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OGNI UOMO E' MIO FRATELLO

 

"Ogni uomo è mio fratello" è il titolo del messaggio che Papa Paolo VI° ha inviato per la giornata della pace del 1° gennaio 1971 ed esprime bene una delle idee-forza del Vangelo. Alla luce dell’insegnamento di Gesù, noi desideriamo approfondire la realtà di quell’essere straordinario che è l’uomo, il fratello; ed è importante scoprire tutta la ricchezza, il piano di Dio su di lui nel rapporto con ciascuno di noi.

Una prima considerazione c’è subito d’aiuto. Gesù è morto per noi: Dio è morto per ciascuno e per tutti. Questa è la grandezza dell’uomo: che un Dio sia morto per lui. Nessuno mai ha considerato l’uomo tanto, da pensare che Dio l’abbia amato e lo abbia amato fino al punto di morire per lui. Questo fa capire subito che l’amore è il centro del messaggio cristiano, che l’uomo ha un valore impensato, che nel rapporto con il fratello s’interpreta la vita di Gesù e si attua l’amore dovuto a Dio.

* L’inizio della storia umana comincia con la più alta definizione della creatura: "Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza...".

San Giovanni Crisostomo dice a commento: "Quanti non solo rovesciano le immagini di Dio, ma perfino le calpestano! Quando tu tormenti, maltratti, spogli o abbatti un tuo simile non calpesti l’immagine di Dio?".

E San Giovanni di Nissa afferma: "Dio è anche amore e fonte di amore. Il Creatore ha impresso pure questo aspetto in noi. Dunque, se questo non c’è, tutta l’immagine è mutata"

Anche se il culto è voluto da Dio, i profeti molto sono intervenuti a nome del Signore per richiamare che il giusto rapporto con Dio si decide mediante il giusto rapporto con l’uomo e che il servizio divino della liturgia deve accompagnarsi sempre con il servizio del prossimo. "Quando stendete le mani io allontano gli occhi da voi - dice Isaia. Anche se moltiplicate le preghiere io non ascolto. Imparate a fare il bene; ricercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano". Un culto senza l’amore concreto al prossimo è una contraffazione della religione nella sua essenza.

* Il Nuovo Testamento ci dice di più. Gesù stesso è presente nei suoi discepoli: di conseguenza amare il fratello è amare Gesù.

Il Vangelo lo dice di quelli che Gesù ha inviato: "Chi accoglie voi, accoglie me e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi ascolta voi, ascolta me e chi disprezza voi disprezza me.". Ed ancora in S. Giovanni: "In verità, in verità vi dico: chi accoglie colui che manderò, accoglie me"

Gesù si identifica anche con il "bambino" e con il "piccolo". Vuole suscitare nelle comunità cristiane amore verso chiunque (apostolo, adulto, bambino....) per quanto debole e mediocre sia. "Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie me..... Chi avrà dato anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità vi dico, non perderà la sua ricompensa"

Come in altri campi, anche qui Gesù opera un vero rovesciamento di valori; ciò che gli uomini disprezzano, egli lo mette in rilievo. Per i cristiani, di conseguenza, il più povero, il più piccolo, è, in realtà, il più grande, il più importante, perché Gesù si è messo totalmente dalla sua parte, al punto che chi accoglie uno di questi accoglie Lui stesso. Tutta la vita di Gesù inoltre è una scuola prodigiosa di questo comportamento verso chi è nel bisogno.

Che Gesù solidarizzi con i suoi seguaci, senza distinzione, ma particolarmente con i fratelli sofferenti, lo dicono anche le parole udite da Saulo (poi convertitosi) presso Damasco dove era diretto per arrestare i cristiani: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". E la voce: "Io sono Gesù, che tu perseguiti".

Nel Vangelo troviamo ancora affermata la presenza di Cristo in ogni uomo. Pensiamo alla visione cosmica del giudizio finale che si conclude sull’affermazione: "ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me".

Il padre Lagrange - grande biblista - commenta: "Nulla è richiesto come cultura intellettuale né come tendenza alla contemplazione, né come ascesi particolare: Dio non viene per provocare l’estasi o qualche altra manifestazione esteriore: Egli viene per abitare nell’anima di colui che lo ama. Niente di più semplice nell’espressione di questa mistica, niente di più profondo". Come dire che attraverso questa dimensione si entra nella totalità del cristianesimo, si realizza nei fatti l’immagine di Dio che è in noi.

