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POTESI SU MARIA MADDALENA (prima ipotesi)Tratto, da: http://digilander.libero.it/laquestedugraal/Ifigli.htm
PER CHI LEGGE: ATTENZIONE, AD ECCETTO DEI RIFERIMENTI TESTAMENTARI, LE ALTRE FONTI E TEORIE NON SONO AVVALORATE DA DOCUMENTI STORICI.
Qui di seguito è riportata la teoria sulla vita di Maria Maddalena e dei presunti figli. Ma il condizionale è d'obbligo. Tutti i testi che sostengono il legame tra Gesù e Maddalena, si basano sul Vangelo Apocrifo [non autentico] di Filippo, ritrovato nel 1947 a Qumran e non riconosciuto dalla Chiesa di Roma.|
Si sostiene che Maria Maddalena era incinta di tre mesi al momento della crocifissione. Lei e Gesù avrebbero consolidato il loro Secondo Matrimonio con l'unzione di Betania nel marzo del 33 d.C. L'erede maschio di una successione patrimoniale difatti, doveva, idealmente avere il suo primo figlio il giorno del suo quarantesimo compleanno o giù di lì. (Quattro decadi erano il periodo di "generazione dinastica" ufficialmente riconosciuto). La nascita di un figlio ed erede dinastico avrebbe dovuto essere pianificata in maniera da avvenire in settembre: il mese più santo del calendario ebraico. Per quella ragione i rapporti sessuali erano consentiti solo nel mese di dicembre. Anche i Primi Matrimoni avevano luogo nel santo mese di settembre: il mese in cui ricorreva il Giorno dell'Espiazione. In teoria, un matrimonio dinastico sarebbe stato quindi programmato per il settembre, in cui lo sposo compiva 39 anni e l'attività sessuale sarebbe iniziata nel dicembre immediatamente successivo. In pratica c'era sempre la possibilità che il primo nato fosse una femmina e proprio in vista di quest’eventualità, la cerimonia del Primo Matrimonio, era anticipata al settembre in cui lo sposo compiva 36 anni. Il primo figlio poteva quindi nascere nel settembre del suo trentasettesimo compleanno. Se la sposa non rimaneva incinta in quel primo dicembre, la coppia avrebbe tentato di nuovo un anno dopo e così via. La nascita di un figlio maschio durante il quarantesimo anno del marito, rientrava ampiamente nello standard generazionale. Una volta nato un figlio, non erano consentiti altri rapporti sessuali fra i genitori per sei anni. D'altro canto se il neonato era una femmina, il successivo periodo di celibato era limitato a tre anni, fino ai "tempi della restaurazione" (il ritorno allo stato coniugale). Il Secondo Matrimonio, veniva celebrato solamente nel marzo successivo al concepimento, quando la sposa era incinta di tre mesi. Secondo questi usi il Primo Matrimonio di Gesù ebbe luogo nel settembre del 30 d.C. (in cui compiva 36 anni) proprio il giorno in cui Maria Maddalena gli unse per la prima volta i piedi (Luca 7:37-38). Tuttavia non vi fu concepimento in quel dicembre né in quello dell'anno successivo. Ma nel dicembre del 32 d.C si suppone che Maria Maddalena rimase incinta e unse debitamente la testa e i piedi di Gesù a Betania (Matteo 26:6-7, Marco 14:3, Giovanni 12:1-3) santificando così formalmente il loro Secondo Matrimonio nel marzo del 33 d.C. Si sostiene che Gesù era nato (contro le regole) il primo marzo del 7 a.C., ma per regolarizzare il suo stato, il suo compleanno ufficiale era stato fissato il 15 settembre in linea con i requisiti messianici. Soltanto nel 314 d.C. l'imperatore romano Costantino il Grande, spostò arbitrariamente la data del compleanno di Gesù al 25 dicembre, data in cui viene ancora celebrato oggi e che molti ritengono il suo effettivo giorno di nascita. Costantino fece questo cambiamento per un duplice motivo. In primo luogo svincolava la celebrazione cristiana da qualsiasi