PACE E LUCE
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Curiosità varie

La semplicità
è la forma
della vera
grandezza....

Sommario

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CURIOSITÀ VARIE up.jpg

Significato della preghiera (25) up.jpg

Pensate solo per un momento alla parola preghiera, quale significato le viene solitamente attribuito? Normalmente la preghiera viene considerata come una pratica per chiedere qualche cosa a Dio; è questo il vero significato della preghiera?

No, ma purtroppo l'idea popolare è questa e la gente pensa che la preghiera serva esclusivamente per fare delle richieste a Dio o per indicargli cosa fare per risolvere un problema o migliorare una circostanza.

Nei testi antichi, ad esempio la Bibbia nella lingua originale, la preghiera veniva intesa come un rapporto che l'uomo stabilisce con Dio per motivi che non sempre sono propiziatori. In questa Bibbia vengono usate ben quattro parole che stanno ad indicare delle differenti motivazioni che spingono l'uomo a contattare la divinità.

Purtroppo la traduzione di queste quattro parole non era facile ed allora i traduttori hanno preferito tradurle tutte con la parola "pregare", questo ha notevolmente falsato i primitivi significati a cui il testo sacro faceva riferimento.

Le quattro parole originali di cui stiamo parlando sono:

1) "tephillah"- significa gioiosa meraviglia, stupore attonito, lo stato di coscienza in cui restiamo senza parola davanti a qualche meraviglia del creato o della nostra anima. Essa indica il rapporto uomo/Dio in cui l'uomo viene rapito per un attimo in una dimensione superiore. La buona musica riesce sovente a creare una tale condizione.

2) "palal" - indica lo stato raggiunto a volte dal fedele in preghiera; uno stato di gioia e di pace in cui il corpo viene dimenticato e ci si trova uniti al tutto in una esperienza difficile da esprimere con le parole.

3) "euche" - significa desiderare fortemente, desiderare con tutto il cuore e tutta la mente.

4) "aiteo" - è simile alla precedente e rappresenta un forte desiderio.

Le prime due parole sono usate nel Vecchio Testamento mentre le ultime due appaiono nei Vangeli, va notato come queste parole indicano un rapporto con il Creatore dove l'uomo si pone umilmente davanti al suo creatore, non tanto per chiedere questo o quello, quanto per meravigliarsi della sua sapienza e ringraziarlo per il suo operato.

Preghiera mentale e vocale up.jpg

L'usanza di fare questa distinzione tra la preghiera fatta in silenzio e quella che comporta l'uso della parola. Prima di tale epoca sarebbe stato assai difficile concepire una persona che pregasse senza emettere parola alcuna.

Purtroppo l'opinione popolare tende a considerare la preghiera mentale più valida di quella orale, come se pregare mentalmente sia un privilegio riservato a coloro che hanno un intelletto più sviluppato o vivono una vita più spirituale.

Opinione senz'altro errata in quanto i maestri della contemplazione, tra cui Teresa d'Avila che aveva delle esperienze mistiche così intense da toglierle la parola di bocca, sono d'accordo che pregare con le parole è una pratica più efficace che quella fatta soltanto a livello mentale.

Per pregare bene prendete una preghiera che vi sta a cuore e recitatene una parola per volta usando una grande attenzione. Se la mente sfugge e si distrae ripetete la parola prima di proseguire. Continuate in questo modo fino alla fine, questo è un metodo che appare semplice ma è servito a tanti Santi e può portare grandi benefici pure a voi.

La preghiera di Gesù up.jpg

Questa antica pratica viene ben descritta nel libro "Il pellegrino russo" apparso in occidente intorno all'anno 1925. Si tratta di una forma di preghiera molto cara ai cristiani Ortodossi di rito greco e russo che veniva anche chiamata filocalia.

Le origini di questa preghiera vanno ricercate nella cultura Indù dove troviamo una pratica similare chiamata Rimembranza del nome, per i cristiani si tratta infatti di ripetere il nome di Gesù ritmando la ripetizione sulla respirazione. La respirazione è molto importante perchè da una respirazione tranquilla e ben ritmata può scaturire una pace mentale altrimenti impossibile.

