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Terzo Manifesto

Le Nozze Alchemiche  di Christien Rosenkreutz

 

GIORNO PRIMO  (1/7)

 

 

"In una sera prima della Pasqua, ero seduto alla tavola e stavo pregando, come secondo mio costume, in sufficiente confidenza con il mio Creatore, e considerando molti dei grandi misteri (non pochi dei quali il Padre della Luce, nella sua Maestà, mi aveva mostrato); e mi sentivo ora pronto nel mio cuore a preparare, insieme al mio caro Agnello Pasquale, una piccola torta; tutto ad un tratto si scatenò  un’orribile tempesta, ed io riuscii ad immaginare soltanto che per la sua potente forza, la collina su cui si trovava la mia piccola casa, sarebbe volata via in pezzi". "Ma nonostante questo, ed il suo apparire come frutto delle forze del Demonio (che già mi aveva tormentato altre volte) non era una cosa nuova per me, riuscii a prendere coraggio, e continuai la mia meditazione, fino a quando qualcuno, in un modo inusuale, mi toccò sulla spalla; e fui così orribilmente terrorizzato, che riuscii a stento a guardarmi intorno; ma ancora mi mostrai coraggioso come (in alcune occorrenze) la fragilità umana permette di essere.

"Ora,  la stessa cosa mi sfiorò parecchie volte sul cappotto, mi voltai a guardare, e dietro di me c’era una donna giusta e gloriosa, i cui abiti erano del colore del cielo, e curiosamente (come Cielo) rifulgevano di stelle dorate; nella sua mano destra portava una tromba d’oro battuto, sulla quale era inciso un Nome, che potei leggere bene ma che sono impossibilitato a rivelare perché mi è stato proibito.  Nella sua mano sinistra teneva una grande fascio di lettere, che lei (come dopo ho capito) doveva portare a tutti i paesi. Aveva anche ampie e bellissime ali, tempestate di occhi, con le quali lei poteva sollevarsi nell’aria e volare lievemente come un’aquila. Avrei potuto forse sapere di più da lei, ma per il poco tempo che trascorse con me, e per il terrore e la meraviglia che mi possedevano, fui già contento. Appena mi fui girato nuovamente, vidi che lei mescolava  le lettere ancora e ancora, e ne scelse una che con grande riverenza appoggiò sul mio tavolo, e senza dire una sola parola, se ne andò via da me. Nel suo volare via, diede un suono squillante della tromba, che risuonò e fece una grande eco, e per un quarto d’ora dopo potevo a malapena udire le mie stesse parole".

"Mi sentivo perso dopo una tanto inattesa avventura, non sapevo come potere agire né come trovare conforto, e allora caddi sulle ginocchia ed implorai il mio Creatore di non permettere che accadesse nulla di contrario alla mia felicità eterna. Nonostante le mie paure ed il mio tremore, mi avvicinai alla lettera, che adesso sembrava tanto greve, che se fosse stata di oro puro difficilmente avrebbe pesato tanto. Ora, mentre la guardavo con grande attenzione, trovai un piccolo sigillo, sul quale si trovava una curiosa croce con impressa l’ iscrizione IN HOC SIGNO VINCES".

"Ora, non appena vidi il sigillo mi sentii molto confortato, nel sapere che questo segno sarebbe stato poco gradito e molto poco utile  al Diavolo. Quindi aprii delicatamente la lettera, e al suo interno, su campo azzurro, in lettere d’oro, trovai il seguente messaggio:

"Questo giorno, oggi, è il Giorno del Matrimonio Reale, per questo tu nascesti e fosti scelto da Dio per gioia. Tu potrai andare alla montagna dove si trovano tre templi e vedrai lì questa cosa, continua a guardare, guarda dentro te stesso e non potrai sbagliare. Il matrimonio andrà bene lo stesso. Il bene arriva a colui che fallisce qui. Fa che stia attento chi è troppo luminoso". Sotto era scritto : Sponsus et Sponsa".

"Non appena ebbi finito di leggere la lettera, sentii come se i miei sensi venissero meno, tutti i miei capelli scivolarono da un lato, ed un sudore freddo mi attraversò tutto il corpo".

"Poiché avevo capito bene che questo era il matrimonio prescritto, del quale sette anni prima avevo una visione fisica, e che per così lungo tempo avevo atteso con grande trepidazione, e che finalmente, per il volere ed il calcolo dei pianeti, e perché mi ero sempre diligentemente comportato, avrebbe avuto luogo, e ancora non riuscivo a capacitarmi che dovesse accadere sotto tali gravi e perigliose condizioni. Per quello che avevo immaginato prima, per riuscire ad essere un ospite benvenuto ed presentabile, dovevo prepararmi per apparire al matrimonio, ed ero adesso guidato dalla Divina Provvidenza, della cui esistenza, fino al momento presente, non ero mai stato certo".

