logo.gif
   SOMMARIO TESTI  |   HOME  |   ASSOCIAZIONE  |   FOGLIETTI  |   SITI AFFINI  

 

IL TEMPO

di Anna Maria Piantanida

 

"In principio fu il caos, una voragine di tenebre senza confini e senza tempo…"

 

Fino ad Einstein, tempo e spazio erano separati e considerati oggettivamente, soprattutto sulla base della geometria di Euclide. Lo spazio aveva tre dimensioni e il tempo era misurato con calendari di tipo solare o lunare. Con Einstein tempo e spazio diventano una cosa sola, nel senso che, a causa della velocità della luce, essi s'influenzano reciprocamente. Il tempo ha smesso d'essere una questione oggettiva, indipendente dalle sensazioni e opinioni dell'uomo. Einstein in pratica fa capire che quanto più aumenta la nostra velocità nello spazio (rapportata a quella della luce), tanto più il tempo rallenta. Come non riusciamo a vedere l'inizio del tempo, così non ne vediamo la fine.

Non esiste un punto di riferimento preciso che non sia la nostra nascita personale, noi non possiamo prendere come punto di riferimento neanche la nostra morte, al fine di chiudere, con un segmento, i due punti della nostra vita.

L'unico tempo veramente oggettivo che possiamo esaminare è quello degli altri che ci hanno preceduti e che sono morti. Noi ci dobbiamo rapportare a questi morti (coltivando una forte memoria storica) e vivere il nostro tempo, conformemente alle sue specifiche esigenze: un tempo (presente) che sicuramente risulterà molto più chiaro a chi verrà dopo di noi. Nessuno può pretendere di vivere oltre il proprio tempo: sono i posteri che devono decidere se in che misura lo meritiamo.

Einstein, se vogliamo, non ha scoperto la quarta dimensione dell'universo, ma ha evidenziato che nell'epoca contemporanea gli uomini hanno una grande angoscia del tempo (che passa). Sempre più infatti ci si chiede che senso abbia lo scorrere del tempo, visto che questo fluire spesso è foriero di immani catastrofi( vedi quella recente dello "tsunami" con migliaia di vittime)

Rischiamo di perdere il senso del tempo, proprio perché abbiamo perso il senso della storia e il significato della nostra stessa vita. Noi vorremmo ridurre a un nulla il tempo, proprio perché sappiamo che il fluire di questa dimensione implica l’assumersi delle responsabilità, cioè il bisogno di aumentare l'impegno personale e collettivo nel cercare di risolvere i problemi dell'umanità.

Il tempo insomma è una dimensione in cui l’uomo deve giocarsi la sua libertà. In un certo senso è il tempo stesso, col suo carattere unidirezionale, che costringe l'uomo a tener conto che esiste un irreversibile processo in avanti (evoluzione). Il tempo non è una condizione che ci obbliga, in modo fatalistico, a fare determinate cose. E' soltanto una dimensione vincolante, all'interno della quale possiamo muoverci con relativa libertà (la libertà "assoluta", storicamente parlando, non esiste).

Lo scorrere del tempo sulla Terra è da sempre regolato dal moto apparente del Sole nel cielo. Per millenni si è misurato il tempo, misurando in gradi orari (un angolo giro = 24 ore) la posizione angolare del Sole rispetto al punto più alto raggiunto dal Sole sopra l'orizzonte, definito come corrispondente alle ore 12 o mezzogiorno. Questa misura di tempo fornisce il cosiddetto "tempo solare vero"; Ma il moto apparente del Sole è tutt'altro che uniforme nel corso dell’anno. Infatti, il Sole si presenta al punto più alto sopra l’orizzonte con un ritardo o un anticipo rispetto all’istante di mezzogiorno che varia ogni giorno con un ciclo annuale e può arrivare fino ad un massimo di circa un quarto d'ora. Questo fenomeno è dovuto in parte all’inclinazione dell'asse di rotazione terrestre rispetto al piano dell'orbita della Terra intorno al Sole ed in parte al fatto che, essendo l’orbita leggermente ellittica, la velocità di rivoluzione della Terra intorno al Sole non è costante.

Per ovviare a questo inconveniente si è definito il "tempo solare medio" che ha come unità di misura il giorno solare medio di durata pari alla durata media di tutti i giorni dell’anno. Alla definizione di questo tempo viene associato un Sole ideale, detto Sole medio, con un moto apparente uniforme.

La differenza tra il tempo solare vero e quello medio varia continuamente di giorno in giorno con un ciclo annuale. Questa quantità è nota come "equazione del tempo".

Per la gestione delle attività giornaliere il giorno è stato fin dall’antichità diviso in parti dette ore, contate inizialmente dal tramonto del Sole. In seguito le ore furono divise in minuti e secondi, e vennero contate da mezzogiorno e poi da mezzanotte. Mentre il tempo solare vero, misurabile direttamente con una meridiana, non ha una durata uniforme, l’"ora solare media" equivale alla 24° parte del giorno solare medio ed è divisa in 60 minuti primi, i quali sono a loro volta divisi in 60 minuti secondi. Naturalmente l’ora solare è locale, perché il passaggio del Sole sul meridiano dipende dalla longitudine: se un tempo il cambio dell'ora non era un problema grave, vista la lentezza degli spostamenti, oggi il fatto di dover regolare continuamente l'orologio la renderebbe inadatta a regolare la vita civile. Per avere un riferimento comune è stato fissato come "tempo universale" (T.U.) l'ora relativa al meridiano di Greenwich e la Terra è stata divisa in fusi orari estesi 15° in longitudine. All'interno di ogni fuso orario si ha la stessa "ora civile", che corrisponde all'ora locale del meridiano di riferimento del fuso e che differisce dal quella di Greenwich per un numero intero di ore.

Poiché quello che definiamo tempo è una successione illimitata di istanti, misurare il tempo equivale a confrontare la durata di un fenomeno con la durata di un intervallo definito come campione. I cicli naturali fondamentali sui quali si è iniziato a contare il tempo sono l'alternanza del giorno e della notte (ogni giorno), la lunazione (ogni mese) e il succedersi delle medesime stagioni (ogni anno). Osservando questi cicli periodici l'uomo ha scelto una serie di intervalli sia per suddividere il giorno (ore, minuti e secondi) che per raggruppare giorni (settimane e decadi) e anni (lustri, decenni, secoli e millenni).

Per la scienza, che ha bisogno di una precisione maggiore rispetto a quanto è necessario per la vita comune, l’unità fisica fondamentale di misura del tempo nel Sistema Internazionale è il "secondo", non più legato ai moti irregolari della Terra rispetto al Sole: definito nel 1820 come la 86.400-esima parte del giorno solare medio, nel 1960 fu definito come la 31.556.925,9747 parte dell'anno tropico 1900, e nel 1972 è stato definito in relazione alle oscillazioni atomiche come "la durata di 9.192.631.770 cicli di radiazione corrispondenti alla transizione fra due livelli iperfini dello stato di base dell'atomo di Cesio 133".

