice di Manù, alludono non solo chiaramente alla dottrina della rinascita, ma indicano la ragione delle vicende del destino umano ed il modo con cui l'uomo può emanciparsi dalla sua condizione mortale:

  • "Ogni atto del pensiero, della parola, del corpo, porta un buon o cattivo frutto: dalle azioni degli uomini risultano le loro differenti condizioni...

  • "L'essere dotato di ragione consegue una ricompensa od una punizione per gli atti dello spirito, nello spirito; per quelli della parola, negli organi della parola; per gli atti corporei nel suo corpo..."

  • "Colui che è dotato di questa vista sublime, non è più incatenato dalle sue opere, ma colui che è privo di questa vista perfetta, è destinato a rinascere in questo mondo"

  • "Quando gli uomini delle quattro classi, senza una necessità urgente, deviano dai loro particolari doveri, passano nei corpi più vili e sono ridotti in schiavitù sotto i loro nemici ..."

  • "L'uomo considerando con il suo spirito che queste trasmigrazioni dell'anima dipendono dalle virtù o dai vizi, diriga sempre il suo spirito verso la virtù..."

Se andiamo cercando qualcosa ancor meglio definito lo possiamo trovare nello Samannapalasutta, dove sta scritto: "Il monaco purificato con mente chiara dirige la sua mente verso il ricordo ed il riconoscimento dei suoi precedenti modi di esistenza e richiama alla sua mente i suoi vari destini delle vite precedenti: prima una vita, poi due vite ... fino a cinquanta vite, poi a mille vite e a centomila vite. Poi richiama alla sua mente le epoche di molte creazioni del mondo, poi le epoche di molte distruzioni del mondo... La ero io, quello era il mio nome, a quella famiglia ho appartenuto, questo era il mio rango, questa era la mia occupazione, tali erano le gioie e le sofferenze che ho avuto, così fu la mia esistenza, morendo ancora una volta venni in esistenza nuovamente altrove. In questo modo il monaco ricorda le caratteristiche ed i particolari dei suoi vari destini dei tempi passati...".

Troviamo anche questo brano interessante nel Mundakaupanishad: "Chi si crea dei desideri con la sua mente, nasce di nuovo a cagione dei suoi stessi desideri".

Anche nella Bhagavad Gita, che possiamo considerare come il Vangelo degli Induisti (circa V secolo a.C.) si trovano dei riferimenti molto chiari:

  • "Come per il corpo dell'anima incarnata vi è il sopraggiungere dell'infanzia, della gioventù e della vecchiaia, così vi è per l'anima di prendere un altro corpo, su questo punto il saggio non è perplesso."

  • "Al termine di molte vite, I'uomo saggio viene a Me dicendo 'Vasudeva è tutto', ma tale Mahatma è difficilissimo a trovare."

  • "Come l'uomo deponendo i vecchi abiti ne prende altri nuovi, così lo spirito spogliando i vecchi corpi, entra in altri nuovi..."

Tertulliano (160-240 d.C.), uno dei più antichi Padri della Chiesa, combatteva la dottrina della metempsicosi intesa come possibilità che l'anima umana potesse trasmigrare negli animali e, nel suo Apologetico, tratta l'argomento della resurrezione in modo molto esteso, leggiamo le sue parole: "Se un filosofo afferma, come Laberio, seguendo l'opinione di Platone, che un uomo deriva da un mulo, da una serpe o da una donna e se con abilità dialettica addice tutti gli argomenti per la comprova di una simile tesi, non otterrà forse consenso e susciterà fede in altri? ... se invece il cristiano assicura che un uomo morto, ritornerà uomo e che Caio diventerà Caio, sarà subito cacciato dal popolo ... se vi è qualche Mente che presiede al ritorno delle anime in altri corpi, perché non si dovrà credere che essa trasmigra nella sua stessa sostanza, consistendo nel ripristinare in essere ciò che uno era? Obietterete: le anime dopo aver mutato corpo, non sono più quelle di prima... Ma posso addurre un argomento più solido a nostra difesa, sostenendo che è molto più degno di fede che da un uomo debba ritornare un uomo, un Tizio da un Tizio, purché rimanga uomo e che la stessa qualità di un'anima sia restituita nella sua stessa natura, benché sotto altre apparenze ... la luce ogni giorno si accende e si spegne, le tenebre si diradano e poi ritornano, le stelle scompaiono e ricompaiono, le stagioni ove finiscono, ricominciano, i frutti si consumano e ritornano, i semi non risorgono più fecondi se non si corrompono e disfanno: tutte le cose col perire si conservano, tutte le cose con la morte risorgono..."

