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IL SERVIZIO ALTRUISTICO


CAPITOLO 3

IL SERVIZIO - come?


S’inizia a servire per denaro; ciò prepara al servizio per amore del servizio. Ci vuole del tempo per trasformare un servo di mammona in un servitore dell'amore! (7/11).

 

- Con pazienza -

Siate pazienti e persistenti nell'agire bene (san Paolo).

- Con fedeltà -

Dobbiamo compiere con fedeltà, ogni nostro dovere quotidiano prima di poter essere fedeli nel lavoro spirituale (7/12).

- Seguendo le proprie inclinazioni -

Si serve meglio seguendo le proprie inclinazioni (7/13).

- Cogliendo le opportunità -

Dio dà a tutti i semi delle opportunità di servizio, ma è nostro dovere coltivarle, nutrirle e prenderne cura nel suolo dell'amorevole gentilezza (7/14).

- Dando l'esempio -

L'azione parla più della parola. Agite, agite, agite! (7/15).

Il valore di una persona si misura con il servizio che essa rende all'umanità (7/16).

- Vivendo gli insegnamenti -

Chi consacra la sua vita e segue i dettami dello spirito, anche se non ha tempo per gli impegni da assolvere nella vita sociale, scoprirà che la legge di compensazione provvederà a ripagarlo ampiamente del tempo speso o del danaro offerto. Se lavoriamo per la grande causa i nostri impegni saranno assolti comunque... Anche senza la nostra opera (7/17).

A chi più è stato dato più sarà chiesto. Se non viviamo gli insegnamenti noi incorreremo in una grave responsabilità (7/18).

- Con semplicità -

A volte un martirio che supera quello di certi santi è il fare le piccole cose, che nessuno nota, e sacrificare se stessi nel semplice servizio agli altri (7/19).

Anche nei tempi antichi un servizio fatto volontariamente dai sacerdoti devoti piaceva alla divinità più del sacrificio degli animali (7/20).

- Non cercando riconoscimenti -

I veri grandi uomini sono coloro che servono nobilmente e incondizionatamente tutta l'umanità. Essi si valgono della fede, della perseveranza e della volontà, acquistate durante le passate esistenze, per l'attuazione dei loro propositi (7/2).

Il servizio disinteressato è l'ideale Rosacrociano (7/2).

Amare i nostri nemici e fare del bene a coloro che abusano di noi è una politica che dà sempre dei buoni risultati (7/21).

Può essere nobile morire per una grande causa ma lo è di più vivere una vita di autosacrificio a favore degli altri (7/22).

Dobbiamo porre il nostro cuore nelle attività che portano aiuto agli altri. "Fai del bene a tutti senza curarti di ciò che essi fanno a te." (7/23)

- Parlando - consigliando -

Argomenti che aiutano a vivere nel senso più ampio:

1. Il rapporto uomo/Dio.

2. La legge della rinascita.

3. La legge di conseguenza.

4. Il Cristo e la sua missione

a) Il rapporto Uomo/dio

L'uomo è un essere spirituale che utilizza alcuni strumenti, tra cui il corpo fisico e la mente, per sviluppare il suo senso dell'io, cosa impossibile se egli vivrebbe soltanto nei mondi spirituali.

Herman Hesse, in Siddharta, usa un’interessante analogia tra l'uomo e le gocce dell'oceano al fine di fare comprendere l'intima relazione tra l'uomo e Dio, nonché la necessità di un corpo materiale da parte dell'uomo.

"Se l'oceano non evaporasse, egli scrive, sarebbe un oceano morto, senza nuove esperienze e chiuso su se stesso in un’esistenza tanto vuota quanto statica. Con l'evaporazione, le varie goccioline se ne vanno per il mondo, acquistando una consapevolezza individuale e portando, al loro ritorno, tante e tante esperienze con cui l'oceano stesso non può mancare di arricchirsi interiormente".

La stessa cosa è applicabile a Dio, Egli pur essendo infinito nella sua perfezione non si può considerare staticamente finito. Dio è vita dinamica e la sua essenza è ben ritrovabile in tutta la sua creazione. L'uomo è per Dio uno strumento di crescita in quanto ogni uomo, in ogni istante della sua esistenza, offre a Dio le sue esperienze individuali, uniche al mondo.

Dio padre è l'anima del sistema solare, mentre il Cristo lo è per il nostro pianeta. Così come noi dobbiamo necessariamente soffrire se una nostra cellula soffre, così essi sono costretti a soffrire per ogni sofferenza sia essa umana, vegetale o animale. A chi obbietta che allora non dorrebbe permettere il male, si deve precisare che Dio ha creato l'universo con delle leggi ben precise, che lui rispetta per primo.

Se l'uomo non le rispetta ne subisce le conseguenze. Per aiutare l'uomo, in questo caso, Dio dovrebbe contravvenire alle stesse leggi che ha stabilito. Va ricordato che Dio non rispetta le persone, ma le condizioni.

Ogni uomo è assai importante per Dio, perché rappresenta uno strumento unico nel suo genere. Le cose che Dio può dire e fare attraverso una persona non le può dire e fare nello stesso modo attraverso nessun'altra. Questo è il nostro vero valore, siamo esseri unici e Dio opera attraverso di noi per volere e fare ciò che solo attraverso di noi può volere e fare. Non dovremmo dimenticarlo mai.

b) La legge della rinascita

Questa teoria insegna che lo spirito è parte integrante di Dio e racchiude tutte le potenzialità divine come il seme racchiude la pianta; che per mezzo di ripetute esistenze, in un corpo terrestre suscettibile di graduale perfezionamento le possibilità latenti sono gradualmente sviluppate in potenza dinamica; che nessuno si perde durante questo processo; ma che tutta l'umanità raggiungerà da ultimo la meta della perfezione e del raggiungimento con Dio (7/25).

L'uomo in effetti, oltre al corpo fisico ha un corpo spirituale che san Paolo chiama psiche somaticum. Quando questo corpo è sufficientemente sviluppato l'uomo non ha più la necessità di rinascere in un corpo fisico e potrà vivere nei regni spirituali. Questo fatto è ciò che la Chiesa considera resurrezione della carne, però usa una interpretazione errata quando considera questo fenomeno relativo all'apertura dei sepolcri ed alla resurrezione dei morti.

