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LA RESURREZIONE DI GESU': SOMMARIO |   HOME   
 

Cristianesimo e storicit�: Resurrezione di Ges�

Il teologo non vede e non tocca

di Antonio SOCCI

tratto da: Il Sabato, 16.5.1992, n. 20, p. 50-53.

 



Drewermann e la storicit� della risurrezione. Il caso Drewermann � solo la punta dell'iceberg. Cos� libri e giornali stanno andando all'attacco delle prove storiche della resurrezione.

E' il 1970. Paolo VI, dopo la grande testimonianza data alla Chiesa e al mondo con il 'Credo del popolo di Dio' del 30 giugno '68, in parecchi drammatici discorsi parla dell'�ora inquieta della Chiesa�, vede su di essa �nuvole, tempesta, buio�, denuncia la penetrazione dentro le sue volte del �fumo di Satana�. Proprio in questi mesi Paolo VI riesce a realizzare un suo grande desiderio per confermare il fondamento della fede: �Et resurrexit tertia die�, un grande simposio internazionale sulla resurrezione di Ges�. Il titolo fu proprio �Resurrexit�. Alla fine gli studiosi furono ricevuti dal Papa. �Ricordo che Paolo VI parlava in francese� dice il padre Ignace de la Potterie �e sottoline� i due capisaldi storici della testimonianza degli apostoli: la tomba vuota e le apparizioni di Ges� risorto. Il come e il quando della resurrezione � un mistero, ma resta il 'fatto' e qui Paolo VI scand� bene queste parole: "Il fatto empirico e sensibile delle apparizioni pasquali". Ed aggiunse un monito che colp� molti di noi: "Se non manteniamo la fede in questo fatto empirico e sensibile trasformiamo il cristianesimo in una gnosi"�.

Era anche un grido di allarme... Poi accadde un piccolo incidente. Racconta padre De La Potterie: �Quando, nel 1974, uscirono gli Atti del simposio con l'allocuzione pontificia, pubblicati dalla Libreria editrice vaticana, quella frase -essendo stata pronunciata a braccio non c'era�. Una metafora di ci� che doveva avvenire nella Chiesa. Nelle scorse settimane alcuni giornali hanno avanzato delle conclusioni: nella Chiesa si � tacitamente smesso di credere al fatto storico della resurrezione e alla prova costituita dalle apparizioni �empiriche e sensibili� di Ges�.

Nuovi Lutero?

A Pasqua il settimanale francese L'Express dedica la copertina a Eugen Drewermann. Il teologo tedesco, autore di veri best seller, che vuol trasformare Ges� Cristo in una favola/terapia psicanalitica, � al centro di un grande battage giornalistico in tutta Europa. All'Express rivela che i Vangeli non vanno presi alla lettera, il loro carattere infatti � �simbolico�. La resurrezione di Ges�? �E' la sua persona che � resuscitata, non il suo corpo�. Infatti �la sua resurrezione ha avuto luogo nel corso della sua vita�. In che consiste questa strana resurrezione? �Egli si � liberato da un "io" che trae i suoi strumenti dal dominio, dal potere, dal denaro, dalla pretesa di possedere la verit�. Cos�, ridotto a simbolo, l'avvenimento di Ges� Cristo non ha pi� niente di �unico�: �Anche altre religioni, per esempio l'antica religione egiziana, conoscono l'idea della divinit� che, in forma umana, muore e risorge�. Ad un'agenzia cattolica (la vecchia Informations catholiques) dice: �Bisogna innanzitutto comprendere che la resurrezione non si applica in particolare alla persona di Cristo. Ges� stesso � cresciuto in questa credenza che ha almeno duemila anni pi� del cristianesimo�.

Grazie alle edizioni du Cerf, dei padri domenicani, che hanno invitato il teologo tedesco a Parigi alla veglia di Pasqua, adesso i francesi potranno trovare in libreria tre delle maggiori opere di Drewermann.

