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La rivoluzione dei manifesti dei Rosa Croce

 

Schweighardt, Speculum sophicum Rhodo-stauroticum, 1618

L’inizio del XVII secolo è per l’Europa un periodo alquanto tumultuoso. La Chiesa è dilaniata dal conflitto tra Riforma e Controriforma. I Cattolici si appoggiano sui Gesuiti per riaffermare l’intangibilità dei dogmi, Lutero si allea coi principi e disattende le aspirazioni popolari, Calvino si mostra più intransigente e repressivo del papa. Sotto la spinta dell’emergente borghesia, si comincia ad affermare la visione scientifica del mondo, l’empirismo sfida la visione tradizionale della natura, e l’umanesimo proclama il valore dell’uomo e la necessità della sua emancipazione; nello stesso tempo non ha perso importanza la visione "magica" dell’universo e le scienze occulte tradizionali (Magia, Alchimia, Astrologia) insieme alla Qabbalàh recentemente assimilata influenzano profondamente il pensiero occidentale. E’ stato dimostrato che aneliti di riforma esistevano già in seno alla Chiesa Cattolica e probabilmente sarebbero emersi anche senza l’azione di Lutero. Vi è perciò una forbice sempre più aperta tra la risposta delle religioni istituzionali – la Chiesa Cattolica, ma anche le chiese riformate – e l’aspirazione individuale e collettiva a una ricostruzione generale del mondo, che assume veri e propri toni millenaristici. La speranza di riprendere il cammino della riforma non si spegne di fronte ai primi deludenti risultati del Protestantesimo, ma assume la profondità della riforma dell’interiore dell’uomo e della società.

Alcuni spiriti illuminati si fanno interpreti di queste esigenze collettive. Il millenarismo di Gioachino da Fiore, la letteratura mistica e in ultimo Paracelso e Tommaso Campanella, quest’ultimo specie con la Civitas Solis, offrono la via per questa trasformazione radicale dell’uomo. L’Alchimia viene assunta nell’interpretazione paracelsiana di opera di trasformazione e perfezionamento della materia. Per questo la terminologia alchimistica di Andreae tende al cambiamento del mondo, che è una purificazione più ampia della trasmutazione dei metalli scadenti in oro.

Come farà più tardi la Massoneria, i teologi rosacrociani tentano di coniugare razionalismo ed esoterismo. Essi invitano alla fondazione di una fratellanza di precursori che operano per trasformare la struttura del mondo medioevale. Per questo Andreae non si perita di fronte all’idea di una sintesi tra Cristianesimo luterano e moderna Scienza della natura. Egli vuole unire la fede cristiana e tutta la sapienza dell’uomo in una nuova visione dell’umanità e del mondo. Si può conoscere Dio mediante la Bibbia come dal fondo inesauribile della natura, e queste fonti hanno pari dignità. Egli ritiene unificabili alla base la scienza proveniente dal mondo dell’empirismo baconiano e del metodo sperimentale di Galileo e la sapienza divina, quale viene interpretata dalla teologia e afferrata intuitivamente dalla mistica. L’allusione più forte all’esperienza mistica è nell’apoftegma conclusivo delle Nozze chimiche: Summa scientia nihil scire, il sapere più grande è il non sapere (Andreae, 1616, p. 139).