La preghiera vera e propria consiste nel pronunciare l'invocazione "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me".

Le parole abbi pietà di me non devono però essere considerate come un umile richiesta di essere perdonati dai propri peccati, bisogna infatti ricordare che la preghiera ha origini ortodosse ed in questa lingua la parola pietà significa grazie e amorevolezza.
La ripetizione di questa frase è perciò intesa a chiedere a Gesù la sua grazia amorevole e la presenza del suo Spirito.

Per ritmarla sul respiro si ripete la prima parte (Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio) durante l'inspirazione e la seconda (abbi pietà di me) mentre si espira. Il tutto deve essere fatto in modo estremamente tranquillo, se la mente si distrae riportarla con calma a riprendere l'esercizio, senza premura, senza agitazione.

Non avere altra occupazione o meditazione che non sia il grido "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà", era la raccomandazione che Niceforo, il più antico dottore di questo metodo, faceva ai fedeli ben sette secoli fa.

Callisto e Ignazio consigliano che dopo un certo tempo, quando il devoto ha acquistato una certa esperienza, la preghiera venga ridotta alla sola ripetizione del Nome di Gesù; ripetizione ritmata non più sul respiro ma sui battiti del cuore. In questo modo la preghiera di Gesù diventa la preghiera del Cuore.

Coloro che hanno studiato e praticato questo metodo affermano che esso è in grado di offrire molti benefici a chi lo pratica seriamente; tra essi si può citare l'acquisizione della pace interiore ed una benevolenza universale che porta a comprendere ed amare tutte le creature.

Le campane (2) up.jpg

Le campane sono così chiamate perché sembra che, in Italia, le prime siano state fatte in Campania dove si fondeva il più "fino e purgato" bronzo, o perchè qui vi siano state introdotte. Comunque è certo che l'uso delle campane risale ai tempi più remoti della cristianità e che varia fu la loro forma. Alcune sono semplici e liscie, altre portano ornati, figure ed iscrizioni.

Fra le iscrizioni si ricorda quella speciosa sopra una campana di Bergamo:

Convoco, Signo, Noto, Compello, Concino, Ploro, Arma, Dies, Horas, Fulgura, Festa, Rogos.

Quella riportata dal Rainieri:

Funera plango, fulmina frango, sabbata pango, exito lentos, dissipo ventos, paro cruentos.

Quella semplice che si leggeva su una campana di S. Eustorgio a Milano, detta della predica:

Ad verbum vitae cum dan dan dico venite.

Come è costume della Chiesa di consacrare tutto ciò che ha un rapporto con Dio anche le campane vengono benedette. Esse si portano alla chiesa come i neonati, si da' loro un nome, un padrino ed una madrina, benedicendole con un rito speciale che risale al secolo VIII.

La parola "Amen" (18) up.jpg

Questa affermazione, che viene usata per concludere quasi tutte le preghiere, merita qualche parola onde descriverne la natura e l'origine che si perde nella notte dei tempi.

L'Amen viene generalmente considerata una affermazione solenne che nella lingua italiana è stata tradotta con "Così sia".
Questa affermazione è la stessa usata da Gesù quando diceva alle folle "In verità in verità vi dico...", infatti nella sua lingua questa frase veniva pronunciata con le parole "Mane-Amen".

Le parole "Mane-Amen" furono importate nella Palestina dagli ebrei che la appresero durante la loro permanenza in Egitto. In questo paese era infatti utilizzata come uno dei nomi per il Dio Sole, ovvero: "Amen-Ra".

Ai tempi di Gesù il giuramento con l'Amen era così sacro che nessuno avrebbe mai osato trasgredirlo e chiunque avesse chiamato "Amen-Ra" testimonio delle proprie parole non avrebbe mai avuto il coraggio di mentire.
Veniva pure usata la formula "Per Amen io vi dico", oppure "Per Amen noi acconsentiamo" che, quale conclusione di un discorso, gli conferiva solennità ed importanza. Proprio per questo motivo venne in seguito considerata come equivalente a "Così sia" oppure a "Così è".

