logo.gif
   SOMMARIO TESTI  |   HOME  |   ASSOCIAZIONE  |   FOGLIETTI  |   SITI AFFINI  


L'UMILTÀ:

C’è sempre qualcuno davanti a noi

Tratto da: http://www.paxcultura.it/index.asp  

Ricerca a cura di Anna Maria Piantanida

 

Il dizionario definisce in questo modo l'Umiltà: "Sentimento e conseguente comportamento, improntato alla consapevolezza dei propri limiti e al distacco da ogni forma di orgoglio e sicurezza eccessivi di sé".

Un esempio evidente di Umiltà è stato dato dalla vita e dall'Ordine fondato da San Francesco. Il sogno di Francesco, da giovane, era quello di diventare cavaliere. Si era procurato un cavallo e tutto il materiale di guerra per seguire un nobile che andava in Puglia. Alla vigilia della partenza, saputo che un nobile di Assisi non poteva partecipare alla spedizione perché gli mancavano i fondi per procurarsi il necessario, Francesco non esitò un istante: si spogliò della sua armatura e la donò al nobile. La notte stessa, in sogno, gli apparve in visione una persona che lo guidò in un palazzo pieno di armi, cavalieri, lance e scudi rilucenti e gli disse che tutte quelle cose appartenevano a lui e ai suoi cavalieri. Francesco interpretò la visione come un messaggio augurale e continuò il viaggio. La notte successiva risentì la voce che gli diceva: "Francesco, chi ti può essere utile di più, il Signore o il Servo?" "Il Signore?" Egli rispose. "Perché dunque lasci il signore per il Servo, il principe per il vassallo?" Francesco allora umilmente disse: "Signore che vuoi che io faccia?". "Torna alla tua terra e là ti sarà rivelato tutto ciò che dovrai fare".

La vita di S. Francesco è piena di questi esempi e l'Umiltà è il fondamento dell'Ordine da lui fondato.

Le sue parole risuonano in questo modo: "Miei fratelli! Dio mi ha chiamato a seguire la voce dell'umiltà e mi ha mostrato la via della semplicità. Io non voglio sentir parlare di una regola qualunque… Il Signore mi ha detto che egli voleva che io fossi un pazzo nel mondo e Dio non ha voluto condurci in nessun altra via che non fosse questa".

Anche tra le regole stesse dell'Ordine leggiamo: "Che i frati vadano come pellegrini e forestieri in questo mondo servendo il Signore in povertà ed umiltà, a chiedere l'elemosina con confidenza e non debbano averne vergogna".

L'Umiltà è collocarsi al giusto gradino fra Dio e gli uomini, riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità e, in funzione di questi, mettersi a disposizione completa degli altri lasciandosi attraversare, come canali consapevoli, dall'Amore Divino.

Si può notare un nesso che lega l'Umiltà con la Legge di Evoluzione, i cui cardini sono: principio di limitazione e principio di manifestazione periodica e ciclica.

Infatti, spesso essere umili significa avere la consapevolezza di non essere soli, comprendendo che nel cammino evolutivo, troveremo sempre qualcuno davanti a noi.  "La vita è, ed essendo evolve".

Ogni forma di vita è sottoposta ad un processo evolutivo, che è composto di due fasi, che sono: l'involuzione e l'evoluzione.

All'inizio della creazione, si avviò un processo involutivo, durante il quale si realizzò l'organizzazione degli elementi. Ad un certo punto gli elementi furono pronti per aggregarsi in modo più coordinato e nacque il Regno Minerale ed ebbe così inizio, la fase evolutiva, che proseguì dando vita ai regni: Vegetale, Animale, Umano, delle Anime, ecc.

Ogni Regno, manifesta gradi di conoscenza superiore rispetto ai Regni precedenti e inferiore rispetto ai regni successivi. Tutte le forme esistenti passano attraverso il processo evolutivo, l'Anima stessa segue questa Legge, essa ne rappresenta la forza più interiore e soggettiva. L'uomo rappresenta il passaggio fra un ciclo che finisce ed un altro che inizia e, nello stesso tempo, rappresenta il punto di mezzo e la chiave di volta di tutto il processo evolutivo. L'uomo dovrebbe prendere consapevolezza della propria posizione e della sua funzione, riconoscendo la guida dei Regni Superiori nei suoi confronti ed assumendosi la responsabilità, di accompagnare ad evolvere i Regni sottostanti, primo tra tutti, quello Animale.

Il percorso che ciascuno compie può essere assimilato metaforicamente alla progressione che porta verso le cime più alte delle montagne: chi è avanti, per poter procedere, deve sostenere chi lo segue, e ricevere il sostegno di chi prima di lui ha compiuto gli stessi passi. La consapevolezza di essere un punto, all'interno di un processo molto più ampio, consente di ridimensionare il proprio egocentrismo e, allo stesso tempo, permette di chiedere quel sostegno di cui tutti abbiamo bisogno per procedere sul Sentiero.