La resurrezione della carne è invece un fenomeno individuale e può accadere solo nel momento che il corpo spirituale è sufficientemente sviluppato. San Paolo, che conosceva questo processo, afferma infatti che né la carne né il sangue, erediteranno il Regno dei cieli.

A chi obbietta che la Chiesa cattolica non accetta questa dottrina è il caso di ricordare che fino al 543 dopo Cristo questi concetti erano comunemente accettati; è soltanto nel Sinodo D'Oriente, tenutosi a Costantinopoli nel 543 d.C. che venne deciso di condannare come anatema coloro che avessero parlato della reincarnazione dell'anima. Ecco il testo originale: "Se qualcuno afferma la fantastica dottrina della pre-esistenza delle anime ed afferma la mostruosa restaurazione (rinascita) che ne consegue, sia considerato anatema".

Non si dimentichi che Gesù fu un orientale e che, nell'oriente, la credenza nella rinascita è, da sempre, un luogo comune. "Già nel V secolo avanti Cristo, ci racconta Erodoto, definito il padre della storia, gli Egiziani credevano nella rinascita e nella metempsicosi".

Nello stesso periodo i maestri Indù compilando la Bhagavad Ghità vi scrissero: "Come l'uomo, deponendo i vecchi abiti ne prende di nuovi, così lo spirito spogliando i vecchi corpi entra in altri nuovi". (7/26)

Il testo fondamentale del buddismo, il Dhammapada, contiene molti richiami alla rinascita, eccone uno: "Molte esistenze ho attraversato in questo ciclo di vite e di morte, vanamente cercando il costruttore della casa (corpo). Misero è nascere sempre di nuovo..." (7/27)

Zoroastro, nel libro del profeta Abad scrive: "Coloro che nel tempo della prosperità, soffrono dolore e afflizione, soffrono a causa delle loro parole e azioni compiute in un corpo precedente, per le quali il sommo Giusto ora li punisce". (7/28)

Dice Diogene Laerzio, nella sua Vita di Pitagora: "Si narra che Pitagora sia stato il primo presso i Greci ad insegnare la dottrina che l'anima deve passare per il cerchio delle necessità e che veniva legata in vari tempi a diversi corpi viventi". (7/29)

Un Padre della Chiesa, Tertulliano nella sua opera "Contra Valentinianos" dimostra di conoscere tanto la dottrina della reincarnazione quanto la sua origine egizia; dice infatti:

Narra Platone, nel capitolo LVII del Fedone: "... Se l'anima è immortale, essa richiede la nostra cura e non soltanto in questo tempo che chiamiamo vita... Perché se la morte fosse una liberazione sarebbe una cuccagna per i malvagi.. Ma poiché appare che l'anima sia immortale non vi sarebbe per lei altro scampo se non nel diventare migliore". (7/30)

Anche Ovidio, nella Metamorfosi, parla della rinascita dicendo: "... Non muore l'anima e sempre, abbandonando un albergo, passa in un altro e ci vive ospite nuova". (7/31)

Plotino (205 d.C.) afferma invece: "E' una credenza universalmente ammessa che l'anima che ha commesso peccati li espia, subendo una punizione nei mondi invisibili. Dopodiciò passa in nuovi corpi". (7/32)

Flavio Giuseppe, fariseo dei tempi di Gesù, parlando delle credenze degli ebrei fa quest’interessante rivelazione: "Dicono, che le anime sono incorruttibile e che le anime dei buoni vengono trasferite in altri corpi mentre quelle dei malvagi sono soggette all'eterno castigo". (7/33)

Troviamo, al proposito, diversi passi eloquenti anche nel Vangelo:

- La parabola del cieco nato nel Vangelo di Giovanni.

Dopo la guarigione, gli Apostoli chiedono a Gesù se il malato avesse una colpa e Gesù risponde di No. Ora il discorso può reggersi solo a fronte di una possibile vita precedente del cieco nato. (7/34)

- In Matteo una risposta relativa ad Elia, morto alcuni secoli prima. (7/35)

"Certo che prima deve venire Elia a riordinare tutte le cose. Ma io vi dico che Elia e già venuto e non lo hanno riconosciuto". Allora i Discepoli compresero che aveva parlato loro di Giovanni il Battista.

Afferma san Girolamo in una lettera a Demetriade: "... La dottrina della trasmigrazione delle anime era insegnata segretamente ai pochi fin dai tempi antichi, come una verità tradizionale che non si doveva divulgare". (7/36)

Nella cabala i riferimenti sono diversi, leggiamo nello Zohar: "Tutte le anime sono soggette alla prova della trasmigrazione... Esse devono sviluppare tutte le perfezioni... E se non hanno adempiuto a tutte queste condizioni in una vita devono incominciarne una seconda, una terza, fintanto che non saranno adatte all'unione con Dio". (7/37)

Nella sua opera, "La causa, il principio e l'uno", Giordano Bruno scrive: "Oh! Tu, tremi dinanzi alla fredda morte... Sappilo, quando con età la fiamma di vita si spegne ed il corpo torna in polvere l'anima non cessa di vivere; essa cambia la sua abitazione distrutta con una nuova dove continuerà a lavorare. Tutto cambia, nulla si distrugge". (7/38)

E' noto, al proposito il passo del Faust di Goethe:

"L'anima dell'uomo è come l'acqua:

proviene dal cielo, ed al cielo ritorna.

Da qui nuovamente deve ritornare sulla terra,

sempre mutandosi". (7/39)

Anche Giuseppe Mazzini ha lasciato degli scritti in cui afferma di credere nella rinascita, ecco un brano dal suo Concilio di Dio: "Noi crediamo in una serie infinita di reincarnazioni dell'anima, di vita in vita, di mondo in mondo, ciascuna delle quali rappresenta un miglioramento ulteriore". (7/40)

Oltremodo interessante un'opinione attuale. Ciò che pensa Elisabetta Kubler Ross che ha passato molti anni assistendo dei malati terminali: "Prima di cominciare a lavorare con pazienti prossimi alla morte, non credevo in una vita dopo la morte, oggi invece vi credo, senza ombra di dubbio". (7/41)

Concludiamo con un passo di Hans Kung (1984): "Comunque proprio chi confida che, nonostante tutto le crisi, le rotture e catastrofi, possano essere accettate come qualcosa carico di senso, non potrà evitare il problema della giustificazione di un Dio buono di fronte al male del mondo. Ora la teologia cristiana non potrà di certo affermare di aver risolto questo problema". (7/42).

c) La legge di conseguenza

Considerando la vita da un punto di vista etico, troviamo che la legge della rinascita, con la legge di conseguenza, da cui è inseparabile, è la sola teoria che soddisfi il nostro senso di giustizia, in armonia con gli eventi della vita come li osserviamo intorno a noi (7/43).