Un esempio dell'uso primitivo di questa parola si trova in Isaia 65:16. La versione italiana autorizzata traduce questo versetto con: "Colui che si benedice in terra si benedirà nel Dio di Verità, e colui che giura in terra, giurerà per il Dio di Verità". La parola ebraica "Amen" è stata qui tradotta con "Verità".

Nella lingua originale si affermava infatti che quando si giura lo si deve fare nel nome del Dio "Amen-Ra". Si vede pertanto come anche Isaia conoscesse e convalidasse tale usanza.

Storia della Novena (25) up.jpg

Dal Vangelo di Luca appare chiaro che la forza che dirigeva gli apostoli era certamente lo Spirito Santo e ciò che dobbiamo considerare attentamente è come esso sia sceso sopra di loro mentre erano riuniti insieme in una preghiera comunitaria seguendo l'insegnamento dato da Gesù "Se due o tre si riuniranno in mio nome io sarò in mezzo a loro" (Matteo 18:20).

Di certo la preghiera nel cenacolo si protrasse per diverso tempo, qualcuno ha anche avanzato l'ipotesi che essi pregarono per diversi giorni in quanto la preghiera perseverante non manca di portare frutto. A questo punto si potrebbe anche pensare che gli apostoli, nel cenacolo, abbiano iniziato una pratica devozionale della Novena; pratica assai valida che si protrasse nei secoli rendendo tante grazie a coloro che la praticarono.

Vi è un vero potere nella Novena, essa consiste in una preghiera per una data cosa che viene continuata per nove giorni. Non bisogna essere così sciocchi da immaginare che la semplice e meccanica ripetizione di una preghiera per questo lasso di tempo sia sufficiente per produrre dei miracoli, la psicologia stessa ci insegna però che una cosa a cui si pensa tenacemente per diversi giorni, senza esitare sulla sua realizzazione, ha davvero molte probabilità di realizzarsi.

Questa perseveranza nella preghiera fu suggerita anche da San Paolo "Pregate continuamente..." consigliava ai Tessalonicesi ben sapendo come una richiesta continua, e fiduciosa, sia il mezzo migliore per ottenere quanto desiderato. Si ricorda, a proposito, anche la parabola del tizio che, sorpreso dall'arrivo di alcuni amici, si rivolse ad un amico che si era già coricato richiedendo del pane; pane che gli venne concesso soltanto dopo una insistente preghiera.

Nelle Chiese Episcopali degli Stati Uniti d'America, denominate "Epiphany Church", ogni novembre si tiene una Novena che inizia il primo giorno del mese ed ha per scopo la guarigione nel senso più ampio. Ogni devoto accende un lumino che arde per nove giorni, il tempo per cui la Novena viene protratta, e mette in una scatola un biglietto con il suo nome e la grazia richiesta. La devozione si ripete ogni anno ed è incredibile il numero delle persone che vi aderiscono, chiara dimostrazione del fatto che molte persone hanno ricevuto la grazia richiesta.

Aderire ad una Novena, in un mondo indaffarato, non è sempre facile; bisogna trovare il tempo di fare una pratica devozionale (preghiera, ecc.) per nove giorni di seguito, senza interruzione. È necessaria costanza, fede e buona volontà. Pregare con perseveranza significa seguire i dettami di Dio, e questa spiega il potere celato in una preghiera continuata.

La Novena può essere fatta utilizzando delle preghiere che vengono appunto chiamate Novene. Una volta scelta la preghiera, o le preghiere da recitare, bisognerà utilizzarle per nove giorni di seguito, senza interruzione e possibilmente alla stessa ora con costanza, fede, e buona volontà.

Dobbiamo ricordare che "Dio non ha riguardo per le qualità delle persone ma ama coloro che seguono la sua volontà. " (Atti 10:34).
Soltanto quando facciamo la volontà di Dio la grazia richiesta potrà esserci concessa. Se l'armonia tarda a ritornare nel nostro corpo, nella nostra anima o nella nostra vita, significa che non abbiamo ancora creato le giuste condizioni. Secondo alcuni ci vollero nove giorni prima che per i 120 cristiani riuniti nel salone a Gerusalemme si creasse la giusta condizione, ovvero nascesse in loro una pace divina ed amore totale nei confronti degli uomini e di Dio; situazione che permise allo Spirito Santo di scendere su di loro e di offrire i suoi doni.

