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GLI ELOHIM:
RELIGIONI, MITI E LEGGENDE A CONFRONTO
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di Mauro Paoletti
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OSIRIDE E GESÙ Indagando sul culto di Osiride ci ritroviamo ad inseguire
vicende che legano i quattro angoli del mondo in un comune denominatore. Il
culto di Osiride inizia circa quattromila anni fa e vede i suoi albori ad Abido
nel 2300 a.C. Questo Dio raggiunge una popolarità tale da far dimenticare il
predecessore. Il nome deriverebbe da quello del Dio ariano Asari, noto come
Asar; un Asa, un abitante del paese degli Asar, l'antica Asia; vocabolo
derivante dal fenicio Asir e dallo scandinavo Aser. Asar, detto dai Greci
Osiride, è l'eroe di un dramma che si svolge in una grande isola circondata da
canneti, nel cuore del "grande Mare Verde", una storia narrata da Marthe De
Chambrun nel suo "Empervier Divine". Asar, come Osiride, verrà crocifisso e
smembrato da suo fratello Set o Tifone. Zeus, Giove per i romani, combatté con
Tifone (Typhon) un serpente, sul monte Casio (Sinai). Per gli Ittiti, Hurriti e
Sumeri si tratta di Teshub, dio del tuono, che lottò contro Yanka, il serpente.
Secondo i fenici il dio era Baal; dio solare del quale diremo più avanti. LA CROCE E IL TAU La croce designa le quattro forze della creazione, i quattro punti cardinali terrestri e cosmici, l'albero della vita; come indicano le altre forme interpretative in uso presso i popoli antichi, quali la ruota solare, la svastica, la croce di Sant'Andrea, il Fior di Loto. A Ninive è stata ritrovata una tavoletta, contrassegnata col numero 1231, sulla quale vi è incisa una croce; è stato detto che rappresenta la galassia primitiva. Per i Maya la croce rappresentò il simbolo del Dio Ah-Can-Tzicnal, detto "Il signore dei quattro angoli del mondo". E riferendosi al popolo Maya, Antonio Batres Jaurequi, interpretò le ultime parole aramaiche di Gesù "Eli Lama Sabac Thani" in una frase maya "Hele, Hele Lamach Sabac Ta-ni" e cioè: "ora mi sento debole, l'oscurità copre il mio volto". Il Papiro di Amenhotep (cap CXXX) ci porta il grido di Osiride "Cuore mio! Madre mia! Cuore mio! Madre mia!". Duemila anni fa la croce divenne il simbolo del cristianesimo, ma era già stata il simbolo del Dio Assiro babilonese Marduk, raffigurato come un drago volante con la testa di serpente, impostosi a Babilonia e in Assiria con il nome di Bel. Bel era anche il Dio Britannico adorato a Bal-Hor (ancora un allacciamento a Baal), sito noto anche come Belem, luogo del regno del Dio della Luce. In Palestina veniva chiamato Betlemme ove nacque Gesù Cristo, detto dai Re Magi "Sole Splendente". L'Enuma Elish della saga Sumera racconta che: "Nella camera dei fati, nel luogo dei destini, un Dio fu generato, il più capace e saggio degli Dèi; nel cuore del profondo fu creato Marduk. Il Dio che distrusse Tiamat, la vergine della vita, in un epica battaglia celeste e generò la Terra. Di Marduk si racconta che faceva piovere fuoco e annientava i nemici con un lampo abbagliante. Veniva raffigurato da un globo alato, simbolo ricorrente fra i popoli. Pittograficamente disegnato con una croce che nelle lingue semitiche divenne la lettera "Tau" ovvero il "segno" del "pianeta dell'Attraversamento". Doverosa un'altra nota: sembra accertato che il sanscrito antico sarebbe stato composto da caratteri Devanagarici, tratti dalla lingua degli Dèi, quindi gli Dei scrivevano. Le stesse tavole delle legge date a Mosè sul Sinai da Elhoim (in Ebraico "gli Dèi") sarebbero state scritte dal "dito di Dio". Tornando alla Croce, Homet dichiara di aver visto nell'isola di File, a sud della diga di Assuan, una effigie del dio Osiride crocifisso, circondato da Iside e Neptis piangenti. La scena riporta alla mente il pianto delle donne sotto la croce di Gesù. Il Tau, in Egitto, era un tavolo a forma di "T" (molti esemplari sono stati trovati nelle gallerie dei templi), ove venivano legati gli iniziati, lasciati per tre giorni e tre notti in un sonno profondo, chiamato "Sileam"; sonno che permetteva al loro spirito di parlare con gli Dèi e visitare il mondo dell'Ade. Era un'usanza comune con l'Islam, ove l'iniziato veniva lasciato in una cripta di un tempio o in una grotta sotterranea. In Egitto lo si poneva nel sarcofago della camera del re della Grande Piramide, dove veniva iniziato da Osiride e da Thot, dio della sapienza. Si dice che negli antichi riti egizi si trovino le radici dei riti Massonici e dei Templari, risalenti fino alla storia di Hiram Abif e i segreti della tecnica di costruzione. Nel tempio di File un bassorilievo rappresenta una scena dell'iniziazione. Si possono vedere due Dèi ierofanti, uno con la testa di falco, l'altro di Ibis (Thot), in piedi vicino ad un candidato sul quale versano un duplice getto d'acqua intrecciata a croce, formata e piena di tantissime croci ansate. Croci in ogni loro forma si sono trovate sulla tomba e sul trono di Bait-Oxly. Il Tau o "Tat" egizio fu anche il segno impresso da Ezechiele sulla fronte di coloro che nella tribù di Giuda temettero il Signore. Espediente adoperato da Mosè per evitare che Dio colpisse il suo popolo anziché quello egizio durante il flagello delle sette piaghe. Infatti il segno, impresso col sangue sulle porte degli ebrei, era un Tau; lo stesso segno col quale Horus risuscitava i morti. L'ierofante egiziano portava un copricapo quadrato durante le sue funzioni, come quadrati sono i cappelli dei sacerdoti armeni e dei vescovi cristiani. La croce filosofica iscritta nel quadrato perfetto simbolizza l'esistenza umana perché il cerchio della vita circoscrive i quattro punti della croce che simbolizzano la nascita, la vita, la morte, l'immortalità nella Resurrezione. Simile alla croce astronomica egiziana che veniva posta sul petto della mummia. I bracci della croce di S. Andrea e della croce di Ermete erano conosciuti fra gli Indù, i seguaci di Brahma, i buddisti, che piegarono le quattro estremità formando la svastica impressa sulla loro bacchetta. La croce uncinata si trova incisa sulle pietre in Transilvania, nelle pietre di Troia, sui fusi del 1500 a.C., in India nel 500 a.C., e in Cina nel 600 a.C.. In Giappone il Buddismo, nel 700 d.C., ne fece il suo simbolo. Tale croce presente in tutta la regione semitica simboleggia la fonte della vita, i quattro punti cardinali, le quattro forze: aria, acqua, terra e fuoco. I quattro venti, i quattro angoli del mondo. Kipling ne adornava i suoi libri che narravano storie indiane, la fece togliere con l'avvento del Nazismo. Tracce della croce si trovano sulle statue dell'isola di Pasqua e sulle rocce della Scandinavia precristiana. Nella versione araba di Giosuè, uno degli oscuri Targum ebrei, e nel Targum di Gionata, si legge: "Egli crocifisse il Re di Ai su un albero". In un tempio Messicano del sole, Tepe, un geroglifico rappresenta una colossale croce sormontata da una divinità sanguinante. A Palenque vi è un "tempio della croce", dal simbolo che si trova su uno dei suoi lati. La croce è il segno che domina a Palenque anche nelle sue riduzioni che ricordano "l'albero della vita" dell'India, segni impressi molto tempo prima della nascita di Cristo. A La Venta, l'uomo raffigurato nel serpente possiede una "croce di S. Andrea", due se ne trovano a Uxmal e una nella piramide del Mago. La necropoli di Naqash I Rustam, a quattro chilometri da Persepoli, racchiude le Tombe di quattro imperatori persiani (fra cui Dario I° e Serse I°). Sono scavate nella roccia sul fianco di una montagna e presentano una facciata cruciforme. Al disopra dell'ingresso i bassorilievi evocano anche Ahura Madza, dio della Luce. AFFINITÀ CRISTIANE Ad Alessandria d'Egitto, il dio del sole Osiride viene ucciso ogni anno e tagliato a pezzi il giorno del solstizio invernale. Il 5 gennaio seguente, Iside genera Harpocrate, Dio del Sol levante. La data di nascita di Cristo combacia