Origene (186-253 d.C.), considerato come un studioso assai serio, credeva nella rinascita e venne scomunicato proprio per questo motivo, In numerosi suoi scritti troviamo esposto il suo punto di vista su questa dottrina, nella sua nota opera Contra Celsum afferma al riguardo: "Non è forse più conforme alla ragione credere che ogni anima per certe misteriose ragioni (parlo secondo l'opinione di Pitagora, Platone ed Empedocle) sia introdotta in un corpo, secondo i suoi meriti e le sue azioni passate?"

Anche S. Girolamo, in una lettera che scrisse ad Arito, parla della rinascita dicendo: "Se esaminiamo il caso di Esaù, potremo trovare che egli fu condannato a causa dei suoi antichi peccati in un peggior corso di vita..."

Ed in un'altra occasione, scrivendo a Demetriade dice: "... la dottrina della trasmigrazione era insegnata segretamente ai pochi fino dai tempi antichi, come una verità tradizionale, che non si doveva divulgare..."

S. Agostino dimostra di essere al corrente di questa dottrina, quando nel Civitate Dei egli dice: "Certi gentili asserivano che nella rinascita degli uomini avviene quello che i Greci chiamano palingenesi... essi insegnano che avviene l'unione della stessa anima e corpo ogni 440 anni..."

Nelle Confessioni, invece, lo ritroviamo mentre esclama: "Quando, Oh, Signore, ho io peccato? Quando ero nell'utero di mia madre o prima che io fossi? La mia infanzia seguirà ad altra età già morta? o prima ancora? E dove e chi io fui? Ho io peccato o i miei genitori?..."

Ruffino stesso, in una lettera diretta a S. Anastasio, afferma: " ... questa credenza era comune tra i primi Padri della Chiesa ... ".

Un'altra conferma di quanto tale dottrina fosse diffusa la ritroviamo anche nelle parole del vescovo Nemesio quando, nella sua preziosa opera De Natura Hominum, afferma: "Tutti i Greci credono che l'anima sia immortale e ritengono che questa passi da un corpo all'altro ... "

Nella Pistis Sophia, che rappresenta l'unico Vangelo gnostico tuttora esistente, attribuisce al Salvatore le seguenti parole: "... ma colui che ha peccato una, due o tre volte, la sua anima sarà rigettata e rinviata nel mondo, secondo la forma dei peccati che ha commesso...".  Questo testo è citato da Epifanio (320-402) e da altri Padri della Chiesa.

Anche nella Cabala ebraica, conosciuta per la saggezza del suo contenuto, troviamo degli accenni alla rinascita, nello Zohar, per esempio, sta scritto:" ... tutte le anime sono soggette alle prove della trasmigrazione ... esse devono sviluppare tutte le perfezioni... e se non hanno adempiuto a questa condizione durante una vita, devono incominciare una seconda, una terza, fino a quando ... sono atte alla unione con Dio ... "

H.Ch. Puech, un noto studioso francese, studiò a lungo la dottrina dei manichei e ne riassunse il loro punto di vista sulla rinascita con queste parole: "Se l'uomo riesce a conservare il perfetto distacco dopo la morte, la sua anima raggiungerà definitivamente ... Ia sua patria luminosa, il regno del Padre... nel caso contrario, a meno che non avesse commesso peccati gravi che lo portano alla dannazione immediata, sarà condannato, come nella concezione indiana, a rinascere o ad essere travasato nei corpi successivi, allo scopo di percorrere altri cicli dolorosi del 'samsara' (ciclo delle rinascite, N.d.R.)".

LA CHIESA E LA DOTTRINA DELLA RINASCITA

"Chi ha bisogno di un corpo ne viene rivestito; quando invece le anime cadute si elevano a un destino migliore, i loro corpi vengono nuovamente distrutti. Così essi appaiono e scompaiono perennemente". (Origene, 185-254 d.C.)

Origene (185-253 d.C.): 

Fu Origene, uno dei più dotti tra i Padri della Chiesa, che, osservando come tutti gli uomini fossero assai diversi tra loro fin dalla nascita, concluse che essi dovevano aver già vissuto in precedenza. Secondo lui era proprio per questo motivo che essi hanno un loro modo unico di pensare ed agire. Sempre di Origene, era la convinzione che le Sacre Scritture potessero essere comprese nel giusto modo, soltanto, quando considerate nella luce della rinascita.

