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tratto da www.studirosacrociani.com
Questa preghiera è stata suggerita per gli studenti da Max Heindel nel volume "La Trama del destino".
| Accresci il mio amore per Te, mio Dio, affinché possa servirti ogni giorno di più. |
| Che le parole delle mie labbra, e le meditazioni del mio cuore, siano a Te gradite, |
| o Signore, mia forza e mio Redentore. |
Recitare questa preghiera più volte e lentamente, per parecchi minuti, facendo graduale enfasi sulle frasi e proseguire poi con un periodo di concentrazione seguendo il metodo preferito. Con questa pratica si otterrà un notevole aumento di efficienza nella concentrazione e meditazione e nello svolgere dei compiti difficili.
| Non più luce Ti chiedo, o Signore, ma degli occhi per quel che ci sia. |
| Non più dolci e serene canzoni, ma un orecchio per la melodia. |
| Non più forza, se non trasformare il potere presente in latenza. |
| Non più amore, ma come mutare un corruccio in una carezza. |
| Non più gioia, ma come sentirne la sua dolce, vicina presenza, per riuscire a donar l'allegria e il coraggio a chi cerca certezza. |
| Non più doni Ti chiedo, o mio Dio, ma soltanto ridare copiosi, a chiunque ne avesse bisogno, tutti quelli che ho avuto preziosi. |
| Un aiuto di fronte ai timori, alle sante gioie provare; come amico agire al di fuori, del vero che so a parlare. |
| Di anelare a purezza e bontà di spinger con tutto me stesso, ogni anima avessi dappresso, alla vera Luce, alla Libertà. |
La preghiera dei Rosacroce, così come il simbolo e gli inni, è stata ispirata dai Fratelli Maggiori dell'Ordine dei Rosacroce e pertanto deve essere considerata pregna di insegnamenti. Per farne una interpretazione il più fedele possibile useremo una recente traduzione della preghiera originale in lingua inglese (2), proposta dalla Sede Centrale di Oceanside. In questo modo avremo modo di meglio comprendere alcuni dettagli e alcune sfumature degne della nostra riverente attenzione.
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Not more of Light we ask, O God, |
Non ti chiediamo più luce o Signore, |
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Not sweeter songs, but ears to hear |
Non canti più dolci, ma orecchie per
udire |
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Not greater strength, but how to use |
Non più energia, ma come utilizzare |
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Not more of love, |
Non maggior amore, |
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Not more of joy, |
Non maggior gioia, |
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To give to others all we have, |
Per dare agli altri tutto ciò che
possediamo, |
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No other gift, dear God, we ask, |
Non ti chiediamo altre cose, o Signore, |
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Give us all fears to dominate, |
Concedici di dominare tutte le paure, |
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To lift with all our might, |
E lavorare con il massimo impegno, |
Quante volte guardiamo ma non vediamo, sta scritto nel Vangelo: "Come potrete vedere Dio che non ha un corpo quando non riuscite a scorgerlo nel volto dei vostri simili?". Tutto ciò che ci circonda parla di Dio, dal fiore più bello al miserabile che mendica un pezzo di pane. Il male, sottolinea spesso Max Heindel, è solo uno strumento per realizzare il bene.
Dietro l'ombra più nera possiamo infatti trovare la luce più fulgida; è perciò giusto chiedere a Dio la grazia di saper vedere la realtà delle cose; di riconoscere la Sua presenza in tutto ciò che i nostri occhi sono in grado di vedere (e che esiste) perché Lui lo ha creato e lo mantiene in continua esistenza.
Nel caos dei rumori moderni: musiche assordanti, reclams, motori e tutto ciò che fa parte del mondo acustico dei nostri tempi, è assai difficile ritrovare la dolce melodia di un ruscello di campagna o delle fronde agitate da una brezza leggera. Le chiari, dolci e fresche acque del poverello di Assisi sono ormai lontane, così come i pascoli tranquilli del Salmo 23. Chiedere al Signore la capacità di udire ancora le eterne melodie è perciò una richiesta quanto mai urgente ed attuale.
Un vecchio adagio dice "Dio ti aiuta... Ma tu rema verso la riva". Noi per primi dovremmo perciò cercare un attimo di pace, in cui rifugiarci, per trovare nel silenzio interiore del nostro cuore quella tranquillità in cui Dio stesso possa parlarci, e farci sentire la Sua amorevole presenza e le Sue eterne melodie.
Quante volte ci sentiamo deboli, o non ancora pronti, per entrare a far parte degli operai nella vigna del Signore? Tante volte, purtroppo, questi sono soltanto degli alibi creati dalla mente che vuole in questo modo coprire la nostra profonda paura di assumerci delle responsabilità in prima persona.
San Francesco ben sottolinea che è solo dando che si riceve. Se vogliamo la forza noi per primi dobbiamo sostenere chi è più debole di noi. Soltanto in questo modo potremo portare in manifestazione il vero potere in noi: la fede in Dio. Con questa fede, è una affermazione di Gesù, non solo avremo più energia, ma potremo anche arrivare a smuovere le montagne.