Entrando in contatto pieno con la nostra Anima sentiamo il suono dell'alto, dell'infinito che ci chiama a compiere passi verso l'evoluzione, verso Casa.

L'Umiltà dovrebbe portare ciascuno a formulare pensieri di comprensione e fratellanza, sentendoci simili ad una particella all'interno di un organismo più grande. È importante, quindi, che l'umiltà sia praticata con costanza e che poggi sull'accettazione di sé, nella gioia che alcuni ci "possano garantire lo sviluppo futuro perché hanno conseguito più di noi".

Per entrare in contatto con il Sé superiore e vivere la piena accettazione dei propri limiti, occorre che la personalità con i suoi automatismi quotidiani, sia messa a tacere, in modo tale che l'Anima si possa esprimere e possa portare avanti le prove che deve compiere.

L'Umiltà ci mette in contatto anche con la nostra fragilità, nel senso di tenere tra le mani le nostre parti più piccole e mostrarle senza nasconderle, permettendo agli altri di osservarle e di utilizzarle. Quando la personalità non è un pieno strumento al servizio dell'Anima, spesso ci si imbatte in pensieri di superiorità, di orgoglio e di arroganza, che coprono, in realtà, l'incapacità di tenere la propria fragilità tra le mani, di occuparsene consapevolmente, utilizzandola. Imparare ad osservare e ad evolvere, significa essere consapevoli del proprio livello evolutivo ed accettarlo con umiltà. Anche nelle scuole elleniche era uso comune che gli allievi novizi non parlassero, se non dopo un lungo periodo di silenzio, in cui coltivare l'attitudine ad ascoltare.

Questo concetto è espresso splendidamente dal mantra: "Sia fatta la Tua volontà e non la mia", questa frase ricorda l'Insegnamento che il Cristo è venuto a portare a tutti gli uomini, affinché comprendessero la Legge di Vibrazione, collegata alla Legge di Evoluzione. Il rimettersi alla volontà di chi ci Guida, è connesso all'accettare l'Insegnamento, senza avere la presunzione di sapere, nell'attesa di conoscere, affidandosi.

" La vera umiltà si basa sul vero, sulla visione e sull'urgenza del tempo ", quindi, si basa sulla capacità di collegarci all'Assoluto, vedendo chiaramente in noi stessi ed attraverso la Luce dell'Anima, rispondendo consapevolmente al Servizio che viene visto necessario in un dato momento, osservando se stessi nella realtà della manifestazione dei propri limiti e talenti, senza orgoglio spirituale, quanto con Amore.

"Una delle prime lezioni per l'allievo è quel distacco interiore che gli consente di immergersi nella coscienza del suo simile e così conoscere ed accettare il modo migliore di aiutarlo e stimolarlo a rinnovare lo sforzo da sé. Gli occorre anche quella vera umiltà che lo costringe a dare quanto possiede in servizio impersonale, per poi dimenticarlo". (Il Discepolato nella Nuova Era, pag.417 Pax Cultura Roma - Piussogno )

 

DISCERNIMENTO


(per comprendere quello che adesso è bene e quello che non lo è)

 

Mai come in questo periodo della storia dell’umanità, l’individuo ha bisogno di utilizzare quel meraviglioso strumento, chiamato capacità di discernimento o di discriminazione, per meglio districarsi "nella giungla delle contraddizioni generate dal caos" (Fratellanza, 140).

Occorre innanzitutto armarsi di infinita pazienza, fede e speranza e disporre di grande capacità di attenzione e di osservazione. Requisiti questi, indispensabili per distinguere prima e separare in seguito, ciò che adesso ci serve di più per infrangere le cristallizzazioni del passato ed aiutare la coscienza ad uscire dalla degradante condizione di stagnazione.

Seguire, invero, quel processo evolutivo durante il quale, tramite il giusto uso dei sensi ed un’attenta valutazione delle cose, delle circostanze, delle azioni individuali e collettive, si scoprono i rettili delle tenebre, i quali, come ben si sa, usano ogni mezzo per incitare gli uomini a fare tutto ciò che segue il processo involutivo: atteggiamento separativo, avidità, narcisismo esasperato, egocentrismo, desiderio di fama e di potere, sono solo alcuni dei suoi numerosi aspetti distruttivi.

Elemento fondamentale per il raggiungimento di tale obbiettivo, è la mente superiore, la mente intuitiva. Essa ci permette di spostare l’attenzione dal piano oggettivo a quello soggettivo.
Da quest’alto punto di consapevolezza, è possibile distinguere le linee di confine tra le cose utili e quelle inutili, che rappresentano la "zavorra" per l’essere spirituale che è dentro ognuno di noi.

Sgravati da questo pesante fardello, possiamo iniziare a scalare le vette dell’ignoranza e varcare i confini dell’Ignoto per raggiungere il Silente Luogo della Conoscenza.