Sulla Bibbia sta scritto: "Le macine del Signore macinano lente, ma fino all'ultimo granello". La legge di conseguenza (chiamata anche legge del karma) opera infatti affinché ognuno di noi raccolga, vita dopo vita, ciò che ha seminato. Dio è legge, non punirà mai coloro che ha generato e che, di Lui, sono parte integrante.

Ad ogni nuova nascita abbiamo il libero arbitrio di vivere la nostra vita, accettando ogni cosa come se fosse meritata, oppure imprecando contro un Dio ingiusto e vendicativo. le difficoltà, miserie e problemi che incontriamo sono infatti nostre e ci competono come risultato delle azioni compiute durante le nostre passate esistenze.

Il male non è mai gratuito. Ogni situazione difficile porta con sé qualcosa che, qualora affrontato positivamente, può farci arricchire spiritualmente. Richard bach, nel libro Illusioni, dice al proposito: "Quando sei di fronte ad un problema, guarda nelle sue mani... Ha un regalo per te".

d) La missione del Cristo

Si può affermare che Gesù il Cristo sia un personaggio troppo dissimile dalle nostre comuni caratteristiche per poter essere facilmente considerato come un intimo amico. La massima "così in alto così in basso" ci porta a comprendere quanto sia difficile un rapporto di amicizia con Lui, che non abbiamo mai conosciuto, quando, talvolta, abbiamo delle difficoltà a considerare amica anche una persona che conosciamo da anni.

Gesù si presenta talmente diverso, e pertanto poco reale. Tutto è relativo e l'essere d'accordo su una cosa significa riuscire a vederla allo stesso modo; ciò permette di parlarne e di scambiarsi le proprie opinioni al proposito. Tra figli e genitori manca spesso la realtà intesa in questo senso, ed allora il rapporto si deteriora e la comunicazione si riduce sempre di più.

Affinché la comunicazione possa esistere, e sostenersi nel tempo, è necessario che vi sia un comune accordo sulla realtà in esame. Ciò con Gesù non accade; la sua realtà implica di aiutare gli altri al prezzo di sacrifici ed umiliazioni, Lui lo ha fatto fino al punto di sacrificare la propria vita.

La nostra realtà, invece, considera sempre con estrema cautela ogni forma di sacrificio a favore degli altri. Tempo, denaro e disponibilità sono sempre filtrati dall'egoismo personale e le monetine che ancora sono date nella questua domenicale illustrano assai bene questa situazione.

Con gli amici questo non accade, il minimo che si può offrire loro è un cappuccino con una brioche. Per il Cristo poche lire e quaranta minuti settimanali sono ciò che l'amministrazione normale del cristiano contempla in suo favore. Eppure quante volte ci si rivolge a lui per ottenere qualcosa e poi ci si adombra perché non si ottiene risposta...

Pochi veramente conoscono chi è e cosa fa ora, Gesù il Cristo. Notate che non è usato il tempo passato "chi era e che cosa ha fatto", ma il presente. Gesù il Cristo, infatti, non è un personaggio dei tempi lontani ma una presenza viva e attuale.

Egli ha avuto ed ha una grande missione da compiere, vediamola brevemente. Il nostro pianeta, oltre all'atmosfera fisica, possiede un'atmosfera sottile detta mondo del desiderio o mondo astrale, che rappresenta l'ambiente emozionale dove ognuno di noi ha un suo spazio che, pur essendo privato, non manca di interagire con tutto il circondario.

Nel mondo del desiderio le emozioni, i desideri e le passioni sono supportate da una sostanza/energia in continua vibrazione. Un’emozione elevata è contraddistinta da sostanza leggera ed alte vibrazioni mentre per le basse emozioni, tipo l'odio e l'egoismo, accade il contrario.

Un’emozione nobile tenderà a portare alte vibrazioni nel mondo del desiderio, mentre un’azione malvagia sarà sempre legata ad emozioni con basse vibrazioni e abbasserà, seppur di poco, le vibrazioni di tutto l'ambiente emozionale, a svantaggio di tutta l'umanità.

La venuta del Cristo è stata necessaria, perché, nel corso dei secoli, la malvagità aveva abbassato le vibrazioni del mondo del desiderio al punto tale da precludere i sentimenti più nobili ed elevati.

Il Cristo, a differenza di tutti gli altri profeti che sono stati dei terrestri molto evoluti, è un Arcangelo solare che, di sua spontanea volontà, e con un atto di grandissimo amore, decise di entrare in contatto con l'umanità, onde aiutarla a superare la sua crisi evolutiva.

Con la crocifissione, lo Spirito del Cristo, che era entrato in Gesù al battesimo, si è liberato e, da quel momento, il Cristo è diventato il nostro Spirito planetario, che compenetra la terra e raccoglie le sofferenze, e le esperienze, dei suoi innumerevoli abitanti.

Narra, infatti, il Vangelo che alla morte di Gesù il sole si è oscurato, descrivendo in questo modo l'effetto prodotto dalla grande effusione di luce che lo Spirito del Cristo ha riversato nel mondo del desiderio.

Da quel giorno lontano il Cristo si adopera costantemente per risollevare le vibrazioni della materia astrale abbassate dalle azioni malvagie di ciascuno di noi. Se non vi fosse la sua opera continua il mondo del desiderio, sarebbe presto ridotto come duemila anni fa e non vi sarebbe più alcuna possibilità d’avanzamento spirituale.

Seppur breve questo profilo dell'opera del Cristo dovrebbe farci comprendere e valutare l'opera di salvezza da lui compiuta, e continuamente rinnovata, dai Fratelli Maggiori e nei sacrifici eucaristici che sono offerti giornalmente dai sacerdoti in ogni parte del mondo.

Questo è il significato della sua grande promessa: "Io sarò sempre con voi"; promessa che non aiuta certo a crearsi una realtà maggiore su questo grande personaggio. Anzi ci disorienta ancora di più in quanto a noi riesce già difficile mantenere le promesse un giorno per l'altro. Il non comprendere questa promessa nel più profondo dei suoi molteplici significati è forse il maggior torto attribuibile all'umanità.