* La storia della comunità cristiana è spesso anche la storia dell’importanza che il credente ha dato all’uomo ed, in particolare, al servizio dei sofferenti, amati sull’esempio e sul comandamento di Gesù. L’amore al prossimo è stato strada di santità in quanto sintesi del vangelo. Conosciamo tutti i giganti della carità che sono stati S. Giuseppe Benedetto Cottolengo, Don Bosco con i giovani, Madre Teresa di Calcutta, Don Ciotti, i Missionari....

Quali sono le caratteristiche dell’amore che Gesù ha vissuto ed ha insegnato, di quell’amore che chiamiamo "soprannaturale"?

L’amore soprannaturale, essendo una partecipazione dell’amore stesso che è in Dio, che è Dio, si differenzia da quello semplicemente umano in infinite maniere, ma per due aspetti soprattutto è diverso.

In primo luogo l’amore umano fa delle distinzioni, è parziale, ama certi fratelli, come ad esempio quelli del proprio sangue, o quelli colti o ricchi o belli o onorati o sani o giovani..; quelli di una certa razza o categoria, e non ama, o almeno non così, gli altri.

L’amore divino, invece, ama tutti, è universale. E di questo ogni uomo sulla terra, se credente, è talmente convinto che non penserebbe mai di essere escluso dall’amore di Dio.

La seconda differenza sta nel fatto che nell’amore umano, in genere, si ama perché si è amati; e anche quando l’amore è bello, si ama nell’altro qualcosa di sé. C’è sempre qualcosa di egoistico nell’amore umano, oppure si attende ad amare quando l’interesse ci porta ad amare.

L’amore divino soprannaturale, invece, è gratuito, ama per primo. Il modello è Gesù: in croce è morto per tutti: il suo amore è stato universale. E con quella morte ha amato per primo. "L’uomo nuovo" vive in noi se si mette in moto questo amore "nuovo" perché divino

Inoltre l’imitazione dell’amore di Gesù che, facendosi uomo, si è immedesimato con la nostra vita, ha suggerito un’altra dimensione della carità fraterna: Farsi uno. Vuol dire condividere con ogni persona con cui entriamo in rapporto i suoi sentimenti, portare i suoi pesi; portare su di noi i suoi pesi; sentire in noi i suoi problemi e risolverli come cosa che ci appartiene, fata nostra dall’amore. E’ il "farsi tutto a tutti" di S. Paolo.

Questo "farsi uno, fuorché nel peccato" esige il morire a sé, al proprio egoismo, al proprio comodo: è mettere in atto l’amare come sé stessi. Ma è proprio per questo che il prossimo, amato così, prima o poi, viene conquistato da Cristo che vive in noi sulla morte del nostro io

Una lettera ad un periodico, nella posta dei lettori, diceva così: "Sono fidanzato e si parla di sposarci il prossimo anno. Ma vedendo cosa capita attorno, mi chiedo come andrà a finire. E allora, vale la pena sposarsi?"

La risposta. "Come certo hai sperimentato, l’occasione e la forza che spinge ad una avventura così semplice e difficile che spinge a legare la tua vita a quella di una determinata persona per sempre è l’innamoramento, un momento magico che fa intuire la bellezza di una rapporto che non conosca limiti di tempo e condizioni con la persona amata.

Certo sposarsi è proprio voltare pagina. Noi che abbiamo da tempo festeggiato le nozze d’argento, non possiamo dimenticare lo shok del primo anno di matrimonio, quando la convivenza ha messo a fuoco, giorno dopo giorno, i limiti, i difetti, le incompatibilità dei nostri caratteri, con una nitidezza tale da mandarci in crisi.

Noi siamo stati salvati perché qualcuno ci ha fatto capire (o meglio ci ha fatto vedere) che l’amore si fa, non si aspetta; si dona, non si pretende. Abbiamo capito che nessuno è più libero di chi, nonostante tutto, sceglie di amare.

La reciprocità di un amore così, prepara momenti altissimi di comunione. Ma è una reciprocità che non si può mai dare per scontata, non ci si può appoggiare ad essa e tanto meno pretenderla.

Se le gradisci, ti regaliamo tre piccole regole che sono un po’ il segreto di una vita così; sembrano elementari, ma sono di una profondità abissale. 1°: ama tua moglie come te stesso; il "come" è fondamentale, è il primo passo per uscire dalla trappola dell’egoismo. 2°: ama per primo; questo è bellissimo, è la caratteristica dei figli di Dio, che infatti è per definizione Colui che ama per primo. 3°: impara a "farti uno" con lei. Che vuol dire? Vuol dire vivere l’altro, dimenticandoci di noi per riempirci delle istanze dell’altro.

