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«Padre nostro che sei nei cieli»
(Mt
6,9).
È un’espressione di libertà, colma di fiducia.
Dunque, dovete avere questa condotta di vita, per poter essere figli di
Dio e fratelli di Cristo. Infatti, chi oserà chiamare temerariamente Dio
suo Padre, se trasgredisce la sua volontà?
Di conseguenza, carissimi, mostratevi degni dell’adozione divina,
poiché sta scritto: « A quanti hanno creduto in lui, ha dato il potere
di diventare figli di Dio»
(Gv 1,12).
«Sia santificato il tuo nome»
(Mt
6,9):
non perché Dio venga santificato con le nostre preghiere, lui che è
sempre santo, bensì chiediamo che il suo nome sia santificato in noi,
affinché mentre veniamo santificati nel suo battesimo, siamo perseveranti
in ciò che abbiamo iniziato a essere.
« E rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri
debitori »
Il significato di questo insegnamento è che noi non possiamo ottenere il
perdono dei peccati se prima non perdoniamo coloro che hanno commesso una
colpa contro di noi, in conformità a quanto il Signore dice nel Vangelo:
« Se non perdonerete agli uomini le loro colpe, neppure il Padre vostro
perdonerà agli uomini le vostre colpe». (Mt 6,15).
«E non indurci in tentazione»:
non permettere che siamo ingannati da colui che ci tenta, dall’autore
della perversità. Dice, infatti, la Scrittura: «Dio non può essere
tentato dal male» (Gc 1,13). Il diavolo, invece, è il tentatore; e per
poterlo sconfiggere il Signore dice: «Vigilate e pregate per non cadere
in tentazione » (Mt 26,41).
Cromazio di Aquileia,
Sermone
40,2
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