Vuotare di significato un patto del genere significa togliere al Cristo la possibilità di essere quel vero amico tanto decantato nei sermoni domenicali e dalla letteratura cristiana.

Un vero amico deve essere con noi nei momenti più duri e difficili, così come in quelli di gioia. Gesù ha promesso di essere sempre con noi, ma quanti gli hanno offerto un momento felice affinché ne partecipasse? Quanti gli hanno chiesto di presenziare al concepimento di un figlio? Al proprio matrimonio? al delirio di un familiare in agonia?

Pochi certo, forse nessuno. Eppure la promessa è lì da leggere e rileggere e, come i consuntivi delle grandi aziende, entra negli occhi ma non arriva al cuore. E' troppo diversa dalle cose abituali e resta distante, fredda e presto dimenticata. Purtroppo questo fatto non mancherà di avere il suo riscontro. Nel Vangelo si narra di un processo dove Gesù pone coloro che lo hanno aiutato alla sua destra e coloro che non lo hanno fatto alla sua sinistra.

Tutti noi dovremo un giorno comparire quali imputati in un processo del genere. Ci affretteremo allora a dire che non abbiamo colpa alcuna perché Gesù, personalmente, non ci ha mai chiesto da mangiare, da bere o da vestire. Sarà Lui a spiegarci che, il non aver creduto alla sua promessa, non ci ha permesso di ravvisare il suo volto in quello della vicina isterica, del portinaio brontolone, del drogato seduto sui gradini della metropolitana, della prostituta all'angolo della strada, dell'assassino e della sua vittima.

Egli è presente in ognuno di noi, nei nostri genitori, nei compagni di scuola, nei colleghi di lavoro, nei familiari ed in tutti gli altri, ricchi o poveri, sani o malati, simpatici o meno. In ognuno di loro si cela il Cristo, quasi sempre piegato sotto una ennesima sofferenza, novello Cireneo, con il compito disumano di portare sulle spalle cinque miliardi di croci.

La nostra crescita spirituale inizierà veramente, soltanto quando cesseremo di cercare il volto del Cristo nelle opere d'arte, più o meno famose e smetteremo di considerare Gesù alla stregua di un illustre personaggio che ha fatto il suo tempo. "Io sono la vite e voi siete i tralci", sono sue parole, tutti noi tutti facciamo parte del suo corpo mistico, con noi egli soffre o gioisce, in ogni istante.

Tutti noi dovremmo consacrargli noi stessi, giorno dopo giorno. Al mattino, appena alzati, dovremmo alzare le braccia al cielo e dire: "Grazie, o Signore della notte che mi hai concessa, ti offro queste mie mani, queste mie labbra, questa mia mente e questo mio cuore affinché Tu oggi li possa usare come strumenti di pace".

Nella sua vita, il Cristo, ha dimostrato la sua grandissima disponibilità; ha accettato come apostolo chi lo avrebbe tradito, ha frequentato i relitti della società; ed alla fine è stato crocefisso in compagnia di due ladroni. Tutto questo affinché anche i più emarginati potessero aspirare ad un posto al suo fianco.

Dice il Cristo nell'apocalisse: "Io sono fuori della porta e aspetto... Se mi farai entrare starò a cena con te". Lo faremo attendere ancora per molto?

- Diffondendo gli Insegnamenti (7/44) -

Aiutare nella diffusione degli Insegnamenti Rosacrociani rappresenta un dovere personale di ogni studente. Essi sono stati dati dai Fratelli Maggiori, i custodi della saggezza occidentale, a Max Heindel con la condizione che egli rimanesse diligente nel compito di diffonderli così come era stato costante nel suo sforzo per trovarli. Naturalmente la stessa regola si impone a noi e pertanto siamo tenuti a diffondere ciò che abbiamo ricevuto e che costantemente riceviamo.

Quali sono le azioni che dovremmo intraprendere a tale scopo? è forse necessario che noi arriviamo a poter attingere le informazioni direttamente dai piani spirituali prima che possiamo offrire i nostri servizi?

No! Vi è la necessità d’ogni più umile e piccolo sforzo. Non si dimentichi che furono i rozzi attrezzi dei primi artigiani che hanno permesso lo sviluppo delle meravigliose tecniche dei nostri giorni.

Contribuire a disseminare l'insegnamento con l'esempio della nostra vita è la prima possibilità da prendere in considerazione. La gente ci giudica conformemente al nostro operare e l'Associazione Rosacrociana stessa acquista, o perde prestigio, in funzione del nostro agire. Coloro che ci circondano ci conoscono dalle nostre opere ed è dai frutti delle medesime che siamo valutati.

La seconda possibilità da considerarsi è quella di fondare dei gruppi di studio locali. Anche in questo caso i partecipanti devono sempre tener presente che il gruppo è un insieme di persone e sono le modalità di vita e di pensiero delle medesime che qualificano, o squalificano, il gruppo stesso. La partecipazione alle attività dovrà essere dignitosa, fattiva e fedele in modo che il gruppo stesso diventi un punto focale di entusiasmo, conoscenza ed energia spirituale.

Quando appropriatamente condotti questi gruppi locali diventano come un magnete e sono in grado di attirare chi abbisogna d’aiuto. Tutti coloro che ne hanno la possibilità dovrebbero formare dei gruppi in quanto è nell'unione che può crearsi la forza.

Per quanto riguarda il nostro apporto personale nell'offrire gli insegnamenti dovremmo innanzitutto curare la nostra preparazione in modo da essere in grado di rispondere ad ogni eventuale domanda o richiesta di chiarimento. Max Heindel esorta a destare l'interesse altrui in modo che siano suscitate richieste d’informazioni o di chiarimenti.

Il tutto deve però essere fatto indirettamente perché non si deve mai imporre la nostra filosofia sugli altri. Noi dovremmo fare soltanto degli accenni per destare, nell'ascoltatore, la sensazione che noi abbiamo delle informazioni in riguardo a degli argomenti ad alto livello.

Se il nostro interlocutore è pronto per questo tipo di messaggio non mancherà di porre delle domande per ottenere ulteriori delucidazioni. Da quel momento noi potremo proporre la filosofia rosacrociana e procedere fintanto che le nostre parole ci sembreranno comprese e recepite.

