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LA RESURREZIONE DI GESU': SOMMARIO |   HOME   
 

Cristianesimo e storicit�: Resurrezione di Ges�

Guardare per credere

di Ignace DE LA POTTERIE

tratto da: Il Sabato, 14.11.1992, n. 46, p. 60-65.

 



Il capitolo XX del Vangelo di Giovanni:

Si chiama �pedagogia del vedere�. E' quella a cui Ges� ricorre nel capitolo 20 di Giovanni. Che leggiamo in traduzione sbagliata. Padre Ignace de la Potterie, gesuita e famoso biblista, lancia la polemica
Intervista di Antonio Socci

Ges� Cristo � veramente risorto dai morti? E' davvero apparso ai suoi nella sua carne gloriosa, facendo mettere a Tommaso le mani dentro le sue ferite? Sono domande esplose in questo periodo non in accademie teologiche, ma -e forse non era mai accaduto- sui giornali, come uno scottante problema d'attualit�.

E' colpa -secondo Monsignore Gianfranco Ravasi intervistato dal "Corriere della sera"- di �una pattuglia di giornalisti�: noi. Al teologo di "Famiglia cristiana" non va gi� che le ricerche archeologiche confermino clamorosamente la storicit� dei Vangeli. Egli denuncia il fatto che �continua in modo scomposto e frenetico l'interesse per il Ges� della storia�. Un altro illustre teologo, dalle colonne di "Avvenire" polemizza cos�: �Si sente in giro una declamazione della "carne" di Cristo, associata a retorica "antintellettualistica" che nulla ha a che vedere con la salvezza cristiana integrale�.

Per aver sottolineato la storicit� e la fisicit� della resurrezione e delle apparizioni di Ges�, due Ignace importanti teologi tedeschi, Walter Kasper e Karl Lehmann, ci hanno accusato di "grossolanit�". Seguono Karl Rahner per cui le apparizioni pasquali non vanno viste �come esperienza quasi grossolanamente sensibile�. Campione di questo "centrismo" teologico � anche Raymond Brown, fra i pi� noti biblisti cattolici americani, ed editore del "Grande commentario biblico", che ha appena ripubblicato da Queriniana "La concezione verginale e la risurrezione corporea di Ges�".

La domanda �: la resurrezione di Ges� Cristo � o non � un fatto, �l'avvenimento unico e strepitoso che fa da perno a tutta la storia umana� (Paolo VI)? E le apparizioni sono fatti storici di cui esistono testimoni oculari o no? Padre Ignace de la Potterie, consultore dell'ex Sant'Uffizio e conosciuto come esperto del Vangelo di Giovanni, ha accettato di rispondere a queste domande. La conversazione comincia con una rivelazione curiosa. Nella Bibbia oggi in circolazione -sia quella della Cei tipica per la liturgia, sia quella di Gerusalemme- alla fine dell'episodio di san Tommaso si leggono queste parole di Ges�: �Perch� mi hai veduto hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno� (Gv 20,29). Padre de la Potterie parla di una traduzione sbagliata. Torneremo pi� avanti su questo fatto. �Nel Vangelo di san Giovanni� premette il gesuita dell'Istituto biblico �il "vedere" ha un'importanza fondamentale. E specialmente tutto il capitolo 20, quello delle apparizioni del Risorto, l'evangelista insiste sul "vedere" come primo passo indispensabile per arrivare a credere. In poche righe troviamo 13 volte questo verbo. All'inizio c'� un vedere sensibile che poi conduce alla contemplazione, nella profondit� del visibile, si tocca il Mistero. C'� dunque uno sviluppo del "vedere", � Ges� stesso che insegna ai suoi a guardare, � il suo metodo pedagogico�.

Ravasi, nell'intervista al "Corriere", attacca cos�: �trascurando il dato trascendente per quello storico si compie un'operazione monofisita, si riduce Ges� a una sola natura, quella umana. Una ricerca solo storica, dunque, � illegittima dal punto di vista teologico�.

Ignace De la Potterie: Ma con quale diritto si pretende di imputare a questi credenti quel "solo" di sapore eretico (fa pensare al �sola fide� di Lutero), accusandoli addirittura di monofisismo: ma chi ha mai detto "solo" Ges� della storia? Non "solo", ma "anche". Il problema � che sembra che si voglia oggi eliminare la storia. Questo s� � monofisismo!

Sant'Agostino commenta l'episodio di san Tommaso scrivendo: �Tocc� l'umanit�, riconobbe la divinit�: tocc� la carne, fiss� l'occhio sul Verbo, poich� il Verbo si � fatto carne ed ha abitato in mezzo a noi�.