legame ebraico: indicando così che Gesù era egli stesso un cristiano e non un ebreo. (Più tardi anche la Pasqua fu allontanata dalla tradizionale festività ebraica). In secondo luogo l'imperatore fece in modo che il compleanno ufficiale di Gesù coincidesse e sostituisse, la contemporanea Festa pagana del Sole Invictor. Tuttavia al tempo di Gesù il 15 settembre del 33 d.C (sei mesi dopo la crocifissione) ricorreva il suo trentanovesimo compleanno ufficiale e in quel mese, Maria diede alla luce una bambina che venne chiamata Tamar: Palma, un nome tradizionale della stirpe davidica. Gesù fu quindi obbligato a iniziare un periodo triennale di celibato fino ai "tempi della restaurazione", come spiegato dettagliatamente negli "Atti 3:20-21". Il mese di settembre del 33 d.C coincise con la formale reintegrazione di Simone Zelota, nel ruolo di Padre della Comunità e in quell'occasione, Gesù venne finalmente ammesso al sacerdozio: un rituale in cui egli "ascese al cielo". Sebbene riconosciuto da molti come il re davidico. Gesù aveva lungamente chiesto di essere ammesso al sacerdozio e in particolare nel "sancta sanctorum" dei sacerdoti anziani: il sommo monastero, il "Regno dei Cieli". Una volta che Simone era stato riabilitato il desiderio di Gesù venne esaudito: fu ordinato Sacerdote e portato in cielo dal "Capo dei Pellegrini", suo fratello Giacomo. In questo contesto fraterno, Giacomo, secondo l'antico linguaggio metaforico del Vecchio Testamento, era denominato "Nuvola". Era stata una nuvola a condurre gli antichi israeliti nella Terra Promessa (Esodo 13:21-22) e l'apparizione di Dio a Mosè sul Monte Sinai era stata accompagnata non soltanto dal Tuono e dal Lampo, ma anche da una Nuvola (Esodo 19:16). Come "Tuono, Lampo e Terremoto", anche Nuvola venne tramandata come una designazione simbolica all'interno della Comunità. L'evento narrato nel Nuovo Testamento e generalmente noto come "L'Ascensione", sta a indicare l'elevazione di Gesù al sacerdozio. Non soltanto Gesù parlava egli stesso in parabole, ma anche gli autori dei Vangeli facevano altrettanto, usando allegorie e paralleli che erano eloquenti "per coloro che avevano orecchi per udire". Così brani evangelici che sembrano semplici narrazioni sono anch'essi parabole. Come Gesù disse ai discepoli (Marco 4:11-12): "A voi è dato di conoscere il mistero del regno di Dio; ma a coloro che son di fuori tutte queste cose si propongono per parabole: Acciocché riguardino bene, ma non veggano; e odano bene, ma non intendano…." L'Ascensione quindi è un 'altra parabola, come descritta negli Atti 1:9: "E dette queste cose, fu elevato, essi veggendolo; e una nuvola lo ricevette, e lo tolse d'innanzi agli occhi loro". Mentre Gesù andava nel celeste regno sacerdotale, due sacerdoti angeli annunciavano che sarebbe tornato nella stessa maniera: "Ecco, due uomini si presentarono loro in vestimenti bianchi. I quali ancora dissero: Uomini Galilei, perché vi rifermate riguardando verso il cielo? Questo Gesù, il quale è stato accolto in cielo…verrà nella medesima maniera che voi l'avete veduto andare in cielo" (Atti 1:10-11). E così Gesù lasciò il mondo di tutti i giorni per tre anni: tre anni in cui Maria Maddalena, la presunta madre della sua bambina, non avrebbe alcun contatto fisico con lui. Dal sesto mese di gravidanza, Maria aveva il diritto di chiamarsi "Madre", ma dopo la nascita di sua figlia e l'inizio dei tre anni di nubilato, sarebbe stata considerata una "vedova". I figli dinastici venivano educati ed allevati in un centro monastico comunitario, in cui vivevano anche le loro madri (denominate vedove, o donne menomate: mogli nubili). E' appunto perché