E' comunque necessaria una certa cautela perché si corre il rischio che il nostro entusiasmo ci spinga a presentare troppo materiale e che l'altra persona ne venga letteralmente sopraffatta con il conseguente insorgere di qualche timore che può pregiudicare l'interesse stesso.

Gli interessi delle persone sono molteplici. Alcuni vogliono conoscere i fatti della reincarnazione, altri sono curiosi per i fenomeni della chiaroveggenza ed altri ancora si entusiasmano quando sentono parlare delle influenze planetarie, del Cristo visto esotericamente o della legge di causa ed effetto. Bisogna cercare di raggiungere l'interesse delle persone passando dai loro problemi personali.

E' molto importante che, presentandosi l'opportunità, non si manchi di proporre l'esercizio della retrospezione serale in quanto esso è un notevole mezzo di evoluzione e, visto che siamo sull'argomento, non dimentichiamo che tale esercizio compete pure a noi.

Le persone che hanno dei problemi sono più sensibili agli insegnamenti inerenti ai regni spirituali. Coloro che hanno successi mondani sono invece abbastanza impermeabili a tali messaggi. Anche la bibbia, al proposito, indica che dobbiamo aspettarci dei seguaci tra coloro che sono soli o tribolati e coloro che hanno un pesante fardello da portare. Queste persone spesso sono insoddisfatte, arrabbiate, demotivate e non sanno dove rivolgersi per ricevere un poco di conforto. Esse pregano affinché possano ottenere sollievo ed è un nostro privilegio, nonché una grande responsabilità, poter tendere loro una mano.

D'altro canto non bisogna invece disturbare coloro che sono soddisfatti del modo in cui vivono o non dimostrano interesse per le nostre parole.

Un altro modo di disseminare gli insegnamenti consiste nel non vergognarsi nell'aderire ai dettami della nostra filosofia. Il pudore umano non dovrebbe mai farci indietreggiare dal sostenere che siamo vegetariani, che evitiamo vestiti che costano il sacrificio della vita di altre creature, che siamo contrari alla guerra ed alla violenza, che consideriamo l'ipnotismo come un vero e proprio assalto mentale e che siamo contro ogni forma di medianica o di modi negativi per ottenere lo sviluppo di facoltà psichiche o spirituali, quali, ad esempio, sfera di cristallo, bicchierino, e così via.

Queste nostre convinzioni non devono però ferire in nessun modo il nostro prossimo. Noi le dobbiamo presentare in modo calmo e naturale evitando la pretesa che gli altri debbano adattarsi ad esse o comunque accettarne la validità.

Max Heindel dice che non vi è crescita animica nel fare soltanto ciò che ci compete. Egli continua dicendo che difficilmente una giornata volge al declino senza che ci sia stata presentata almeno una opportunità di seminare qualche rudimento della nostra dottrina. Noi dobbiamo perciò essere all'erta per utilizzare nel modo migliore le eventuali possibilità che ci venissero offerte.

Passiamo ora ad esaminare la disseminazione della letteratura. Ciascuno di noi può fare qualcosa a tale proposito. Fate presente alla segreteria che avete il desiderio di disseminare gli insegnamenti e vi verranno forniti dei pieghevoli di facile lettura ed adatti per presentare la nostra dottrina in modo semplice ed attuale. Potete anche offrire un abbonamento al Sentiero rosacrociano; prestare una copia della Cosmogonia o regalarla a qualche biblioteca o Istituzione, dove possa essere consultata dai frequentatori.

Se pensate che un conoscente possa essere interessato a frequentare le attività del gruppo di studio locale non trattenetevi nell'estendergli un invito e se l'interesse si dimostra profondo esponetegli la possibilità di frequentare i corsi per corrispondenza.

A volte l'argomento più affascinate è l'astrologia con il suo dialogare sul carattere, le malattie, le predisposizioni ed altro ancora. E' però doveroso evidenziare il fatto che la scuola non considera l'astrologia, ma bensì la filosofia, come argomento più importante.

Ogni settimana, nel nostro bel rituale, leggiamo che noi dovremmo dare agli altri ciò che abbiamo con coraggio e letizia. Quanto esposto finora ci fornisce una traccia affinché questo proponimento possa divenire attuale. Noi non dovremmo mai aspettarci che la Sede Centrale o le varie Segreterie italiane coprano tutte le esigenze degli associati.

Ognuno di noi dovrebbe sentirsi coinvolto in quest'opera di disseminazione e, qualora lo facesse, l'Associazione riceverebbe un notevole impulso di studenti e di rinnovellato entusiasmo. non si dimentichi che nel fare il lavoro descritto, in modo dedicato e laborioso, non solo diventiamo uno strumento di aiuto ma ci poniamo in una condizione attiva nei riguardi della legge di causa ed effetto la quale, in conseguenza, inizierà a lavorare per noi, anziché contro di noi, come forse è successo nel passato.

E' anche saggio ricordare gli ammonimenti evangelici: "non sappia la mano sinistra ciò che compie la destra" ed "ogni operaio è degno della sua mercede". Essi indicano che il compenso che noi riceveremo dal nostro lavoro è relazionato al motivo che ci ha spinto a compierlo. Se il motivo è l'apprezzamento dei nostri simili, un guadagno materiale o la speranza di riavere indietro i favori fatti abbiamo già ricevuto la nostra ricompensa ed avremo accumulato un ben piccolo credito sul nostro conto nel regno dei cieli.

 

Preparandosi opportunamente

 

1. Pregando

Pregate, usate la preghiera dei Rosacroce e pregate affinché la ripetizione sviluppi il vostro corpo spirituale (7/50).

Con gli esercizi devozionali noi sviluppiamo l'intuito necessario per comprendere la pene altrui e conoscere come alleviarle (7/51).

Ogni cosa deve esse fatta per amore del Cristo ed è bene iniziare un’attività intellettuale con devozione, per bilanciare il lavoro stesso (7/51).

2. Esaminando noi stessi

Ecco un piccolo esame per vedere quanto siamo disposti al sacrificio e pronti ad un servizio disinteressato ai nostri simili:

- Siamo disposti ad eliminare la consuetudine di mangiare i cibi derivati dall'uccisione degli animali, i nostri fratelli minori?

- Siamo disposti a cessare l'uso dell'alcool e del fumo che ci pregiudicano ogni possibilità di avanzamento spirituale intossicandoci il corpo fisico ed i veicoli superiori?

