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I 7 SACRAMENTI

di Emiliano Federico Caruso

 

" I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all’edificazione del corpo di Cristo e a rendere culto a Dio". Concilio Vaticano II°

 

Istituiti da Gesù come fondamenti stessi del Cristianesimo, i sette sacramenti, battesimo, cresima, eucaristia, penitenza, matrimonio, ordine e unzione degli infermi, nel corso dei secoli sono stati riconosciuti dalla Chiesa come gli unici attraverso i quali operano il messaggio e l’opera del Salvatore. Ammessi anche nella Chiesa d’Oriente (anche se con alcune modificazioni, come vedremo), vengono anche detti "sacramenti della fede" in quanto la nutrono, la esprimono e la rafforzano.

"Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo (...) Ecco, io sono con voi, sino alla fine del mondo". Matteo 28,18-20

Con queste parole, Cristo diede potestà agli undici apostoli rimasti (dopo il suicidio di Giuda Iscariota, che a breve sarebbe comunque stato sostituito da Mattia) di amministrare il primo, importantissimo sacramento: il battesimo.

Istituito per la remissione del peccato originale, inizialmente era officiato a beneficio degli adulti, che si professavano fedeli cristiani dopo una lunga preparazione catechistica e morale. Intorno al II° sec. si passò a battezzare, sempre da adulti, individui che venivano interrogati su questioni di fede riguardanti Dio, Gesù Cristo e lo Spirito Santo. Per ogni risposta affermativa erano poi immersi nell’acqua battesimale.

Nel V-VI secolo il Sigillum Fidei (altro modo per indicare il battesimo, in quanto sacramento indelebile) iniziò a essere concesso ai fanciulli, spesso pochi giorni dopo la nascita. Ciò portò all’insorgere di problemi su quanto si potesse amministrare il sacramento del battesimo, ad un individuo non ancora cosciente della sua condizione. Oltretutto il battesimo rischiò di trasformarsi in un segno distintivo, non per libera scelta del battezzando, ma per una ragione sociale di appartenenza alla Chiesa. Ora il Concilio Vaticano II°, ha ripristinato il catecumenato per gli adulti e, nel caso di neonati battezzati, consiglia ai genitori un impegno concreto per la loro formazione catechistica. Esiste anche il cosiddetto "Battesimo di sangue", tramite il quale un non battezzato che muore nel nome della Chiesa o comunque per difenderla e rispettarla (insomma un martire) ottiene automaticamente il Sigillum Fidei.

La cresima può essere considerata il proseguimento del battesimo. Detta anche Confermazione (da un termine latino traducibile con fortificare) il sacramento della cresima era anticamente impartito subito dopo il battesimo (usanza ancora viva nella Chiesa d’Oriente). Togliendolo dal fonte battesimale, il vescovo imponeva la mano sulla fronte del neo cristiano, invocando su di lui lo Spirito Santo e tracciandovi il segno della croce. In seguito il segno venne fatto ungendo la fronte con l’olio santo, quel Chrìsma che in greco sta appunto a indicare unguento. La Chiesa latina, a differenza di quella d’oriente, come abbiamo visto, ha separato i due sacramenti del battesimo e della cresima, spostando quest’ultima in una fase della vita nella quale il cristiano, ormai cresciuto, sia più cosciente della sua posizione in seno alla Chiesa.

"Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell’ultimo giorno". Giovanni 6,56

L'eucaristia, termine greco traducibile con "ringraziamento", indica, oltre che la preghiera di Gesù durante l’ultima cena ed il Pane Consacrato, l’intera azione di sacrificio e convivenza che la Chiesa opera, per mantenersi fedele al messaggio di Cristo. Si manifesta soprattutto nell’ufficio della Santa Messa, nella quale il corpo stesso del Salvatore, s’incarna nel pane e nel vino (la cosiddetta transustanziazione dal latino trans-substantia, cambiamento di sostanza), e nella comunione.

Il sacramento della penitenza (o riconciliazione) è offerto per permettere la remissione dei peccati commessi dopo il battesimo. E' un atto con il quale il fedele confessa ad una personalità ecclesiastica (prete, sacerdote, vescovo) i peccati commessi, ottenendo dall'uomo di chiesa, vincolato al giuramento del segreto, penitenze varie per l'espiazione di tali colpe. Anticamente la confessione era pubblica, severa, consentita una sola volta nella vita (molti, infatti, vi ricorrevano solo in punto di morte, dopo un'intera vita a volte densa di peccati).Persino le relative punizioni erano spesso pesanti, anche se in seguito, la pratica delle indulgenze, il cui abuso portò alla riforma protestante, aumentò la frequenza delle assoluzioni. Oggi la confessione è consentita più volte nella vita, anzi è vista come una sorta di purificazione, da tenersi frequentemente. Inoltre le punizioni si sono fatte più blande, tra preghiere, digiuni e astinenze varie. Il pentimento, derivante dall'aver commesso peccato, è conosciuto nella chiesa come contrizione, sorta di disagio emotivo e psicologico (in parole povere, rimorsi di coscienza). La contrizione è a sua volta divisa in imperfetta, quando il pentimento deriva dalla paura della punizione in se stessa e perfetta (vincolante per ottenere il perdono dai peccati più gravi), nel caso in cui il dispiacere è provocato dall'aver agito contro Dio e la morale.

