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Cristianesimo e storicit�: Resurrezione di Ges�

Stupiti, non perplessi

di Ignace DE LA POTTERIE

tratto da: 30 Giorni, anno X, novembre 1992, p. 72-73.

 




Lo scorso mese, nel dibattito sulla storicit� della Resurrezione tra il vescovo di Magonza Karl Lehmann e "30Giorni", sono stato chiamato personalmente in causa. Perci� vorrei fare alcune puntualizzazioni. Innanzitutto � contestata da monsignor Lehmann una frase di Paolo VI, detta a braccio durante il simposio "Resurrexit" del 1970 e riferita al giornalista di "30Giorni" Antonio Socci da me stesso che ero testimone. Secondo questa frase di Paolo VI, era importantissimo sottolineare �il fatto empirico e sensibile delle apparizioni pasquali� altrimenti, egli aggiungeva, si trasforma �il cristianesimo in una gnosi�; questo fu detto interrompendo il discorso rivolto agli studiosi al termine dei lavori.

Questa frase colp� molti dei presenti e ha infastidito invece altri, tra cui oggi monsignor Lehmann, che ribatte a Socci che quella frase, essendo stata detta a braccio, non fa fede, e che invece fa fede solo il testo stampato di quel famoso discorso.

Un'obiezione certamente lecita se non fosse che anche entro il testo stampato il Pontefice ribad� queste cose parlando �dei tentativi di una gnosi sempre rinascente sotto molteplici forme (...) la cui temibile inclinazione porta ad evacuare insensibilmente tutte le ricchezze e la portata di ci� che � innanzitutto un fatto: la Resurrezione del Salvatore�. E ancora: �Vediamo questa tendenza manifestare le sue estreme conseguenze drammatiche, arrivando fino a negare, come accade fra fedeli che si dicono cristiani, il valore delle testimonianze ispirate, o, pi� recentemente, interpretando in modo puramente mitico, spirituale o morale la Resurrezione fisica di Ges��. Dunque la frase detta a braccio � solo un equivalente del testo stampato. Anzi, lo rafforza.

Ma in quel discorso Paolo VI va ancora pi� al fondo del problema. Vediamone alcuni punti. Citando Romano Guardini, Paolo VI evidenzia il doppio aspetto della Resurrezione, che non viene colto sufficientemente oggi: da una parte l'aspetto del "mistero", della singolarit�, e dall'altra la realt� "fisica" della Resurrezione. Ecco due citazioni di Guardini nel discorso del Papa: �Egli (Ges�) si muove con una libert� nuova, sconosciuta sulla terra, ma allo stesso tempo viene affermato che Egli � Ges� di Nazareth, in carne e ossa, come � vissuto precedentemente con i suoi, e non un fantasma�. Seconda citazione di Guardini nel discorso del Papa: �Il Signore � trasformato. Egli vive in un modo diverso da prima. La sua esistenza presente � per noi incomprensibile. Eppure � corporea, contiene Ges� tutto intero... anzi, attraverso le sue piaghe, contiene tutta la sua vita vissuta, la sorte che egli ha subito, la sua passione e la sua morte�.

Questa insistenza sulla fisicit� del Cristo Risorto non � casuale. Anche Sant'Ireneo contro gli gnostici sottolinea sempre l'aspetto "corporale" della salvezza. Uno dei temi fondamentali di Sant'Ireneo � infatti la "salus carnis", la salvezza della carne; prima per Ges� nella Resurrezione, e poi per noi, nell'escatologia. Che la carne sia salvata � contro tutta la gnosi antica, �sempre rinascente�.

Ci sono pagine bellissime dei Padri dei primi secoli sul doppio aspetto, quello della fisicit� ma anche della singolarit�, della Resurrezione; proprio in questo sta tutto il mistero di Cristo: Egli � vissuto tra noi, � morto, ha sofferto, ma � anche risorto. Ma � sempre Lui, � lo stesso Ges� Cristo. Ci torneremo prossimamente, partendo dal IV Vangelo. Vorrei invece riprendere adesso l'articolo di Socci, che per due volte fa riferimento a Rosino Gibellini, un teologo contemporaneo, autore de "La teologia del XX secolo" (1992) che afferma come oggi sia comune tra i teologi la distinzione tra la �realt� della Resurrezione, che viene accettata, e la sua �fattualit� storica� che invece fa problema.