L'anno (dalla radice indoeuropea AT, che significa "ruotare")  è un’unità di misura del tempo derivante dal moto di rivoluzione della Terra intorno al Sole, che provoca il succedersi delle stagioni. Nel suo cammino apparente il Sole ogni giorno si sposta di circa quattro minuti in direzione antioraria. Si definisce "anno tropico (o anno solare)" l'intervallo di tempo tra due passaggi consecutivi del Sole all’equinozio di primavera ed ha una durata di 365 giorni 5 ore 48 minuti e 46 secondi. Se si prendono come riferimento le stelle fisse si ha l’ "anno siderale", che corrisponde all'intervallo tra due passaggi consecutivi del Sole per lo stesso punto della sfera celeste (le cui coordinate sono riferite alle stelle fisse), e che ha una durata di 365 giorni, 6 ore, 9 minuti e 10 secondi. La differenza deriva dal moto di precessione degli equinozi, per cui il punto corrispondente all'equinozio di primavera non è fisso, ma si sposta all’indietro accorciando l’anno solare di oltre 20 minuti. L’"anno civile", necessaria approssimazione dell’anno solare per regolare le attività civili, è invece costituito di 365 giorni, equivalenti a 31.536.000 secondi. L’"anno bisestile" contiene 366 giorni e fu introdotto nel calendario Giuliano per recuperare le frazioni di giorno perse annualmente. Il mese (dalla radice indoeuropea ME, che significa "misurare") è un’unità di misura del tempo derivante dal moto di rivoluzione della Luna intorno alla Terra, che provoca il succedersi delle fasi lunari. Il "mese sinodico" è l'intervallo di tempo tra due noviluni consecutivi (lunazione), che in media dura 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Prendendo come riferimento le stelle fisse, il "mese siderale" corrisponde all'intervallo tra due passaggi consecutivi della Luna per lo stesso punto della sfera celeste, ed ha una durata di 27 giorni, 7 ore, 43 minuti e 11 secondi. Il giorno (dal latino "diurnum", che significa "che appartiene alla luce") è l'unità di misura fondamentale del tempo derivante dal moto di rotazione della Terra intorno al proprio asse, che provoca il succedersi di luce e buio. Nel suo cammino apparente il Sole si sposta sempre in direzione oraria sorgendo ad est e tramontando ad ovest. Si definisce "giorno solare" l’intervallo di tempo che trascorre tra due passaggi del Sole sullo stesso meridiano (di solito si prende il meridiano verticale che passa per il punto Sud, al mezzogiorno) ed ha una durata di circa 24 ore, anche se in estate è leggermente più corto che in inverno. Il "giorno solare medio" è la media costante dei giorni solari di un anno, ed è stata presa come unità di misura fondamentale per la vita civile (quando di parla di durata in giorni si sottintende giorni solari medi). A causa della rotazione terrestre anche le stelle compiono un moto apparente intorno ad un punto molto vicino alla Stella Polare, e si chiama "giorno siderale" l'intervallo di tempo compreso tra due passaggi di una stella allo stesso meridiano. Il giorno siderale ha una durata costante di 23 ore, 56 minuti e 4 secondi: il motivo per cui il giorno solare è più lungo deriva dal moto annuo di rivoluzione della Terra, dato che il Sole deve recuperare i 4 minuti che nel suo moto apparente annuo perde ogni giorno rispetto alle stelle fisse.

Al di là del modo in cui la scienza ha misurato il tempo, da sempre l’uomo si è interrogato sul senso che ha lo scorrere del tempo, poiché  è la sua vita stessa che scorre nel tempo, che è un trascorrere di giorni, mesi ed anni; quante espressioni usiamo per definire il concetto che abbiamo del tempo: " ho ancora tempo, non ho più tempo, è finito il tempo, è tempo di. Vivere e tempo di morire ecc.., nelle sacre scritture il tempo scandisce eventi che hanno segnato la storia dell’umanità.
Circa 2500 anni fa, Aristotele aveva gia analizzato il problema del tempo (Fisica, ∆ 11, 219b 1-2): aveva notato che il tempo era la misura del movimento nella prospettiva del prima e del poi.

Ma che cosa segna il prima e il poi. Aristotele si chiedeva se non fosse l’anima a contare, se non fossimo noi a dare la prospettiva del prima e del poi e se in qualche modo se non fossimo responsabili dell’esistenza dell’irreversibilità del mondo. Albert Einstein diceva che: " il tempo è un’illusione, sebbene una illusione persistente. E Buddha disse: Io, la grande Terra, e tutti gli esseri, simultaneamente raggiungiamo la Via.