Quando le condizioni sono giuste Dio può lavorare e vuole operare.

Storia dell'Ave Maria (22) up.jpg

In occasione di una sua apparizione a Santa Matilde la Madonna disse le seguenti parole:

"Figlia mia, desidero che tu sappia che nessuno mi può fare un piacere più grande di quello di dire la salutazione con cui la più Adorabile Trinità mi ha elevato alla dignità di Madre di Dio. Per mezzo della parola Ave (vedi il nome EVA) ho imparato che il Suo infinito potere mi aveva preservato da tutti i peccati e la conseguente miseria a cui la prima donna era andata soggetta.

Il nome Maria significa Signora della luce, questo mi ricorda che Dio mi ha riempita di amore e saggezza, e mi ha posto, come una stella scintillante, per illuminare sia il cielo che la terra. Le parole "piena di grazia" mi ricordano le grazie che mi ha donato lo Spirito Santo; grazie che io ho il potere di dare a coloro che me le chiedono rivolgendosi a me come mediatrice.

Quando i devoti dicono "il Signore è con te" rinnovano la gioia indescrivibile che provai quando la Parola Eterna si incarnò nel mio grembo. Quando dite: "sii benedetta tra le donne" io ringrazio Dio onnipotente, che mi ha elevato in questo stato di felicità e, alle parole "benedetto il frutto del ventre tuo, Gesù", tutte le creature del cielo gioiscono con me nel vedere il mio Figliolo adorato e glorificato per aver salvato l'umanità."

La conclusione dell'Ave o Maria, ovvero la parte che dice "Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, ora e nell'ora della nostra morte", fu aggiunta durante Concilio di Efeso nel 470 d.C.
Questa aggiunta ha dato luogo all'eresia Nestoriana, eresia nata sulle labbra di Anastasio con le seguenti parole: "Nessuno si permetta di chiamare Maria la Madre di Dio, perchè Maria è un'essere umano ed è impossibile che Dio possa nascere da un essere umano".

Storia del Rosario (22) up.jpg

Il Rosario, come viene definito dalla santa Chiesa, è un modo di pregare Dio in onore della beatissima Vergine Maria. Fu istituito ufficialmente da San Domenico nel mezzodì della Francia, verso il 1206, dietro invito della Santissima Vergine, per opporsi all'eresia degli Albigesi.

Questo Rosario si componeva di 150 Ave Maria, raccolte in 15 decine, con un Padre nostro per decina. Ad ogni Padre nostro veniva meditato uno dei quindici misteri; i misteri consistono di particolari momenti della vita di nostro Signore o della Madonna.

Oggi è diventato uso comune recitare la Corona che consiste soltanto di una parte del Rosario, ovvero cinque gruppi di 10 Ave Maria, con un Gloria, un mistero, ed un Padre nostro per gruppo.

I 15 misteri vengono suddivisi in tre gruppi, ogni gruppo di 5 misteri va utilizzato in un dato giorno della settimana, ovvero:

Misteri Gaudiosi: lunedì e sabato;
Misteri Dolorosi: martedì e venerdì;
Misteri Gloriosi: mercoledì e domenica;
Misteri della Luce: giovedì; (aggiunti da Papa Giovanni Paolo II.)

Una prima idea di preghiera ripetuta la si ritrova in Irlanda, nel nono secolo, quando alcuni monaci presero l'abitudine quotidiana di cantare tutti i 150 Salmi di Davide.

I paesani, analfabeti, avrebbero voluto unirsi a questa forma di devozione, fu pertanto concesso loro di dire, al posto dei Salmi, l'Orazione Domenicale (il Padre nostro), comunque ripetuto 150 volte.
Sempre in quei tempi vi erano molte persone che, devote alla Madonna, utilizzavano come preghiera la Salutazione Angelica: "Ave Maria, piena di grazie, il Signore è con te" (Luca 1:28) a cui aggiungevano il saluto di Elisabetta a Maria: "Tu sei benedetta fra le donne, e benedetto è il frutto del seno tuo, Gesù" (Luca 1:42).