"Più esaminavo me stesso, e più mi accorgevo che la mia mente era piena di enormi fraintendimenti, e di cecità per le cose misteriose, così che non riuscivo a vedere ciò che stava proprio sotto al mio naso, e che ogni giorno mi trovavo ad affrontare; molto meno che se fossi nato per ricercare e per comprendere i segreti della natura, perché nella mia opinione la natura cerca di trovare ovunque dei discepoli più virtuosi, ai quali affidare i suoi preziosi, per quanto temporanei e mutevoli, tesori. Ho notato anche che il mio comportamento fisico, e la buona conversazione, e l’amore fraterno che nutrivo per il mio prossimo, non erano veramente liberi e puliti. Per lo più si manifestava in me il piacere della carne, le cui affezioni sono tese esclusivamente allo sfoggio, all’audacia, e all’ orgoglio, e non al bene del genere umano: ed io ero sempre dedito a tentare di accrescere il mio profitto ed il mio vantaggio con questa arte, innalzando palazzi, procurandomi una fama che avrebbe celebrato il mio nome per tutta la storia del mondo, ed altri simili desideri carnali".

"Ma erano le parole oscure riguardanti i tre templi che mi affliggevano in modo particolare, perché non ero capace di elaborare un ragionamento, e forse non mi avrebbero cambiato tanto se non mi fossero stati così meravigliosamente rivelati. Stavo così, stupefatto ed incerto tra speranza e paura, nell’esaminare me stesso più e più volte, e trovare solo fragilità ed impotenza, per non essere in alcun modo capace di trovare conforto, ed esageratamente meravigliato nel sentirmi quasi minacciato. Portai me stesso al mio corso usuale e più sicuro – dopo concluse le mie zelanti e ferventi preghiere - , mi sdraiai sul letto, così che magari il mio buon angelo potesse apparire per gentile concessione Divina, e (come era qualche volta accaduto in passato) mi potesse istruire su questa situazione piena di dubbi.  E per la benedizione di Dio, per il mio bene, e per la fede del mio prossimo e per ammonizione ed emendamento del cuore, arrivò adesso presso di me".

"Ero  appena addormentato, quando vidi me stesso, insieme ad un grande numero di uomini, giacere con grandi catene in una buia prigione sotterranea, nella quale, senza il minimo bagliore di luce, ci accalcavamo come api gli uni sugli altri, rendendo così le nostre afflizioni ancora più gravose. Ma nonostante né io, né alcuno degli altri potessimo vedere niente, ancora continuavo a sentire di essere sopra delle altre persone, fino a quando le catene divennero improvvisamente leggere, che nessuno di noi aveva più ragione di stare sopra gli altri, anche se eravamo tutti prigionieri".

"Ora dopo che ci fummo trovati per un certo tempo in questa grande afflizione, e che ognuno continuava a rimproverare l’altro per la propria cecità e prigionia, sentimmo molte trombe suonare insieme a tamburi di latta che battevano con grande fracasso, e questo ci ridiede vita, pur nella nostra calamità e ci fece gioire. Durante questo rumore la copertura della prigione fu sollevata in alto e la luce poté irradiarsi su noi".

"Allora fummo finalmente in grado di capire il trambusto che ci circondava, perché tutti si muovevano confusamente, e chi si sollevava troppo, veniva spinto di nuovo giù, sotto i piedi degli altri. In breve tutti si sforzarono di essere il più alto possibile. Neppure io indugiai, ma con le mie pesanti catene mi allontanai dalla massa e mi issai sopra una pietra, su cui mi sdraiai; e fui schiacciato parecchie volte dagli altri, e cercavo di proteggermi con le mani e con i piedi. Non pensavamo ad altro che ad essere liberati, ma non sembrava essere facile".