Kant nella critica della ragion pura dice che: Il tempo non è altro che la forma del senso interno, cioè dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno. Infatti, il tempo non può essere una determinazione di fenomeni esterni: non appartiene né alla figura, né al luogo, ecc.; determina, al contrario, il "rapporto delle rappresentazioni nel nostro stato interno". La questione del tempo è davvero di fondamentale importanza. Infatti se esiste una sorta di finalismo per quanto concerne l'universo e per l’essere umano che vi è contenuto e che paradossalmente lo contiene, poiché nel microcosmo umano c’è tutto il macrocosmo stellare, e anche di più, in quanto l’essere umano va oltre i limiti fisici dell’universo, allora il finalismo deve esistere anche per il tempo che scorre.

Cioè nella misura in cui l'uomo acquisisce consapevolezza della propria unicità cosmica, perde di significato lo scorrere del tempo. Nel senso che non è questa dimensione in movimento che dà senso alla vita dell'uomo. L’acquisizione della consapevolezza di sé, essendo legata a fattori spirituali, avviene a prescindere dallo scorrere del tempo. 

L’essere umano è soggetto a un limite di tempo, che però non viene accettato. Cioè si accetta, individualmente, la fine del proprio tempo perché ci si trova in una condizione tale per cui ci si rende conto che non si può più continuare a vivere. La morte, quando è naturale, è sostanzialmente parte della vita, è vita essa stessa, poiché libera da malattie, sofferenze, disfacimento progressivo del corpo. La percezione che abbiamo del tempo determina profondamente il nostro modo di agire, il fatto di credere che la nostra vita abbia un tempo limitato, oltre il quale non esiste che il nulla, incide inevitabilmente sul nostro modo di rapportarci ai valori; noi, quindi, dobbiamo credere che il tempo della nostra vita sia solo un modo di essere, o meglio, uno dei modi dell'essere, non l’unico possibile, la nostra vita è un'esistenza per la quale esiste un tempo relativo; la vita terrena è parte della vita in generale, come il tempo circoscritto nei limiti della vita terrena è parte del tempo eterno, illimitato. il passare degli anni rivela ai nostri occhi la verità del nostro essere. L’antico salmista aveva mirabilmente espresso questa verità: "Io dico: Mio Dio, non rapirmi a metà dei miei giorni, i tuoi anni durano per ogni generazione. In principio tu hai fondato la terra, i cieli sono opera delle tue mani. Essi periranno, ma tu rimani… e i tuoi anni non hanno fine" (Sal 102(101) 25-27 28).

Ma dentro al tempo, in un istante preciso del nostro tempo, è accaduto un fatto che ha portato alla pienezza lo scorrere del tempo: "quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna"; "il tempo della pienezza - Kairos", che è il tempo in cui avviene la manifestazione di Gesù il Cristo; questo fatto, significa che Maria ha concepito nella nostra natura umana Dio stesso, non è uno dei tanti fatti accaduti nello scorrere del tempo, fosse anche il più grande: è l’avvenimento assoluto. Gli antichi distinguevano tre tempi: il passato (tempo prima della creazione), il tempo della creazione (presente); e il tempo futuro, quello alla fine del mondo, che noi chiamiamo escatologia (nuovo eone). Il tempo della pienezza per gli antichi era quello della fine, della pienezza, della giustizia, della pace. Per cui il cammino della storia era orientato verso un tempo centrale che però è alla fine della storia, il tempo del ritorno del Messia.

Il tempo non è solo la misura fisica di un movimento, del movimento della terra attorno al sole,

il tempo indica soprattutto la progressiva costruzione della propria storia personale, la quale a sua volta si inserisce nella storia degli altri coi quali conviviamo, in cerchi concentri sempre più ampi, fino ad includere l’intera storia dell’umanità. Questa meta finale verso cui il tempo si muove è il Cristo. quando questi si è formato nel cuore dell’uomo, in quel momento, il tempo ha raggiunto la meta a cui era orientato, ha raggiunto la sua pienezza. Il tempo ha inizio quando il Padre onnipotente ha dato origine all’universo per effondere il suo amore su tutte le creature (cfr. Pre-ghiera Eucaristica IV – Prefazio).