- Quando aiutiamo qualcuno, pensiamo a come ci sarà riconoscente? O lo facciamo per sentirci utili o importanti?

- Quante volte usiamo la particella "io" parlando di cose belle accadute a seguito di un nostro intervento? Ci rendiamo conto che noi non siamo che semplici strumenti e che il merito spetta sempre a Dio?

- Offriamo il nostro servizio nell'ambito della famiglia o facciamo come coloro che vanno in giro a curare i figli degli altri quando farebbero molto meglio ad iniziare dai loro?

- Pensiamo forse che per dare servizio bisogna essere pronti, avere la cultura necessaria, o altre cose che non sono altro che alibi per non iniziare a lavorare per i nostri simili e per i Fratelli Maggiori?

3. Studiando

a) Perché studiare?

Leggere libri all'unico scopo di aumentare la nostra conoscenza è un fallimento sotto tutti gli aspetti (7/52).

Nella parabola del giudizio finale il Cristo non dice una sola parola di plauso per coloro che hanno studiato molto, l'enfasi è invece posta sul servizio fatto: "Hai agito bene... servo buono e fedele". (7/53)

La Cosmogonia, per chi sa leggere, predica ad ogni passo il Vangelo del servizio (7/54).

Per lo studente rosacrociano lo studio di determinati argomenti è un mezzo insostituibile per crescere la consapevolezza del suo ruolo sociale e l'abilità nell'autogestire i suoi affari e la sua salute, intesa come un momento d’equilibrio tra mente e corpo, che nessuno, se non egli stesso, può raggiungere. Oggi gli stimoli esterni sono assai forti e la loro azione porta a dare agli altri le nostre responsabilità: gli avvocati ci curano gli affari, i medici il corpo ed i preti l'anima.

Gli insegnamenti Rosacrociani, l'astrologia medica e caratteriale, l'alimentazione, la psicologia e le medicine naturali diventano perciò una fonte d’informazioni vive, che debitamente utilizzate, premettono di condurre una vita in armonia con le leggi naturali e pertanto adatta a realizzare il motto della nostra Scuola: un corpo sano, una mente serena ed un cuore sensibile. (7/55)

b) Come studiare?

Dobbiamo attenerci ad una sola fonte d’insegnamenti altrimenti ogni nostro sforzo sarà vano (7/55).

La lettura di migliaia di libri non aggiungerà un solo atomo al nostro corpo spirituale. E' soltanto con l'azione a favore degli altri che lo possiamo sviluppare. (7/56)

c) Cosa studiare?

La filosofia dei Rosacroce

Vi fu un tempo in cui la scienza, l'arte e la religione erano insegnate congiuntamente nei templi dei misteri (vedi capitolo/1), ma fu necessario per migliorare lo sviluppo di ciascuna di esse che venissero separate per un certo tempo. Nel medio evo dominò, infatti, la religione, poi nel rinascimento fu l'arte a rifiorire in tutte le sue forme, alla fine, ovvero ai nostri giorni, è la scienza che uccide la religione, fatto terribile perché può togliere agli uomini la speranza, l'unico dono che gli dei hanno lasciato nel vaso di Pandora.

Per evitare che tale calamità possa continuare è necessario che la religione, la scienza e l'arte si riuniscano in un'espressione più alta del vero, del bello, e del buono, ancora più alta di quella che avevano raggiunto prima della loro separazione.

Nel XIII secolo un grande Maestro spirituale, di nome Christian Rosenkreuz (Cristiano Rosacroce) apparve in Europa per iniziare tale opera.

Egli fondò l'Ordine dei Rosacroce allo scopo di rischiarare, alla luce dell'occultismo, la mal compresa religione cristiana e per spiegare i misteri della vita e dell'essere dal punto di vista scientifico pur restando in armonia con quello religioso.

Nel passato questi insegnamenti erano tenuti nascosti a tutti ad eccezione di pochi iniziati, anche oggi essi sono tra i più misteriosi e segreti del mondo occidentale. La cultura scientifica ha fatto in modo che la mente ha sopraffatto il cuore e la maggior parte delle persone non crede se non a quello che può vedere, provare o manipolare. E' perciò necessario appellarsi alla loro intelligenza per fare in modo che essi possano credere ciò che la loro mente ha già accettato.

Lo studio della filosofia Rosacroce riveste pertanto una importanza fondamentale per tutti coloro che aspirano ad una vera conoscenza ed hanno una mente che può essere soddisfatta solo qualora gli insegnamenti proposti sono logici, chiari ed attendibili. Questi insegnamenti sono in grado di fornire la chiave per poter comprendere l'intima natura dell'uomo e dell'universo che lo circonda. Nulla, al di fuori di un insegnamento così universale, potrà mai rispondere ai bisogni dell'umanità.

L'astrologia

Le crisi esistenziali hanno raggiunto, nelle ultime generazioni, un livello allarmante; un numero sempre più elevato di persone è alla ricerca della propria dimensione sociale, ignorando che, in questo modo, stanno in realtà cercando se stessi.

Non trovando una dimensione sociale accettabile diventano allora soggette alle angosce, alle paure ed alle varie malattie psicosomatiche.

Lo psicologo, il medico di famiglia o il guaritore/stregone sono allora interpellati quali strumenti per ottenere una sperata guarigione.

E' in questo contesto che si inserisce l'astrologia. E' la possibilità unica e insostituibile per identificare, nella complessità psicologica dell'uomo; che programmi, e quali traguardi, si sia proposto per questa vita; con quali strutture caratteriali sia nato e quali possibilità potrà sfruttare per imparare a controllare, ed eventualmente sublimare le sue emozioni; quali persone saranno per lui apportatrici di angosce e paure perché proprio nei loro confronti verrà ad instaurarsi un rapporto, il cui superamento, sarà possibile solo con una radicale modifica del carattere; quali settori della vita dovranno essere affrontati con coraggio e quali necessiteranno, invece, di calma e armonia.

Qual'è, in fin dei conti il messaggio astrologico? E' un messaggio che porta a crescere con la presa di coscienza ed il duro lavoro. Ognuno di noi ha stabilito, ancora prima della nascita, le linee essenziali lungo le quali avrà modo di snodarsi questa sua vita, e deve perciò affrontare ogni situazione con la consapevolezza che essa, pur difficile che possa apparire, non è che una ennesima opportunità di crescita ed emancipazione.

