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Tutto si gioca in un frammento: la rupe del Golgota

di Carsten Peter THIEDE

tratto da: www.meetingrimini.org
 

 




Agli albori del Cristianesimo, quando i testimoni oculari erano ancora vivi, non esisteva interesse al culto per questi siti, perché la tomba di Cristo era vuota e il Signore era risorto e ciò che interessava era il racconto di coloro che avevano vissuto con Cristo.

Nella prima lettera ai Corinzi, Paolo chiede ai suoi lettori di rivolgere delle domande a testimoni oculari, ma in nessun punto chiede di viaggiare a Gerusalemme e visitare questa tomba vuota. Vi furono delle modifiche solamente quando il cristianesimo si allargò a tutto l'impero romano e i Vangeli giunsero in tutte le parti dell'impero. Nel primo terzo del II secolo ormai non c'erano più dei testimoni oculari, e tutti i cristiani volevano andare a vedere quello che avevano già letto.

Quando iniziarono questi viaggi vi fu una catastrofe, la cosiddetta rivolta Bar-Koch; i romani sotto l'imperatore Adriano soppressero con forza tale rivolta, e Gerusalemme venne distrutta per la seconda volta. Nel 135 d.C., Adriano fece della città una colonia sul mare che chiamò «Aelia capitolina». Per impedire ai pellegrini di giungere a questa tomba vuota e sulla rupe del Golgota, fece edificare dei templi pagani, costruendo grandi impianti dalle costruzioni preesistenti; se nelle vicinanze di queste tombe vi fossero state delle scritte di pellegrini, sarebbero certamente state distrutte. Queste azioni dell'imperatore Adriano confermano l'affidabilità delle tradizioni locali: in un periodo in cui sarebbe stato impossibile inventare questa tomba vuota o Golgota, perché la catena delle tradizioni a partire dall'anno 30 era ancora troppo spessa, l'imperatore romano impedì in questo luogo l'accesso ai pellegrini.

Solamente nel 326 l'imperatrice Elena fece distruggere questi templi e ricostruire parti delle costruzioni originarie.

Per un attimo, rimaniamo in questa chiesa sepolcrale e portiamoci pochi metri più in là verso la rupe del Golgota. Si tratta di un territorio piuttosto ampio: alcune parti sono sotto la chiesa del Redentore, protestante, nel Muristan, ed uno nella così detta cappella di San Vartan, nella quale alcuni archeologi armeni scoprirono l'iscrizione latina di un pellegrino cristiano. E' un disegno, inciso nella pietra, di una imbarcazione con albero crollato e la scritta "Domine ivimis" ("Signore siamo arrivati").

Questo è un chiaro riferimento al salmo 121,1: "In domum domine ibimus" ("Lasciateci andare nella casa del Signore"). Dunque, qui erano arrivati dei pellegrini che non erano riusciti a raggiungere la parte centrale della rupe perché sopra questa rupe fu eretto il tempio di Adriano, e infatti troviamo queste iscrizioni sempre più distanti, ma sempre nella zona della rupe di Golgota.

Questa iscrizione deve risalire al periodo che va dal 135 al 326, quando non si poteva accedere al luogo vero e proprio della crocifissione.




 

 

 

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