con quella della divinità solare, "il sole invincibile" e la festa dell'epifania diventa quella della nascita del nuovo dio del sole. Molti i legami fra il vangelo, la bibbia, i racconti del diluvio, i testi della piramidi di Saqqara e l'albero della vita di Pepi (2280 a.C.). Un certo Jurgis Baltrusaitis, nel suo "La quete d'Isis" (ediz. Olivier, Parigi) rileva che i Celti e gli Egizi confondevano i misteri di Iside con quelli di Gesù. In origine Iside (Ise in Giappone a Nagoya) e Gesù furono nomi di una medesima cosa; indicavano, infatti, i figli naturali degli Dèi d'Egitto (gli Dèi partoriti nel Vascello); da Iside abbiamo quindi: Is-Is, Esos, Hesus e infine Jesus, ovvero Gesù. Quest'ultimo simboleggiato dall'agnello riservato al sacrificio, come Osiride lo era dall'ariete. Nel papiro funerario di Ani (pl32) si legge: "le mani di Osiride (Ani) sono le mani di Ba-Neb-Tatu (l'ariete, signore del patibolo)". Vi è comunque una differenza fra i due personaggi: Osiride non ha mai camminato sulle acque, ma i cristiani attribuiscono il miracolo a Gesù ispirandosi alla conquista vedica degli Indù, nella quale Nara, lo spirito divino, è detto Narayama, cioè colui che si muove sulle acque. Nell'Egitto preistorico troviamo questa frase:"colui che perde la sua pelle rinasce". Quando le parti del corpo di Osiride furono riunite, Anubi dio della Sepoltura, e dell'imbalsamazione, dovette fornirgli la sua stessa pelle per risuscitarlo. Gli annali Egizi riferiscono: "una pelle appena strappata da un animale conserva tutte le sue forze vitali che vengono acquisite da chi se ne riveste". Vi sono altri allacciamenti con altre civiltà. Nel Messico, infatti, i sacerdoti si coprivano con la pelle dei grandi guerrieri nemici per acquisirne anche le virtù. Xipe-Totec Dio messicano della Primavera, che proviene dalla civiltà Mazapan, scoperta a Coatlican, era rivestito da pelle umana; in genere quella di un prigioniero appena scorticato. Coat significa serpente, ecco perché questo animale era ritenuto sacro; la natura gli permetteva di cambiare pelle e apparire eternamente giovane. Interessante notare la leggenda Navaho che parla del Mostro di Gila che raccoglie le parti di un uomo e le ricompone. Simboleggia i poteri dell'uomo medicina. Il mostro guarisce un uomo recuperando tutte le sue parti, il sangue viene raccolto dalle formiche, gli occhi e le orecchie dal sole, la sua anima dal Dio Parlante e dal fanciullo del polline, poi il fulmine ed il tuono riportano l'uomo alla vita. Nelle pianure del nord si racconta anche della donna "bisonte bianco" che scese dal cielo e insegnò agli indiani come vivere una vita virtuosa e come pregare il creatore. Poi un giorno disse al popolo che doveva partire e che sarebbe tornata in un futuro, si trasformò in un bisonte bianco, salì tra le nuvole e nessuno la vide più. Un giornale Canadese pubblicò la leggenda raccontata da "Mezzaluna", un capo Paiute, secondo cui gli indiani furono creati in cielo da Gitche Manitou, il Grande Spirito, che inviò sulla terra un "grande uccello del tuono" per trovare un luogo ove i suoi figli potessero abitare. Quando trovò il luogo adatto mise gli uomini su quella terra e insegnò loro a servirsene con saggezza, senza abusare delle sue risorse. La convergenza con il Cristianesimo continua con il concetto della Trinità. Secondo la dottrina cristiana Dio è Uno e Trino, concetto che ritroviamo nei Maya Quichè; gli dèi Caculha Huracan, Chipi Caculha e Raxa Caculha formano il "Cuore del cielo" che è il nome di Dio. Cogliamo l'occasione per ricordare che i Maya, contrariamente a quanto può apparire, dalla moltitudine di Dèi presenti nel loro Pantheon, non erano politeisti. Credevano in un solo Dio, creatore di tutto ciò che esisteva chiamato "Hu-Nab-Ku", ovvero "l'unico Dio che è". Gli Dèi erano soltanto gli innumerevoli aspetti di questo Dio e rappresentavano le necessità degli uomini. Abbiamo una trinità Celtica rappresentata da un tridente che unisce il sole, la luce, il fuoco; simile a quella Indiana ove il tridente è quello di Siva, Visnù e Brahma. Ne troviamo una Incaica con Pacha-Kama (il creatore, il sole il padre), PachaMama (la terra madre) e Kontiki (Il dio del tuono e del fulmine). Infine una Egiziana dove Ermete, cioè Thot, contiene tre principi di unità: il mondo divino dell'essere assoluto e del mondo individuale. L'unità come origine e sintesi dei numeri, il mondo Fisico, l'uomo alla testa degli esseri relativi. Dio è il padre, il figlio è il Verbo, la vita è la loro unione; ossia il verbo luce, il sole; Osiride. Se guardiamo oltre vedremo un collegamento con gli Esseni (di cui Gesù avrebbe fatto parte con San Giovanni Battista) che conoscevano il Verbo Divino di Krishna e di Osiride, Orfeo e Pitagora. Verbo definito come mistero del figlio dell'uomo e del figlio di Dio. All'inizio era il Verbo e il Verbo era Dio. Tutte le cose furono da esso create e senza di Lui niente era fatto. Il verbo governa l'esistenza di tutte le cose e tutte le creature. Aton, profeta di Dio dichiara: "Tu sei nel mio cuore. Nessun altro ti comprende come me, tuo figlio, carne della tua carne". Giovanni dice: "Nessun uomo ha mai visto il padre eccetto colui che è Dio". Forte il legame e l'impronta della religione solare nei primi secoli del Cristianesimo, tanto che, solo 50 anni dopo il consiglio di Nicea, fu accettato il Nuovo Testamento, che in pratica è la raccolta dei Vangeli scritti da quegli Ebrei che non credevano al Messia e ai quali si rivolge il passo 2,36 degli Atti: "Tutto il popolo di Israele deve sapere che questo Gesù, da voi crocefisso, è stato creato da Dio, come Signore e Messia." Homet afferma di possedere un ampia documentazione riguardante i sarcofagi cristiani sui quali si trovano lune intagliate e soli splendenti. Gerusalemme, in passato, era un tempio del sole, centro di culto di tribù ebraiche che abitavano la valle di Hunnan e bruciavano bambini al dio Baal (Moloch). Un passo del Popol-Vuh, dei Maya-Quiches del Messico, recita: "Nel paese di Moloch, re degli Dei, si sacrificavano esseri umani per ottenere raccolti buoni." Gli Yesidi adoravano Malek-Tau il signore Pavone, dai cento occhi, simbolo dell'intelligenza, scacciato dal cielo con Satana; chiamato Malek, Signore. Nuova forma di Molok, Melek, Malayak, Malachim. Vocabolo che con il suo significato ci conduce ai messaggeri, agli angeli, dal greco Anghelos. Anche a Cartagine si usava sacrificare a Moloch-Baal. Sulle rovine del tempio di Baal, Salomone costruì il suo tempio e in seguito il califfo Omar vi edificò la Moschea Santa dell'Islam. Il che ci porta ad Allah, il Grande, l'Onnipotente, il Verbo Divino, unico Dio che, col nome di Jehova, lo è anche di Mosè e di Gesù. Maometto è il suo profeta. Ultimo uomo a portare la parola divina sulla terra, un profeta che riconosce Mosè e Gesù come una emanazione del verbo Divino. Maometto riceve l'ispirazione dall'arcangelo Gabriele. Come Gesù, a cavallo di una giumenta, visita Gerusalemme dopo aver lasciato la Mecca e in compagnia dell'arcangelo sale in cielo presso il Verbo. Il Corano ci informa che la giumenta usata dal profeta si chiamava Elborak, guidata dall'arcangelo Gabriele, aveva un colore grigio argenteo e risplendeva. "...percorremmo con la velocità del fulmine l'immensa estensione aerea... attraverso l'immensità dello spazio". Maometto percorse tutte le sfere celesti e incontrò Gesù, Giovanni, Enoch, Mosè ed altri. I cieli visitati furono sette. Il viaggio viene narrato con dovizia di particolari. Apriamo una piccola parentesi sul numero "sette", una delle cifre fondamentali in tutte le religioni del mondo, messo in evidenza fin da Ras-Shamra (Ugarit), 7000 a.C., presso Byblos. IL NUMERO SETTE Ricorrente nei Purana, nel Libro dei Morti, nello Zendavesta, nelle tavole Assire, nella Bibbia e nel Popol-Vuh. Pitagora lo chiama "Veicolo di Vita" formato dal Quaternario (l'azione e la materia) più la Trinità (la sapienza).
