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Alcune opere di Ernesto Saquella

rupescissa@tele2.it  

 

L'artista Ernesto Saquella, ha riadattato un ex frantoio, costruito interamente in pietra squadrata, alla metà del "700": non è una scelta casuale perché l'olio è la quintessenza dell'ulivo.

In tal senso la struttura è da considerarsi più una "Bottega d'Arte" che uno studio d'arte profano. 

Ancor meglio una Dimora Filosofale dove si opera concretamente ed alchemicamente alla trasformazione di oggetti e concetti. 

La dimensione della manualità, l'operatività, si sposa alla riflessione astratta, alla speculazione. 

Questa la chiave per comprendere le foto dell'artista che manipolando i materiali giunge ad una nuova (ed al tempo stesso antica) riorganizzazione d'una superficie. 

E' un lavoro continuo, quotidiano, fatto anche di sudore e fatica fisica. 

Un aspetto che spesso si tende a sottovalutare a favore d'una creatività celebrale ed, appunto, astratta. 

Nella Dimora Filosofale sono contenuti uno spazio espositivo, una biblioteca fornita di circa tremila volumi, il laboratorio vero e proprio. 

Il luogo della produzione coincide con il luogo dello studio e dell'incontro: una perenne osmosi tra dentro e fuori, tra l'io ed il noi.

 


Ernesto Saquella, nella sua "bottega".

Alle sue spalle, l'opera: 

"La dimora filosofale".

 



Un paio di riproduzioni di opere esposte in occasione della 50° edizione della Biennale di Venezia che, proprio nel 2004, ha avuto una propaggine anche in Molise!


L'albero su fondo nero (cm. 100 x120) è l'albero d'oro che sta nel sovramondo, quello che possiamo immaginare da qui e che vediamo, allorché siamo in grado di trascendere...

 


 

L'albero capovolto, realizzato con velature successive di carta (cm. 126 x 126), è lo specchio del sovramondo....


In questo lavoro la forma della cornice è essenziale, poiché segna la demarcazione tra l'al di là profano e l'al di qua dell'arte: una cornice che pur trattata in maniera moderna è d'ispirazione inequivocabilmente rinascimentale. 

L'idea che sia una porta nasce nella mente della quasi totalità degli osservatori. 

Ma dove porterà, a quale livello della realtà condurrà? 


La Rosa e la Croce. 

Tutt'intorno una frase che si ripete: "Ubi sol lucet", ovvero "dove splende la luce del sole". 

Un quadro è dato dalla luce, vive ed esiste nella luce; è esso stesso luce trasmessa per il tramite del colore.

  La significazione esoterica è talmente palese che ogni ulteriore commento sarebbe superfluo.  

La committenza è vescovile, Mons. Dini. della Diocesi di Campobasso.


L'artista chino sull'opera, realizzata sul legno, che misura all'incirca due metri per due.  

Traspare il lavoro fisico, l'impegno, il sudore che ogni vera creazione comporta.  

Il duro lavoro è alla base di ogni trasformazione, di ogni significativa metamorfosi della materia.  

Nella moderna civiltà del benessere materiale, sentiamo spesso dire che "si lavora per vivere". 

Nei fatti, scindendo il tempo del lavoro dal così detto tempo libero...  

Osservando queste foto speriamo possa trasparire il messaggio chiaro e forte che l'artista vuole trasmetterci: "vivo per lavorare"!!   

Il lavoro e la vita sono inestricabilmente legati.  


 

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