"Mentre i nobili ci guardavano dall’alto affacciandosi al buco che si era aperto, e si divertivano un poco all’udire le nostre grida ed i nostri lamenti, un vecchio da i capelli bianchi ci intimò di stare calmi, ma non essendo stato ascoltato, cominciò (come ricordo ancora) a parlarci in questo modo: Se la povera razza umana Non fosse così arrogante, avrebbe avuto molti più beni dall’eredità di mia madre, ma poiché la razza umana non presta attenzione, giace in grandi difficoltà e deve essere tenuta chiusa in prigione, ancora la mia cara madre non bada alle loro cattive azioni, Lei lascia i suoi amorevoli doni, così tanti che un uomo può uscire a vedere la luce, nonostante questo, può capitare ma raramente, che loro siano valutati meglio e non considerati come semplici favole. Per questo in onore della festa  che noi portiamo avanti oggi, Le sue grazie saranno moltiplicate e Lei compirà un buon lavoro: La corda adesso sarà abbassata e chiunque ci si saprà aggrappare, sarà libero".

"Aveva appena finito di parlare che un’antica matrona comandò ai suoi servi di lasciare scendere la corda parecchie volte all’interno del carcere sotterraneo, e sollevare chiunque ci si fosse aggrappato. Buon Dio! Posso solo vagamente descrivere da quale fretta e inquietudine fummo presi; perché tutti desideravamo prendere la corda, ma ancora riuscivamo solo ad ostacolarci l’un l’altro. Ma dopo 7 minuti, si udì un suono di campanello, e alla prima tirata i servi ne sollevarono quattro".

"In quel momento io non riuscii ad avvicinarmi molto alla corda, essendomi (come ho detto prima) per mia sfortuna, allontanato dalla mischia per giacere sulla pietra accanto alla parete del sotterraneo; e quindi non fui capace di raggiungere la corda in tempo, quando questa era scesa nel mezzo. La corda venne fatta scendere una seconda volta, ma molti, poiché  le loro catene erano troppo pesanti, e le loro mani troppo deboli, non potevano riuscire a tenersi aggrappati ad essa, ma sbattevano giù molti altri che forse si erano mossi abbastanza in fretta; e così uno era trascinato giù a forza da un altro, che tentava a sua volta di aggrapparsi, tanto eravamo invidiosi gli uni degli altri in questa miserabile condizione. Ma tra tutti loro, i più che suscitarono la mia compassione erano quelli così pesanti da non riuscire neppure a staccare le mani dal corpo, e che non avevano speranza di salire. Così anche se la corda scese per altre 5 volte, furono pochi quelli che riuscirono a frasi tirare su. Perché non appena il segnale veniva dato, i servi erano così agili nel tirare su la corda che la maggior parte ricadeva rovinosamente sugli altri, e la corda, questa volta specialmente, veniva sollevata senza quasi nessuno appeso".

"La maggior parte di noi, ed anche io, disperando la redenzione, invocavamo Dio a gran voce e gli chiedevamo di avere pietà di noi, e (se possibile) di portarci fuori dall’oscurità; e lui riuscì ad udire alcuni di noi. Per cui, quando la corda scese per la sesta volta, alcuni di loro si aggrapparono rapidamente, e prima di essere tirata su, essa cominciò ad ondeggiare da una parte all’altra, e  (forse per volere di Dio) arrivò proprio da me, e io la acchiappai in fretta, trovandomi improvvisamente sopra gli altri, e così, oltre ogni speranza, riuscii ad essere fuori all’aperto. Al che io gioii eccessivamente, così da non sentire la ferita che mi ero procurato sulla testa mentre salivo a causa di una pietra affilata. E non me ne accorsi fino a che, insieme agli altri che erano stati liberati, (come era accaduto prima) tentammo di aiutare per la settima ed ultima tirata; e in quel momento, dal mio taglio, il sangue cominciò a fluire giù dalla testa e sui miei vestiti, ma ancora a causa della mia gioia non riuscivo ad accorgermene".

"Non appena anche gli ultimi furono tirati su, e la maggior parte di loro appesi erano finiti, la matrona ordinò che la corda fosse lasciata da parte, e chiese al suo vecchio figlio  di rendere nota la sua decisione al resto dei prigionieri, affinché potesse pronunciare per loro un piccolo discorso".

"Bambini cari che siete qui, è completato quello che a lungo avete conosciuto, il grande favore che mia madre Vi ha voluto mostrato è qui e voi non potete sdegnare. Il tempo felice arriverà presto, quando ognuno sarà uguale agli altri, nessuno sarà povero o ricco, ed a chi furono dati grandi comandi, dovrà portare molto con sé ora, e chi aveva molto creduto in questo, sarà svestito fino alla pelle. Lascerete fuori i vostri lamenti, che saranno ancora, solo per pochi giorni".

"Appena ebbe finito con queste parole, la copertura fu di nuovo ripristinata e chiusa, e la tromba ed il tamburo cominciarono a suonare, anche se il loro rumore non era tanto forte da coprire le amare lamentazioni dei prigionieri che crescevano nel sotterraneo, e che presto mi portarono ad allontanare lo sguardo".