Questa è una frase che merita un'attenzione particolare; qui il tema trattato comprende sia la consapevolezza che la comprensione. Consapevolezza dei nostri stati d'animo in modo che ogni volta che ci dovessimo trovare con il volto scuro l'amore del Cristo ci possa guidare e trasformare il nostro cipiglio in una frase od un gesto cortese.
Comprensione, invece, per chi ha uno sguardo corrucciato nei nostri confronti. Se siamo colpevoli, che il Signore ci doni l'umiltà di saper chiedere scusa. Se non lo siamo, che muova le nostre labbra affinché le nostre parole, ricolme di amore, riportino la pace nel cuore di colui che vuol farci del male.
Nessuna gioia proposta dal mondo materiale è sicura e durevole. I poveri sono convinti che il danaro dia la felicità e così tutti coloro che mancano di qualcosa credono che se la potessero avere sarebbero felici. Ciò non è assolutamente vero; basta infatti guardarsi intorno in modo sincero ed obbiettivo per vedere quanto avesse ragione Gesù quando disse: "Cercate prima il Regno dei cieli e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù".
Le gioie piu grandi provengono infatti da una mente serena ed uno spirito appagato di vivere secondo le Leggi divine. Chi vive in questo modo sente il Signore vicino ed il suo spirito si ritrova più prossimo alla sua dimora originale, la dimora celeste che ha abbandonato per poter iniziare la sua evoluzione individuale.
Se riusciamo a sentire il Signore presente in noi diventa spontaneo riconoscere la nostra unione spirituale anche con tutti gli altri esseri umani. Lui è la vita e noi siamo i tralci. Ciò che di buono risiede in noi è un suo dono ed è giusto chiedere di saperlo offrire, in modo indiscriminato ed altruistico. Offriamo perciò il nostro coraggio ai deboli ed il nostro ottimismo a chi è senza speranza.
Il Signore stesso userà queste nostre offerte come un canale per rendere più leggera la loro sofferenza fisica o la miseria spirituale che ne raggela il cuore ottenebrandone la mente.
Veramente noi abbiamo ricevuto tanti doni dal Signore. Purtroppo il dono di cui si parla sempre è la redenzione del genere umano, ma quanti altri doni abbiamo noi ricevuto? Forse il dono maggiore è la luce del Cristo che illumina la nostra intelligenza; senza questa luce quale speranza potremmo avere di poter un giorno abbandonare questo corpo di carne?
Ogni nostra buona qualità scaturisce dal Cristo in noi. Ogni nostra virtù è solo un Suo modo dinamico di influenzare la nostra vita. Questa richiesta è perciò giusta e motivata. Facciamola in ginocchio, umilmente e con il cuore colmo di riconoscenza, ben sapendo che non saremo mai in grado di ripagare, neppure in parte, ciò che ci è stato così generosamente donato.
Si, o Signore, concedici di dominare le paure che ci fanno trovare alibi su alibi per non prestare l'aiuto che dovremmo nel modo che Tu ci hai insegnato. Concedici di dare l'amicizia come Tu l'hai data a noi e non tingendola di egoismo od opportunismo. Concedici il coraggio di parlare di Te e delle verità che ci hai concesso di conoscere. Guida i nostri sentimenti affinché diretti dalla Tua saggezza sappiano prima distinguere, e poi amare ciò che è veramente puro e divinamente buono.
Fa' che la nostra mente non ci inganni e che non ci porti a false considerazioni ed errate decisioni siano esse mentali o sentimentali.
Qui è opportuno sottolineare che la preghiera presenta una richiesta accorata per essere resi partecipi del grande lavoro attuato dai Fratelli Maggiori a favore dell'umanità. Con questa richiesta vengono sottintese le attività di diffusione degli Insegnamenti e di tutto quanto può aiutare le anime nel loro difficile cammino sul sentiero dell'evoluzione.
Noi che abbiamo ricevuto degli insegnamenti veri e profondi, in grado di fornire le risposte a cui anelano tante persone intelligenti confuse per i moderni dilemmi esistenziali, abbiamo il sacrosanto dovere di diffonderli, con parole e stampati, affinché il messaggio sia proposto su ampia scala a beneficio del maggior numero di persone.
È ovvio che non tutti sono in grado di tenere conferenze o animare delle serate intese a coinvolgere chi è "pronto" ad afferrare i nostri Insegnamenti. Vi sono però molti altri modi per offrire una opportunità in questo riguardo. Presso il nostro Centro vi sono alcuni libri tradotti in italiano e diversi pieghevoli adatti per delle proposte non impegnative. Perché non richiederne alcuni e tenerli sempre a portata di mano? Sarebbe un modo semplice ed efficace per aiutare il Signore ad esaudire quanto richiesto alla fine della preghiera.
Sovente ci sono state rivolte le seguenti domande:
Quali sono i doveri di uno studente dell'Associazione Rosacrociana?
Quale deve essere la sua linea di condotta?
Vi sono delle regole ch'egli debba seguire?
Risposta:
Note:
(1) Versione in rima di Luigi Zampieri.
(2) Traduzione dall'originale ed interpretazione a cura di Mario Rizzi.
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