A mano a mano che ci avviciniamo a questo Luogo, la nostra coscienza si espande sempre di più, aumenta la capacità di comprendere con chiarezza i messaggi e le percezioni provenienti dalla mente intuitiva e le idee nebulose, lasciano il posto a quelle cristalline. Ma, per mantenere la mente in questa luce, bisogna disfarsi dell’orgoglio, poiché non risiede nella vita dell’anima e utilizzare, con equilibrio e saggezza, il libero arbitrio.

Raggiunto quest’alto grado di consapevolezza, dopo aver ripulito dalle scorie (pregiudizi, malizia, egoismo, pettegolezzo, ambizioni, passioni, ecc.) e dalle incrostazioni (pensieri cristallizzati, inerzia mentale, paura…) la carena della propria Nave (l’Anima), l’uomo inverte la rotta, cominciando a navigare in direzione dei "luoghi Celesti" e a proiettarsi verso un futuro più radioso.

Ora egli è completamente innocuo e "quando un uomo è innocuo nel pensare, nel parlare e nell’agire, non conosce egoismi…" (Dall’Intelletto all’Intuizione, pag. 290).

Accende la Fiamma dell’amore ovunque si reca, diventa inclusivo e opera in modo costruttivo senza perdere tempo per le banalità. Vaglia ogni cosa con la mente discriminativa ed il comune buon senso. Affronta ogni difficoltà, ogni ostacolo, con determinazione senza seguire le linee di minor resistenza: "I muri lisci sono difficili da scalare" (M. Morya)

Dipende da noi, dalle nostre scelte. Seguire il sentiero evolutivo implica assoggettare la mente inferiore a quella superiore, la personalità all’Anima. È inevitabile. Solo così facendo possiamo sperare di dissipare l’Illusione, dissolvere l’Annebbiamento emozionale, devitalizzare Maya e far prevalere l’Angelo della Presenza sul suo opposto, il Guardiano della Soglia.

La Scienza dello Spirito ci mette in guardia riguardo il mondo delle Illusioni che velano la Realtà.

Una citazione da Alice Bailey ci aiuta a comprendere meglio tale concetto: "Ci lasciamo pascolare nei prati paludosi dell’emozione, e li chiamiamo i nobili campi dello Spirito" (Dall’Intelletto all’Intuizione, pag. 294). E ancora: "… i conoscitori e gli intellettuali illuminati devono, a loro volta, rivelare all’umanità il Piano sintetico e il Proposito Divino. Sarà così possibile trovare il filo d’oro che ci condurrà dal labirinto dell’attuale condizione di caos, nella luce della verità e della comprensione" (Dall’Intelletto all’Intuizione, pag. 313).

In conclusione, ciò che adesso è bene comprendere è che siamo nell’Era di Aquarius, le cui note fondamentali sono: Cooperazione, Condivisione, Commensura, Fratellanza, Sintesi, Servizio.
Smettiamo dunque di guardare per terra ed alziamo gli occhi al Cielo, in Lui si scorgono importanti segnali che indicano il Percorso.

Il Cosmo ci parla, senz’ambagi, ogni giorno tramite le Stelle, le Costellazioni, Aurore e Tramonti infuocati dai colori intensi e luminosi che sembrano Disegni Divini; eppure, la maggior parte degli uomini, sordi e miopi ai richiami dell’Anima, assorti nei propri pensieri incupiti dai "mille" problemi della vita quotidiana, non registra, non vede e non sente la Potenza di queste Perle di rara bellezza e di inestimabile valore.

Non è bene perdere questa straordinaria opportunità di dialogo con il mondo superiore, poiché aiuta a sentirsi uniti e integrati con il Tutto. Quasi sempre, quando ci si trova a vivere momenti difficili, si tende a pensare di essere soli e abbandonati a se stessi, di non ricevere aiuto dall’Alto, di non percepire la presenza della Divinità.

Si addossa la responsabilità delle proprie peripezie al fato, rifiutando il fatto che ciascuno è artefice del proprio destino (legge del Karma o di Causa ed Effetto), e questo è un atto di inammissibile ed esecrabile ingratitudine. Ecco un’altra importante cosa che è bene imparare: il senso della gratitudine, "la Gratitudine è il diamante più puro dell’esistenza" (M. Morya). Pax Cultura Torino

IL PENSIERO NEI RAPPORTI

La qualità della nostra vita sulla Terra è determinata dalla qualità dei nostri rapporti.

Ci viene detto che noi ci incarniamo perché dobbiamo imparare a rendere equilibrati ed armonici tutti i rapporti che la nostra esperienza di vita ci propone: rapporti tra noi e l’altro, tra noi e il gruppo, tra noi e la nostra città o la nostra nazione, tra noi e i regni di natura, tra la nostra personalità e l’anima.

E via via, di inclusività in inclusività, fino a raggiungere la coscienza dell’Acquario dove il piano dei rapporti si sposterà fra gruppo e gruppo, fra nazione e nazione, e ciò per realizzare il proposito divino di un’umanità quale "Essere Unico" e quale ponte di luce fra i regni di natura e i regni dello spirito.