Gesù stesso era stato allevato in un ambiente conventuale così isolato che nei Vangeli si parla tanto poco della sua infanzia. Il periodo triennale di separazione monastica imposta a Gesù, terminò nel settembre del 36 d.C e nel dicembre successivo egli poté riprendere i rapporti fisici con sua moglie. Ma Maria Maddalena nello stesso anno sembra che rimase di nuovo incinta per rispettare le regole messianiche nel tentativo di far nascere il nuovo Messia nell'"anno della restituzione" della moglie al successore davidico (Gesù). Dopo la nascita del figlio, che venne chiamato Gesù (detto il Giusto), Gesù padre sembra che dovette osservare ben sei anni ancora di celibato monastico. Nella chiesa russa di Santa Maria Maddalena a Gerusalemme c'è un magnifico ritratto di Maddalena, che è raffigurata nell'atto di mostrare un uovo rosso a chi guarda. Questo è il massimo simbolo della fertilità e di una nuova nascita. Durante questi anni di separazione Pietro sarebbe dovuto diventare il tutore di Maria Maddalena, ma Pietro aveva una cattiva opinione delle donne e non era disposto a stare agli ordini di una sacerdotessa. L'opinione di Paolo sulle donne era ancora meno lusinghiera ed egli era nettamente contrario al loro coinvolgimento nelle questioni di religione. I due uomini, quindi, esclusero deliberatamente Maria dal nuovo movimento in qualsiasi ruolo e per garantire il suo totale allontanamento, la dichiararono pubblicamente eretica perché era un'intima amica di Elena-Salomé, consorte di Simone Zelota. Nel frattempo si sostiene che Gesù e Maria ripresero la loro vita coniugale nel dicembre del 43 d.C, sei anni dopo la nascita del loro figlio maschio. Gesù non si preoccupava troppo dell'atteggiamento di Pietro e Paolo nei confronti di Maria, poiché conosceva bene Pietro ed era consapevole del fanatismo di Paolo. In realtà, preferiva di più che sua moglie fosse associata alla fazione gnostica di Simone ed Elena (o ai nazareni di Giacomo) anziché al nuovo modello di ministero propugnato da Pietro e Paolo che attuava la discriminazione sessuale. Dopo tutto, Maria (insieme a Marta) era stata la devota "sorella" di Simone/Lazzaro a Betania e si conoscevano bene, Fu in questo periodo che Maria rimase di nuovo incinta. Nella primavera del 44 d.C, Gesù era partito per una missione in Galazia (al centro dell'Asia Minore) con il capo proselito (capo dei gentili convertiti), Giovanni Marco. Durante la loro assenza, Giacomo e i suoi nazareni divennero una crescente minaccia per l'autorità romana a Gerusalemme. Come diretta conseguenza, l'apostolo Giacomo Boanerges fu giustiziato per ordine di Erode di Calcide nel 44 d.C. (Atti 12:1-2). Simone Zelota fece subito avvelenare Erode-Agrippa per rappresaglia ma fu poi costretto a fuggire. Taddeo tuttavia non fu altrettanto fortunato: mentre tentava di fuggire oltre il fiume Giordano, fu catturato da Calcide e sommariamente giustiziato. Questo pose Maria Maddalena, presunta incinta, in una situazione precaria poiché Calcide sapeva che era amica di Simone. Chiese così protezione all'ex scolaro di Paolo, il giovane Erode-Agrippa II° (allora diciassettenne). Egli la inviò puntualmente nel suo possedimento in Gallia dove Erode-Antipa e suo fratello Archelao, erano stati mandati in esilio. Più avanti nell'anno, Maria sembra diede alla luce il suo secondo figlio in Provenza: e c'è uno specifico ma generico riferimento a questa nascita nel Nuovo Testamento: "il verbo di Dio crebbe e si moltiplicò" (Atti 12:24). Questo figlio sarebbe stato chiamato Giuseppe (detto il Rama-Theo), e fu l'importantissimo prosecutore della dinastia, che attraverso di lui continuò in Giosué.
