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LE GERARCHIE ANGELICHE  

di Anna Maria Piantanida

 

L’usanza di invocare certe entità spirituali alle quali si attribuiscono vari poteri, viene fatta risalire ad epoche antichissime. Nella Genesi, viene menzionato un simbolo della gerarchia angelica, che stabilisce una connessione fra l’uomo e Dio: si tratta della scala di Giacobbe. 

“Giacobbe capitò così in un luogo dove passò la notte, poiché il sole era tramontato; prese una pietra, se la pose come guanciale, e si coricò in quel luogo. Fece un sogno: una scala poggiava sulla terra mentre, la sua cima raggiungeva il cielo; ed ecco gli angeli di Dio salivano e scendevano su di essa. Ecco, il Signore gli stava davanti…” 

La scala esprime non soltanto il concetto fra il basso e l’alto, ma anche quello di gerarchia: si parla di “scala sociale” per designare la gerarchia delle posizioni che gli esseri umani occupano gli uni rispetto agli altri. Si parla di scala di valori, di scala cromatica, ecc… L’intera esistenza, dimostra costantemente, la necessità di una scala. 

La tradizione cristiana che riprende quell’ebraica, insegna l’esistenza di nove ordini angelici: gli Angeli, gli Arcangeli, i Principati, le Virtù, le Potestà, le Dominazioni, i Troni, i Cherubini, i Serafini

Ciascuno di questi ordini angelici è un aspetto della potenza e delle virtù divine. Ai fini di una corretta evoluzione spirituale, dobbiamo conoscere l’esistenza di queste entità che ci superano, giacché esse, sono come fari, posti lungo il nostro sentiero. Ciò che riceviamo da Dio, è un raggio, un effluvio, che viene da lontano, da molto lontano e che discende attraverso le gerarchie angeliche. E’ sempre Dio che risponde alle nostre richieste, poiché Dio si trova a tutti i livelli del creato; tuttavia, Egli non ci risponde mai direttamente, Dio è luce pura che può discendere fino a noi solo attraverso le innumerevoli entità luminose che popolano i cieli e che la tradizione, ha definito gerarchie angeliche. 

E’ per mezzo di loro che noi riceviamo la luce divina ed è per mezzo di loro, che riusciamo ad entrare in relazione con Dio. All’inizio del libro d’Ezechiele, nella Bibbia, compare una descrizione dei quattro Animali Santi e, con stile analogo, San Giovanni scrive nell’Apocalisse: 

“ Ben presto fui rapito in spirito. Ed ecco, vi era un trono nel cielo e su quel trono, qualcuno stava assiso… In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi pieni di occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile ad un leone, il secondo essere vivente aveva l’aspetto di un toro, il terzo vivente aveva l’aspetto di un uomo, il quarto essere vivente era simile ad un’aquila, mentre vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: Santo, Santo, Santo è il Signore Iddio, l’Onnipotente, che era, che è, e che viene!”. 

I quattro esseri viventi che stanno davanti al trono di Dio, rappresentano i quattro principi della materia, i quattro elementi: il leone rappresenta il fuoco, il toro la terra, l’uomo l’aria e l’aquila, l’acqua

Le radici della materia sono perciò in Dio ed i Serafini, sono gli angeli dei quattro elementi, ma a quel grado di purezza la materia è quasi della stessa sostanza dello spirito. 

I Serafini sono le prime creature che ricevono le emanazioni divine, sono immersi nell’oceano della materia primordiale ancora in piena ebollizione e si dissetano, alla Sorgente della luce, alla Sorgente dell’amore che costituisce il loro unico alimento. Si nutrono contemplando il Signore ed è per questo che sono raffigurati con il corpo cosparso d’occhi. I Serafini sono la più perfetta manifestazione dell’amore, poiché l’amore vero è una contemplazione.  

Ci sono altri tipi d’amore: Giove rappresenta l’amore per la collettività, Venere l’amore per una creatura, ma l’amore per Dio, l’unico vero amore, si manifesta con l’amore dei Serafini

I Serafini ripetono incessantemente: ” Santo, Santo, Santo è il Signore”. Il significato della parola Santo è quanto di meglio caratterizza l’essenza del Divino, la santità rappresenta una qualità della luce, si può affermare quindi che solo Dio è veramente Santo, poiché Egli è pura Luce, è quanto i Serafini ripetono ed è per questo che la santità è incisa anche nel loro nome: Hayoth Hakodesch ( Animali di Santità). 

Il capo dei Serafini è Metraton, il Principe della Faccia. Egli è l’unico a trovarsi faccia a faccia con Dio ed è lui ad aver parlato a Mosè sul Monte Sinai. Nessuno essere umano, per quanto elevato sia, può entrare direttamente in contatto con Dio, poiché Dio è un fuoco divoratore, che lo ridurrebbe subito in cenere. Occorre sempre un intermediario che parli all’uomo da parte del Signore. Anche se nella Bibbia è scritto che Dio si è rivolto ad Abramo, a Giacobbe, a Mosè o a qualche profeta, in realtà non si tratta di Dio in persona, bensì di un messaggero; ed è proprio questo il significato della parola “angelo”: messaggero, inviato.

Ci sono poi i Cherubini, ovvero le Ruote. Il profeta Ezechiele descrive nel suo libro la visione che ebbe in merito a “ruote di una circonferenza e di un’altezza spaventose”, che si muovevano accanto agli Animali Santi: ” Quando gli Animali si sollevavano da terra, anche le Ruote si sollevavano; essi andavano dove lo spirito li sospingeva, e le Ruote s’innalzavano con loro, poiché lo spirito degli Animali era nelle Ruote. Quando gli Animali camminavano, esse camminavano; quando si fermavano, esse si fermavano; quando si sollevavano da terra, le Ruote si sollevavano con loro, poiché lo spirito degli Animali era nelle Ruote”. 

Gli Animali Santi obbediscono agli ordini dello Spirito e trasmettono un impulso alle Ruote. La simbologia della ruota (cerchio perfetto in movimento) ci rivela la funzione dei Cherubini: muovendosi, rimescolando la materia primordiale la cui metafora, si delinea attraverso gli Animali Santi ed elaborano quella materia, affinché possa servire ai disegni di Dio. 

Ecco perché si dice che il mondo  dei Cherubini è quello della musica delle sfere (vi si trova il concetto di cerchio, di ruota). Con il termine musica, non si devono comunque intendere solo gli arrangiamenti di sonorità creati da esseri umani e che le mostre orecchie sono in grado di percepire. L’espressione musica delle sfere” traduce in prima istanza, l’armonia che esiste fra tutti gli elementi dell’universo, un adattamento, una disposizione fondata su rapporti numerici. L’armonia costituisce innanzi tutto, una struttura ed è scendendo nella materia, che tale struttura diventa creatrice di forme. Parliamo ad esempio del numero PHI, il numero della proporzione divina che è il numero 1,618, secondo la progressione di Fibonacci, la somma di due termini adiacenti è uguale al termine successivo; il quoziente di due numeri adiacenti tende al valore 1,618, il numero PHI, questo numero ha il ruolo di mattone fondamentale della natura. Piante, animali, uomini hanno misure che rispettano esattamente il rapporto tra PHI e uno,  es: in un alveare il numero delle femmine è superiore al numero dei maschi, se si prende il numero delle femmine e lo si divide per quello dei maschi si ottiene il numero PHI. Questo numero compare nella struttura delle sonate di Mozart ed altri compositori. Nell’architettura si fa sempre riferimento al numero PHI, nelle spirali dei semi, per esempio quelli dei girasoli, che crescono secondo spirali opposte, il rapporto tra una rotazione e la successiva è il numero PHI. Il corpo umano è costituito da elementi che stanno tra loro in rapporto a PHI. Misuriamo la nostra altezza e poi dividiamola per la distanza da terra del nostro ombelico si otterrà il numero PHI, anche la distanza dalla spalla alle punta delle dita e dividerla per la distanza dal gomito alle punta delle dita ci darà il numero PHI ecc.

Il pentacolo è un simbolo potentissimo perché rappresenta lo Yin e lo Yang, cioè l’armonia tra il principio maschile e femminile e quindi l’armonia nel mondo, quando questi principi sono squilibrati nel mondo regna il caos. 

Il pentacolo, la stella a cinque punte che rappresenta Venere(il pianeta Venere traccia un pentacolo perfetto sull’eclittica ogni otto anni, gli antichi perciò avevano simboleggiato Venere ed il suo pentacolo come simboli della perfezione e della bellezza),  le sue linee si dividono in segmenti che rispettano il numero PHI , la proporzione divina. 

L’armonia è l’espressione della ragione, della saggezza, e per tale ragione essa viene parimenti assimilata al Verbo. Non vi è armonia, non vi è musica al di fuori della ragione e della saggezza. Il Verbo divino, la musica e la saggezza, non sono che un’unica identica cosa. La vera musica è quella che si esprime attraverso i pensieri, i sentimenti, i gesti armoniosi, in tutte le circostanze della vita. 

A capo dell’ordine dei Cherubini troneggia l’Arcangelo Raziel. Secondo la tradizione, fu lui a dare un libro ad Adamo, lo Sepher Ietsirah, che gli rivelò i segreti della creazione. Ma quando Adamo commise il primo errore, il libro gli fu tolto.

I Troni, in ebraico Aralim: i Leoni. Nel testo dell’Apocalisse, San Giovanni associa la presenza dei Troni a quella degli Animali Santi, i Serafini: “ Intorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi, stavano seduti ventiquattro vegliardi avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo”. In un altro passo i ventiquattro Vegliardi si rivolgono così al Signore: ” Noi Ti rendiamo grazie, Signore dio Onnipotente che sei e che eri, per aver mostrato la Tua grande Potenza e preso possesso del Tuo Regno. Le nazioni si sono irritate e la Tua collera è giunta ed è venuto il tempo di giudicare i morti, di ricompensare i profeti tuoi servitori, i santi e coloro che temono il Tuo Nome, i piccoli e i grandi, e perché distruggi coloro che distruggono la Terra”.

 Nell’attribuire a questi angeli il nome di Troni, la religione cristiana insiste sul concetto di stabilità, mentre il loro nome ebraico Aralim (Leoni), introduce un concetto di giudizio. In effetti, sotto il profilo simbolico, il leone è connesso alla giustizia, laddove il “Leone della tribù di Giuda” è una figura di Giudice supremo. I ventiquattro Vegliardi sono i Signori dei destini; nulla sfugge loro dei pensieri, dei sentimenti e delle azioni degli esseri umani e sono loro a decretare le punizioni, le ricompense e le condizioni in cui dovranno venire a reincarnarsi (i Signori del Karma). Mentre i Serafini cantano la Santità di Dio, i ventiquattro vegliardi Lo adorano prostrandosi davanti a Colui che siede sul trono, e gettano le loro corone davanti al trono dicendo: “Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché Tu hai creato tutte le cose e per la Tua volontà furono create e sussistono”. Così come il ruolo dei Serafini consiste nel celebrare la santità di Dio, quello dei ventiquattro Vegliardi consiste nel riconoscere la perfezione della Sua Volontà. Inoltre, rendono giustizia a Dio proclamando che Egli è l’unico essere degno.

A capo dei Troni si trova l’Arcangelo Tsaphkiel. In virtù della loro appartenenza alla triade più elevata nell’albero della Vita (Keter, Hohmah e Binah), i primi tre ordini angelici sono quelli maggiormente citati nei testi sacri.

Gli ordini angelici della seconda triade (Hessed, Geburah e Tiphereth) sono:

Le Dominazioni gli Haschmalim (gli Scintillanti)

Le Potenze: i Seraphim (Infiammati)

Le Virtù: i Malahim (i Re).

L’elemento che accomuna questi tre ordini, consiste nell’esprimere la potenza, laddove la loro azione si identifica con le qualità delle sephirot in cui risiedono. 

Le Dominazioni, gli angeli di Hessed (la misericordia) diffondono ovunque le loro benedizioni sotto la guida di Tsadkiel, il cui nome significa “Dio è la mia Giustizia”

Le Potenze, gli angeli di Geburah (la forza), infiammati di zelo per il Creatore, vanno a ristabilire l’ordine ovunque  esso sia minacciato, guidati da Kamael (Desiderio di Dio).  Il loro lavoro è paragonabile a quello effettuato dall’organismo per sbarazzarsi delle scorie. 

Le Virtù, gli angeli di Tipheret (la bellezza), sono capeggiati dall’Arcangelo Mikhael, L’Apocalisse cita i Mslshim:

“Ci fu una guerra nel cielo. Mikhael e i suoi angeli, combatterono contro il drago”.

Le gerarchie angeliche della terza triade ( Nessah, Hod, Iesod) sono:

I Principati: gli Elohim (gli dei)

Gli Arcangeli: i Bnei Elohim (I figli degli dei)

Gli Angeli: i Kerubim (i forti)

 

Gli Elohim, sotto la guida dell’Arcangelo Haniel (Grazia di Dio), rappresentano le entità che hanno creato il mondo, così come è scritto nella Genesi: “In principio ( Bereschit) hanno creato (bara) gli dei (Elohim) il cielo (eth-ha-schamaim) e la terra (ve-eth ha-aretz)"

Il progetto è stato impartito in alto, nella sefira Hohmah, dal grande Architetto dell’universo e gli Elohim. sono gli operai che hanno costruito l’edificio. Il lavoro dell’architetto consiste unicamente nell’elaborare dei progetti; la realizzazione è affidata agli imprenditori ed ai muratori. Gli imprenditori dell’universo sono stati gli Elohim.

Gli angeli portatori di Fuoco, sono capeggiati dall’Arcangelo Raphael, il cui nome significa Dio guaritore”. I Kerubim sono i portatori della vita pura. Essendo le creature più vicine agli uomini, sono dunque più spesso in contatto con loro rispetto a quanto accada agli altri ordini angelici. Alla Loro testa, vi è l’Arcangelo Gabriel: Dio è la mia forza”.  

Infine, benché non ne facciano parte in senso stretto delle gerarchie angeliche, nella decima sephira, Malkut, i cabalisti situano l’ordine degli Ischim

Sono i Santi, i Profeti, gli Iniziati, i grandi Maestri di tute le religioni, tutti coloro che, attraverso la loro vita e le loro parole, hanno trascinato gli esseri umani sulla via della luce. Essi rappresentano la fratellanza delle grandi anime che i cristiani definiscono “ la Comunione dei Santi”. E’ innanzi tutto verso questi esseri, discesi sulla terra per istruire ed aiutare gli esseri umani, che dobbiamo volgere il nostro sguardo, poiché è grazie a loro, al loro insegnamento, al loro desiderio di aiutarci e di lavorare per la nostra evoluzione che ci potremo elevare sulla scala delle creature. Alla loro testa la Cabala pone Sandalfon, altrimenti detto Uriel.

 I Serafini, i Cherubini ed i Troni sono in contato diretto con Dio. Attraverso loro le Dominazioni, le Potenze e le Virtù ricevono le emanazioni divine, le trasmettono agli uomini e ancora più giù agli animali, alle piante a ai minerali.

I Serafini sono gli spiriti dell’Amore divino.

I Cherubini sono gli spiriti della Saggezza divina.

I Troni sono gli spiriti della Potenza divina.

Le Dominazioni, le Potenze, le Virtù sono un primo riflesso di quell’amore, di quella saggezza e di quella potenza.

Al di sotto di questa  schiera, i Principati, gli Arcangeli e gli Angeli ne costituiscono un secondo riflesso. Se vogliamo diventare il terzo riflesso della perfezione divina, dobbiamo imparare a lavorare con tutto l’amore del nostro cuore e con tutta la forza della nostra volontà.

La preghiera di Salomone è assai potente per via di tutti i nomi divini che vengono invocati. Per udire questi nomi, che sono i più sacri della Cabala, è necessario disporsi in uno stato di grande rispetto e di grande raccoglimento.

 

La preghiera di Salomone

 

Potenze del Regno, siate sotto il mio piede sinistro e nella mia mano destra.

Gloria ed Eternità, toccate le mie due spalle e guidatemi lungo le vie della vittoria.

Misericordia e Giustizia, siate l’equilibrio e lo splendore della mia vita.

Intelligenza e Saggezza, datemi la  Corona.

Spiriti di Malkut, conducetemi fra le due colonne sulle quali poggia l’intero edificio del Tempio.

Angeli di Netsah e di Hod, rendetemi stabile sulla pietra cubica di Iesod.

O Gedulael! O geburael! O Tiphereth!

Binale, sii il mio amore.

Ruah Hohmael, sii la mia luce.

Sii ciò che sei e ciò che sarai, o Ketheriel.

Ischim, assistetemi nel nome di Chadai.

Kerubim, siate la mia forza nel nome di Adonai.

Bnei Elohim, siate i miei fratelli nel nome del Figlio e attraverso le virtù di Tsebaoth.

Elohim, combattete per me nel nome del Tetragrammaton.

Malahim, proteggetemi nel nome di Yahvè.

Seraphim, purificate il mio amore nel nome di Eloha.

Haschmalim, illuminatemi dello Speldore di Elohim e di Shekinah.

Aralim, agite.

Ophanim, girate e risplendete.

Hayot-ha-Kodesch, gridate, parlate, ruggite, muggite.

Kadosch, Kadosch, Kadosch, Chadai, Adonai.

Iod He Vav He.

Ehieh Ascher Ehieh.

Alleluia, Alleluia, Alleluia. Amen

 

(Tratto da: “Dall’uomo a Dio”, di Omraam Mikhael Aivanhov , Ed: Prosveta)

 

 

 


 

 

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