La coscienza dell’Acquario ci porterà a pronunciare la grande parola d’amore:
"l’altro è me stesso" rendendo illuminati, giusti e retti i nostri rapporti. Armonia e pace saranno l’immediata conseguenza di questa trasformazione. L’esperienza c’insegna che noi non "esistiamo" come individui: acquistiamo la percezione di "essere" e di "esistere" soltanto quando entriamo in relazione o in rapporto, con l’altro.

I rapporti sono la nostra ragione di essere.

Il pensiero è la più alta manifestazione dell’essere, la radice di tutti i processi mentali. Il pensiero è una forza impercettibile, impalpabile, sottile e invisibile e nello stesso tempo è sostanza, forma e movimento, un vero e proprio elemento solido. Il pensiero ha una potenza infinita, le sue vibrazioni viaggiano più velocemente dell’elettricità e della luce. Esso nasce nella mente di un individuo e provoca delle vibrazioni nel Manas, la sostanza mentale che riempie tutto lo spazio e che istantaneamente lo diffonde dappertutto.

Istantaneamente raggiunge la mente di migliaia di persone.

Il pensiero è una potenza vitale e dinamica, è una grande forza che si muove e che crea continuamente. Ogni pensiero che emaniamo è una vibrazione che oscilla in risonanza con ogni particella dell’universo: da qui l’importanza e la responsabilità di conoscerne le leggi. Il pensiero è un’azione reale, una forza dinamica estremamente contagiosa. Un nostro pensiero di gioia e di armonia suscita uguali pensieri di gioia e di armonia nelle persone con cui veniamo in contatto, predisponendo il clima e l’energia in cui prenderanno forma i nostri rapporti.
La parola e l’azione con cui ci manifesteremo non saranno altro che la semplice conseguenza di come abbiamo pensato.

Allo stesso modo pensieri di critica, di odio o di separatività, produrranno vibrazioni simili in chi ci sta intorno, ma non solo: trasferendosi da un cervello all’altro agiranno anche su persone molto lontane eccitando la loro materia mentale.

Se impareremo a controllare coscientemente la natura dei nostri pensieri concentrandoci su ideali di inclusività, di giustizia, di armonia e di etica, ci accorgeremo molto presto che la natura dei nostri rapporti starà diventando armoniosa e noi inizieremo ad esprimerci con parole di saggezza e di comprensione manifestando le qualità dell’anima. Per realizzare nella nostra vita "giusti e retti rapporti" dobbiamo pensare "giusti e retti pensieri".

Le leggi del pensiero ci dicono anche che ogni pensiero "pensato" è come un boomerang che ritorna sempre su chi l’ha emesso. Un pensiero negativo ritorna sempre su di noi con la stessa forza con cui l’abbiamo emesso e ci danneggia molto, oltre a danneggiare tutta l’umanità inquinando l’atmosfera mentale dell’universo.

I saggi ci dicono: - l’uomo che crea un pensiero ne ricava un’azione - creando un’azione ricava un’abitudine - creando un’abitudine ricava un carattere - creando un carattere decide il destino.

La coscienza di questa realtà, c’investe di una grande responsabilità, non solo rispetto al proprio destino individuale ma, come abbiamo visto dalle leggi del pensiero, rispetto ai destini del mondo e all’intera evoluzione.

Nonostante le straordinarie testimonianze lasciateci da autorevoli luminari del passato (Platone, Socrate, Pitagora, Dante, Shakespeare, tanto per citarne alcuni), purtroppo, ancora oggi, al pensiero non è data quella grande importanza che gli appartiene. Infatti, scienziati, intellettuali, psicologi, sociologi e persino le religioni, gli attribuiscono un limitato valore che ne depaupera il reale significato. E pensare che solo un pensiero, può, sia distruggere che creare un mondo (come ci è detto dalla Scienza dello Spirito).

"La base del potere creativo è il pensiero" (Gerarchia, 211).

E non è forse dal pensiero del Grande Creatore, che sono nati gli universi?

Dunque il pensiero assume un ruolo di estrema importanza nelle relazioni fra tutte le correnti della vita. Soprattutto nell’ambito dei giusti e corretti rapporti umani, per il cui tramite si possono raggiungere le condizioni di vera pace fra gli uomini.

Inoltre se si considera che "Solo il pensiero può dilatare la coscienza" (Gerarchia, 46), ci rendiamo conto di trovarci di fronte a grandi responsabilità circa i pensieri che ognuno di noi emette in ogni istante della propria via, i quali hanno un effetto risanatore e costruttivo se generati dall’Anima, mentre, se generati dalla personalità, possono trasmettere infezioni provocando distruzione e persino la morte nei casi più gravi.

Dal mondo mediatico, tuttora, non viene assolutamente tenuto in considerazione l’effetto devastante che sta avendo, nelle coscienze delle masse non pensanti, l’uso distorto del pensiero. Viene ignorato l’assioma "l’Energia segue il Pensiero".