Origene, fu una delle figure più controverse nella storia della Chiesa Cristiana. In gioventù fu allievo di Clemente nel Didaskalèion d’Alessandria e dopo qualche tempo fu incaricato dal vescovo Demetrio di dirigere la preparazione dei catecumeni. Viaggiò in lungo e in largo, visitando Roma, Atene e l'Arabia. Frequentò il gran filosofo Ammonio Sacca, che fu maestro anche di Plotino.

Origene era un cristiano devoto, ma non accettava la dottrina semplicistica, così come si presentava dopo due secoli di lenta evoluzione. Si mise allora a meditare sui testi sacri per ricavarne un'interpretazione più profonda, intelligente e convincente.

Questo suo lavoro basato sullo studio, l'interpretazione ed il commento dei testi sacri lo portò, pian piano, a dissentire dagli insegnamenti proposti dalla Chiesa. Fu così che fu espulso dalla comunità alessandrina a seguito d’alcune divergenze, createsi con il vescovo Demetrio.

Ciò che turbava maggiormente le autorità religiose, era un punto della dottrina d’Origene; un punto dove s’insegna che l'anima vive in un corpo ed alla morte, lo abbandona, per passare in un altro. Questo ciclo continua fintanto che l'anima non si sia dimostrata superiore alle inclinazioni della carne. In quel momento essa conquista la libertà dal corpo e può tornare alla propria residenza divina senza doversi incarnare di nuovo.

Gli ostacoli incontrati non impedirono in ogni caso ad Origene di portare a termine un testo monumentale, l'Esapla, che contiene una revisione critica del testo sacro. Fondò anche una scuola in Cesarea di Palestina dove proponeva le sue idee e la sua interpretazione dei testi sacri, in cui cercava sempre di cogliere il senso più profondo e spirituale. La sua influenza sulla teologia cristiana fu predominante per tutto il secolo III° e buona parte del IV°.

Nel 250 d.c. l'imperatore romano Decio, pretese che tutti i cittadini avessero un certificato attestante il fatto, che il possessore avesse fatto dei sacrifici agli dei riconosciuti dai Romani. Origene non acconsentì e fu imprigionato e torturato. Morì nel 253, probabilmente in conseguenza della sua prigionia.

Giustiniano (482-565 d.C.): 

Giustiniano, d’umili origini, nacque a Tauresio nel 482 d.C. In gioventù visse a Costantinopoli (ora Istambul) dove ricevette un’eccellente educazione. Egli era molto versato nel Greco e nel Latino, cosa alquanto insolita per una persona delle sue origini. Ben presto fu adottato da un suo zio romano, Giustino I° , che a quel tempo era imperatore dell'Impero Romano Orientale, che gli conferì onori e potere.

Durante il suo soggiorno in Costantinopoli, Giustiniano s’innamorò di una mima del circo locale: Teodora. Egli desiderava sposare questa giovane e bella ragazza ma la zia, moglie di Giustino I° non era per nulla d'accordo con i sentimenti del nipote e si opponeva alla loro unione. Dopo la sua morte, però, Giustiniano convinse lo zio e sposò Teodora che gli fu di valido aiuto possedendo una notevole intelligenza ed una forte volontà.

Nel 527 d.C. Giustino I° accettò Giustiniano e sua moglie come co-regnanti del suo Impero e soltanto quattro mesi più tardi morì, Giustiniano successe allo zio e divenne Imperatore Romano. Rimase al potere per circa 40 anni e sotto il suo impero, fiorirono commerci, attività economiche ed arti edilizie; risalgono infatti a questo periodo la costruzione della cattedrale di S. Sofia in Costantinopoli e della basilica di S. Vitale in Ravenna.

Giustiniano si era proposto di ricomporre il vastissimo territorio dell'Impero Romano, di cui auspicava anche un'unità nelle ideologie religiose; faceva parte del suo sogno, la realizzazione di un Impero Universale Cristiano e Romano.

In quei tempi, però, vi erano delle notevoli controversie teologiche tra vari Padri della Chiesa, in quanto non riuscivano a mettersi d'accordo su alcuni argomenti tra cui, il più importante, riguardava la natura del Cristo.