Questa distinzione di Gibellini corrisponde esattamente a quella fatta dal vescovo Lehmann (cfr. "30Giorni" agosto/settembre, p. 59). Inoltre Gibellini spiega a Socci che �la critica di Rudolf Bultmann ai racconti delle apparizioni del Risorto � ormai universalmente accettata da tutti i teologi moderni�. Ma � proprio vera questa affermazione audace?

Per quanto riguarda il primo punto andiamo a rileggere l'articolo di Lehmann, pubblicato nel volume "Resurrexit" alle pp. 297-315. In effetti il vescovo di Magonza distingue tra �realt� della Resurrezione e �fattualit� storica� (in tedesco Faktizitat) della stessa. Questa distinzione mi sembra accettabile in via di analisi; ma, per Lehmann, si direbbe che la �realt� della Resurrezione � la sola cosa importante, mentre la �fattualit� storica� della tomba vuota e delle apparizioni (la "Faktizitat") sembra essere quasi secondaria. Cos� Lehmann, ripreso da Gibellini, dice: il mistero della Resurrezione non � storico come tale, non c'era nessun testimone. Cos'� la Resurrezione? E' l'entrata, l'ingresso nella vita trascendente, nella vita gloriosa; questo sfugge alla storia come tale. Questo evento in quanto tale non ha avuto testimoni; dunque questo evento non sarebbe "storico" in senso stretto.

Per�, ribattono molti autori -e noi con loro- ci sono le apparizioni pasquali, la �fattualit� storica� di quelle apparizioni, come Lehmann stesso la definisce; ma questo lo lascia perplesso, non lo convince. Lehmann, infatti, afferma che parlare della �humanitas Christi resuscitati� (p. 300) � solo un'astrazione.

Ma quale astrazione! Invece � concretissima l'umanit� di Cristo risorto. Interrogarsi sulla storicit� delle apparizioni, secondo Lehmann, sarebbe una cosa problematica; diciamo piuttosto che questo � un falso problema. Perch�, se le apparizioni fanno parte senza dubbio di un insieme pi� ampio, sono segno per noi di una realt� trascendente, che � la Resurrezione stessa. Ma se � cos�, allora non sono pi� secondarie.

Scrive padre E. Dhanis, curatore degli Atti del convegno "Resurrexit", a pag. 602: �Le cristofanie pasquali furono sperimentate almeno parzialmente come dei dati visibili. Perci� noi le chiamiamo apparizioni� (il corsivo � nostro). E ancora (p. 626): �La Resurrezione di Ges� � un evento storico, non direttamente [non c'erano testimoni], ma indirettamente, cio� � un fatto a cui pu� arrivare con la sua riflessione anche la ricerca dello storico� partendo da eventi, testimonianze, eccetera.

E sempre padre Dhanis scriveva a pagina 631 una cosa che mi sembra importante: �All'elemento sensibile delle cristofanie si aggiunse certamente una grazia spirituale�. L'accenna anche monsignor Lehmann: non tutti potevano vedere e riconoscere Ges�, Egli appariva a chi voleva Lui, non era immediatamente riconoscibile. Per� era Lui! Certo, non pi� come prima, ma era lo stesso Ges�. Questo si vede molto bene nelle apparizioni alla Maddalena, ai discepoli di Emmaus, a Tommaso. I discepoli erano sconcertati, confusi, ma avevano la certezza che era Lui, in carne ed ossa. Avevano la certezza e la gioia di averlo visto e udito realmente. In Lc 24,39, Ges� stesso dice ai discepoli: �Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io!�. Tra il Ges� di prima e il Cristo risorto, malgrado l'aspetto problematico della sua apparenza, c'� identit�: �Sono proprio io�.