In quasi tutte le trasmissioni radio/tv, nella maggior parte degli spot pubblicitari e, purtroppo, anche in molte canzoni s’infrange volentieri il codice Etico. Quasi tutti i protagonisti sciorinano una terminologia ("figlia" del pensiero malsano) esprimente solo volgarità, banalità, insensatezza, vacuità, con il conseguente effetto degradante per la coscienza degli ascoltatori/spettatori.
Questo uso irresponsabile degli strumenti mediatici ha dato il via ad una serie impressionante di manifestazioni demenziali principiando, ineluttabilmente, un deleterio processo degenerativo nel comportamento delle masse che in molti casi ha raggiunto livelli quasi animaleschi.

Scuole e Istituzioni, non sembrano in grado di far fronte a questa piaga del ventunesimo secolo.
Anzi, proprio da questi non è dato il buon esempio. Il più delle volte i loro pensieri sono diseducativi e seguono il sentiero involutivo. Si contrappongono al riconoscimento delle leggi che regolano il pensiero: dal retto pensare nasce il retto parlare e quindi i retti rapporti; qualsiasi pensiero satura lo spazio (quelli puri lo tergono e lo armonizzano, quelli malsani lo appesantiscono di scorie inquinanti che gravano sulla salute di ogni forma di vita).
Alla luce di questa cosa possiamo affermare, senza alcun dubbio, che il pensiero è lo strumento che ci qualifica: "Come un uomo pensa nel suo cuore, tale egli è". Ed a questa legge nessuno sfugge.

Quindi la qualità della veste che indossiamo, dipende dalla qualità dei nostri pensieri, così come per i colori della nostra aura e per le vibrazioni della nostra coscienza.

Per difendersi dai condizionamenti dei pensieri pesanti, gravidi di perniciosi pregiudizi e preconcetti, emessi da coloro che mirano a ostacolare il processo evolutivo dell’umanità, occorre, in ogni istante della nostra vita, allenare la mente a tenersi in costante contatto con la Fonte del pensiero creativo, il cui canale di collegamento è certamente la Gerarchia Spirituale. Come dire, mettersi in risonanza con l’aspetto Aulico della vita, da cui attingere tutto il materiale utile per l’espansione della coscienza.

LA SCIENZA DEL PENSARE

In genere, noi siamo convinti che ogni uomo pensi e riteniamo la cosa scontata ed elementare.
Secondo la Scienza dello Spirito invece non è così, anzi per la maggior parte degli uomini questo non è vero. Ciò che essi chiamano pensieri sono in realtà «modificazioni delle mente», cioè un’attività mentale spontanea ed automatica, che sfugge al loro controllo. In ogni istante della nostra vita si svolgono nella nostra mente delle attività incessanti, sia nello stato di veglia che in quello di sonno.

Sono correnti di pensiero e impressioni mentali che giungono dalla «mente collettiva», cioè l’insieme delle emissioni mentali prodotte da tutti gli uomini, che impregnano l’atmosfera che ci circonda e che creano, quando toccano il cervello, delle risposte meccaniche che vengono scambiate per «pensieri», dando così l’impressione che si stia veramente pensando. In realtà non è così: la mente riflette semplicemente ciò che arriva dal corpo emotivo (sensazioni, emozioni, desideri) o dall’ambiente circostante.

Il cervello ha raccolto soltanto quelle emissioni che provenivano dal corpo emotivo e che percorrendo, spostando e modificando la sostanza mentale, dell’omonimo corpo, sono poi state espresse in piccoli pensieri senza valore né qualità. La mente è come una piazza pubblica dove s’incontrano innumerevoli persone per scambiarsi discorsi di ogni tipo. Per imparare a pensare veramente occorre fare «piazza pulita» di tutti questi cosidetti pensieri, ma soprattutto occorre «essere presenti» in ciò che si dice, cioè concentrati. Pensare è creare.

Il vero pensare è un processo di comunicazione coi livelli superiori della coscienza. E’ lo sforzo di entrare in rapporto con la Mente Superiore o Anima. E’ l’assimilazione e la traduzione della sua volontà e del suo proposito.

La tecnica fondamentale per imparare a pensare è la MEDITAZIONE, cioè la concentrazione delle energie mentali su un soggetto, in modo da elevare la vibrazione mentale fino ad accedere ove risiede il Sè Spirituale o vero Pensatore.

Il pensare implica sempre creare qualcosa dall’unione delle idee, concetti e principi che noi usiamo per affrontare le difficoltà o le opportunità della nostra vita. Sottintende la capacità di «fare figli», ossia di far nascere qualità nuove e più belle dai nostri pensieri. Un articolo, un libro, un quadro, una sinfonia, un progetto, un sentimento, un’idea, ecc. sono «figli», cioè delle forme-pensiero che diventano vere e proprie entità viventi, autonome ed indipendenti.

Possono migliorare o peggiorare la nostra vita a seconda della loro qualità.

Se un’attività, per esempio, è stata creata solo a scopo di lucro, guadagno o protagonismo, avrà un potere sull’aspetto emotivo e materiale delle persone. Se, invece, è stata creata per offrire conoscenza e coscienza, allora avrà influenza sul piano mentale e spirituale e potrà diventare un vero dono all’umanità.  Pensare è una vera e propria scienza di cui bisogna conoscerne le leggi.