Gesù il Cristo = Santa Maria Maddalena
Gesù II° Giuseppe
CONCLUSIONI :Secondo le fonti catare, al suo arrivo in Francia Maria Maddalena stava aspettando il terzo figlio, Giuseppe (detto il Rama-Theo), che in teoria farà proseguire la dinastia, ma di questo non abbiamo notizie certe. Attraverso l'interpretazione filologica delle fonti testamentarie, possiamo invece definire una vita di Gesù diversa da quella proposta dalla Chiesa Romana. Il problema che ci si pone, prima di cercare suggestive ipotesi dinastiche, è comprenderne il motivo. La diffusione dei Vangeli, così come li conosciamo, avvenne dopo la legittimazione del Cristianesimo in Occidente, nel 313 d.C., con l'Editto di Milano. Il Primo Vescovo, nominato da Costantino nel 314 fu Silvestro, che fu incoronato durante una ricca cerimonia. In questo modo i cristiani avrebbero potuto sopravvivere, ma in realtà Silvestro, aveva accettato che il Cristianesimo rappresentasse le tradizioni pagane del culto del sole insieme con altri insegnamenti di origine siriana e persiana che erano presenti a Roma. La nuova Chiesa Romana fu così costruita per soddisfare tutte le fazioni influenti. Ma all'interno del Cristianesimo, non vi era una linea unitaria: c'erano gli gnostici, che insistevano che la materia era corrotta, i manichei, che insegnavano che il materialismo era una malvagia invasione dello spirito sacro, i seguaci della tradizione nazarena, i quali sostenevano la causa originaria di Gesù piuttosto che gli insegnamenti di Paolo (Gesù come potente signore celeste, da venerare, piuttosto che Messia portatore di un cambiamento per la società). I nazarei, cristiani giudaici, controllavano molte chiese del Medio Oriente. Inoltre erano guidati dai famosi discendenti in linea di sangue dalla famiglia di Gesù, i Desposyni (eredi del Signore). Nel 318 d.C. una delegazione di Desposyni sbarcò ad Ostia e da lì proseguirono fino a Roma, dove, nel Palazzo Lateranense, appena costruito, gli uomini furono ricevuti in udienza dal vescovo Silvestro. I Desposyni affermarono con forza che la Chiesa doveva legittimamente avere il proprio centro a Gerusalemme e non a Roma, sostennero che il Vescovo di Gerusalemme doveva essere un vero Desposynos ereditario. Le loro richieste caddero nel vuoto: per loro non c'era posto e gli insegnamenti di Gesù erano stati sostituiti da una dottrina che era stata modificata in modo da essere più consona alle esigenze imperiali. Costantino inoltre al Concilio di Nicea del 325, speculò sui cristiani paolini che attendevano prima o poi un secondo avvento del loro Messia, dopo aver fallito precedentemente (Gesù) nel rovesciare il dominio romano. Costantino, approfittò di questo fallimento per diffondere l'idea che Gesù non era l'atteso Messia come si era creduto ma dato che era stato lui a dare la libertà ai cristiani all'interno dell'Impero, il vero salvatore era stato lui. Gesù e Dio dovevano così fondersi in una sola entità in modo che il Figlio fosse identificato con il Padre. Al Concilio di Nicea accadde quindi che Dio fosse formalmente definito Uno e Trino: una divinità comprendente tre parti coeguali e coeterne, Padre, Figlio e Spirito Santo. C'erano, comunque, alcuni vescovi che si opponevano a questo nuovo dogma. Molti delegati al Concilio erano teologi della vecchia scuola, i quali sostenevano che Gesù era il Figlio e inoltre che il Figlio era stato fatto carne da Dio, ma non era Dio egli stesso. Il principale portavoce di questa fazione era un anziano prete libico d’Alessandria, chiamato Ario. Seguaci di Ario (ariani) che in seguito saranno banditi. E fu così che designando Dio come il Padre e il Figlio, Gesù venne opportunamente messo da parte come una figura di nessun’importanza pratica. Adesso spettava invece all'imperatore essere considerato il dio messianico. Ora c'erano