Si ricollegano fra l'altro ai mondi delle stanze di Dzyan ove
si menzionano i cieli esoterici. Una leggenda scandinava dice: "C'è un nume nel
mare (...) da questo mare nacquero Snorra e le sue sette isole Vergini (...) io
canto le sette isole della felicità che sono sul mare come le sette Stelle che
sono nel cielo (...) infine canterò Selia regina delle sette isole dai palazzi
incantati e dai mille ponti delicati che si specchiano nelle acque delle lagune
solcate dai cigni, con il loro scivolare immacolato. Selia aureola del Sole". ANALOGIE Analogie con l’India, il Messico, il Mediterraneo, la
Polinesia, dove ritroviamo culti derivati da questa Luce del Nord, terra natale
di Crom e Ra. Non più casuale il collegamento con un Dio dell'India, Hamsa,
raffigurato da un Cigno iperboreo chiamato Aham, cioè Io-Sa: il Verbo Divino
compagno di Apollo che tratteremo più avanti. Ma torniamo a Maometto profeta del
Verbo Divino. Il verbo fatto uomo è Gesù, al quale l'Islam riconosce la santità.
Il minareto più alto nella Moschea di Damasco è dedicato a Sidi Aissa, ovvero
Gesù Cristo, il Verbo Sacro, lo Splendente, venerato e adorato come uno dei più
grandi santi dell'Islam. Il padre gesuita Monserrate (1536-1600) nella relazione
"Relacao da Equebar, Rei Dos Mogores foglio 116, a b" ci informa che, presso un
lago sacro nel Tibet occidentale, il Manasarovar, chiamato Mansaruor, conosciuto
anche come Mtsho-Ma-Phah-Pa, o Mtsho-Ma-Dros-Pa, in cinese Ma-p'in-muta-lai
(situato fra il Gurla Mandhata (7.793mt) e il monte Kailash (6.714mt), esiste
"…un'antichissima città abitata da una popolazione che ogni otto giorni si
riunisce in un edificio comune, per farvi sacrifici e pregarvi. I fedeli stanno
a gambe incrociate, mentre un uomo in abito bianco esegue un rito sopra una
bassa mensa. In ultimo si alzano tutti con ordine e in silenzio; giunti davanti
all'uomo, ricevono un pezzetto di pane e un sorso di vino e ritornano a sedere."
Il lago era celebre anche in India ed il Mahabharata ne canta spesso la santità.
Era chiamato originariamente Manasa-ara. Se facciamo un salto in Brasile, vicino
ad Araquaya, su indicazioni di Homet, troviamo una tribù, cugina dei Carajas, i
cui componenti recano sul viso una incisione profonda che riproduce un disegno
rotondo simbolizzante il rito ebraico della circoncisione. Il nome della tribù è
Iavaeh, una parola semitica di origine sconosciuta che ci porta fra i Nefilim.
Una tribù che possiede interessanti leggende. Migliaia di anni fa vi era sulla
terra un solo popolo. Un uomo vecchissimo di nome Arunderi un giorno mise in
guardia le tribù dallo straripamento dei fiumi e consigliò loro di recarsi sulla
vetta della montagna per non morire sommersi dalle acque. Obbedirono. Arrivò la
pioggia che durò diversi giorni e notti finché la terra non fu sommersa. Seguono
i racconti di come furono inviati una tartaruga e un uccello per controllare il
livello delle acque. In pratica la creazione di un popolo scelto da Dio, che
diede i natali a tutti gli altri popoli. Si racconta che il Dio Kano-Siwa prese
le sembianze umane per sedurre una fanciulla di cui si era innamorato. Storia
affine alla leggenda di Zeus e Leda. Kano-Siwa, per fermare il sole (analogia
con Giosuè), chiese aiuto al padre Urubu-Reis (aquila reale ), detto dai Carajas
Ra-Ra-Tse-Ca (il Dio di tutto). Noto in Egitto e Medio oriente come Uraeus. Il
padre prima lo lasciò morire e poi lo resuscitò, rallentò il sole e creò un
nuovo mondo, una nuova vita (un legame con Cristo). Al tempo in cui gli animali
avevano la parola, il Dio Kano Siwa chiese ed ottenne di privare del fuoco gli
animali (storia simile Mediterranea e nel culto di Siva in India). Vi è anche la
leggenda sulla nascita del sole che vide protagonista un uomo di nome Ararareis
(da A-Ra-Ra che significa "Dio del sole" e Reis, Principe in semitico). Un
racconto ricorda la genesi biblica. In origine, vivevano al centro di un lago,
in fondo alle sue acque. Vollero venire sulla terra ma, al momento di ritornare
laggiù da dove erano venuti; un serpente con il suo corpo circondava il foro che
si trovava in mezzo al lago impedendone l'ingresso. Notevoli le somiglianze con
le storie delle sirene del "Rio Tapirape". In Brasile, nello stato di Marnhao,
vi è un lago sul fondo del quale vive una Dea "delle Acque" che canta. In
Colombia troviamo un lago dove vive "la Dea dell'Eldorado", che presiede alla
fabbricazione dei Rospi Sacri simbolizzanti Ra, Dio del Sole, comune in
Amazzonia, nato con lo stesso nome, nello stesso modo (dalle acque primordiali)
del Dio Egiziano. In lingua Javaeh il luogo ove era situata la capitale di
questo popolo è detto: Canaan. La festa principale della Tribù si chiama "Arua
Na" che significa "Nostra Arua", la nostra festa solare Arua. Festa in comune
con gli Aruas di origine mezza fenicia. Le navi Fenice erano alla testa di tutte
le flotte del Medio Oriente e navigavano nel Mediterraneo e nell'Atlantico.
Adoravano il Dio del Sole. Due le correnti colonizzatrici fenice: una dal
Mediterraneo all'America del Sud, l'altra, la più antica, giunse in Polinesia,
Patagonia, Africa e alle Rive dell'Indo. Sull'isola di Corvo, nelle Azzorre,
sono stati ritrovati oggetti Fenici. Un tempio fenicio è stato ritrovato
nell'arcipelago Bissagos, nella Guinea Portoghese. Presso i cugini degli Javaeh,
i Carajas, il figlio del Dio viene chiamato Siva ed è rappresentato da un
Lingam. Lo si ritrova nel pantheon Indù come Dio distruttore e Padre Costruttore
allo stesso tempo. Si trasforma nel dio Nysa, re delle montagne in groppa al
toro celeste con ai piedi un serpente arrotolato (come il dio solare Crom).