Nei mesi in cui le rose erano fiorite vi era pure l'usanza di offrire alla Madonna dei mazzi di questi fiori. Nel tempo queste due usanze si fusero tra loro e al posto dei fiori si diffuse l'abitudine di offrire alla Madre di Dio una serie di 150 Ave Maria.

Questa devozione venne chiamata "Rosario" che significa appunto "giardino di rose".

La prima sintesi di queste due devozioni, i 150 Padre nostro e le 150 Ave Maria, apparve nel XIV secolo ad opera del monaco Enrico de Kalker, che raggruppò le 150 Ave Maria in 15 decine, con un Padre nostro ad ogni decina. Fu comunque San Domenico che lo istituì ufficialmente in Francia, a seguito di un invito della Santissima Vergine, onde opporsi all'eresia degli Albigesi.

Un ulteriore perfezionamento si ebbe nel 1409, quando Domenico il Prussiano, assegnò ad ogni Ave Maria un pensiero preso dalla vita di Maria o di Gesù, creando così quelli che vennero poi chiamati "I misteri del Rosario".

Nel 1470 Alan de Rupe iniziò a propagandare questa forma di devozione attraverso tutta l'Europa facendola così conoscere ed apprezzare. Intorno al 1500 furono anche stampate delle illustrazioni per i 150 misteri del Rosario. Fare 150 illustrazioni non era però un'impresa facile con i mezzi tipografici di allora, così si pensò di fare soltanto 15 stampe per illustrare i misteri principali che venivano meditati in corrispondenza con il Padre nostro.

Durante il Rinascimento l'usanza di dire un mistero per ognuna delle 150 Ave Maria cadde pian piano in disuso fintanto che divenne di comune usanza meditare soltanto i 15 misteri legati ai Padre nostro ed alle relative 10 Ave Maria. Questa usanza è rimasta finora e rappresenta il Rosario attuale; esso si compone infatti di 150 Ave Maria, raggruppate in 15 decine con un mistero ed un Padre nostro per ciascuna.

Trattando della storia del Rosario è giusto citare il Rosario del tutto particolare che Maria SS. insegnò durante una apparizione ad un giovane suo devoto, entrato nel 1422 come novizio nell'Ordine dei Frati Minori. Questo Rosario, ad uso dell'Ordine Francescano e delle Clarisse, si compone di 70 Ave Maria ed i sette misteri sono tutti gaudiosi.

Si ricorda che la devozione ordinaria, che consiste nella recita di 50 Ave, o Maria, è soltanto una parte del Rosario e sarebbe più opportuno chiamarla "Corona del Rosario".

I Sommi Pontefici hanno sempre raccomandato la recita quotidiana della Corona del Rosario, sia come preghiera personale che della comunità. I Papi hanno anche arricchito la recita della Corona con indulgenze, ed in modo particolare con la indulgenza plenaria quando viene recitata in Chiesa, in famiglia, in comunità, o in una associazione religiosa.

LE INDULGENZE up.jpg

Per ogni peccato commesso, sia esso veniale che mortale, il peccatore si trova in colpa dinanzi a Dio e gli rimane l'obbligo di soddisfare alla divina giustizia con qualche pena temporale che dovrà essere scontata in questa o nell'altra vita. Questo vale anche per chi, dopo aver commesso un peccato, si è ravveduto ed ha avuto la colpa rimessa con il Sacramento della Confessione.

Il Signore, però, nella sua infinita misericordia ha disposto che da queste pene temporali possano i fedeli liberarsi, o in tutto o in parte, sia colle opere soddisfatorie che essi compiono, sia con le Santissime indulgenze che la Chiesa, depositaria dell'infinito tesoro dei meriti soddisfatori di Gesù Cristo, di Maria Santissima e dei Santi, loro concede; e ciò non solo in vita, ma anche dopo morte per l'applicazione delle santissime indulgenze fatte alle anime del Purgatorio a modo di suffragio, ossia pregando il Signore che accolga le buone opere dei viventi in isconto delle pene che hanno da espiare le anime dei Purganti.