Ma c'� di pi�. L'Express pubblica anche un sondaggio sulla fede dei cattolici francesi. Ne viene fuori che il 25% dei praticanti non crede alla resurrezione di Ges� ed il 48% non crede alla resurrezione dei morti che professa nel Credo. Per i teologi le cose vanno anche peggio. Drewermann in una precedente intervista a Der Spiegel aveva dichiarato: �Quello che dico, lo dice la maggior parte dei teologi che trattano la medesima questione. Solo che non lo fanno se non servendosi di proposizioni subordinate limitative che dovrebbero garantire da una eventuale persecuzione dall'alto�.

Un'accusa sconcertante? E' vero che gran parte dei teologi contemporanei -come Drewermann- non credono che i resoconti evangelici sulla resurrezione vadano presi alla lettera? E' vero che non credono alla presenza �empirica e sensibile� di Ges� quando torn� fra i suoi dopo la resurrezione? Ed � vero che nei loro libri dicono con complicate perifrasi ci� che Drewermann scrive apertamente?

�Purtroppo penso di s� risponde amaramente padre De la Potterie, �e mi sembra che la tendenza a negare la storicit� dei Vangeli sia oggi molto diffusa�. Sul fronte opposto sentiamo Rosino Gibellini, che ha appena pubblicato il volume La teologia del XX secolo (Queriniana): �Drewermann vuole sottolineare soprattutto il valore simbolico della resurrezione. E' la sua idea. Ma � vero che la maggior parte dei teologi cattolici oggi afferma la 'realt�' della resurrezione, non la 'storicit�'�. Sofismi o necessarie distinzioni, ricerca teologica o eresie travestite da astrusi giochi di parole?

Per la verit� lo stesso presidente della Conferenza episcopale tedesca, il vescovo Karl Lehmann, uno dei vicepresidenti del Sinodo sull'Europa, ha usato questa distinzione in un'intervista rilasciata il 16 aprile all'agenzia Kna: �Quanto alla 'fattualit� storica' della resurrezione di Ges� Cristo, la cosa � complessa. Comunque � un evento reale. La resurrezione di Ges� Cristo da parte di Dio Padre �, strettamente intesa, un avvenimento nella sfera di Dio, che nel suo nucleo non appartiene alla nostra storia. Ma essa si ripercuote in quanto evento nello spazio e nel tempo�. Lehmann, che � stato l'assistente di Karl Rahner, parla difficile per i semplici cristiani. Non cos� il cardinale Camillo Ruini che, negli stessi giorni, nell'articolo di Pasqua, comparso sul Messaggero, usava la semplicit� di san Pietro e san Paolo: �E' anzitutto una questione di fatto: Ges� � o no risorto? Le testimonianze sono molte, ed alcune sono arrivate a noi in forma diretta e personale da parte dei protagonisti, come ad esempio, e incontestabilmente, quella dell'apostolo Paolo nelle sue lettere. Su questo piano dei dati di fatto nulla di altrettanto attendibile, o anche solo di paragonabile, pu� essere addotto per negare la resurrezione di Ges��.

Le prove

Perch� la teologia � oggi cos� fumosa e astrusa sulla resurrezione? Ha forse ragione Drewermann? Come vengono trattati i due capisaldi storici della testimonianza degli apostoli indicati da Paolo VI: il sepolcro vuoto e le apparizioni del Risorto?

�S� ammette Gibellini �� vero che i racconti delle apparizioni di Ges� sono contestati. Ma � chiarissimo, � ormai assodato che le apparizioni sono racconti credenti della comunit� cristiana che presuppongono la fede e non resoconti cronachistici. Perci� hanno tutto un tessuto simbolico�.

La prova? �Non sono concordabili fra loro: i racconti delle tre donne, poi la Maddalena, poi Pietro, Giacomo, Ges� in Galilea o a Gerusalemme...� Ma � corretta questa liquidazione?

Erich Stier, uno storico tedesco dell'antichit�, risponde cos� ai teologi: �Come esperto in storia antica devo dichiarare che le fonti sulla resurrezione di Ges�, con la loro notevole relativa contraddittoriet� nel dettaglio, rappresentano per lo storico addirittura un criterio di straordinaria credibilit�. Perch� se fossero state costruite ad arte da una comunit� o da un qualsiasi altro gruppo, formerebbero un blocco completo, chiaro e privo di lacune. Qualsiasi storico, infatti, � particolarmente scettico proprio quando un evento straordinario viene riferito mediante resoconti assolutamente privi di contraddizioni�. Ma Gibellini, e con lui i teologi, � irremovibile: �Con il progresso degli studi biblici questi resoconti non si possono pi� accogliere come racconti cronachistici: presuppongono la fede�. Ed � questo che si trova scritto nei testi di teologia?