soltanto due oggetti ufficiali di culto: la santa Trinità di Dio e l'Imperatore: il neo designato salvatore del mondo. Chiunque contestasse ciò in qualsiasi modo veniva subito dichiarato eretico. Nel 391 d.C il nuovo imperatore Teodosio bandì tutte le forme di religione e ogni genere di rito religioso che non fosse quello della Chiesa Romana, pena la morte. Proibì in particolare i raduni di gruppi cristiani non ortodossi. Durante tutto questo tempo, tuttavia, la tradizione nazarena in Medio Oriente venne mantenuta. Di fatto i nazarei erano i più puri fra i veri cristiani. Il loro approccio alla Trinità era semplice: Dio era Dio, Gesù era un uomo: un Messia umano erede della stirpe davidica e non potevano credere che Maria, madre di Gesù, fosse fisicamente vergine. Nestorio, patriarca di Costantinopoli dal 428, d'accordo con i nazarei, sostenne che era chiaro che Gesù era un uomo, nato in modo assolutamente normale da un padre e da una madre. Di conseguenza l'idea nazarena/nestoriana che Maria fosse una donna come le altre, fu condannata dal Concilio di Efeso nel 431 ed ella fu poi venerata come mediatrice (o interceditrice) fra Dio e i mortali. Lo stesso atteggiamento della prima Chiesa Romana verso le donne, lasciava riflettere. Quinto Tertulliano sosteneva la regola per cui: "Non è permesso a una donna di parlare in chiesa, né le è permesso di battezzare, né di offrire l'Eucaristia, né di rivendicare per sé una parte in qualsiasi funzione maschile, meno che mai nell'ufficio sacerdotale". Tertulliano stesso seguiva semplicemente le opinioni espresse dai capi della Chiesa prima di lui, in particolare Pietro e Paolo. Nel trattato copto "Pistis Sophia" (La Saggezza della Fede), Pietro protesta contro la predicazione di Maria Maddalena e chiede a Gesù di farla tacere, di impedire di minare la sua supremazia. Gesù invece rimprovera Pietro e Maria più tardi confessa: "Pietro mi fa esitare. Ho paura di lui perché odia la razza femminile". Al che Gesù replica: "Chiunque sia ispirato dallo Spirito, deve parlare per decreto divino, sia esso uomo o donna". Opponendosi alla presenza di Maria fra i discepoli, Simon Pietro, nel Vangelo apocrifo di Tommaso, disse loro: "Che Maria (Maddalena) se ne vada, giacché le donne non sono degne di vivere". Nel Vangelo apocrifo di Filippo, Maria Maddalena è considerata il simbolo della saggezza divina. Tutti questi testi, furono tuttavia censurati ed eliminati dai Vescovi di Roma, perché minavano il predominio del sacerdozio solo maschile. Invece fu dato grande risalto all'insegnamento di Paolo nel Nuovo Testamento: "La donna impari con silenzio, in ogni soggezione. Ma io non permetto alla donna d'insegnare, né d'usare autorità sopra il marito, ma ordino che stia in silenzio" (1 Timoteo 2:11-12). Le donne dovevano quindi essere escluse a tutti i costi. Altrimenti, continuando così la presenza della Maddalena avrebbe finito col prevalere: come moglie di Gesù, non soltanto era la regina messianica, ma anche la madre dei veri eredi. Per secoli dopo la sua morte, il retaggio di Maria rimase la più grave minaccia per la Chiesa che aveva deciso in favore della successione apostolica (attraverso i Pontefici), rispetto alla discendenza messianica (attraverso la Casa di Gesù). L'ipotesi più credibile, è che a diffondere la novella dei figli di Gesù siano stati i movimenti ritenuti eretici, come i Catari ed i Templari. Entrambi sostenevano che Gesù non era morto sulla croce e non riconoscevano l'autorità temporale della Chiesa di Roma e cercarono, in diversi modi, di affermarsi in Francia come nuova guida spirituale a discapito della Chiesa Cattolica. In libreria:
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A.C.R.O.
- Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma -
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