Queste controversie preoccupavano seriamente Giustiniano perché, senza un’unità religiosa, non vi sarebbero stati i presupposti necessari per raggiungere i suoi ideali. Egli pensava che se avesse convocato i Vescovi per discutere qualcosa su cui erano d'accordo, sarebbe stato più facile che trovassero un'intesa anche sulla questione della natura del Cristo. Ben sapendo come la dottrina d’Origene fosse contestata dalla loro maggioranza, pensò allora di utilizzarla come capro espiatorio politico.

Arrivò allora alla conclusione di convocare i Vescovi affinché potessero confrontarsi e discutere sulla possibile condanna della dottrina d’Origene e di altri argomenti. Fu così che fu indetto il Sinodo del 543 d.C. che si tenne a Costantinopoli.

E' interessante notare che il Papa Virgilio rifiutò di partecipare a questa riunione, fatto, che, secondo alcuni ecclesiastici, invalida le decisioni ivi prese. Giustiniano, che si riteneva capo supremo della Chiesa, pubblicò lo stesso i decreti emanati dal Sinodo; decreti che comprendono le seguenti poche righe di condanna per coloro che avessero creduto ad una possibile trasmigrazione delle anime:

"Chiunque creda alla favolosa preesistenza dell'anima ed alla condannabile apocatastasi (ristabilimento d’ogni cosa nell'ordine voluto da Dio alla fine dei tempi, N.d.T.) a cui essa si collega, vale a dire alla reintegrazione di tutte le cose com’erano all'origine, che su di lui cada un anatema (sia scomunicato, N.d.T.) ."

Da quel momento in poi, furono combattute tutte le Scuole di pensiero che accettavano la dottrina della rinascita e coloro che parlavano a favore del concetto della rinascita furono etichettati come eretici e scomunicati. Anche i testi riportanti tale dottrina, furono distrutti o fatti sparire, insieme a tutti i riferimenti al riguardo presenti nei testi sacri, Bibbia compresa.

La sentenza emessa contro la dottrina di Origene, in ogni modo, non nega per nulla la natura spirituale dell'uomo, afferma soltanto che non vi sono state delle vite precedenti a quell’attuale e, ciò che più conta, non condanna la dottrina in sé, ma chi ne parla!

Il Vangelo e la legge della rinascita: 

"Quando, o Signore, ho io peccato? Quando ero nell'utero di mia madre o prima che io fossi? La mia infanzia seguirà ad altra età già morta? o prima ancora? E dove e chi io fui? Ho io peccato o i miei genitori? ..."  (tratto dalle Confessioni di S. Agostino)

Segretamente, Gesù di Nazareth insegnò la dottrina della Reincarnazione ai Suoi discepoli. Non insegnò loro solo verbalmente, ma li condusse "sulla montagna", termine mistico che indica un luogo di Iniziazione. Durante l'Iniziazione essi vedono con i loro occhi che la Reincarnazione è una realtà, perché là apparve davanti a loro Elia che, venne loro detto, è anche Giovanni Battista.

Il Cristo, in termini inequivocabili, aveva già detto, parlando di Giovanni Battista: "Questi è Elia che doveva venire".

Egli ripete tutto questo durante la scena della trasfigurazione dicendo: "Elia è già venuto e non l'hanno riconosciuto, ma hanno fatto contro di lui quanto vollero". Dopo di che è detto che "essi capirono che Egli parlava di Giovanni il Battista" (Matteo, XVII°, 1213).

In quest’occasione, come pure quando la dottrina della Reincarnazione fu discussa fra Lui e i Suoi discepoli, gli dissero che qualcuno pensava che Lui fosse Elia, mentre altri lo credevano uno dei profeti rinato. E Lui ordinò a loro di "non dirlo a nessuno" (Matteo, XVII, 9; Luca, IX, 21). Ciò doveva costituire per 2.000 anni un insegnamento esoterico, noto solamente a pochi Iniziati che si erano resi degni di ricevere tale conoscenza, elevandosi fino allo stadio di sviluppo in cui queste verità, saranno nuovamente conosciute dall'uomo.

Che il Cristo insegnò la dottrina della Reincarnazione e la legge di Conseguenza, non è forse dimostrato in alcun luogo così chiaramente come nel caso del cieco nato, quando i discepoli Gli domandarono: "Chi ha peccato, quest'uomo o i suoi genitori, perché egli nascesse cieco?" (Giov. IX, 2).