La Fama Fraternitatis, la Confessio Fraternitatis  e Le nozze mistiche di Christian Rosenkreutz – Anno 1459  compaiono in rapida successione tra il 1614 e il 1616, suscitando una quantità enorme di risposte favorevoli e contrarie, tanto che fino al 1615 ci sono circa duecento pubblicazioni sull’argomento. Poi inizia la decadenza, ma si avrà una ripresa in altra forma verso la metà del secolo. Altrettanto importante e complesso infatti del fenomeno dei Rosa Croce è quello dei suoi epigoni, e della loro supposta confluenza nella Massoneria. Intanto però nel 1616 Andreae e i suoi fidi, gli iniziatori del movimento, fanno marcia indietro. Si è detto delle ragioni della prudenza di Andreae, che pervade tutto il gruppo, a parte alcuni apostoli risentiti polemicamente contro il voltafaccia del loro leader, come Irenaeus Agnostus. Ma si possono capire le ragioni dei perplessi. Sognatori, ciarlatani, impostori, che pullulano nelle epoche di transizione e di smarrimento, e poi di terrore – inizierà tra breve la Guerra dei Trent’anni –  si impadroniscono del fenomeno e lo strumentalizzano. Si sviluppano a profusione società e confraternite, che rispondono a pubbliche aspirazioni, credulità, ma soprattutto al bisogno trovare sollievo a condizioni materiali estremamente disagiate, per evadere dalle quali la gente è disposta a prendere alla lettera qualsiasi finzione o miraggio.

Andreae non si lascia ingannare né dai veri, né dai falsi amici. Si accorge dello sfruttamento da parte dei furbi, e della temeraria curiosità che si rivolge anche alle cose più sconosciute non appena queste possono procacciare seguito, lodi, denaro. Comprende che il messaggio è stato frainteso per ignoranza, pregiudizio, impostura, e che, da annuncio di salvezza, è diventato pretesto di buffonate, commedia indegna, appannaggio di impostori e dilettanti. Fin dal 1617 il movimento è screditato, e il nome Rosa croce suscita il riso. Così nel 1618 inizia il riflusso. Maier non cita più la Rosa Croce nei suoi scritti ermetici, nel 1623 compare in Francia il pamphlet di Naudé che accusa i Rosa Croce di efferatezze e di essere al servizio del Diavolo, nel 1614 in Olanda presunti Rosa Croce sono condannati al rogo. Nel 1617 Robert Fludd pubblica in Inghilterra due trattati a difesa dei Rosa Croce, ma il Trattato del supremo bene o vera magia, cabala e alchimia della vera Confraternita dei Rosa Croce, del 1629, che gli viene attribuito, è in realtà opera di Joachim Frizius. Nella sua Clavis philosophica egli afferma che quelli che una volta erano chiamati Fratelli Rosa Croce oggi sono chiamati saggi, perché quel nome è diventato talmente odioso ai contemporanei che è stato sepolto nell’oblio.

La pubblicazione della Fama fraternitatis Rosae Crucis, 1614

Già nel 1617 dunque se non si vuole scadere nel discredito e limitare i danni, poiché il nome Rosa Croce da dottrina della salvezza è diventato una favola trita e abusata, e invece di parlare all’animo degli uomini e prepararli ai mutamenti serve ormai solo a divertire gli sfaccendati e a mantenere gli impostori, bisogna distruggere la fallace immagine di una confraternita dal simbolismo sfuggente, e rilanciare di nuovo il movimento al di fuori del mito ambiguo. Le opere successive di Andreae sono un tentativo di correggere la rotta, dalle satire del Menippus, dal Turbo, e della Turris Babel, alla  Reipublicae Cristianopolitanae descriptio, ai Peregrini in patriae errores, a La mano destra tesa dell’amore cristiano, manifesto delle "Unioni cristiane" che egli patrocinerà come movimento riformatore autentico rispetto all’impostura dei Rosa Croce. Dice nel Menippus: Che tutti sappiano infine: la Confraternita della Rosa Croce era solo un ludidrium curiosorum [uno scherzo di curiosi] in cui sono stati ingannati quelli che invece di seguire la via semplice di Cristo, hanno voluto cercare un cammino artificioso e insolito (Andreae, 1617, cap. XII, p. 24-25).

Tuttavia in Turris Babel Andreae ammette di aver tratto lezioni preziose mentre si recitava la commedia, che lo ha confermato negli assiomi dei manifesti: "-  L’ignoranza dei dottori, tracotanti e presuntuosi; -  La scintilla di probità e di devozione sepolta e ricoperta in molti sotto le abitudini ordinarie; -  Le offese della società umana, che consistono più nell’immaginazione che nella necessità (cioè sono più immaginarie che reali e condizionanti); Il paradosso del regno di Cristo che resta esattamente l’opposto delle cose e dei costumi del mondo, in altri termini: il mondo fa esattamente il contrario di ciò che bisognerebbe fare per instaurare il regno di Dio sulla terra (Andreae, 1619, cap. XI, p. 71-72).