Dall'unione con Paravati nacque Skando, dio guerriero e Ganesa, dalla testa
elefantina. Uno dei simboli con cui viene raffigurato è un tridente, come
Nettuno, Poseidone. I Maya annoveravano un Dio con la testa di elefante
circondato da raggi di sole ed un serpente coricato ai suoi piedi. A Creta, in
Egitto, fra i Celti, nella Guinea Portoghese, in Argentina, il simbolo del dio è
un toro con un disco solare situato fra le corna. Forte il culto del toro in
Egitto, tanto da istituire due Serapeum, i sepolcri dei tori sacri al dio Api,
uno a Menfi e l’altro a Saccara. Il Dio indù del sole accompagnato sempre al
serpente Vrita e dalla sua sposa Sachi, nominato anche nel Rig-Veda, è Indra, il
Signore degli eserciti, e del cielo. Fra tutti gli uomini scelse Judhisthira e
lo condusse nel cielo. Geova fece lo stesso con Enoch ed Elia. Indra, Dio
dell'energia e della forza, è assistito dagli Asvin, dai Marut (Dèi dei venti) e
a volte da Visnù, più noto nel pantheon Indù che in quello Vedico. Visnù è
accompagnato dalla sua sposa Laksmi, Dea della bellezza e della fortuna, mentre
cavalca Garuda. Viene rappresentato anche sdraiato su Ananta, mentre dal suo
ombelico spunta un loto d'oro, dal quale emerge Brahma, guardiano dei Veda,
dalle quattro teste barbute, a sua volta raffigurato con Sarasvati e con un
cigno sacro (Hamsa). Visnù aveva dieci discendenti chiamati Avantara, fra i
quali un pesce che salvò Manu dal diluvio; la tartaruga che sostiene il monte
Mandara; il nano Vamana che con soli tre passi si impadronì dei tre mondi
dominati dal gigante Bali; Rama eroe dell'epopea e Krishna, auriga di Arjuna.
Indra figlio di Tvasrt, chiamato Dyaus cielo, è il Dio che sconfisse gli Ausura
e i Titani. La solita storia è riportata dalla mitologia greca e romana. Si ha notizia che un disegno rinvenuto a Palenque somiglia ad
un Semita. Scrittori come Taylor Hansen, Cieza de Leon, De La Vega, Simone
Waisbarg, Kolosimo ed altri, che hanno indagato su quanto raccontato dagli
spagnoli durante la loro invasione nelle Americhe, ci presentano un gigante
bianco, barbuto, con un tridente, che regge una catena alla quale è legato un
serpente mostruoso. Identificato dagli Iberici con San Bartolomeo, simile al
Nettuno di Platone (Poseidonis di Atlantide); che raffigura il "dio bianco"
Viracocha, il creatore del mondo, al quale era consacrato il tempio di
Tiahuanaco (città chiamata Chuquiyutu da Diego D’Alcobada), palazzo definito la
vera ottava meraviglia del mondo per le sue dimensioni. La sola sala del trono
era 48 metri per 39. Gli spagnoli parlano di sessanta giorni e sessanta notti di
pioggia incessante. Dopo il Diluvio, Viracocha si stabilì nell'isola sul lago
Titicaca e plasmò gli uomini d'argilla e vi soffiò dentro la vita, insegnò loro
il linguaggio e le scienze, i costumi e li distribuì nel mondo volando da un
continente all'altro. Si diresse poi a Tiahuanaco; da qui inviò due emissari a
ovest e a nord. Lui prese la strada per Cuzco. Sopra una carta geografica
possiamo tracciare la cosiddetta "Rotta di Viracocha" che passa da Pukara, città
distrutta dalla caduta di un fuoco dal cielo, come avvenne per Sodoma e Gomorra.
Pukara è equidistante sia da Tiahuanaco che da Cuzco. Viracocha inviò il figlio
verso Pachacamac a "regolare i solstizi". Se tiriamo da questo punto una linea
verso Pukara e consideriamo il percorso del sole, avremo un angolo di 24° e 25'.
Nel solstizio d’inverno la declinazione del sole sarebbe di 24° e 8'. Oggi
l'angolo avanza a 23° e 27'. Da calcoli specifici è stato determinato che l'anno
in cui avvennero queste cose era il 3100 a.C. Gli studiosi di Morley pongono
l'inizio della civiltà nel 3113 a.C.. Studiando l'Unità di misura Americana,
comune a tutte le culture del continente, Maria Scholten scoprì che la data
iniziale degli Atzechi era il 3100 a.C. Secondo il Centro d'investigazione
Archeologica della Bolivia, il più antico strato di Tiahuanaco risalirebbe a
3130 a.C. L'America, in pratica, misura il tempo dall'arrivo di un Dio sul
pianeta, che i Peruviani chiamarono Viracocha e i Messicani Kukulcan o
Quetzalcoatl. Altri appellativi attribuiti a Viracocha erano: spuma del mare,
Huaracocha, Conticci, Kon Tiki, Thunupa, Taapa, Tupaca, Illa. Inoltre era
considerato l'architetto, il costruttore, l'insegnante, il guaritore e possedeva
"l'arma del fuoco celeste". Successivamente Viracocha si diresse a Cajamarca e a
Puerto Viejo. Da qui se ne andò attraversando il mare camminandoci sopra, cioè
utilizzando il veicolo che lo aveva condotto sulla terra. Il viaggio pianificato
e l'istruzione dettata al popolo fanno supporre che appartenesse ad una cultura
avanzata di origine "non terrestre". Non rimane che citare le storie che parlano
degli Asar, che volavano nel cielo con macchine descritte come "fionde d'oro"
che riuscivano a "frantumare le montagne". Nella storia del Diluvio, che
cancellò Aztlan si ritrova, dopo un esodo verso una nuova terra, un personaggio
di nome Mexi che ricevette, a Tenochtitlan, i comandamenti da un Dio chiamato
Huitzilopochtli, colui che sta nel seno della terra, un dio vulcanico, che
apparve "sulle ali di un uccello" in cima ad una montagna. Altre analogie con la
Bibbia si ritrovano nella eliminazione di alcuni ribelli: Jehova, sceso dalla
sua "nube", uccise 14.700 ribelli seppellendoli vivi; Viracocha strappò loro il
cuore. Quando si eressero i templi al Dio si fece festa; al Dio israelita furono
sacrificati 22.000 capi di bestiame, in Messico 22.000 uomini. Trentaquattro
anni dopo la loro costruzione, entrambi i Templi, furono distrutti: Gerusalemme
da Sesac nel 925 a.C., quello messicano da Cortes nel 1521 d.C.. Elena Blatvaskj
proclamò che il Panteon, ovvero la Teogonia Nahua, Aria, Brahamanica, Greca,
Romana erano identiche e prossime a quella che scomparve con Atlantide. Irochesi
e Atzechi avevano il culto dei quattro Dei del Vento (i punti cardinali): Xipe
Totec, il rosso, l'est; Queztalcoatl, il bianco, l'ovest, il sole nascente
origine dei Nahua; Tezcatlipoca, il nero, il nord, dio della notte e
Huitzilipochtli, l'azzurro, il sud. Sopra di loro il due volte Dio Omeoteotl
che, secondo i Nahua, è "colui che governa l'energia" e genera quattro figli,
cioè i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco. Ometecutli è lo spirito
tonante e Ometecihuatl il serpente acquatico. Queztalcoatl proviene da Venere,
come l'omonimo Irochese Tiahuizcalpantecult. Così troviamo Centzonhuitznahuan,
con la testa nel seno delle onde, e corrisponde allo Zenit; come il dio delle
onde Ea; Poseidon; Nettuno. Fu proprio Taylor a raccontare che, fra gli Apaches
in Arizona, Tiahuanaco era considerato un centro del loro leggendario passato e
descrissero, senza mai averla vista, la statua del Bianco Barbuto. La statua
colpì particolarmente gli archeologi: rappresentava un Dio che stringe in ogni
mano una spada in posizione verticale, col significato di amicizia, ma entro
certi limiti. La spade sono ad angolo retto in modo da formare, con gli
avambracci e con la testa, un tridente, che gli Apaches indicarono come il loro
segno di riconoscimento. "Là, dove si alza la statua, è il luogo della nostra
origine". Un vecchio saggio raccontò a Taylor che vivevano nell'antica terra del
fuoco molto tempo prima del diluvio, il paese era il cuore del mondo. La
capitale era immensa, la terra molto estesa, le montagne le più alte e nelle
loro viscere viveva il dio del Fuoco che, un giorno, infuriandosi, distrusse la
terra. La gente fuggì sul mare verso occidente. Ovunque nel paese sorgevano
templi dedicati a Viracocha. Più di una volta gli spagnoli testimoniarono di
aver trovato individui di razza bianca, addirittura biondi e recenti
ritrovamenti archeologici lo hanno confermato. E siamo giunti ad un altro numero ricorrente, come il numero sette, nelle tradizioni dei popoli: il 12.