Le Leggi del Pensiero

1ª Legge:

«L’energia segue il pensiero».  E’ la base fondamentale della vita. Un esempio di questa legge è: «Pensa in grande e sarai grande; pensa con forza e sarai forte».

2ª Legge:

«Il pensiero rafforzato dal desiderio è ciò che provoca l’azione». Ciò che provoca ogni azione è il pensiero unito e rafforzato dal desiderio. Il pensiero o il desiderio da soli non sono sufficienti a farlo.

3ª Legge:

«In qualunque cosa o persona ci sono un potere positivo e negativo: quello che osserviamo emerge». Il segreto qui è l’attenzione: noi diamo potere a ciò che osserviamo. La Saggezza Eterna ci ammonisce: «Gli uomini seminano odio e poi pretendono di raccogliere fiori».

Alla base delle creazioni di tutte le forme sul piano fisico vi è il PENSIERO, sia che si tratti della forma pensiero legata all’acquisizione egoistica da parte di un uomo ordinario, sia della forma pensiero animata da scopo altruistico che incorpora il modo di aiutare l’umanità da parte di un discepolo.

Il pensiero quale verità fondamentale è alla base del lavoro di gruppo e se quest’ultimo sapesse apprezzare il potere di questo fatto e riconoscere la propria opportunità mantenendosi fisso sull’unità d’intento e focalizzando l’attenzione sull’obiettivo spirituale potrebbe fare miracoli nel salvare il mondo.

Siamo consapevoli che pensieri etici e spirituali immessi in un ambiente sono scariche elettriche straordinarie, purificatrici; dobbiamo farlo coscientemente e costantemente. Il lavoro che ci viene richiesto è di purificare lo spazio immettendovi pensieri spirituali ed etici, vere folgori di purificazione legate a comprensione e tolleranza nel rispetto reciproco.

LIBERTÀ NEL DOVERE VERSO L'UMANITÀ  

Il verbo latino "debeo" – devo - sembra composto di una parte della radice del verbo "habeo"- ho - e dalla radice del verbo do – do. Nella lingua italiana poi si legge ancora più chiaramente: do(a)vere. Mano sinistra che prende, mano destra che da (o viceversa, a volte).

Ritmo respiratorio, inspirazione ed espirazione. Assolutamente in armonia con il cosmo. Però la semantica del termine mostra anche quanto un'azione dipenda dall'altra, quanto siano inscindibili. Se ho è necessario che dia, posso dare solo se ho.

Questo sembra così ovvio. Ma guardiamoci intorno: vediamo quanto gli esseri umani, per senso del dovere, a volte malinteso, si sforzino di dare ad altri, ciò che non hanno: la serenità e il sorriso, la stima di sé e la conoscenza. Rileviamo i risultati di ciò. Nei luoghi più insospettati, dove penseremmo abitino la pace e l'altruismo, troviamo strane subdole piccole lotte di potere, invidie, gelosie o peggio. Questo avviene perché la motivazione del dare non è chiara:inconsciamente si agisce credendo sia per senso del dovere e invece è per senso del potere.

Infatti il Dharma – il Dovere – della personalità di ogni uomo nei confronti della sua anima, è quello di portare a compimento le sue potenzialità, di trasformarle in Potere, in autorealizzazione.

Ma come si trasforma il piombo in oro? Magia? No. Alchimia.

Lento delicato quotidiano lavoro sui nostri limiti e su quelli di coloro di cui siamo responsabili. Volontà. Disciplina. Amore. Applicazione quotidiana del "Vero Utile Amorevole" su noi stessi e sugli altri, "verso" noi stessi e "verso" gli altri. Non "contro".

Lavorare contropelo spesso non serve. Spesso, non sempre. Da noi, sulla Terra, tutto è relativo. A volte il "contro", espressione di 1° Raggio, è necessario per distruggere barriere, abitudini, forme mentali desuete. Difese. Contro ciò che non si conosce. Contro ciò che si teme. Contro ciò che lascia nudi e indifesi. Contro. Sì, perché si crede e quindi si è, di essere in guerra.

È a rompere questa spirale di paura che serve il lavoro della coscienza di ogni singolo uomo. E' a scegliere di essere in pace, che serve la libertà. Ma anche in questo il binomio è inscindibile: non c'è coscienza senza libertà, non c'è libertà senza coscienza. O forse sono la stessa cosa e noi non ce ne accorgiamo, perché non abbiamo sviluppato una coscienza o una libertà perfette.

E così continua il lavoro dentro di noi, noi che crediamo nella Coscienza che è Libertà che è Pace.

Che è Potere espresso senza la Paura, per l'Uomo e non contro. Il lavoro della coscienza di ognuno di noi che, tutti i giorni, liberamente sceglie di avere fiducia, di credere nella perfezione dell'Essere. Di tener ferma nella mente la visione di un equilibrio, di un'armonia. Di un'Umanità "Vera Utile Amorevole" a se stessa e a Gaia, che la genera e la nutre. Di un'Umanità gioiosa. Forse felice.