"In quel tempo, i pastori andarono senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva in una mangiatoia".«In quel tempo»: ora è dato all’uomo un tempo nel quale può trovare il Verbo incarnato, può incontrare Cristo. Lo scorrere del tempo ci fa paura perché è segno di un morire continuo, il volgere degli anni è scorrere di vita, ma è anche sviluppo, e progresso, la "qualità del tempo" è decisa dalle qualità delle nostre scelte, dal senso del nostro esistere e dal gusto di vivere. "Ieri era tempo d’Avvento domani è già tempo di Pasqua" , ma che cos’è la Pasqua?la Pasqua è una festa che il Mondo Cristiano ha ereditato dal Mondo Ebraico, polarizzandone poi il significato intorno alla figura del Cristo; è sul Golgota che muore Gesù il Cristo. Lì tutto viene consumato. Ma cosa c’è dietro questa rappresentazione, dietro questa "morte" che avviene sulla sommità di un colle il cui nome – Golgota - vuol dire in ebraico anche "Capo"? Noi sappiamo che proprio alla sommità del capo è situato il Chakra detto dei mille petali , e che quando questa forza si risveglia, ogni scoria terrena viene consumata e tutta la forza divina che preme nell’evoluzione umana può liberarsi. E’ dunque sul Golgota che il dramma della morte si fuse con l’apoteosi della Resurrezione: perché fu lì che la Coscienza raggiunse il chakra della pineale, fu lì che morì l’uomo, e nacque il Dio nell’uomo. Una nuova Era è iniziata: una nuova "Pasqua di Resurrezione", potremmo dire (sia cosmica che umana), si è instaurata. Tutte le correnti cosmiche che investono il pianeta Terra cambiano continuamente, e questo si ripercuote, naturalmente, non solo su tutto ciò che riguarda la natura terrestre, ma anche su tutta la natura umana, per cui i "centri" eterici, astrali e mentali, nonché quelli dei corpi spirituali, sono soggetti anch’essi a una graduale modificazione. Nuove correnti, nuove componenti psichiche si vanno gradatamente sviluppando e, per conseguenza, l’individuo diventa gradatamente cosciente di "nuove dimensioni": acquista, cioè, una coscienza nuova, "è tempo di cambiamento"; il giusto sviluppo spirituale dell’uomo, che deve assumere in sé i valori massimi dei vari Cicli evolutivi, e superarli arricchendoli, di volta in volta, di una nuova componente: la Meta è, per ogni uomo, "l’Apoteosi del Golgota", quando sulla "sommità del capo" si irradia l’aureola magnetica del Chakra dai mille petali, la cui forza, bruciando ogni scoria umana, toglie ogni limite tra terra e cielo, tra spirito e materia, tra ciò che è temporale e ciò che è eterno! Viviamo bene questo nostro tempo, il passato ormai è svolto, è colmo, e ora resta solo la forza del presente, Crono era la divinità greca che rappresentava il Tempo, ma il Tempo è degli uomini non degli Dei, Dio vive nell’eterno presente il presente di Dio, della sua misericordia, del suo amore.

Si dice che Buddha ripetesse con insistenza " Se riesci a essere nel presente, non occorre alcuna tecnica di meditazione". Con il passato subentra l’ansia, con il futuro tutte le nostre aspettative, i nostri progetti ci portano la tensione, se viviamo nel presente, non abbiamo nessun’ansia, nessuna angoscia,nessuna tensione; allora viviamolo davvero bene questo nostro tempo presente!

 

"Non è sufficiente camminare passo dopo passo
sulla via che porterà un giorno alla meta.
È necessario che ognuno di questi passi sia la meta
e che ognuno di questi passi abbia un valore
".
 
GOETHE

 

 

 

 


 


|   SOMMARIO TESTI  |   HOME  |   ASSOCIAZIONE  |   FOGLIETTI  |   SITI AFFINI  |  

A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
.