APOLLO Apollo era il dio del sole degli Ieropolitani della Siria
raffigurato con barba e mantello a forma di scudo bordato di serpenti che si
diramano fino sul dorso, identificato con Crom e menzionato anche nel Libro dei
Morti Egiziano. Adorato nella Provincia Vestmanland, Svezia, dove il suo carro
era trainato da Cigni, mentre nel Mediterraneo troviamo un carro tirato da
cavalli. Fetonte era figlio del dio del sole e auriga del carro del padre, il
quale fu costretto ad abbatterlo poiché Fetonte ne perse il controllo. Si
configura con Elio figlio del titano Iperione e di Tia. Per l'Ellade, era Dio
degli uomini e figlio di Zeus-Giove, Jupiter Dianus. Apriamo una piccola
parentesi per specificare che Zeus deriva dal sanscrito Dyaush-Pitir, padre
degli Dei e massima divinità delle tribù ariane che si stabilirono in Grecia. Va
aggiunto anche che, quando furono scritti i Veda, aveva perso molta della sua
importanza e col nome di Dyu era divenuto uno degli otto Vasus appartenenti al
culto di Indra. Questi, insieme al Dio Agni, era in possesso dell'arma Agneya.
Agni per i latini è il padre splendente detto Phoibos. Assimilato a Xantos il
biondo Chrysocomes dalla capigliatura d'oro. Per i Danubiani diviene Belenus, lo
splendido, per gli Inglesi Balan, noto anche come Balin, Belinus, Belinas (Belin
il venusiano), cioè Elinas padre di Melusina, chiamata anche Levisina,
Eleuisina, fata, dalla forma di un serpente volante. Per i Galli è Granus, per
gli Indù Bala (Bala-Rama), Osiride per gli egizi, sposo o fratello o compagno di
Belisama (simile alla fiamma), venusiana iniziatrice assimilata a Minerva.
Apollo è anche Lug figlio della Dea Madre dei Celti chiamata Danu, Donu o Don.
Eroe dei Tuatha De Danan, tribù celtica situata, venendo dalla Terra dei Tumuli,
al di là della regione delle brume e del grande fiume oceano, che si stabilì in
Irlanda cinquemila anni fa. Lug significa luce (lux), viene identificato con gli
Dèi civilizzatori Gwydion, Ogmios e Odino di origine misteriosa (di un diverso
pianeta?). La tribù di Dana appartiene al Dio Dana. In pratica la Corte di Don
(Llys Don), modo con cui si designa anche la costellazione di Cassiopea. Dana ne
è il pianeta maggiore. Odino chiamato anche Wotan, era il dio germanico della
guerra, creatore e ordinatore del mondo, padre della civiltà. Armato della
lancia fatata Gungnir, datagli dal nano Brock, capace di colpire sempre il
bersaglio prima di ritornare fra le mani di chi l’aveva lanciata. Wotan era
riconosciuto anche in Guatemala, presso gli Aztechi, gli Zapotechi, fra i Maya,
seppur con significati diversi. In Perù gli indigeni lo chiamavano Guatan "vento
a turbine". Gli spagnoli nei loro resoconti testimoniano di aver visto nei
templi molte statue che lo rappresentavano. Wotan aveva il suo Walhalla e le
Walchirie che guidavano le anime degli eroi. Alla mente torna la storia, narrata
da Diodoro Siculo, di una regina delle Amazzoni che combatté gli Atlantidi e si
alleò con Horus. E cosa pensare del "vento a turbine" Wotan? Nel Pantheon
germanico si narra la storia della Dea Frigg che invia la sua ancella, Gna, in
diversi mondi. Gna utilizza il cavallo magico detto "scalpitante" in grado di
"viaggiare sopra la terra e i mari innalzandosi in aria". Quale significato può
assumere il seguente passo del racconto: "…Gna incontrò in aria alcuni Wanen
(Vani) stranieri…". Il nordico Thor con il suo martello "tonante", il "Mjolnir",
era considerato il signore dei Wanen tedeschi che "rendono insicuri gli spazi
aerei". (In sanscrito è il Tanaytnu dei Veda). Dopo che gli Dèi germanici
sconfissero i giganti, gli esseri sovrannaturali, crearono il mondo e si
divisero in Asi e Vani, in lotta fra loro. L'Apollo dei Galli e degli Irlandesi
è figlio di Arianod (ruota d'argento), unica figlia della Dea Madre; ricorda
apparecchi volanti che nella mitologia Indù trasportarono gli antenati dal cielo
alla terra attraverso la "Via di Aryaman". Lug, l'irraggiato, che nessun mortale
può guardare, richiama l'irraggiamento di Mosè, Esodo XXXIV 29, che sceso dal
Sinai si coprì il viso con un velo per proteggere quelli che lo avvicinavano.
Eroe, dall'aura chioma figlio di Latona, dea della Notte; il Baal dei Fenici, il
Bel degli Assiro Babilonesi, la Grande Stella Splendente dei popoli Americani
(forse la rappresentazione di Venere). Lug o Apollo, quindi, è associato ai
cigni e al disco solare. Centinaia di battelli con dischi solari sono stati
ritrovati nello Jutland. Un carro d'oro con tanto di disco a Syra. Nell'isola di
Seeland, Danimarca, un carro di bronzo con un disco d'oro. Navi identiche a
quelle dell'Europa del Nord e del Brasile preistorico sono state trovate a
Troia. Le navi normanne, dalla prua a forma di Cigno, con Scudi tondi sospesi
alle fiancate, rappresentanti il disco solare sono uguali a quelle dello
Jutland. I normanni sono arrivati in Francia, Spagna, Portogallo, Sicila,
Ungheria, Roma, Canarie, Azzorre, Madera. Stessi ritrovamenti a Tel-El-Amarna in
Egitto. Il culto del Cigno lo si trova a Nackhalle (Svezia), Magdeburg
(Germania), Colombrin (Irlanda). Scudi decorati dal "fiume Oceano" ove i cigni
scortano sempre il Disco Solare, sono descritti da Omero quando parla dello
scudo di Achille forgiato da Vulcano, il quale, nel bordo, vi raffigurò il
"Fiume Oceano". Esiodo ha scritto un poema sullo scudo di Achille: "L'oceano
sembrava ondeggiare intorno a questi scudi. Cigni volavano per l'aria, altri
nuotavano sulla superficie delle acque". Come faceva Esiodo a vedere Cigni nel
Mediterraneo? Ancora cigni nell'Ungheria preistorica, quando questo animale era
sconosciuto. Nella Gallia Celtica si trova anche la Ruota Solare con il disco e
l'ascia a doppio taglio. Imbarcazioni votive nell'Isola di Marajo, Amazzonia, e
nel Tocantins; simili a quella di origine Etrusca trovata a Vetulonia. In
Scandinavia e Irlanda una Dèa regnava su dodici fiumi ghiacciati raffiguranti
gli Dèi minori. Il nome di uno di questi era Thor. Tor (toro), invece, era il
Dio del sole El, raffigurato con barba e corna dai Cannaniti, col titolo di
Abadan, figlio di Baal. Tyr era il nome della città del dio fenicio El, noto con
il nome di El-Yom (il giorno, la luce), circondato da Balim (le forze della
natura), ovvero Baal, dio solare di Tyr. Riconosciuto anche dai Celtiberri
dell'Irlanda e della Gran Bretagna. Teshub, Dio delle tempeste urartiano, è il
Burias indoeuropeo, colui che fa luce; è il Meir semitico, colui che illumina i
cieli. Ritroviamo il Dio del Tuono del fulmine dei Cannaniti, per i quali
cambiava il nome in Hadad quando si trovava seduto sul toro. L'Adad dio delle
tempeste degli Amurriti. Adad in accadico, Ish.Dur in sumero. Figlio di Enlil, a
lui vennero assegnate le terre nord occidentali, l’Asia minore e le isole del
mediterraneo, che divennero la sede della civiltà Greca; era raffigurato su di
un cocchio trainato da un Toro, con tridente e un fulmine in mano. È Ramanu,
sposo e zio di Inanna di Uruk, detta Inni, la Venere dei Sumeri (Ir.Ni.Ni. o
Ishatar. La signora forte e fragrante, regina delle terre di Aratta, che poteva
volare grazie al suo "Me". Quest'ultima un'entità fondamentale nella religione