Questo riteniamo sia il nostro Dovere verso l'Umanità, liberamente scelto, poiché ci hanno insegnato che l'idea nutrita dal pensiero, da mille pensieri, precipita nella materia e si realizza.

Il nostro Libero Dovere. Il nostro Libero Potere. Verso ognuno di noi. Verso l'Umanità. Verso il Cosmo. Verso Colui che disse: «IO SONO LA VIA LA VERITÀ LA VITA».

Per portarlo avanti, con aspirazione e tenacia, mettiamo in atto le nostre divine qualità: Volontà Amore, Intelligenza.  La nostra libertà è fare il nostro dovere.

Il diritto a vivere dell'umanità, ha prodotto sul piano fisico ed emotivo dei modelli ben lontani dall'essere felici, addirittura disastrosi se analizzati profondamente. Ma va tutto bene e come dice la Saggezza Antica: Tutto è perfetto. Disastri, infatti, necessari all'Umanità stessa per crescere e capire. Un bimbo che viene al mondo, abbisogna di un minimo garantito di libertà per esperimentare: muovendo, manipolando e conoscendo la Realtà in cui è immerso, produce attività e risultati quantificabili anche in oggettivi errori e danni, sotto la vigile e costante attenzione della Realtà stessa, ora nelle sembianze di educatori umani, ora di alti deva e altre forme di vita superiore.

Lo farà in preda ad estasi ed euforia in un vortice fondamentalmente gioioso, incurante del prezzo da pagare al suo avanzare. Qualcuno, infatti, sopperisce per lui e ottempera, nell’attesa che una nuova presa di coscienza lo trovi pronto a riconoscere.

L'Umanità nel suo insieme, sotto la vigile e paziente Regia Divina avanza e produce attività allo stesso modo, solo in scala più grande: gli errori e i relativi danni da ammendare, rammendare e rammentare sono tali che solo la Visione Verticale può quantificare, per considerare bene ciò che avviene; solo la Visione Superiore può valutare e riconoscere amorevolmente ciò che oggettivamente si traduce in karma. Tutto in un panorama di libero arbitrio che sa di libertà limitata e proporzionale al senso del dovere a cui l'uomo sente di obbedire.

Libertà e dovere, infatti, sono complementari, alterni interni, vivono in simbiosi e la crescita felice dell'una è la garanzia di sviluppo positivo dell'altro. Come il deva e l'uomo crescono avvinghiati all'edera divina, così non c'è vera libertà senza autentico senso del dovere.

Ma torniamo per un momento all'esempio del bimbo che cresce in un mondo adulto.

Potremmo dire che il bimbo avanza nel mondo di diritto, perché di diritto gli è riconosciuto vivere.

Diventando adulto, percorre a ritroso la strada, riconoscendo di dovere che tutto è da rivalutare, riconoscere e santificare alla luce, di superiore considerazione. Egli "principia": per risveglio di coscienza, tutto ciò che è inglobato sotto forma di incoscienza o trauma si libera e appare in nuova luce, pronto ad essere riconsiderato e trasformato.

E' una fase di revisione, di rivisitazione della Realtà, non più naif e spontaneamente superficiale: per senso del dovere si accetta di rivalutare e riequilibrare. La libertà nell'uomo acquista nobiltà e diviene responsabilità attiva. La visione dell'insieme prende forma e sostanza e l'individuo comprende che tutto è sincronico e il benessere individuale passa e dipende da quello generale.

Oggi l'Umanità è chiamata ad iniziare una nuova vita, spostando il proprio equilibrio ricettivo sul piano mentale inferiore e superiore, educando il primo che cresce e attingendo linfa vitale dal secondo, che proviene dal Mondo delle Cause.

Sul piano mentale, l'Umanità è poco più che bambina, confonde la luce dell'Anima con quella cerebrale, la Ragion Pura con le elucubrazioni mentali. L'uomo che vede sorgere l'alba di una nuova libertà, sotto fervore adolescenziale, auspica e proclama la fine dell'Era dei Pesci: il devozionalismo e il piano emotivo propri di quest'Era sono stati l'aiuto e ora l'ostacolo per l'uomo chiamato a divenire sacerdote di sé stesso, cercando l'Anima e in Lei risposte e forze.

Come tutte le rivoluzioni anche questa non è senza spargimento d'energia e prima di realizzare il nuovo mondo, l'essere umano dovrà veder distrutto il vecchio. Dovrà collaborare ragionando sul significato delle prove, sulle cause che spiegano gli effetti di ogni manifestazione, anche la più cruenta.

Dovrà di dovere, per dovere, per Verbo, perché così è deciso.

L'uomo deve collaborare attivamente. Attivamente: attivando la mente. L'uomo deve aiutare i Maestri a liberarsi dalle macerie del passato, stando attento a non buttare le pietre angolari che ancora servono.