Se il Cristo non avesse insegnato la Legge della Reincarnazione e quella di Conseguenza, la naturale risposta sarebbe stata: "Insensati! Come poteva un uomo peccare prima di nascere, e procurarsi la cecità come risultato?". Ma il Cristo non risponde in tal modo. Non si sorprende della domanda, né la considera come priva di senso, dimostrando così che essa era perfettamente in armonia con i Suoi insegnamenti.

Egli spiega: "Né quest'uomo ha peccato, né hanno peccato i suoi genitori; ma affinché le opere di Dio si manifestassero in lui" (Giov. IX, 3).

Geddes MacGregor, invece, è molto chiaro, quando scrive di quest’episodio: "Si deve capire che esso presuppone una vita o più vite precedenti in cui è stato commesso il peccato, e con conseguenze terribili, perché non c'è altro modo in cui un neonato avrebbe potuto peccare, se non nel grembo materno, il che è assurdo."

PERCHÉ QUESTA DOTTRINA E' STATA ELIMINATA?

"Il corpo non è che il viaggio dell'anima. Si cambia d'abito nella tomba, il sepolcro è l'anticamera del cielo". (Victor Hugo)

Max Heindel, parlando dell'evoluzione dell'uomo, ci spiega in modo assai chiaro perché, ad un certo punto dell'evoluzione, si ritenne opportuno eliminare dall'insegnamento pubblico la dottrina della rinascita. Possiamo leggere nella Cosmogonia dei Rosacroce:

"Frattanto l'uomo era penetrato sempre più a fondo nella materia... nelle Epoche precedenti sapeva che non esiste la morte, sapeva che quando un corpo si dissolveva era come una foglia che si secca in autunno ed un altro corpo sarebbe venuto a prendere il suo posto. Egli non era perciò in grado di apprezzare i vantaggi e le opportunità di questa vita terrena; unica possibilità per poter fare delle esperienze di esistenza concreta. Prima del Cristianesimo erano esistite religioni che avevano insegnato la dottrina della rinascita e la legge di conseguenza, ma era venuto il tempo in cui non conveniva più al progresso dell'uomo, che egli conoscesse questa dottrina. Questa sola vita doveva essere l'unica e doveva perciò essere vissuta nel migliore dei modi..."

Questo è il motivo esoterico per cui i Padri della Chiesa, nel lontano Sinodo del 543, tenutosi a Costantinopoli, emisero un decreto per cui sarebbero stati scomunicati tutti coloro che avessero parlato della trasmigrazione delle anime da un corpo ad un altro.

Va notato che quel Sinodo fu abbastanza anomalo, vi parteciparono i soli Vescovi, il papa non v'intervenne. Comunque vi furono prese decisioni importanti, compresa la scomunica di Origene.

Come non aggravare il proprio karma: 

"E' Dio che ti ha creato, poi ti ha mantenuto, poi ti farà morire e di nuovo ti darà la vita. Sia gloria a Lui!" (Il Corano)

La maniera migliore per non aggravare il vostro karma, è di accettare il destino e lasciare che si compia, senza tentare di sfuggirgli. Penserete che questo è fatalismo. No: i fatalisti accettano gli avvenimenti perché "sta scritto", dicono; così non reagiscono, si lasciano coinvolgere da ciò che accade come fanno gli animali, senza cercare di modificare le cose con la volontà e l'azione.

I veri discepoli non sono fatalisti; essi decidono di assumere delle iniziative e dicono: "Ho commesso degli errori nel passato, devo pagare, va bene. Ma per il fatto di aver sbagliato, devo rimanere inerte a soffrire? Mi impegnerò piuttosto in una grande e nobile impresa, che non soltanto cancellerà tutto, ma mi porterà anche alla vera liberazione". A che cosa serve pagare il karma se è unicamente per soffrire senza evolvere?

PERCHÉ NON RICORDIAMO LE VITE PASSATE?

"Sono sicuro che la rinascita esiste veramente, che essa trae la sua origine dalla morte e che le anime dei morti continuano a vivere". (Socrate)

E' meglio non ricordare le vite passate: 

Infine, benché la maggior parte degli individui non sia capace di ricordare le vite trascorse, vi sono alcuni che le ricordano e tutti potranno arrivarci se vivranno nel modo richiesto, per il conseguimento della conoscenza. Ciò richiede una grande forza di carattere, perché il ricordo delle nostre vite passate porta con sé la conoscenza dei debiti che dobbiamo saldare nell'avvenire, fato imminente che può sinistramente incombere sopra qualcuno e forse presagio di un qualche terribile disastro.