Sumera. Quando Inni appariva nel cielo irradiava una luce accecante che
distruggeva le case dei nemici. Figlia di Sin (accadico) Nar.Nar (sumero). Dèa
adorata nella Valle dell'Indo (la terra di Aratta?). Una statuetta che la
raffigura è venuta alla luce anche negli scavi effettuati ad Harappa. Afrodite
per i greci, Astarte per ebrei e Cannaniti; Ishtar per ittiti, Assiri e
babilonesi, che volava su una "barca del cielo". Ashtart nell'isola di Creta;
Anat in Ugarit; Astaroth in Ambracia, una regione dell'Areto, simbolizzata fra i
Pelagi e Fenici con versi sacri a forma di fallo. La dea venusiana dell'Egitto è
Athor (Iside stella del Mare), la signora di Byblos dei Fenici sposa del Toro
Mneis detto El o Baal. Dea dell'amore, della bellezza, una Orejona come quella
degli Incas (orecchi perforati, usanza adottata per riconoscersi); Edjorh o
Adjorh, che significa notte, l'Afrodite degli antichi scozzesi. Il più antico
segno venusiano del Toro corrisponde alla venuta dei primi iniziatori diecimila
anni or sono. Baal-Adad come dio dell'Atmosfera, sempre associato al Toro, si
ritrova nell'isola di Pasqua, nella Colombia Britannica e a Tel El Amarna in
Egitto. Baal nella Cabala viene raffigurato in un loto stilizzato con un
serpente a due teste e nello stesso modo anche a Mohenjo Daro. Ugarit gli
attribuisce pure un padre chiamato Dagon, divinità Cananea, il cui culto si
diffuse da Mari (3000 a.C.) in Babilonia, fino in Assiria, Cappadocia, Siria e
Palestina. Assimilato a Enlil, era considerato anch'esso Dio dell'Atmosfera,
venerato anche come dio del grano in Fenicia (Dagan) e della fertilità. Secondo
la Bibbia era una divinità dei Filistei e aveva un tempio ad Ashod, distrutto
nel 147 a.C. da Gionata Maccabeo. Abbiamo detto che la Dèa Scandinava che
comandava dodici Dèi minori era Ra, considerata la Dèa del Sole, e lo era anche
in Polinesia, Tartaria e nelle Ande Brasiliane. Il principale dio del sole egiziano era Amon-Ra,
figlio di Ptah, il Creatore, che aveva fatto emergere le terre dalle
acque alluvionali ed era giunto in Egitto da altri luoghi, forse dal
Nord (Crom?). Ptah comparve al re di Menfi col suo carro celeste e gli
ingiunse di celebrare gli anniversari del suo regno "per sei volte
centomila anni". Per i Greci era Hephaistos, che in seguito si fuse con
Sokaris, Dio dei morti, rappresentato con la testa di falco. La dea più
importante era Hator, proveniente da Atfih, raffigurata con corna di
mucca tra le quali spesso veniva posto il sole che tramonta. Rivale di
Mut dalla testa di Leone, adorata a Tebe, dea della guerra e sposa di
Amun. Altra dea della guerra era Sachmet, anch'essa dalla testa leonina,
dea di Menfi, che sputava fuoco sui nemici. Il Toro era adorato a
Eliopoli, era noto come Mnevis, detto dagli egizi "On". Il re e dio
della città era Harachte, dalla testa di falco e rappresentato col disco
solare alato; più noto come Horus o Horo. Figlio di Osiride e Iside
nominato "medico della casa di Ra". Ra o Re, il sole, la luce creata da
Atum, la più antica divinità cosmica che si posò su di un tumulo di
terra da lui stesso fatto sorgere dalle acque, il famoso colle
primordiale, per donare la luce al mondo. Si incorporò con Ra dando vita
a Ra-Atum, simbolo di vita e di salvezza. Assunse le sembianze di un
uccello, il Bennu, e volò sul Benben. Una pietra nera a forma di
piramide, adorata da sempre nel centro religioso di On, noto come
Eliopoli, sulla quale si riteneva si fosse rivelato sotto l'aspetto di
un uccello (La Fenice). Ra-Atum masturbandosi creò il Dio dell'aria Shu
e la Dea dell'Umidità Tefnut. Dall'unione dei quali nacquero Geb e Nut,
la terra e il cielo. Identificato con Ermes Trimegistos, Enoch per la bibbia, alto
sette cubiti (proprio sette), l’onnisciente, conosciuto come Thut, Dehuti,
quello di Dehut. Era anche colui che poteva controllare "l'acqua originaria
Nun", ossia lo spazio cosmico. Dio della medicina. Edris per il Corano, Enoc il
Settimo patriarca per gli Ebrei e Orfeo per i Greci. La storia di Enoc si fonde
con quella di Ermete, entrambi nascosero i libri della sapienza sotto le colonne
di Mercurio per poi scoprire che la scienza era stata trascritta proprio sulle
colonne. Ecco quindi il Primo Ermes, il dio Thoth, dio delle scienze inventore
dei geroglifici, della matematica, dell'astronomia e della medicina, la mente
unica creatrice dell’universo. La sorgente del mondo, il potere della volontà
che trasforma il pensiero in materia. Come citano i testi egizi: "Ciò che emana
dalla sua bocca diviene. Egli parla e la parola prende forma." Thoth è il
contabile dell’universo, la sorgente di tutte le leggi naturali, il pastore
degli uomini e il veicolo di conoscenza, il rivelatore nascosto. Giudice finale
che vaglia la verità, i nostri pensieri, le nostre parole, le nostre azioni,
presiede alla pesatura del cuore e determina chi può essere ammesso al regno dei
cieli. Nel libro del respiro insegnava agli uomini come divenire Dei, attraverso
il controllo del respiro. Thoth tramanda l’antica saggezza scritta su sui rotoli
che nasconderà in due colonne situate una a Eliopoli e l’altra a Tebe. Solone
narra che su di esse vi era incisa la storia di Atlantide. Erodoto scrisse che
una era d'oro puro e l’altra come di smeraldo, capace di risplendere di notte
con grande brillantezza. Thomas Taylor raccontò di aver letto che tali colonne
furono rinvenute nelle caverne vicino a Tebe. Tante le storie riguardo alle
colonne e tanti i personaggi che le hanno menzionate, Achille Tatius,
Crisostomo, Laerzio. Giuseppe racconta che al suo tempo esistevano ancora ed
erano state erette da Set, ma non quel Set, Tat, Thot, Sat, che erano la stessa
persona. Furono i figli del Drago, i figli del Dio Serpente a costruirle, cioè
coloro che venivano identificati come gli Ierofanti Egiziani e Babilonesi prima
del diluvio, insieme agli abitanti di Atlantide. Di queste colonne parlò anche
Erodoto e da queste colonne arrivò il sapere in Egitto. Thoth ci porta a Ermes,
chiamato Mercurio dai romani, figlio di Zeus e Maia, a sua volta figlia di
Atlante. Nato sul Monte Cilene in Arcadia, è noto come Dio della fertilità, dei
sogni, protettore delle greggi e della natura, messaggero degli Dei, conduttore
dei morti nell’Ade. Colui che aiutò le tre Moire a comporre l’alfabeto, che
inventò l’astronomia, la scala musicale, una cetra a sette corde, l’arte del
pugilato e della ginnastica, la bilancia e le misure di capacità, la
coltivazione dell’ulivo. Secondo la dottrina Indù Ermes e Buddha erano la stessa
persona; nell’ordine genealogico egizio Ermes è il figlio del grande Thoth, Dio
di tutta la conoscenza nascosta. Il sacro numero abbinato ad Ermes è il quattro,
con il quale si indica la materia, la sostanza delle cose. Quattro sono gli
elementi, i punti cardinali, le regioni celesti egizie, i figli di Horus, i vasi
canopi, i figli della terra, i bracci della croce. Disquisendo riguardo al
termine Herm o Herma scopriremo che il suo significato è "pile di pietra",
confine, limite invalicabile. Alla frontiera con la Palestina si eleva la più