Certo è facile delegare gli altri a risolvere i nostri problemi; in questo modo, però, non arriveremo mai alla loro radice perché le persone interpellate considereranno solo i sintomi esterni e lo faranno attraverso i loro pregiudizi e preconcetti. Offrendoci perciò una soluzione che per loro potrà essere ottimale, ma non altrettanto per noi.

Non dobbiamo dimenticare che ogni disturbo non è altro che la manifestazione di una disarmonia interiore di cui il disturbo stesso non è altro che la manifestazione simbolica. E' proprio qui che può intervenire l'astrologia: il mezzo più diretto e personale per interpretare quel simbolismo che evidenzia gli squilibri energetici da superare segnalandoci dove, con chi, come e perché lavorare nel senso più ampio del termine.

L'interpretazione astrologica diventa perciò la decodifica della mappa delle nostre limitazioni e delle nostre possibilità. Delle azioni da intraprendere affinché il nostro rapporto interpersonale diventi un incentivo di crescita dove le limitazioni vengono sublimate, i difetti eliminati e le potenzialità sviluppate.

Studiando l'astrologia spirituale scopriremo perciò la strada che ci siamo tracciati prima di nascere, e gli impegni che ci siamo presi nei confronti delle eventuali difficoltà. Con queste conoscenze potremo anche aiutare gli altri a percorrere il loro cammino nel migliore dei modi, sempre che quest’aiuto, sia offerto lealmente e disinteressatamente.

L'Alimentazione

Per la crescita totale dell'uomo, una corretta alimentazione deve trovare uno spazio importantissimo e cosciente nella quotidianità. Il binomio mente/corpo richiede che, se da una parte sono spesi degli sforzi per educare l'energia mentale nel dominio delle emozioni, dall'altra si deve lavorare per migliorare l'energia fisica del nostro corpo.

Ma che cos'è l'energia fisica che il nostro corpo possiede? E' il prodotto della trasformazione dell'energia potenziale chimica, il cibo, in energia vitale, ottenuta mediante il processo della digestione.

Quello che sembrerebbe un arido processo di trasformazione chimica è, in realtà, un delicatissimo processo energetico in cui il corpo assimila, al meglio del suo potere, quanto noi gli introduciamo.

L'assimilazione non è una questione di quantità, ma di qualità. La qualità del cibo è la chiave di una buona digestione e di una assimilazione completa, che rende la quantità del cibo di secondaria importanza.

Oggi l'uomo occidentale mangia troppo e male. Mangia troppo perché l'assimilazione è talmente carente che sente il bisogno, falso, di mangiare di più; mangia male perché non ha le informazioni giuste, bombardato com'è da falsi messaggi sociali che lo spingono a consumare tutto, e in grande quantità. Inoltre, non dimentichiamo che il nostro paese sta conoscendo solo da pochi decenni un certo benessere dopo secoli di stenti e miserie.

E' ovvio quindi che la mentalità collettiva subconscia è portata a sfruttare questo benessere nel modo più sfrenato, nell'illusione che non si ripetano più le miserie de passato. Si arriva quindi alla sovra-alimentazione, causa diretta di molte malattie sociali. In realtà con la sovra alimentazione l'uomo offusca gli impulsi spirituali dando precedenza ai piaceri della tavola fini a se stessi. Il piacere diventa un fine da raggiungere in immediato; nessuna gestione della propria salute viene pianificata.

In questo modo vengono assunti cibi non adatti al corpo, quali la carne, i dolci, gli alcolici, i cibi raffinati e senza vita. Nel tempo il corpo è perciò costretto ad assimilare una qualità scadente di cibi senza energia vitale; e degenera dando origine a disturbi all'inizio lievi per poi peggiorare nel tempo. Il corpo ingrassa perché è un modo per difendersi, ma il soprappeso è uno scotto che bisogna pagare, come un'azienda che ha in magazzino una quantità di merci enorme che non riesce a vendere e che aumenta giorno dopo giorno.

Organi fondamentali quali il fegato, i reni, il pancreas e l'intestino sono continuamente stressati e presto somatizzeranno i problemi emotivi perché sono diventati gli anelli deboli della catena. Si, perché la sovra-alimentazione un problema emotivo; la mente che devia la ricerca dell'Io superiore e trova con l'Io personale la soddisfazione del piacere più immediato.

Quando allo studente Rosacrociano viene richiesto l'impegno di non mangiare più carne non è una imposizione nei suoi confronti, ma la necessaria coerenza ad una scelta di vita in cui la carne è bandita per due motivi: è un prodotto che crea nella digestione dei notevoli effetti negativi ed è ottenuta mediante l'uccisione di animali. L'animale è un essere vivente, seppur di un gradino evolutivo inferiore al nostro ma, proprio per questo, ha il diritto al rispetto della propria vita; la sua presenza sul pianeta ha un senso nell'equilibrio naturale; non sta all'Uomo disturbare questo equilibrio.

Essere vegetariano, per un aspirante Rosacrociano, è quindi una scelta di vita consapevole, non un sacrificio e neppure un martirio dei propri sensi. E' importante sapere che coloro che diventano strettamente vegetariani, siano o no Rosacrociani, non tornano più all'alimentazione originale. L'alimentazione vegetariana porta in alcuni mesi ad una disintossicazione totale del proprio organismo che si riflette anche sui corpi sottili che migliorano conseguentemente le proprie vibrazioni.

E' un fatto che, come dicevamo, un vegetariano rifiuta istintivamente quei cibi che non rientrano in una certa gamma di positività. Purtroppo, diventare vegetariani non sempre è facile; servono alcune informazioni che permettano di gestire questa scelta in modo razionale e graduale; eliminare la carne quasi sempre non basta se poi nell'alimentazione si permettono altri abusi ugualmente pericolosi. Anche l'associazione dei cibi importante; associazioni di cibi tra loro incompatibili portano, nel tempo, ad effetti sicuramente deleteri.

Bibliografia:

Shelton, La facile combinazione degli alimenti
(libro molto facile e pratico)

Le compatibiliti alimentari, M. Manca editore

Entrami i libri si possono ordinare direttamente all'editore Nichele Manca (Via P.Pinetti 91/4, 16144 Genova)


La Fitoterapia

Essere vegetariani porta, nel lungo periodo, ad un innalzamento delle difese immunitarie; ciò significa essere meno esposti alle malattie, e quindi fare meno ricorso al medico e alle medicine in generale.