La natura ci ha benignamente nascosto il passato ed il futuro per non privarci della nostra pace interiore col soffrire in anticipo i dolori che ci sono riservati. Nel graduale conseguimento di un sempre maggiore sviluppo, impareremo ad accettare tutti gli eventi con equanimità, a scorgere in tutti i mali le conseguenze di un male passato ed a sentirci riconoscenti, perché gli obblighi, nei quali siano così incorsi, ci verranno rimessi. Infine, ci renderemo conto che a misura che saldiamo i nostri debiti ,si avvicina per noi il giorno della liberazione dalla ruota della nascita e della morte.

L'offuscamento dei ricordi: 

Quando un uomo vive in un corpo materiale, non ricorda più le conoscenze spirituali che l'anima aveva prima di incarnarsi. Non ricorda nemmeno le sue precedenti vite terrene. Infatti, in ogni incarnazione il sapere che riguarda vite precedenti e la vita nelle sfere dell'aldilà, viene ricoperto da un velo. Per questo, ogni anima, qualunque sia il suo grado di purezza, corre il rischio di incolparsi durante il suo cammino sulla terra.

Il fatto che la memoria dell'anima venga ricoperta al momento dell'incarnazione in un corpo terreno non è, tuttavia, solamente un rischio, ma anche una grande chance, se lo paragoniamo alla vita dell'anima nei mondi dell'aldilà. Il ricordo di altre vite, infatti, sarebbe un enorme peso per noi; come avviene alle anime nelle sfere di purificazione, ci tormenteremmo rimproverandoci il passato e non saremmo liberi di vivere il presente e di cogliere e sfruttare le opportunità che ci vengono date oggi per riconoscere noi stessi e riparare al male fatto, liberi dalle conseguenze degli errori fatti in passato. In questo modo l'evoluzione spirituale procederebbe in modo molto più lento e difficile.

Ogni giorno, anzi ogni ora ed ogni minuto sulla terra, racchiudono in sé la possibilità di riconoscere se stessi e sistemare le colpe dell'anima, se noi siamo aperti, coscienti ed abbiamo chiarezza. Tutto ciò che ci accade non avviene per caso, ma ci tocca secondo leggi ferree: sono i frutti di ciò che un tempo abbiamo seminato.

Alla luce di queste conoscenze di fondo, è chiaro che è contro la Legge cercare di scoprire intenzionalmente le incarnazioni precedenti con l'aiuto di determinate tecniche, per qualsiasi motivo lo si voglia fare, dato che ciò interferisce nel processo di maturazione previsto per l'anima: così facendo, l'uomo si fissa sul passato anziché cogliere le possibilità di riconoscersi che gli vengono date nel presente.

Ricordare potrebbe essere pericoloso! 

Se fosse così importante per gli esseri umani conoscere i dettagli delle loro incarnazioni precedenti, perché la Provvidenza glieli avrebbe nascosti? Certo, verrà il momento in cui dovranno conoscerli, ma devono prima acquisire una maggiore padronanza di sé. Immaginate che vi sia rivelato che in una incarnazione precedente una certa persona vi aveva assassinato: se siete deboli, se non siete capaci di controllarvi, quali saranno le conseguenze? Sono rivelazioni pericolose; c'è il rischio che vi turbino e che alimentino in voi sentimenti tali, da impedire la vostra evoluzione.

Immaginate il caso di certi genitori: non sanno che, in passato, i loro bambini sono stati i loro peggiori nemici. Ora, amandoli, prendendosi cura di loro, essi si liberano dei debiti nei loro confronti, ristabilendo delle buone relazioni. Ma se si rivelasse loro la verità, che tragedia! La Provvidenza ha voluto giustamente lasciare gli esseri umani nell'ignoranza su certe cose, perché essi possano meglio liberarsi dei propri debiti ed evolvere.

LETTURE PER APPROFONDIMENTO:  

  • Reincarnazione, Edizioni di Vita Universale,

  • E. Bratina, La Reincarnazione Società Teosofica, Casa Editrice Adyar

  • Steven Rosen, La reincarnazione e le religioni del mondo, Edizioni Gruppo Futura (1995)

  • Max Heindel, La Cosmogonia dei Rosacroce, Edizioni Il Cigno

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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