"Per questo l'uomo lascia suo padre e sua madre e si unisce alla sua donna, e i due saranno una sola carne". Genesi 2,24

Il matrimonio anticamente, era visto dalla chiesa come atto procreativo e unica giustificazione ai naturali istinti sessuali dell'umanità. Oggi è considerato più come una sacra, stabile e (non sempre) duratura unione, fra un uomo ed una donna.

È considerato un sacramento solo nella Chiesa Cattolica, per l'Anglicana e per l'Ortodossa. Ma, mentre il cattolicesimo lo proibisce all'intero clero, tra gli anglicani sposati possono esservi preti o diaconi (non vescovi), anche se in tale circostanza il matrimonio deve essere avvenuto prima dell'ordinazione ed in caso restino vedovi i preti ed i diaconi in questione, non possono prendere di nuovo moglie. Il matrimonio si basa sul consenso e sulla coabitazione e la Chiesa ha da sempre avversione per il divorzio, pur riconoscendo la totale nullità dell'unione nel caso in cui non sia stata consumata o uno dei partner, non fosse completamente consenziente. In tal caso, non vi è un vero e proprio divorzio, in quanto è come se il matrimonio non fosse mai avvenuto.

"Non è bene che noi abbandoniamo la parola di Dio per servire alle mense: Perciò scegliete tra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di spirito santo e di sapienza, e affideremo loro questo ufficio". Atti degli apostoli 6,3

Veniamo dunque al sacramento dell'ordine, in cui sono ordinati i vescovi, i presbiteri ed i diaconi. I vescovi sono considerati i discendenti dei dodici apostoli (il dodicesimo è il papa in persona, discendente spirituale di san Pietro) e collaborano tra loro nell'opera di evangelizzazione e per mantenere vivo il messaggio di Cristo. I presbiteri (sacerdoti e preti) sono simili ai vescovi, anche se non vengono definiti discendenti degli apostoli e rendono vivo Cristo, nella comunità dei fedeli. I diaconi (termine greco che significa servitori), infine, si occupano della liturgia, della predicazione e della carità. Possono essere sposati, anche se soggetti a precise restrizioni, come abbiamo visto. Vale la pena di spendere due parole in più sulle origini del diaconato: dopo la morte di Cristo, gli undici apostoli rimasti, ai quali si aggiunse quel Mattia ricordato prima, si diedero tanto da fare per diffondere il Vangelo che in breve il loro numero crebbe a vista d'occhio, fino ad arrivare a una settantina di apostoli. Trovandosi quindi nella posizione di non potersi cucinare i pasti e svolgere altre semplici mansioni da soli, essendo sempre impegnati nell'evangelizzazione e nella preghiera, scelsero, nei giorni successivi alla pentecoste, sette diaconi che si sarebbero fatti carico delle loro necessità primarie. Questi primi sette, furono Stefano, Filippo, Procoro, Nicanore, Timone, Parmena e Nicola, progenitori spirituali degli attuali diaconi.

"...ungevano di olio molti infermi, e li guarivano". Marco 6,13

Veniamo dunque all'ultimo sacramento, che si presta alle interpretazioni più errate: l'unzione degli infermi. Si basa sulla cura che Cristo e gli apostoli rivolgevano ai malati. Usanza che la Chiesa ha mantenuto viva nel corso dei secoli, prendendosi cura dell'infermo sia dal punto di vista fisico che spirituale. Verso il IX°-X° secolo, l'unzione degli infermi venne unificata alla Penitentia ad mortem (penitenza in vista della morte), derivata dal sacramento della riconciliazione e concessa solo in punto di morte, giusto per andarsene con l'anima in pace. Questa pratica ha portato alla convinzione che l'unzione degli infermi, fosse concessa solo ad individui sospesi tra la vita e la morte, portando alla concezione della tristemente nota Estrema Unzione, termine assolutamente inadeguato, con il quale la maggioranza delle persone indica il sacramento. Dopo il Concilio Vaticano II°, la Chiesa ha restituito al malato la sua dignità di persona in lotta contro la malattia, tornando a confortarlo e curarlo in ogni momento e non solo ad mortem.

 

Emiliano Federico Caruso

 

 

 

 

 


 

 

 
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