Specie delle indulgenze (2) up.jpg

Esistono due tipi di indulgenza: l'indulgenza plenaria e l'indulgenza parziale.

La plenaria rimette tutta la pena temporale dovuta ai nostri peccati già rimessi con la confessione e l'assoluzione. Morendo dopo aver acquistato un'indulgenza plenaria si entra immediatamente in Paradiso senza toccare il purgatorio. E lo stesso si dica delle Sante Anime del Purgatorio, qualora da noi si conseguisca in loro suffragio un'indulgenza plenaria ad esse applicabile che la divina Giustizia si degnerà di accettare.

Nota sulle indulgenze (5) (14) up.jpg

L'indulgenza, secondo la dottrina cattolica, è la remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per i peccati. Per i peccati mortali l'indulgenza può essere conseguita soltanto se i medesimi sono stati confessati e rimessi con l'assoluzione.

La Chiesa può concedere le indulgenze, perché il Signore le ha dato il potere di attingere ai meriti infiniti di Gesù Cristo, della Vergine e dei Santi. La disciplina delle indulgenze è stata riordinata con la costituzione apostolica "Indulgentiarum doctrina" e con la nuova edizione del "Enchiridion Indulgentiarum" pubblicato nel 1967.

L'indulgenza può essere parziale o plenaria, secondo che libera in parte o totalmente dalla pena dovuta per i peccati. Tutte le indulgenze, sia parziali che plenarie, possono essere applicate ai defunti a modo di suffragio ma non possono essere applicate ad altre persone viventi.

L'indulgenza plenaria può essere acquistata una sola volta al giorno; l'indulgenza parziale può essere acquistata anche più volte al giorno.

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L'indulgenza parziale si può acquistare più volte nello stesso giorno. In questo tipo di indulgenza la quantità di remissione della pena dovuta per il peccato è proporzionale al fervore e al distacco dal male che il fedele possiede.

Speciale menzione meritano quattro concessioni di indulgenza parziale:

1. Al fedele che, nel compiere i propri doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza l'anima a Dio, aggiungendo, anche solo mentalmente una pia invocazione (per esempio: "Padre", "Sia fatta la tua volontà", "Sangue di Cristo, salvami", "Dio mio", ecc.).
2. Al fedele che, con spirito di fede e con animo misericordioso, pone al servizio di chi si trova in necessità materiale e spirituale i propri beni, la propria opera, le proprie doti di spirito.
3. Al fedele che, in spirito di penitenza, si priva spontaneamente di qualche cosa lecita e piacevole, la cui rinunzia comporta un sacrificio personale.

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L'indulgenza plenaria si può acquistare una sola volta al giorno, per acquistarla, oltre l'esclusione di qualsiasi attaccamento al peccato, anche veniale, è necessario eseguire quanto richiesto (visita ad una chiesa o altro) ed adempiere a tre condizioni:

1. confessione sacramentale con assoluzione;
2. comunione eucaristica fatta nel corso della settimana precedente;
3. La preghiera secondo le intenzioni del Pontefice; generalmente consiste nella recita di un Padre nostro e di un'Ave Maria. Il fedele è però libero di sostituire a queste due altre orazioni da lui preferite.

Speciale menzione meritano alcune speciali concessioni di indulgenza plenaria (sempre tenendo presente che se ne può usufruire una sola volta al giorno:

1. adorazione del SS. Sacramento per almeno mezz'ora;
2. pia lettura della Sacra Bibbia per almeno mezz'ora;
3. pio esercizio della Via Crucis;
4. recita del Rosario mariano in una chiesa o pubblico oratorio, oppure in famiglia o in una Comunità religiosa o in pia Associazione;
5. la visita ad una chiesa nella festa della Porziuncola (2 agosto) e nella commemorazione dei defunti (2 novembre), con la recita di un Padre nostro e di un Credo;
6. In articolo mortis (nel momento della morte) per chi invoca il santissimo nome di Gesù e di Maria e accetta la volontà del Padre celeste.

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"L'amore non ha limiti, se non quelli che le poniamo".

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A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma