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Il silenzio

"Taccia ogni mortale davanti al Signore, poiché egli si è destato dalla sua santa dimora" (Zac., 2,17)

(di Anna Maria Piantanida)

 

Il silenzio è un requisito indispensabile per percorrere il sentiero, perché sentiamo il bisogno di dire i nostri segreti?

Vanità, verbosità, oppure piacere di insegnare, dobbiamo invece far consistere la nostra gioia, nell’essere padroni di noi stessi. Se si parla troppo le cose vere saranno dimenticate, ma i nostri argomenti deboli saranno invece ricordati; la discussione si riferirà a questi anziché alla verità.

Andrè Arnoux dice: "Rigira sette volte la lingua, non per rispondere, ma per riflettere, per avere il tempo di tacere: il silenzio, forma di saggezza. Giungerà a te, le parole che trattieni si purificano e ti fanno più forte".

Fra l’uomo e la donna, il silenzio è possibile soltanto quando l’amore è vero; il silenzio è un segno divino. Il silenzio ci fa prendere contato con l’eternità, se sappiamo tacere allora converseremo con Dio, il seme matura nell'oscurità, nel nulla risiede l'intelligenza primordiale e l'Assoluto è immobile. Se la musica è il linguaggio degli angeli ed il silenzio e il linguaggio degli dei, allora l'alternanza tra musica è silenzio è come un dialogo tra gli uni e gli altri.

"La quiete ed il silenzio ordinano l'universo" dice Tao Te Ching. Mentre Confucio, sostiene che "Il Silenzio è un amico fedele che non tradisce mai" e Kahlil Gibran, scrive, "Soltanto avendo bevuto dal fiume del silenzio tu potrai realmente cantare".

Alcuni proverbi come ''il silenzio è d'oro" detengono, accanto al significato profano, anche un significato occulto; e il Maestro Kuthuma configura il silenzio come il linguaggio degli Dei.

La Tradizione, indica la permanenza nell'oscurità, durante i giorni che precedono i solstizi e gli equinozi o prima dei riti, per rendere invisibile il nostro corpo nel momento della trasmutazione; così analogamente essa c’indica anche di praticare immobili ed in silenzio; ed è noto che in molte antiche scuole di saggezza, i discepoli si preparavano a ricevere i primi gradi di conoscenza, dopo una lunga sosta nell'oscurità, preferibilmente immobili e nel più assoluto silenzio.

 

"LA PAROLA DEL SILENZIO"


"Un nudo silenzio impersonale è ora la mia mente, un mondo di visione chiara e inimitabile, un volume di silenzio, firmato da una Divinità, una grandiosità scevra di pensiero, vergine di volontà.
Un giorno sulle sue pagine, l'Ignoranza poteva scrivere in uno sgorbio dell'intelletto, la cieca congettura del Tempo e lasciare pallidi messaggi di luce di un sol giorno, cibo per anime che errano al margine della Natura.
Ma ora, ascolto una parola più grande, nata dal raggio muto, invisibile, onnisciente: la Voce che solo l'orecchio del Silenzio ha udito,
balza emessa da una gloria eterna di Luce.
Da una vastità e da una pace intatta, tutto passa a tumulto di gioia
in un mare di ampio riposo"
.


(Sri Aurobindo da "Last poems ")

 

Molti credono che comunicare sia parlare bene, ma "Comunicare" è essenzialmente saper ascoltare. E' l'ascolto, infatti, che permette di "Costruire" relazioni di qualità. Senza il "Silenzio" non può esserci vera "Comunicazione".

Il silenzio è sempre presente anche tra le parole.

Rimanere in silenzio davanti a Dio, per renderci conto dell’oscurità psicologica e spirituale, nella quale ci dibattiamo, quando siamo lontani da Lui. Rimanere silenziosi di fronte a Dio, non significa rimanere silenziosi dinnanzi agli uomini, con coloro che operano il male è giusto protestare, sia come uomini che come credenti in un Dio di giustizia.

Il silenzio ci porta ad avere un rapporto diretto con lo Spirito di Dio.

C’è una parte della Regola di San benedetto, che istruisce sull’uso del silenzio, l’amore del silenzio.

Facciamo come dice il profeta: "Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua; ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone".

Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti, in vista della pena riserbata al peccato... Se, infatti, parlare e insegnare é compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare.

Romano Guardini, nel suo libro" Il testamento di Gesù" così si esprime riguardo al silenzio: "Quando la santa messa viene celebrata come si deve, tacciono ad intervalli, nel suo sviluppo, sia la voce distinta del sacerdote sia quella dei fedeli. Il sacerdote parla a bassa voce o esegue, senza parole, ciò che il servizio divino prescrive; la comunità prende parte con l'intenzione degli occhi e dell'anima".

Che cosa significano questi momenti di silenzio?

E che fare allora?

Anzi cos'è in fondo, il silenzio?

Anzitutto, una cosa semplicissima: che ci sia proprio silenzio, che non si parli e, che non sia dato di cogliere nessun rumore, nessun movimento, nessun fruscio di fogli, nessun colpo di tosse.

Non vogliamo esagerare: gli uomini sono degli esseri viventi e si muovono, e un essere schiavo, non sarebbe da preferirsi al disordine. Eppure silenzio è per l'appunto silenzio e, solo allora, è silenzio, quando positivamente lo si vuole.

A volte la preghiera diventa silenziosa.

Una tranquilla comunione con Dio si può trovare senza parole. "Io sono tranquillo e sereno come un bimbo svezzato in braccio a sua madre".

Come un bambino soddisfatto che ha smesso di piangere ed è nelle braccia della madre, così può "stare la mia anima" in presenza di Dio. La preghiera allora non ha bisogno di parole, forse neppure di pensieri.

Com’è possibile raggiungere un silenzio interiore?

Qualche volta siamo apparentemente in silenzio e tuttavia, abbiamo grandi discussioni dentro di noi, lotte con compagni immaginari o con noi stessi.

Calmare la nostra anima richiede una specie di semplicità. "Non mi tengo occupato con cose troppo grandi o troppo meravigliose per me".

Silenzio significa riconoscere che le mie preoccupazioni non possono fare molto. Silenzio significa lasciare a Dio ciò che è oltre la mia portata e le mie capacità. Un momento di silenzio, anche molto breve, è come una sosta santa, un riposo sabbatico, una tregua dalle preoccupazioni.

Il tumulto dei nostri pensieri può essere paragonato alla tempesta, che colpisce la barca dei discepoli sul mare di Galilea, mentre Gesù stava dormendo. Come loro possiamo sentirci senza aiuto, pieni di ansietà ed incapaci di calmarci. Ma Cristo è abile nel venire in nostro aiuto. Come rimprovera il vento e il mare e "ci fu una grande calma", egli può anche donare calma al nostro cuore, quando è agitato dalla paura e dalle preoccupazioni. (Marco 4)

Rimanendo nel silenzio, confidiamo e speriamo in Dio. Un salmo ci suggerisce che il silenzio è perfino una forma di lode.

Siamo soliti leggere all’inizio del Salmo 65: "A te si deve lode, o Dio".

Questa traduzione segue il testo greco, ma effettivamente il testo ebraico dice: "Il silenzio è lode a te, o Dio".

Quando le parole ed i pensieri si fermano, Dio è lodato in un silenzio di stupore e ammirazione.

Quando Gesù nacque, era una notte silenziosa e la grotta del nostro cuore deve essere silenziosa, per accogliere la nascita del Cristo.

Cristo dice: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Giovanni 15,12).

Abbiamo bisogno di silenzio per accogliere queste parole e metterle in pratica.

Quando siamo agitati e irrequieti, abbiamo così tanti argomenti e ragioni per non perdonare e per non amare. Ma quando "abbiamo calmato e reso quieta la nostra anima", queste ragioni ci paiono insignificanti.

Forse qualche volta rifuggiamo il silenzio, preferendo qualunque rumore, parola o distrazione, perché la pace interiore è una cosa rischiosa: ci rende vuoti e poveri, disintegra le amarezze e ci conduce al dono di noi stessi.

Il silenzio è un umile ma sicuro cammino verso l’amore.

 

Tratto da un brano della comunità di Taizè

La via della felicità – di Andrè Arnoux

Il silenzio come base per la conoscenza di Pino Landi

 

 

 


 

 

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