Ma il lascito dei Rosa Croce, al di là delle intenzioni di Andreae che li rinnega, anche giustamente, per sostenere la sua versione depurata delle Unioni cristiane che però non decollerà mai, è piuttosto, come dice la Yates, nel fatto che esso diverrà la bandiera della coalizione delle forze "illuminate" d’Europa contro la Chiesa cattolica della Controriforma, dei Gesuiti e degli Asburgo, e farà da battistrada all’Illuminismo. Già le nozze di Federico V, Elettore del Palatinato, e di Elisabetta d’Inghilterra suscitano una speranza generale di rinascita del movimento riformatore in un momento in cui rischia la sconfitta definitiva. I manifesti sono un supporto del suo programma, che mira a creare una spinta d’opinione politico-rivoluzionaria per contrastare il conservatorismo asburgico-gesuitico, e allo stesso scopo tendono gli scritti di Giordano Bruno, John Dee, Robert Fludd, Comenio. Superata la fase della confusione e della mistificazione, altri personaggi, dopo Andreae, si faranno portatori delle idee espresse dal gruppo dei manifesti. Queste idee tentano una sintesi tra scienza e fede, Cristianesimo e Alchimia, spirito e natura, religione e razionalità: per questo si fanno espressione di una visione unitaria dell’uomo, che trae il meglio, l’eredità più progressiva, dall’Alchimia e dalla fede religiosa. Il superamento della vita scissa e la perfezione dell’uomo e della natura rappresentano la vera Alchimia, quella che non opera la trasmutazione dei metalli scadenti in oro, ma punta al cambiamento del mondo. In questo senso, l’illuminismo è un concetto alchimistico, per la sua enfasi sulla luce, sulla solarità, sulla dissipazione delle tenebre, meglio ancora, sulla trasformazione e la nobilitazione di ciò che è opaco e oscuro ad opera del principio della luce.

Andreae, nella seconda fase della sua opera, abbandona il progetto o lo strumento di una  confraternita misteriosa, per dedicarsi insistentemente alla realizzazione di "Unioni Cristiane", che vivano autenticamente secondo i principi del Cristianesimo. Prende le distanze dai manifesti rosacrociani, cerca di coinvolgere intellettuali e potenti, mette in guardia sul fatto che la sua non è una riforma da realizzare con la spada, ma col cuore. Ma anche questa volta i risultati non seguono le sue aspettative, e la sua voce diviene a poco a poco quella di un utopista. Nel romanzo Christianopolis (1619) egli esprime, primo e unico tedesco, un pensiero europeo, e si fa promotore di una visione allargata e sovranazionale. Dopo di lui, altri si incaricheranno di diffondere all’estero lo spirito rosacrociano, inteso come democrazia laica, tolleranza, apertura alle altre religioni, fede in un progetto di trasformazione dell’uomo e della società, adesione ad una visione unitaria dell’uomo e della natura e nello stesso tempo valorizzazione del progresso e del metodo scientifico. Primo tra questi è il pedagogo e teologo cecoloslovacco Johan Amos Komensky, italianizzato in Comenio (1592-1671). I due si incontrano nel 1628 o 1629, quando Comenio riceve da Andreae una copia della Mano tesa dell’amor cristiano, ed è così poco informato del suo programma che gli chiede chiarimenti della proposta e della sua genesi. Nella sua lettera a Comenio, che sarà pubblicata più tardi, Andreae, in un momento di sconforto, così commenta la fine del progetto rosacrociano: "Quelli che sopravvissero erano pochi e talmente provati che non avevano forze sufficienti per ripulire le stalle di Augia. Abbandonandovi i resti del nostro naufragio, ve li lasciamo di buon cuore, contenti se la nostra impresa non è stata del tutto sterile" (Komensky, 1657).

Comenio arriva in Inghilterra intorno al 1640 e fa la conoscenza con i principali intellettuali del tempo. Scienziati come Robert Boyle, John Wilkins e Isaac Newton sono già a conoscenza dei manifesti rosacrociani. Egli si fa promotore di uno stato ideale in cui la scienza e la religione fioriscano fianco a fianco e gli uomini di tutte le fedi e di tutte le razze vivano nel rispetto reciproco. Inizia a gettare le basi di questo progetto coinvolgendo il circolo di scienziati e intellettuali che ha riunito attorno a sé nella costituzione un luogo di dibattito e di avanzamento della conoscenza scientifica. La fondazione della Royal Society, l’accademia nazionale inglese delle scienze, il 28 novembre 1660, una delle accademie più antiche attualmente esistenti, ad opera di dodici scienziati  che si incontrano per la prima volta nel 1640 per discutere delle idee di Francis Bacon, è l’onda lunga dell’influenza dei Rosa Croce, dal momento che Boyle menziona nelle sue lettere un "Collegio Invisibile".

Il centenario della Fama suscita una riabilitazione della Confraternita, che viene a coincidere con i primi passi della Massoneria. Il nome dei Rosa Croce viene da allora associato non più solo a una dottrina, ma a delle vere e proprie confraternite, in rapporti di vario tipo con le confraternite massoniche. Per dare vetustà alle logge massoniche, si è tenta stabilire una doppia filiazione: logge di architetti e Cavalieri Templari sono i primi fornitori di una serie di antenati illustri. I Rosa Croce costituiscono l’anello intermedio tra la le gilde dei liberi muratori e la Massoneria, perché essa, nell’Inghilterra del 1630, cambiando nome sarebbe divenuta la Massoneria speculativa. In realtà questa ricostruzione non è storicamente attendibile, e si basa su un documento di Fludd cui è stata attribuita una opinabile appartenenza rosacrociana. Egli parla del degrado del nome della Rosa Croce, ma paragona i Fratelli Rosa Croce,  in quanto dotati della facoltà della preveggenza, ai tre magi dell’antichità, e li chiama "i saggi di oggi". Il termine "saggi" è bastato per far identificare i Rosa Croce coi Fratelli Massoni, raccolti sotto Cromwell in club segreti o logge. Ma qui siamo ormai nell’agiografia della Massoneria.

Tuttavia con queste operazioni si viene ad appiattire il senso originario del messaggio rosacrociano, annacquandolo nella congerie della simbologia alchemica ed iniziatica, ed alterandone il significato. I massoni inglesi ad esempio arrivano a sostenere che la rosa aggiunta alla croce d’oro deriva dalle casate di York e Lancaster, mentre si sa benissimo che il simbolo della Rosa Croce è un riconoscimento di Andreae a Lutero, che aveva nel suo stemma una croce e una rosa e spesso vi aggiungeva il distico: Il cuore dei cristiani riposa sulle rose proprio quando è sotto la croce.

Van der Heyden, Sigillum Lutheri, particolare, Strasburgo, 1617

I lasciti più significativi dei Rosa Croce sono l’universalità della conoscenza e il fermento culturale che ha fatto da battistrada all’Illuminismo. Potremmo citare anche l’ideale umanitario, che verrà ripreso dalla Massoneria: un gruppo ristretto di persone lavora per il bene dell’umanità, tentando di organizzare la società secondo i propri principi, in modo che anche l’uomo comune ne subisca l’influenza benefica e sia in grado di vivere in armonia con essi, evolvendosi attraverso questo processo senza bisogno della dedizione, della lealtà e del sacrificio richiesti dall’appartenenza al gruppo elitario. Però questo aspetto è pericolosamente vicino all’idea che esista  un nucleo di detentori di una sapienza nascosta, i cui emissari periodicamente affiorano in superficie, nelle epoche di smarrimento e di transizione, cercando di riallineare l’uomo con il suo percorso spirituale e di riordinare la sua posizione nel cosmo; espletato questo intento altamente altruistico, costoro evaporano, svaniscono, per materializzarsi di nuovo in un’altra epoca di crisi e di passaggio. Il nucleo di eroi civilizzatori o benefattori dell’umanità ha una struttura di comando che appare vaga e misteriosa agli occhi dei profani; la conoscenza elargita attinge, ed è una minima parte, a quella Tradizione di cui il nucleo è depositario, e che custodisce, rinverdisce e si trasmette.

Il mito dei Rosa Croce ha abbondantemente alimentato questa credenza, sicuramente ben al di là delle intenzioni dei suoi promotori. Il ragionamento paradossale si base sul teorema dell’invisibilità: i Rosa Croce sono gli invisibili, e dunque per essere Rosa Croce bisogna essere invisibili: chi è visibile non lo è. Ne discende che gli scrittori rosacrociani affermavano per parte loro di non essere rosacrociani, aggiungendo che avrebbero voluto esserlo, ma non ne erano degni. D’altra parte Cartesio, accusato di essere Rosa Croce, fa in modo da mostrarsi in giro il più possibile, contestando così quest’accusa nella sua sostanza. Tutto ciò però ha creato una grande confusione nella ricerca delle fonti, confusione aggravata dalla Massoneria. I manifesti asseriscono l’esistenza della Confraternita nei secoli precedenti, ma non danno prova di questa affermazione: e come potrebbero darla, se essa in realtà è il frutto di un ludibrium di intellettuali? Però affermano che le prove non ci sono perché i la tradizione millenaria a cui si rifanno si tiene nascosta, e i suoi documenti non sono accessibili. Ancora più oscure, e malfide, sono le origini della Massoneria. La Massoneria operativa si costituisce dalle gilde di artigiani che si sono tramandate nei secoli i segreti dell’arte muratoria. Essa diviene nel settecento Massoneria speculativa per la preponderanza di membri "accettati", cioè estranei alla corporazione muratoria. A questo punto però pretende si spostare nel tempo le sue origini, precisamente alla costruzione del tempio di Salomone, e al mitico architetto Hiram. I segreti della Tradizione sarebbero stati nascosti nei sotterranei del tempio, incisi su delle colonne, dove poi sarebbero stati rinvenuti Cavalieri Templari. Al momento della fine dell’ordine ad opera delle persecuzioni di Filippo il Bello e Clemente V, queste antiche iscrizioni avrebbero preso la volta della Scozia, nascoste sotto il fieno di un carro di buoi. Ma dagli Ebrei attraverso Mosè l’antica conoscenza si riporta agli Egiziani, ai misteri delle piramidi e ai loro rituali per l’immortalità; e da qui ancora al patriarca Enoch, di prima del diluvio… Lungo la storia, la corrente del sapere sotterraneo passa attraverso gli Esseni, che avrebbero iniziato Gesù Cristo, gli Gnostici, i Catari, i Neoplatonici, gli Ermetisti, gli Alchimisti. Bacone sarebbe stato un iniziato e avrebbe scritto i drammi di Shakespeare. Le fila dell’umanità nel corso della storia sarebbero tirate da una genia di iniziati, nascosta nella città sotterranea di Agartha, nell’Asia centrale, ove domina il "Re del mondo", dotato di poteri straordinari (Guenon, 1924).
Questa costruzione mitica ha da una lato delle valenze salvifiche e palingenetiche, dall’altro si presta all’idea della cospirazione, del complotto, della persecuzione, cui ha dato una mirabile veste letteraria Umberto Eco nel Pendolo di Focault (1988). Ma ha prodotto anche gli orrori del Nazismo esoterico, che ha assunto nel suo programma l’idea della rigenerazione dell’umanità, attraverso la purificazione della razza – e i forni crematori –, la costituzione di una chiesa occultistica che sostituisse i suoi rituali a quella cristiana, e le spedizioni in Tibet alla ricerca di Agartha.

Frater Christian Rosenkreutz

 


 

 

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