Facciamo una rapida carrellata. Karl Rahner scrive: �Possiamo ammettere tranquillamente che i resoconti, che ci si presentano a prima vista come dettagli storici (historische) degli eventi della resurrezione e rispettivamente degli eventi delle apparizioni, non si lasciano totalmente armonizzare: quindi vanno interpretati piuttosto come rivestimenti plastici e drammatizzanti (di tipo secondario) dell'esperienza originaria "Ges� vive", e non come descrizione di questa stessa nella sua autentica essenza originaria�, insomma non vanno interpretati �come esperienza quasi grossolanamente sensibile�. Gli apostoli vedrebbero la resurrezione soprattutto in riferimento al destino di Cristo, �questo destino (e non semplice mente una persona esistente cui in antecedenza � capitato questo e quello) viene spe rimentato come valido e salvato� (Corso fondamentale sulla fede, Edizioni Paoline, pag. 357). Rahner � un simbolo. Quando fu sottoposta ai 1007 studenti della Gregoriana -la pi� prestigiosa universit� pontificia- la domanda �quale teologo antico o moderno ha avuto o ha maggiore influenza?� quasi la met� (501) rispose: Karl Rahner (a san Tommaso andarono 203 voti, a sant'Agostino ancora meno).

�Gli antichi, non noi, potevano accettare sic et simpliciter quei racconti� ci spiega ancora Gibellini. �E' ci� che va sotto il nome di "innocenza narrativa". Oggi sappiamo come sono nati quei testi, dove sono nati -nella comunit�- e ci guardiamo bene dal prenderli alla lettera come resoconti storici: cos� salviamo quel nocciolo di realt� che pur vi � dietro. Chiamiamo la nostra "seconda innocenza narrativa"�.

Ma quando Paolo VI parlava di presenza �empirica e sensibile� di Ges� risorto non prendeva alla lettera quei resoconti? Lo stesso Giovanni Paolo II, in un memorabile discorso nel mercoled�, il 25 gennaio 1989, affermava: �Il Risorto "in persona" apparve in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!" Essi infatti "credevano di vedere un fantasma". In quella occasione Ges� stesso dovette vincere i loro dubbi e il loro timore e convincerli che "era lui": "Toccatemi e convincetevi: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". E poich� loro "ancora non credevano ed erano stupefatti", Ges� chiese loro di dargli qualcosa da mangiare e "lo mangi� davanti a loro"�. Insomma �egli stabilisce con loro rapporti diretti, proprio mediante il tatto. Cos� nel caso di Tommaso... Li invita a constatare che il corpo risorto, col quale si presenta a loro, � lo stesso che � stato martoriato e crocifisso�.

C'� dunque un insegnamento pubblico, ufficiale della Chiesa per il popolo ed un altro, una sapienza nascosta per i dotti, che disprezza la �rozza grossolanit� dei resoconti apostolici? E c'� ancora qualcuno che prende alla lettera la testimonianza oculare degli apostoli?

�S�, la manualistica cattolica, ufficiale e scolastica, � la vecchia apologetica. Ma questa posizione che direi "massimalista" oggi non ha pi� nessun seguito fra i teologi� risponde Gibellini. �Vi � poi l'estremo opposto, rappresentato da Schillebeeckx, per cui la resurrezione sarebbe il prodotto dell'esperienza di commozione profonda che hanno avuto gli apostoli. E infine vi � una via media che si pu� identificare con Walter Kasper�.

La vita media, cio� i moderati

Su questa via media conviene gran parte della teologia cattolica? �S�, la cristologia di Kasper (Ges� il Cristo, Queriniana) ha avuto enorme circolazione, � un testo tradotto in tutte le lingue, che raggiunge una sintesi eccezionale. Direi � un'opera che fa testo, che rappresenta il modo in cui la teologia cattolica oggi riflette sulla resurrezione�.

Gibellini si riconosce anche lui nella �via media�. Cosa dice Kasper? Sui racconti del sepolcro vuoto, per esempio: che non sono �racconti storici�, ma �testimonianze della fede�. Inoltre: �Gli enunciati della tradizione neotestamentaria della resurrezione di Ges� non sono affatto neutrali: sono confessioni e testimonianze prodotte da gente che crede�. �Le testimonianze sulla resurrezione parlano di un avvenimento che trascende la sfera di tutto ci� che si pu� storicamente constatare... ci� che � storicamente accertabile non � la resurrezione, ma soltanto la fede che i primi testimoni ebbero in essa�. E Ges� che appare fisicamente ai suoi? �Questi racconti vanno dunque interpretati alla luce di quanto essi vogliono esprimere, nel loro carattere cio� di legittimazione della fede pasquale... Le apparizioni non sono eventi riducibili ad un piano puramente oggettivo. Chi ne fa esperienza non � l'osservatore distaccato e neutrale... questo loro "vedere" � stato reso possibile dalla fede�.

C'� anche in Kasper un'istintiva ripugnanza al materialismo dei racconti evangelici �dove si parla di un Risorto che viene toccato con le mani e che consuma pasti coi discepoli... A prima vista potrebbero sembrare affermazioni piuttosto grossolane, che rasentano il limite delle possibilit� teologiche e che corrono il pericolo di giustificare una fede pasquale troppo "rozza"�. Sono accettabili solo se si va oltre la lettera, per ci� che i loro autori volevano esprimere... Anche nel Catechismo per adulti dei vescovi tedeschi, redatto appunto da Kasper, si legge: �Ogni racconto testimonia la comune fede pasquale delle comunit�... Sia le narrazioni, talvolta un p� drastiche, dei pasti consumati con il Risorto, sia i racconti a riguardo della tomba vuota, intendono esprimere simbolicamente la corporeit� della resurrezione di Ges��.

E' questa la �seconda innocenza� sopravvenuta dopo venti secoli cristiani. Ma c'� chi parla di truffa intellettuale. Padre Daniel Ols, dell'Angelicum, segretario della Societ� San Tommaso, ci dice: �Non ha senso dire che la resurrezione non � un fatto storico. Un fatto che non sia storico non � un fatto (anche se, chiaramente, la resurrezione � un mistero che oltrepassa la storia)�.

Con un p� d'ironia e un p� di amarezza conclude: �E poi non c'� niente di nuovo: i protestanti-liberali gi� un secolo fa sostenevano queste idee. E merce trita e ritrita. Deriva dall'errore idealista per cui il cristianesimo � una dottrina: tutto il resto � solo un rivestimento mitico che ha per scopo di far capire verit� intemporali o norme di azione. L'importante sarebbe comprendere i significati. Dei fatti che ne sono veicoli possiamo anche fare a meno�. Infatti per Drewermann la resurrezione � un'immagine che c'insegna a confidare �nell'amore di Dio pi� forte della morte�. �Ma sono i fatti che sono opera di Dio!� ribatte Ols.

Lo smarrimento dei cristiani semplici � grande, perch� purtroppo anche ai preti nei seminari e nei corsi di aggiornamento vengono insegnate tali teorie e quindi la predicazione domenicale ne risente. Peggio per� se si tratta di cattolici impegnati, pi� a contatto con i dottori. Qualche tempo fa su una rivista dei padri passionisti del santuario di San Gabriele fu pubblicata una lettera firmata B.Z., da Napoli: �Sto frequentando un corso di teologia per laici� diceva il lettore. �Arrivati a studiare la resurrezione di Cristo, mi si sono confuse le idee. Il professore, un teologo abbastanza noto tra noi, ha cominciato a distinguere tra fatti storici e fatti di fede, tra dati oggettivi ed esperienza personale degli apostoli. Non ci capisco pi� niente e sento distrutta la mia fede... Insomma, � vero o non � vero che Ges� � risorto?�.


 
 

 

 

 

 

 


 

 

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