Nel suo articolo di "30Giorni" (p. 63), A. Socci cita anche due passi del decreto "Lamentabili" (1907) contro i modernisti, i quali negavano che la Resurrezione fosse �un fatto di ordine storico� (Denz. 3446). Perci� � interessante vedere come si � espresso su questo problema Maurice Blondel, il grande filosofo cattolico di quel tempo, che ha scritto molto sul rapporto tra "Storia e dogma", e sul "Valore storico del dogma". Parlando della Resurrezione, egli diceva che bisogna accettare �la realt� fisica del corpo risorto�. La ragione � che �ha potuto essere constatato da diversi testimoni, e diverse volte�. Tuttavia si deve anche riconoscere �il carattere storicamente anomalo di questa constatazione�: quella verifica sperimentale non poteva essere fatta a piacimento da chiunque; e sembra che il Risorto si sia manifestato solo ai discepoli. I giudei che l'avevano conosciuto a Gerusalemme forse non l'avrebbero visto. Ha voluto confermare nella fede solo i suoi discepoli, a volte � apparso solo ad alcuni di loro. Siamo quindi di fronte al mistero.

Anche monsignor Lehmann sottolinea l'aspetto di mistero della Resurrezione. Per� attenzione: siccome il corpo del Risorto era un corpo "reale", apparso tra gli uomini, tra i discepoli manteneva un aspetto "visibile"; le cristofanie quindi non possono in nessun modo essere sottovalutate.

Bisogna distinguere tre periodi nella vita di Ges� Cristo: prima della passione, la vita pubblica; poi la passione e il fatto della Resurrezione; terzo, i cinquanta giorni prima dell'ascensione, cio� le apparizioni pasquali. Ora, come dice molto bene papa Paolo VI nel suo discorso sopra citato: �Se non accettiamo la storicit�, l'aspetto fisico delle apparizioni pasquali, tra la passione e l'ascensione� non c'� continuit� tra il Ges� storico e Cristo presente oggi nella Chiesa; si deve mantenere in questo periodo intermedio un aspetto fisico, misterioso certamente, ma fisico.

Vorrei concludere facendo presente che se non affermiamo la storicit� della Resurrezione e delle apparizioni pasquali, se non diciamo nettamente questo ai cristiani, anche su un piano squisitamente pastorale, crolla tutto. Sono connessi tra loro tre fatti storici fondamentali: la realt� fisica della concezione verginale, dell'Incarnazione; quella dei miracoli, durante la vita pubblica; e quella della Resurrezione corporale di Cristo. Sono i pilastri di tutta la realt� del Verbo incarnato. Se si mettono in dubbio questi fatti, il semplice fedele si trova confuso senza saper pi� cosa deve credere.

Lo stesso Paolo VI, nel discorso in oggetto, citava un'omelia di Gregorio Magno ("Hom. 26 in Ev.") contenuta nell'antico breviario alla Domenica in Albis. Un testo molto bello, dove, facendo un paragone, san Gregorio diceva: �Davanti a questo mistero (la Resurrezione), siamo colti di ammirazione esattamente come davanti al mistero dell'incarnazione e della nascita verginale�. C'� un legame e un confronto da fare tra questi tre pilastri della vita di Ges� Cristo: il concepimento verginale, i miracoli e la Resurrezione.

Invece oggi c'� la tendenza a mettere in dubbio queste realt�. Per certe forme estreme della critica moderna, sul Ges� storico noi non sappiamo scientificamente quasi niente; ma per Bultmann, per esempio, questo non ha nessuna importanza, perch� per lui Ges� era un semplice ebreo, non il Figlio di Dio.

Riprendiamo piuttosto i termini straordinari della fede apostolica: �Ci� che era fin dal principio, ci� che abbiamo sentito, ci� che abbiamo visto con i nostri occhi, ci� che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato del Verbo della vita, poich� la Vita si � manifestata, e abbiamo visto e diamo testimonianza...; e lo annunziamo anche a voi... E vi scriviamo queste cose affinch� la nostra gioia sia piena... La nostra comunione � comunione con il Padre e col suo Figlio Ges� Cristo� (1Gv 1,1-3).

 
 

 

 

 


 

 

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