Dovere e Libertà sono gemelli quanto il Cristo e il Buddha, la Ragione e il Sentimento, il Cuore e la Mente.

Ambedue i principi sono necessari l'uno all'altro, sindaco l'uno dell'altro, limitatori e garanti di espressione perché interconnessi.

Il Dovere e la Libertà, relativi e limitati nell'uomo in base alle sue forze, sono strumenti indispensabili per vivere e non sopravvivere. Sappiamo che tutto è ciclico e ritmico. L'uomo che avanza e cresce annuncia la fine di un'Era, di ciò che è vecchio, superato e nocivo. Ma è destinato, seppur in misura inferiore, a rifare i medesimi errori della rivoluzione precedente, restaurando abitudini combattute ma non trascese in virtù. L'essere vivente, come il discepolo sul sentiero, ha da superare mille e mille volte la prova prima di ritenerla vinta e accedere al mondo che sarà.

Può esser utile domandarsi: sono libero di amare? Sono libero dalla paura? Dall’ignoranza? Sono capace di riconoscere la sostanza dalla forma e di dare a ciascuna il proprio valore? Di considerare i meriti del passato, il cui sacrificio valse l'accesso al nuovo, senza crocifiggerlo? Vivo la realtà ancorato al piano emotivo?

Se è vero che non è emotivamente che si riconoscono le Cause, è pur vero che con sentimento fervente si assurge al trono della Mente. Troppa devozione non fa dell'allievo un aiutante del maestro e non serve al Maestro, troppo poca non giova e impedisce di udire il richiamo di Colui che chiama alla lotta per la Luce. Dove la lotta sta per dovere. Il dovere è una conquista. È il valore aggiunto che ci fa percepire, chi noi realmente siamo. E' il riconoscimento di noi stessi per naturale acquisizione.

LA COERENZA  

Spesso ci viene naturale criticare l'ipocrisia di chi alle parole non fa seguire una corrispondente azione e giudichiamo negativamente i comportamenti che smentiscono l'intento su cui si fondono.

Questo perché rileviamo una mancanza di coerenza.

La capacità di essere coerenti con ciò in cui si crede o ci si propone, diventa il fondamentale presupposto su cui si basa la fiducia in noi stessi e negli altri. Se un'idea o un pensiero mettono in moto una corrente di energia che si manifesterà in una forma reale, la coerenza è quella qualità che rende il processo puro e trasparente, efficace ed incisivo e fa sì che l'espressione finale sia in sintonia con l'intento iniziale.

La coerenza, per essere "vera" deve includere tutto il percorso, dalla motivazione iniziale, all'uso dei mezzi e dei modi di procedere e deve essere supportata da una chiara coscienza di sé.

Sulla stessa corrispondenza, sintonia e consequenzialità opera la Legge di Causa ed Effetto o di Retribuzione, la quale fa sì che ogni azione sia condizionata dalla precedente, mettendoci di fronte alla responsabilità del nostro comportamento.

Osservando il nostro comportamento, diventiamo consapevoli dei meccanismi del nostro "io" con le sue motivazioni profonde e le sue possibili contraddizioni. Constatiamo che la coerenza non è una qualità innata e automatica, poiché dobbiamo fare i conti con i nostri diversi strumenti (o corpi) che devono confluire in un armonico processo espressivo. Infatti, noi ci esprimiamo attraverso un apparato mentale, una dimensione emotiva e un corpo fisico.

Vediamo che i nostri desideri si possono scontrare con le nostre convinzioni o che la stessa energia fisica può essere mal valutata. In un simile contesto il comportamento che ne scaturirà mancherà di coerenza e produrrà confusione, disarmonia, spreco di energia.

Inoltre diventa evidente, come non siano sufficienti le buone intenzioni e come i modi e mezzi usati in una qualunque realizzazione, siano determinanti nel qualificarne il risultato finale.

"Conosci te stesso" è l'antica e sempre valida esortazione, punto di partenza per l'integrazione della mente, del cuore e dell'energia fisica.

In tale opera di integrazione, occorre comprendere che si procede dall'alto verso il basso, poiché è il maggiore che domina, controlla e educa il minore. Così la forza, risponde ai sentimenti e alle aspirazioni e questi sono guidati dai valori, che risiedono nella mente illuminata.

Ora conviene risiedere nel punto più alto della stessa, onde poter vivere le cose dal livello più elevato possibile e, entrando in contatto con il nostro vero Sé, ottenere una visione più ampia, inclusiva e completa.

Da questo piano si possono guardare i nostri strumenti con distacco, comprensione e fiducia e si può guidarli ed usarli al meglio, dando la possibilità alla nostra Anima di esprimersi coerentemente nel nostro comportamento quotidiano.

 

 

 

 

 



 

 
|   SOMMARIO TESTI  |   HOME  |   ASSOCIAZIONE  |   FOGLIETTI  |   SITI AFFINI  |  

A.C.R.O. - Gruppo Studi Rosacrociani di Roma - 
Centro Autorizzato della Rosicrucian Fellowship
Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
.