"Poco dopo la antica matrona , insieme con i suoi figli, si sedette sulle sedie preparate in precedenza e comandò quello che doveva essere detto ai redenti. Ora, non appena che ebbe domandato il nome di ognuno, che erano anche scritti su una piccola pagina;  avendoci visti tutti, uno dopo l’altro, lei sospirò e parlò a suo figlio, così che io potei sentire bene : “Ah, adesso quanto mi sento triste per i poveri uomini giù nel sotterraneo! Vorrei che Dio li liberasse tutti”.

"A questo suo figlio replicò dicendo, “Così, madre, è stato ordinato da Dio, con il quale non possiamo discutere. Se tutti fossimo padroni, e possedessimo i beni sulla terra, e fossimo seduti al tavolo, chi ci sarebbe qui a prestare servizio?” In questo modo sua madre si tranquillizzò, ma poco dopo disse “Bene, comunque lasciateli liberi dalle catene” e questo fu immediatamente fatto, ed io fui l’ultimo insieme a pochi altri; e non riuscivo a calmarmi ( perché ancora pensavo agli altri) ma  feci un inchino alla matrona, e per suo tramite ringraziai Dio, che aveva graziosamente e paternamente deciso di portarmi fuori da un tale buio. E dopo me, tutti fecero nello stesso modo, con soddisfazione della matrona".

"Per ultimo, ad ognuno fu dato un pezzo d’oro per ricordare, e per spenderlo lungo la via, sul lato del quale era stampato il sole che sorgeva, e sull’altro (come io ricordo) queste tre lettere : D.L.S. (Deus Lux Solis, Dio è la luce del sole); e da questo momento tutti ebbero il permesso di andare via, e tornare alle loro occupazioni con queste specifiche limitazioni; che noi per la Gloria di Dio, avremmo dovuto portare beneficio al nostro prossimo, e mantenere il silenzio su quello a cui credevamo; e noi promettemmo di farlo,  e così partimmo gli uni dagli altri".

"Ma a causa delle ferite che le catene mi avevano procurato, non riuscii ad allontanarmi molto, ma mi fermavo su entrambe i piedi, e la matrona continuava a guardarmi, e rideva, e mi chiamò ancora per dirmi questo: “Figlio mio, non lasciare che questi problemi ti affliggano, ma pensa alle infermità della tua mente, e ringrazia Dio che ha permesso che anche in questo mondo, e nel tuo stato di imperfezione, venissi in alto a vedere la luce; e conserva queste ferite per amore mio”.

"E allora le trombe iniziarono  a suonare ancora, e mi diedero una tale scossa che mi destai, e percepii che era solo un sogno, ma un sogno che rimase così vivido nella mia immaginazione, che ci penso ancora, e ancora mi sembra di sentire le ferite sui piedi. Comunque da tutte queste cose avevo potuto capire che Dio aveva scelto me perché fossi presente a questo matrimonio misterioso e proibito. Quindi con confidenza di bambino, tornai a ringraziare la sua Divina Maestà, e lo pregai che volesse preservarmi nel timore di lui per sempre, che volesse riempire il mio cuore di saggezza e comprensione, ed alla fine condurmi dolcemente (senza abbandonarmi mai) alla desiderata fine".

"Quindi mi preparai per la partenza, mi misi il mio cappotto di lino bianco, cinsi i miei lombi con una cintura rosso sangue che passava anche in mezzo alle mie spalle. Nel cappello fissai quattro rose rosse, così che potessero essere subito notate in mezzo alla calca. Per cibo presi pane sale e acqua, come, su consiglio di una persona competente, avevo usato fare altre volte, non senza profitto, in circostanze similari".

"Ma prima che lasciassi la mia casetta, io per primo, in questo mio vestito ed in questi ornamenti adatti ad un matrimonio, caddi sulle mie ginocchia, e pregai Dio di assistermi e di darmi un buon consiglio. Così alla presenza di Dio, feci il voto che ogni cosa mi fosse stata rivelata , per mezzo della sua grazia, non l’avrei impiegata né per il mio onore né per la mia autorità nel mondo, ma per diffondere il suo Nome, e pormi al servizio del mio prossimo. E fatto questo voto, con buona speranza, lasciai la mia cella".

*) Così termina la preparazione con il voto fatto alla Disciplina del servizio. Siamo al mondo per servire e non per essere serviti. Questa è la prima legge.

 

continua... 

 
A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
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