Ignace De la Potterie: Certo. Vedere l'uomo gli fu necessario per riconoscere Dio. Nell'ultima Cena Ges� dice: �Chi ha visto me ha visto il Padre� (14,9). E' il versetto centrale del quarto Vangelo. Vedere fisicamente Ges� non bastava, ovviamente, anche i suoi nemici lo vedevano eppure lo ritenevano semplicemente un uomo di Nazareth, anzi un impostore. Ma vedere e udire fisicamente Ges�, un uomo con un volto, una carne, era indispensabile, per pervenire progressivamente a contemplare in lui, con l'occhio della fede, il Figlio di Dio, cio� a scoprire in lui il Verbo fatto carne. E' Ges�, con le parole, i gesti, i miracoli, con tutta la sua presenza, che introduce al Mistero e conduce dal "vedere" un uomo di carne al riconoscere, in quella carne, il Verbo di Dio. Il "vedere" fisico, per tutto il Vangelo, � la via d'accesso al Mistero. Questa pedagogia del vedere diventa esplicita -� Ges� stesso che la spiega- nel capitolo 20. E pochi finora sembrano averlo capito.
 

Dunque cosa � possibile scoprire...

Ignace De la Potterie: Il punto di partenza � ci� che si vede con questi nostri occhi di carne: si comincia dai segni, come il sepolcro vuoto o il giardiniere, un uomo reale in cui s'imbatte Maria Maddalena, che poi riconosce in lui Ges�... E' una progressione. Anche del verbo vedere: prima il verbo greco "bleso", che vuol dire scorgere, notare qualcosa. Poi "theorein" che troviamo per la Maddalena e vuol dire guardare attentamente, osservare. Poi il verbo "horan", al perfetto greco che esprime la forma perfetta del verbo vedere e che io tradurrei qui �ora vedo perfettamente, contemplo il senso profondo di ci� che vedo�. Dunque dall'accorgersi di qualcosa alla contemplazione del Mistero di Dio nella realt� visibile, questa � la dinamica della prima fede cristiana, secondo i Vangeli.

E' una "storia" raccontata attraverso gli occhi degli apostoli.

Ignace De la Potterie: Certo. L'evangelista per� cerca di descrivere, nei primi testimoni della resurrezione, l'approfondimento progressivo del loro sguardo su Ges�. Il semplice "blepein" (accorgersi) dell'inizio, diventa uno sguardo attento, scrutatore (theorein), ma la pienezza della fede pasquale � espressa solo dal verbo al perfetto (he�raka ton Kyrion). �Ho visto il Signore� come annuncia la Maddalena ai discepoli.

L'evangelista ha curato tutti i particolari di questo capitolo?

Ignace De la Potterie: Il capitolo � costruito in maniera concentrica. Primo episodio: i due apostoli, Pietro e Giovanni, al sepolcro (vv. 1-10). Secondo: l'apparizione alla Maddalena (vv. 11-18). Terzo: l'apparizione ai discepoli senza Tommaso (vv. 19-25). Infine, quarto: l'apparizione in presenza di Tommaso (vv. 26-29). Il primo episodio � parallelo al quarto e il secondo al terzo. Questa struttura sottolinea che la fede in Cristo risorto si basa sulla testimonianza �di quelli che "hanno visto" il sepolcro vuoto e il Signore vivo�. Sono parole di padre Mollat. Non si parla pi� spesso in questo modo oggi.

Si fanno oggi molti distinguo sulla fisicit� del Risorto al punto da teorizzare che �se il corpo di Ges� si corruppe nella tomba e pertanto la sua vittoria sulla morte non implic� una risurrezione corporea� (Crown) cambia solo il significato teologico. Eppure prendendo alla lettera san Giovanni, Ges� torna fra i suoi con la sua carne, le sue ferite che Tommaso pu� toccare.
Ignace De la Potterie: Infatti la resurrezione della carne, non � un mito, non � un �theolegumenon�, cio� un puro significato teologico (cfr. "30Giorni" agosto-settembre 1992, pag. 71). E' innanzitutto un �fatto�, come disse Paolo VI al Congresso sulla Resurrezione nel 1970. Per� il Signore glorioso, anche nel suo corpo, non � pi� limitato dal tempo e dallo spazio. Dopo che � salito al Padre non ha pi� i limiti dell'uomo di prima pur essendo la stessa persona: � il Signore risorto. Cos�, nonostante le porte chiuse, entra e si mette in mezzo a loro. Ges� aveva promesso molte volte �io torno in mezzo a voi�. Ecco questo prepara il nuovo modo della sua presenza nella Chiesa, Ges� Cristo ormai risorto, rimarr� misteriosamente presente fra noi. Di questa presenza futura invisibile e permanente le apparizioni del Risorto visibile ma misterioso sono allo stesso tempo l'annuncio e il segno.

Secondo Ravasi �� necessario distinguere fra l'apostolo e l'anonimo evangelista�. Gran parte degli esegeti cattolici la pensano cos�. Anche Brown: �Gli evangelisti appartengono alla seconda generazione dei cristiani e non furono essi stessi testimoni oculari�. E aggiunge che la lettera di Paolo ai Corinti � �l'unica testimonianza della risurrezione nel Nuovo Testamento scritta da uno che sostiene di aver visto Ges� risorto�. Per quale motivo si dice che �� necessario fare quella distinzione�?

Ignace De la Potterie: I Vangeli che fine fanno? E il Vangelo di Giovanni? E' tutto un mito? Quel Vangelo � innanzitutto la testimoniaza di uno che �ha visto�. Si rilegga, prima di scrivere queste cose, il prologo della Prima lettera di Giovanni: �Ci� che era fin da principio, ci� che noi abbiamo udito, ci� che noi abbiamo veduto con i nostri occhi ci� che noi abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato, del Verbo della vita (poich� la vita si � manifestata, noi abbigamo veduto e di ci� rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era rivolta verso il Padre e si � manifestata a noi) quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi�.

Dunque, cosa riferisce il testimone Giovanni?

Ignace De la Potterie: Limitiamoci alle apparizioni pasquali. Il primo episodio, Pietro e Giovanni al sepolcro, la tomba vuota, le bende e Giovanni che �cominci� a credere� (non �credette� come recita la traduzione normale, perch� subito dopo aggiunge: �Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura�). E' la fede iniziale del discepolo che Ges� amava. Anche per la Maddalena � molto chiara la purificazione progressiva del suo sguardo. Quando riconosce quell'uomo dice �Maestro, sei tu!� No, non � pi� il maestro di prima. Maria � legata alla vecchia immagine che aveva di lui. Ma poi accetta il riconoscimento della fede: � il Signore risorto. E lui stesso che glielo dice. Allora capisce: Ges� non � pi� come prima pur essendo sempre la stessa persona.

Poi l'apparizione ai discepoli senza Tommaso.

Ignace De la Potterie: I discepoli sono pieni di gioia �alla vista del Signore�. Diranno a Tommaso: �Abbiamo visto il Signore�. Lo avevano riconosciuto prima che aprisse bocca, perch� avevano accettato la testimonianza della Maddalena. E' molto importante saper accettare una cosa su testimonianza. Ci� che Tommaso non fa. Lui diffida della testimonianza dei suoi amici. Ges� voleva educare il loro sguardo cos�: la prima tappa � il vedere fisico, i segni, quindi il vedere su testimonianza, infine vedere e contemplare con lo sguardo trasformato dallo Spirito che permette di cogliere il senso delle cose, tutta la profondit� della realt�.

E' questo che Ges� rimprovera a Tommaso, non essersi fidato?

Ignace De la Potterie: E' molto importante l'episodio di Tommaso. Anche lui appartiene ai dodici, quindi a coloro che dovevano vedere fisicamente il Signore risorto e testimoniarlo davanti alla storia e all'umanit�. Per� anche a lui, inizialmente, � chiesto di credere alle testimonianze, come gli altri avevano gi� creduto alla testimonianza della Maddalena (e come � chiesto a noi). Non fidarsi delle testimonianze: qui sta l'errore di Tommaso.

Arriviamo cos� al famoso versetto 29: �Beati coloro che crederanno senza aver visto�. Ges� stesso sembra opporsi al bisogno dell'uomo di vedere. Sembra chiedere una fede cieca.

Ignace De la Potterie: No. Quel verbo non � al futuro, come viene interpretato. Sia nel testo greco che nella Vulgata latina il verbo � all'aoristo (tempo passato): �Tu hai creduto perch� hai visto� dice Ges� a Tommaso �beati coloro che anche senza aver visto (me direttamente) hanno creduto�. Anche Tommaso avrebbe gi� dovuto fidarsi della testimonianza degli altri, i quali avevano gi� creduto sulla testimonianza della Maddalena. C'� un cammino da fare per ciascuno.

Dunque il verbo al passato si riferisce agli apostoli?

Ignace De la Potterie: S�, o piuttosto al discepolo amato. Lui �ha cominciato a credere� (�Vidi et credidi�, 20,8). Ha cominciato a credere con i segni.

Non � quindi la richiesta di una fede cieca...

Ignace De la Potterie: Esatto. E' la beatitudine promessa a chi comincia a credere a partire dai segni e d� credito alla testimonianza.

E perch� � stato stravolto il tempo di quel verbo?

Ignace De la Potterie: Perch� si pensa subito ai credenti nella Chiesa. Tipico � il caso di Bultmann che traduce al presente: �Beati coloro che non vedono e credono�. Nella traduzione delle Paoline G. Segalla commenta: �Ad una fede si deve arrivare, per� senza la pretesa di Tommaso: il riferimento � ai futuri credenti�. Ma quel verbo era al passato, non al futuro come lo comprendono anche Schnackenburg e la Bibbia di Gerusalemme.

Ed � passata cos� anche l'interpretazione di Bultmann.

Ignace De la Potterie: Indirettamente s�. Se si traduce al futuro quel verbo, allora Bultmann pu� interpretare la frase di Ges� �come una critica radicale dei "segni" e delle apparizioni pasquali e come una apologia della fede privata di ogni appoggio esteriore� (D. Mollat). E' esattamente il contrario. Ci� che viene rimproverato a Tommaso, non � di aver "visto" Ges�, poich� Ges� stesso ha voluto manifestarsi a lui. Il rimprovero cade sul fatto che Tommaso ha rifiutato, all'inizio, di dare credito all'annuncio dei discepoli. E ha voluto porre e definire lui stesso le condizioni della fede. Tuttavia Ges� accede al suo desiderio e si lascia toccare, ma lo invita formalmente a superare quella posizione equivoca e pericolosa in cui si era posto.

L'interpretazione di Bultmann ha fatto scuola fra i cattolici.

Ignace De la Potterie: Lo si vede soprattutto nell'imbarazzo con cui vengono trattate le apparizioni pasquali. Dice Bultmann: �Le apparizioni ai discepoli rappresentano una concessione alla loro debolezza. In fondo non sarebbero richieste�. C'� qui una critica radicale al valore stesso dei racconti pasquali, a cui � dato un valore molto relativo. Questi -per Bultmann, seguito da molti teologi contemporanei- �non sono da comprendere come racconti di eventi storici, cos� da indurre forse il lettore ingenuo a voler fare anche lui la stessa esperienza, e neanche come sostitutivo di tale vedere perch� si vuole una garanzia della resurrezione�. Insomma � la pura posizione protestante: la fede cieca (�sola fide�).

E cosa sono allora, per Bultmann e gli altri, questi racconti?

Ignace De la Potterie: Dice Bultmann: �Sono soltanto immagini simboliche per la comunit� nella quale sta colui che � salito al Padre�. E cos� la resurrezione fisica di Ges� che fine fa? Un puro simbolo. Ma se quel versetto finale vuol dire che tutte quelle apparizioni non servono a nulla perch� allora sono state riferite dall'evangelista? Se avesse ragione Bultmann il rimprovero di Ges� andrebbe esteso a tutti gli apostoli e anche alla Maddalena, anche loro hanno creduto �perch� hanno veduto�.

Invece Ges� sembra voler insegnare a Tommaso a "guardare" con l'intelligenza di Giovanni al sepolcro.

Ignace De la Potterie: Esatto. Infatti c'� un parallelismo strutturale fra i due episodi e Ges� dice �Beati coloro che non hanno visto� (me) per� �hanno cominciato a credere� vedendo i segni. Si tratta di Giovanni (e Pietro) quando ha trovato il sepolcro vuoto (20,8).

Dunque Ges� sottolinea l'importanza di "accorgersi" dei segni e dare credito ragionevole alle testimonianze?

Ignace De la Potterie: Questa � la sua pedagogia. Lo stesso Agostino insegna questo cammino: dal vedere fisico a contemplare il mistero. E per il Concilio di Calcedonia Ges� � vero uomo e vero Dio. Allora il vedere fisico � decisivo, perch� anche le testimonianze sono fondate su un fatto storico visto.

Cos� all'origine della fede ci sono dei segni reali di cui �accorgersi� e delle testimonianze. Gi� sant'Atanasio invitava il suo interlocutore a credere alla resurrezione di Cristo �in base a ci� che accade davanti ai suoi occhi... in base a ci� che vedete�.

Ignace De la Potterie: Con Atanasio tutti i Padri della Chiesa. La fede cristiana � un cammino dello sguardo e -direi- lo � anche l'esegesi. Non sono del tutto d'accordo con padre De Lubac quando, alla fine di "Esegesi medievale", sostiene che l'approccio dei Padri � ormai una cosa del passato. Specialmente il 20� capitolo di san Giovanni mi sembra invitare all'antica e bellissima pratica cristiana della contemplazione delle scene dei Vangeli. Ignazio di Loyola, all'inizio dei tempi moderni, ha posto questa "applicatio sensuum" nei suoi esercizi spirituali: ci invita a guardare, contemplare, vedere, toccare... Sappiamo che era rimasto molto colpito da una pagina di Ludolfo di Sassonia.

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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