alta sommità della regione, il Monte Hermon, luogo della discesa dei duecento
veglianti, il luogo proibito, il confine che marca il punto dove Mosè si
arrestò.Ermopoli, Ermontis, Hermon, Ermopcrates costituiscono un unico fenomeno
formatore della prima scena della civiltà che proseguirà il suo cammino con la
forma della Cristianità. Esiste una casa a Tebe che porta il nome di Ermontis; i
re che venivano incoronati qui erano associati al processo di unificazione delle
province egiziane, questa casa era un luogo consacrato al culto solare. Ermes è
anche il nome di un pianeta minore scoperto nel 1937, un asteroide che con
un’orbita eccentrica passa molto spesso vicino alla terra. Nel gennaio del 1938
si avvicinò di circa 485 miglia. Ermes Trimegisto è il riconosciuto autore della
Tavoletta Smeraldina, ossia della descrizione delle leggi naturali della materia
e dell’universo. La tavoletta è un antico artefatto, una sorgente di alchimia e
scienze ermetiche condannata dal potere patriarcale dei sacerdoti egiziani,
dalla chiesa medievale e dai nostri moderni capi politici e religiosi; ove sono
codificate misteriose espressioni che la rendono una possente formula per
raggiungere una trasformazione spirituale e accelerare l’evoluzione della specie
umana attraverso il raggiungimento dei più alti stati di coscienza. Sarebbe
stata modellata in un unico blocco rettangolare di verde cristallo, o di puro
smeraldo, con lettere in basso rilievo di uno strano alfabeto sconosciuto,
simile all’antico fenicio, definita da chi ha potuto osservarla un accurato
lavoro artigianale. I riferimenti ad una mente, una sola cosa e la relazione fra
il Sopra i il Sotto, riportati su tale Tavoletta sono stati evidenziati in molti
papiri egizi fra i quali quello di Ani e nel Libro dei Morti. Gli egizi con i
loro simboli esoterici hanno nascosto la vera natura di Ermes; dalle vecchie
leggende emergono tracce di misteriosi viaggiatori giunti in Egitto dodicimila
anni fa in possesso di un potere tecnologico e spirituale trasmesso attraverso
la tavoletta di smeraldo. Il famoso Zep Tepi quando esseri divini vivevano in
terra e regnavano in Egitto. E riguardo a Thoth emergono altre storie. Singolare
che Manetone, nel raccogliere le storie dell'Egitto, parli di quattro periodi
dinastici prima del regno dei faraoni, in tal modo nel 10.700 vi era il regno di
Thoth, "colui che calcola i cieli", il misuratore della terra. Questo
coinciderebbe con l'era che vede l'intaglio dell'orologio stellare Stonehenge,
posizionata unicamente sui cicli lunari; Thoth era anche il dio della Luna. Un
racconto egiziano narra di un calendario conteso tra Ra e Thoth, nel quale
risulta che quest'ultimo era partito da una terra remota. Coincidenza?
Ricollegandoci alla "collina primordiale" notiamo che la parola "Tepe", cioè
collina o montagna vulcanica, ha lo stesso significato in molte parti del mondo:
in Medio oriente (ittiti), Albania, Montenegro, fra gli Indiani Americani, in
Polinesia, Grecia, Persia, Isola di Pasqua, Valle dell'Indo, Aztechi, Messico;
lo aveva perfino per i Cro-Magnon. Wai-Ra era il Dio del sole delle Hawai, (Wai
= sole, Te= Dio da cui Wai-Te-Ra, ossia la montagna del dio sole Ra). Una delle
isole, Sa-Wai, in lingua semita significa "il più antico" e in lingua Thaitiana
"l'Universo". In Polinesia si crede che l'anima ritorni alla dimora del Sole,
cioè al Ka-Wai (il Ka degli egizi). Yo è l'altro nome del Dio del sole
Polinesiano. Oiv, il Dio della Trinità dei Celtiberri, è in evidente rapporto
con l'Aun dei Veda, che ricorda l'Iod ebreo detto, dagli gnostici Ioa, (Iov in
Ungheria). Tupan è per gli Amerindi il dio del Tuono e del Fulmine e la fumata
dei vulcani e delle eruzioni, è il Grande Dio del Mondo per il Brasile e in
Amazzonia un tempio porta lo stesso nome. IL DIO, L'ACQUA E LA DEA MADRE Ea è il grande serpente delle acque, padre di Marduk,
rappresentato con la forma di un pesce dai Caldei (come Cristo al tempo
delle catacombe). Per i Caldei era anche il Serpente del Fiume Oceano
che circonda la Terra e che origina il mito Sumero di Tiamat, ove spicca
la figura di Ea-Enki di Eridu, signore delle acque salmastre. È il
grande pesce delle Hawai collegato a Nommo, il dio anfibio, giunto sulla
terra a bordo di "un'arca piena d'acqua", "un vascello volante simile ad
una fiamma" che si è spenta quando ha toccato terra. Nommo è
l'istruttore dei Dogon; colui che ha insegnato loro ciò che riguarda
Sirio, il suo compagno, il suo peso, che ha parlato dell'anello di
Saturno e delle 4 lune di Giove, della rivoluzione della terra. L'Uomo
Pesce chiamato Seiren proveniente da Sirio (Serios). Per l'Egitto aveva
un compagno "oscuro" di nome Anubis (Sirio B). Sothis (Sirio) regolava
il corso del Nilo. I Dogon dicono che Nommo "divise il suo corpo fra gli
uomini per nutrirli" e "fu crocefisso su un albero per poi essere
resuscitato" (come Osiride e Gesù). Diviene Oamnes per i Sumeri e si
ricollega ai Kappas, "esseri dei Canneti". Siamo tornati nuovamente
intorno al Titicaca, ove sembra che siano state viste dai sommozzatori
molte città sommerse sul fondo del lago. In Giappone al Tempo di Elan
(IX÷XI a.C.), anfibi legati a veicoli simili a conchiglie (l'arca di
Nommo) si "muovevano a gran velocità sia sulle acque che in cielo".
Bipedi con arti palmati con tre dita a uncino, pelle serica, lucida,
grandi orecchie, naso a proboscide terminante dietro le spalle in una
gabbia a forma di cassetta, cappello con quattro "aghi" che ricordano il
Dio elefante indonesiano Ganesa (Ganesh). In Antiochia era adorata Attis
che muore e resuscita dopo essersi bagnata in un fiume. Spontaneo il
collegamento con Orejona. Anche la Bibbia ha la sua creatura marina, il
Leviathan, un serpente alato (Nahash Baraian), o tortuoso (Nahash
Aqalaton). Il suo corpo composto di squame, come scudi fusi insieme; il
suo starnuto è uno splendore di fuoco, gli occhi come le ciglia
dell'aurora, dalla sua bocca escono fiaccole di vivo fuoco, dalle froge
fumo; quando si rizza tremano gli Angeli, dietro a lui risplende il
sentiero e nel suo interno grandi lampade sono sospese (il pesce di
Giona?). Il Dio dei Maori, Maaui, "pescatore di terre", comune nelle
isole del Pacifico, ha relazione con l'acqua e con strumenti atti al
volo. Il mito dell'acqua primordiale della Dea Madre, si ritrova
ovunque, l'acqua che sgorga, l'acqua "madre di ogni vita". Alom per i
Quiches, Manu la divinità creatrice di mondi, Mani la forza creatrice
degli Indiani, Mani-Tu il Dio creatore dell'America del Nord. Per gli
Assiri e i Babilonesi Ninti, la Dea che diede i natali alla razza umana,
la Signora della Vita e, come Eva, la signora della Costola. Madhava
(Maria) la Vergine Madre di Buddha; Maha l'intelligenza prima, la
manifestazione del Verbo. Mat-Syra-Zmlya la Dea Madre dei russi. In
Egitto Marca o Marica, ossia la Vergine Madre di nome Maria. Un altro
punto in comune col Cristianesimo e la vita di Gesù. Krishna nacque
prima di Gesù da una donna pura e vergine di nome Devaki; e così fu per
Buddha, Lao-tse, Kungfu-Tsu, Quetzalcoatl, Marduk, tutti nati da donne
vergini dopo un'"annunciazione" e l'intervento dello "spirito santo".