E’ una sintesi semplicissima di una infallibile "arte di amare" che ha salvato il nostro e tanti matrimoni. E non chiederti più come andrà a finire... Sarà una avventura meravigliosa"

Nel 1965 Paolo VI° è andato a visitare i carcerati. E si è rivolto a loro con parole di chi vedeva in loro Gesù. "Vi voglio bene, non per sentimento romantico, non per moto di compassione umanitaria: ma vi amo davvero perché scopro tuttora in voi l’immagine di Dio, la somiglianza di Cristo...

E adesso vi dico un paradosso. Il Signore Gesù ci ha insegnato che proprio la vostra sventura, la vostra ferita, questa vostra umanità lacerata e manchevole costituisce il titolo perché io venga tra voi ad amarvi, ad assistervi, a consolarvi e a dirvi che voi siete l’immagine di Cristo, che voi riproducete davanti a me questo Crocifisso.... Per questo io sono venuto; per cadere in ginocchio dinnanzi a voi".

C’è un tipo di prossimo e di fratello di fronte al quale Gesù capovolge il nostro modo di pensare e fa dare a tutti una sterzata al timone della propria vita. "Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano".

Viene da chiederci: come mai Gesù dà questo comando? La realtà è che Lui vuole modellare la nostra condotta su quella di Dio, suo Padre, il quale fa sorgere il sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Non siamo soli al mondo: abbiamo un padre e gli dobbiamo assomigliare. Non solo, ma Dio ha diritto a questo nostro comportamento perché, mentre noi gli eravamo nemici, eravamo ancora nel male, Lui ci ha amato per primo, mandandoci suo Figlio, che morì in quella terribile maniera per ciascuno di noi.

Questa lezione l’aveva imparata il piccolo Jerry, il bambino negro di Washington, che, per il quoziente alto di intelligenza, era stato ammesso ad una classe speciale con tutti ragazzi bianchi. Ma l’intelligenza non gli era bastata per fare capire ai compagni che era uguale a loro. La sua pelle nera gli aveva attirato l’odio generale, tanto che il giorno di Natale tutti i ragazzi si fecero reciproci doni, ignorando Jerry. Il fanciullo ne pianse; si capisce! Ma arrivato a casa pensò a Gesù: "Amate i vostri nemici...." e d’accordo con la mamma comprò doni che distribuì con amore a tutti i suoi "fratelli bianchi".

Forse per questo S. Teresa di Lisieux poteva dire: "L’amore del prossimo è tutto sulla terra: si ama Dio nella misura in cui lo si mette in pratica". E vale per tutti: Ogni uomo che ama, lo sappia o no, entra in contatto con Cristo, in relazione con Lui, è fratello suo.

Così il prossimo prende un posto non secondario nel cuore di ogni credente. E ci si accorge che il prossimo, - il fratello -, diventa per noi strada per arrivare a Dio. Anzi il fratello appare come un arco sotto il quale è necessario passare per incontrare Dio. Basterebbe questo per attuare una autentica rivoluzione e lasciare intravedere una civiltà che il mondo spesso non conosce.

Ma anche nella comunità ecclesiale talvolta si vede nell’uomo un ostacolo piuttosto che una via per arrivare a Dio.

Per un cammino senza distorsioni e senza paure, occorre tenere presente che l’amore del prossimo (ogni prossimo) è possibile perché la carità è già presente nei nostri cuori: è Gesù in noi che viene ad amare. La carità è un dono che viene dall’alto, poiché "l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito santo che ci è stato dato"

E’ solo perché la carità è partecipazione all’amore di Dio che possiamo andare oltre i limiti naturali ed amare tutti, anche i nemici, con la misura che il Vangelo ci ha insegnato.

C’è anche da notare una correlazione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo. L’amore del prossimo viene dall’amore di Dio, ma l’amore di Dio fiorisce nel cuore perché amiamo il prossimo.

"Quando l’amore che si porta alla creatura è un affetto che porta l’impronta dell’amore sceso dall’alto e fondato su Dio solo, man mano che cresce, cresce anche l’amore di Dio nella nostra anima; allora più il cuore si ricorda del prossimo, più si ricorda anche di Dio e lo desidera; questi due amori crescono a gara l’uno con l’altro".

 

A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
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