E' comunque utile conoscere una auto terapia, come la Fitoterapia, che permette di gestire in proprio quei piccoli disturbi in modo semplice e innocuo quando l'assunzione di un farmaco diventa ragionevolmente controproducente. Il farmaco di sintesi, quello ciò prodotto da un'industria farmaceutica e venduto in farmacia, è sempre pericoloso; la filosofia con cui è stato prodotto è quella della repressione dei sintomi a tutti i costi, senza considerare la totalità corpo/mente dell'uomo a cui viene somministrato. L'abuso del farmaco poi, fa parte dei messaggi sociali odierni; comprando il farmaco, l'uomo ha l'illusione di comprarsi la salute; il ragionamento perverso diventa quindi... più farmaci = più salute.

La salute diventa uguale ad un prodotto di consumo, non un bene da conquistare serenamente con una educazione del corpo e con spirito di sacrificio. Eh si, perché alla fine è proprio questo che l'uomo non accetta più, lo spirito di sacrificio, anche il più lieve, con cui, rinunciando ad un piacere limitato ma immediato, può conquistarsi consciamente una salute forte ma in modo non cosi plateale per cui la causa e l'effetto siano evidentemente collegabili.

In questo contesto si inserisce la Fitoterapia, o cura con le piante.

Le piante e le erbe sono da migliaia di anni la risposta più naturale ad una cura e a una prevenzione delle malattie. Sempre ché non ci si lasci trascinare dall'abuso ripetendo gli errori di impostazione dell'uso dei farmaci, l'utilizzo delle erbe è innocuo, efficace, equilibrato sull'organismo umano. E' soprattutto la consapevolezza dell'appartenenza dell'uomo ad un regno più grande, quello della Natura.

Bibliografia:

L'Erborista Moderno, Edizioni Studio (Milano)
Questo libro deve essere ordinato direttamente all'editore (tel. 02/235959)

Lazzarini/Lonardoni, Manuale di Fitoterapia (Vol. l e II)
Edizioni Mediterranee


L'Omeopatia

A differenza della Fitoterapia, l'Omeopatia è una terapia che fa uso di medicinali ma, come la Fitoterapia, parte da un presupposto fondamentale nella cura delle malattie: primo non nuocere. Soprattutto considera il malato come un uomo inserito in un sistema più grande di cui fa parte, e con cui reagisce in base ad una struttura caratteriale (la psiche) che riflette nel corpo (il soma) le sue disarmonie: da qui a riconoscere che esistono solo le malattie psicosomatiche, il passo è breve.

Il farmaco omeopatico usa, come materiale di partenza, qualcosa che può essere una pianta, un minerale, una parte molto piccola di animale (senza la necessità di ucciderlo) ed altre sostanze. La sostanza viene diluita in dosi infinitesimali e soggetta a continua agitazione durante la diluizione.

Si ottiene cosi alla fine un medicinale che chimicamente non contiene più alcuna traccia della sostanza di partenza, ma ne ha accumulata tutta l'energia. Si parla quindi di un’azione energetica del farmaco sui blocchi energetici del corpo. In questo modo non avremo più soffocamenti dei sintomi ma liberazione delle cause. Studiare l'omeopatia significa essere consapevoli della propria struttura caratteriale e dei potenziali blocchi energetici su cui poter agire per ottenere liberazione.

Bibliografia:

R. Dujanj, Manuale pratico di Omeopatia
(come essere "quasi" autosufficienti con l'Omeopatia)
Edizioni Red./Studio Redazionale

M.Aubin/P.Picard, La Medicina Omeopatica
Rizzoli Editore (libro molto semplice e incisivo)


La Psicologia

Con lo studio dei processi mentali e dei conflitti emotivi, questa scienza trova posto, accanto all'Astrologia, per una migliore comprensione del comportamento umano. Operativamente, offre molte tecniche per correggere gli squilibri emotivi e ritornare ad una miglior consapevolezza del proprio Io e del proprio corpo.

Bibliografia:

Dichtwald, Psicosoma
Astrolabio Editore

A. Lowen, La depressione e il corpo
Edizioni Astrolabio

Lowen, Bioenergetica
Feltrinelli Editore


Le Autoterapie

Nella ricerca dell'equilibrio psico-fisico ed emotivo, particolare efficacia è dimostrata dalle autoterapie; quelle terapie che, per la loro facilità di apprendimento, possono essere autogestite dall'individuo.

Sono terapie dolci, da eseguire costantemente dedicando pochissimo tempo (max 30 minuti al giorno), nell'obiettivo di attenuare o guarire completamente i disturbi più fastidiosi del proprio corpo: lo Zilgrei contro l'artrosi; lo Shatzu per una migliore circolazione delle nostre energie; il training autogeno per un autocontrollo della carica emotiva.

Bibliografia:

Zilgrei,
Mondadori

Zen Shatzu
Edizioni Mediterranee

Shultz, Training Autogeno
Astrolabio Editore


 

La parola parlata

 

La più grande creatrice di malcomprensioni è la lingua dell'uomo:

non conta ciò che noi diciamo ma come e quando.

L'interesse, in una conversazione, si basa sul far sentire importante

il nostro interlocutore parlando poco e chiedendo molto.

Meno cose diciamo e di meno dovremo pentirci. La natura sapeva ciò

che faceva quando ci diede due orecchie ed una lingua soltanto.

Una lingua incontrollata, anche una sola parola sbagliata, possono

distruggere la felicità di una intera vita.

Per prevenire l'atteggiamento critico, sarcastico o ironico:

invita le critiche, dai i meritati riconoscimenti,

riconosci subito i tuoi errori e non esitare mai a dire "mi spiace".

Trova un accordo il più presto possibile, ogni momento di ritardo non farà che aggiungere legna al fuoco della discordia.

Per concludere ecco alcune regole per una conversazione costruttiva:

Guarda in faccia il tuo interlocutore, modula il tono di voce.

Non interrompere, sii un buon ascoltatore.

Evita sgradevoli riferimenti al passato.

Dai consigli solo quando ti sono richiesti.

Applaudi ciò che gradisci ed ignora ciò che non ti piace.

Custodisci le tue parole e le tue parole custodiranno te.

S. L Katzoff

 

 

 

 

A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
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