Tutti hanno in comune la compagnia degli angeli e la visita di "magi".
Nell'Egeo, Creta e Mesopotamia troviamo Ma o Mata, ovvero "Donna di ogni
forma di Vita e di fertilità". Ma, in semitico, significa "Acqua". La
Maut o Mut Egizia. La Maya regina dei cieli di Pitagora. La figlia di
Atlante dei greci, di Brhama il Creatore. La Mariam degli Etiopi e la
Miriam degli Ebrei. Maya è anche il nome del popolo che si dichiarava
proveniente da Atlan o Aztland, come gli Incas venivano dalla porta ove
sorge il sole. Maya è il linguaggio che i Greci comprendevano e l'impero
nei confini del quale convivevano popolazioni bianche e nere
(manoscritto di Chichicastenango). Mana-Quilla, la dea Inca protettrice
delle donne sposate e future madri. Mama-Cocha, l'acqua piovana che
fertilizza la terra (Inca). Pacha Mama, adorata da un popolo che abitava
il centro Preincaico di Tiahuanaco della quale era "l'acqua, madre di
ogni vita". Una statua messicana, uguale a quella di Artemide ad Atene,
simboleggia la Madre-Terra. Esistono chiare similitudini con Hera,
Giunone e Gea, la terra. La Giunone dei popoli dell'altipiano peruviano,
madre del genere umano, era Orejona. IL SERPENTE Vedi la Dèa Mertserger, serpente e avvoltoio degli Egizi,
l’Ureus, la Barca cosiddetta solare di Karnak, che vola da un orizzonte ad un
altro, il cui scafo è un serpente, l’Ureus sacro; scolpito sui frontoni dei
templi e raffigurato da due serpenti alati. L'Ureus adorato dalla setta Agnotè
dei Celtiberi nella città di Pol-De-Leon. Il disco solare di Ra in Colombia; Dio
della luce in India, conosciuto col nome di Agni. In Egitto il sole viene
rappresentato come un serpente con la coda in bocca, stessa usanza fra gli Hopi
e i Maya; è pure la rappresentazione di Siva. Rappresenta la saggezza Extra
Umana. Il serpente a spirale lo si ritrova fra Fenici. I Naga sono i serpenti
della mitologia indiana. Agrippa di Colonia identifica l'albero del Sapere con
il serpente e con il fallo, nello stesso modo viene identificato nella Genesi
cap. III. Serpente e Fallo originarono i Menhir, Dolmen e Obelischi (da Obelos
cioè "spiedo"), serviti per rappresentare il Dio del Sole Crom-Ra. Anche in Perù
si trovano disegni di falli dipinti sulle urne dell'Isola di Marajo (Rep.
Domenicana, Foce del Rio Amazzoni), come nel ritratto di Iside mentre cerca il
fallo di Osiride. Il Lyngam, nei miti indiani Algonquini del Nord America, con
il serpente avvolto in un cespuglio, che si torce come se bruciasse, ricorda il
cespuglio ardente che vide Mosè. Bassorilievi Inga identici, datati dodici o
quindicimila anni fa, si trovano nell'isola di Pasqua; a Mohenjo Daro; nel
Dahomey e in Egitto, da dove siamo partiti con Osiride. Va aggiunto che Inga, o
Inca, era il luogo dal quale veniva la tribù ismaelita (semita) di Canaan dalla
quale derivarono i Fenici. Chiamati così dai Greci a causa del colore rosso in
greco appunto "phoeniken". Il capo supremo fra i fenici riceveva l’appellativo
di "Inca". Maco Capac (si pronuncia Mago Gapag) era il titolo che venne dato al
generale colonizzatore Amilcare Mago Barga, generale Cartaginese capo delle
forze Fenicie, morto nel 500 d.C. Il dio fenicio dei viaggiatori si chiamava
Melcart e, guarda caso, in Perù ad Arequipa, vi è il Tempio di Melgart collegato
a Cuzco e Puno a mezzo del "camino del Inca", dedicato a Manco Capac. Infine il
primo imperatore peruviano viene descritto: alto, biondo, di pelle bianca, occhi
chiari e naso aquilino. Il Dio dei Fenici fu Baal Samin che significa "Signore
che è nei cieli" e la sua dimora era la "grande pietra conica". Questo ci
riconduce alle piramidi e all'Egitto. Anche esaminando l'atto della creazione,
l'inizio del tutto, si trovano denominatori comuni in ogni usanza. In India
l'inizio è Visnu disteso, immobile su di un cobra dalle mille teste; entrambi
sono situati sopra un oceano di latte. Il serpente Ananta rappresenta l'assenza
del tempo, l'eternità. Anche in Egitto si ritrova l'oceano primordiale, il Nun,
origine di ogni cosa. La distesa delle acque chiamata Nammu, madre del cielo e
della terra, che per i Sumeri era il Caos. Il concetto venne ripreso dalla
Bibbia, quindi per tutti esiste un Caos iniziale dal quale tutto ebbe origine.
Per i Greci era un vuoto pieno di potenza privo di organizzazione; per il mondo
germanico era uno spazio vuoto ove a settentrione ponevano il Niflheim, il paese
delle nebbie e delle tenebre, a sud il Muspellsheim il paese del fuoco e del
benessere. C'è da chiedersi per qual motivo hanno usato un nome come "Niflheim"
che ricorda tanto il popolo dei "Nefelim". I cinesi raffiguravano il caos come
un otre, mentre i Giapponesi come un oceano d'olio. Panku divise il suo corpo di
gigante creando gli elementi. Gea e Urano generarono i Titani come Oceano e
Crono, quindi in tal modo si crea la vita e il tempo, che dona ordine agli
eventi. Ma al di là della ricerca del principio vitale che mosse il creato e
originò le varie genie di Dei, in ogni popolo, in ogni Pantheon, ognuno doveva
fare i conti col destino, il fato. Odino seguiva i decreti delle Norme, tre Dee
del Destino (Urd, Skuld e Verdandi), Zeus seguiva le orme delle Moire. Brahma
generò l'uomo su progetto e ordine di Maya. Per concludere ritorniamo ad Osiride
per ribadire che fa parte dei miti Egizi e simboleggia tutti i fenomeni di
natura ciclica, come la vita e la morte, e che contiene una vicenda e un
pensiero precristiano del quale l'Egitto sembra esserne la culla. La fonte del
Cristianesimo si trova nei culti ellenistici dei misteri, provenienti da antichi
culti egizio-orientali. Il culto di Attis, Dionisio, Mitra e Iside, contengono
ciò che si trova nell'odierno cristianesimo. Nel nome di Mitra e di Dionisio si
guarivano i malati, si risuscitavano i morti, si contemplava un battesimo, si
praticava la comunione con tanto di ostie e vino, per rappresentare il corpo e
il sangue della divinità. Come abbiamo visto era contemplata la nascita mediante
la penetrazione di un raggio divino nel corpo di una madre vergine. Si ritrova
perfino una strage degli innocenti effettuata da un re geloso. Se leggiamo le
storie dei grandi messia delle religioni vi troveremo molto in comune,
scopriremo che ognuno parla di verità: Buddha si definisce, come Gesù, "la
verità"; Zaratustra promette di tornare "con i santi angeli"; Krishna annuncia
che "il mondo non lo riconoscerà". Osiride, Viracocha, Quetzacoatl, o altro, fu
l'iniziatore di una religione sofisticata che sviluppò prima del 3100 a.C., dato
che in quel periodo era già fortemente radicata. Non a caso oggi si è riscoperta
la vicenda di Akhenaton e Mosè, del Monoteismo, si indaga su Ermes-Toth e la
Tavola di Smeraldo. Si analizzano le dottrine esoteriche, si ripercorrono le
vicende dei Templari, si sondano i misteri alchemici, si riesumano i libri
apocrifi e i miti religiosi dei popoli per carpirne i segreti. Alla fine ci
ritroviamo di fronte a un Dio Unico, che assume nomi e sembianze secondo le
credenze dei popoli. Un’unica forza creatrice che "ci circonda, ci penetra,
tiene unito tutto l'universo". |
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A.C.R.O.
- Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma -
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale. |