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Riflessioni sul Vangelo di Giovanni

di Gianmarco Civitate

 

Prima di iniziare a scrivere le mie riflessioni su questo Vangelo, mi piacerebbe sottolineare l’esperienza vissuta, di un giovane di 20 anni circa, che ha poi maturato durante tutta la sua vita e in vecchiaia, decide di scrivere; lui era Giovanni, Apostolo ed Evangelista, lui era il discepolo che Gesù amava.

Sicuramente il suo racconto sarebbe stato diverso se fosse stato scritto in gioventù, un po’ perché un giovane è impetuoso ed un po’, anche perché gli stessi fatti rivisti e meditati nel tempo e con nuove esperienze, cambiano il modo di vedere le cose.

Il più giovane e allo stesso tempo il più longevo tra i discepoli, era colui che Gesù amava, chiamato anche (insieme al fratello Giacomo) "Figlio del Tuono". Questi, credo, siano gli aggettivi che identificano l’amico ideale di Nostro Signore. Da quanto sono riuscito a dedurre, egli è forte, impetuoso e non amante delle dottrine, ma allo stesso tempo e buono, nobile d’animo e decisamente coraggioso.

Tornando al tema del mio scritto, è interessante notare come l’evangelista, inizia il suo racconto; si tratta di un sunto del sunto, una forma assai compressa di quello che è il significato dell’incarnazione di Cristo, realizzato in soli 18 versi.

Un inno al Padre, al Figlio ed allo Spirito Santo, forse è la genealogia di Gesù, vista in forma esclusivamente spirituale (Prologo da pro logos cioè per il logos, a favore Suo).

La vera essenza umana è descritta nel prologo, l’uomo è DIO, un tutt’Uno con il Padre, è Logos (un pensiero vivente, che impartisce "ordini" – istruzioni - affinché una determinata azione prenda forma), è Luce ed è figlio di DIO, perché, non da volere di carne (passione carnale, sesso fine a se stesso), ma generato dalla volontà di DIO: "Non da sangue né da volere del corpo, né dal volere dell’uomo, ma generato dalla volontà di DIO". Credo di non sbagliare, nel sostenere che il prologo, è "il manuale di vita perfetta", così come è scritto nel vangelo di Tommaso: "Colui che conoscerà il significato nascosto di queste parole non conoscerà la morte"…   (segue… vita natural durante).

Il racconto prosegue, con quello che reputo le esperienze più importanti sia dell’evangelista, che di nostro Signore; infatti, a differenza degli altri Vangeli, salta tutta quella parte che narra della nascita del Salvatore e parte dalla gioventù di Cristo, raccontando la parte finale della "Sua" incarnazione. E’ evidente che Giovanni reputa più importante la realizzazione delle profezie, piuttosto che la prassi quotidiana di una vita terrena, anche se con connotati ben al di fuori del comune.

Apparentemente insignificante è il racconto dei due discepoli di Giovanni Battista (i fratelli Giovanni ed Andrea), che ascoltando il loro maestro, non esitano a lasciarlo come questi indica loro "L’Agnello di DIO". E’ bastata questa frase, per far sì che senza pensarci minimamente, i due andassero da Gesù domandandogli: "Dove dimori?" Nello stesso passo, si comprende come gli uomini in cerca di DIO, fossero visti agli occhi delle persone "normali".

L’interrogatorio dei sacerdoti e dei leviti, dimostra come questi cercassero di mettere in difficoltà Giovanni Battista. L’importanza di questi due avvenimenti, è data dal fatto che il cristiano di oggi, come quello di ieri, è chiamato ad affrontare le stesse prove.

L’emarginazione dalla società ed il conseguente coraggio di continuare a vivere in essa.

La determinazione, nel lasciare ogni cosa, per servire il Padre.

La stessa determinazione la ritroviamo in Simone, al quale Gesù affida la "Sua" chiesa, al quale dona un nome nuovo, "Cefa", "Pietra", come a voler indicare l’annullamento di ciò che era stato fino ad allora, per rinascere a nuova vita. Filippo non fu da meno, come non mancò Natanaèle (Bartolomeo), anche se viene descritto come un uomo pieno di pregiudizi. Sono, infatti, questi difetti che suscitano in me maggiore curiosità, perché più vicini al mio modo d’essere; Gesù è così umanamente lontano… In ogni modo, denota una personalità forte, non ha remore nell’affermare: "Può venire qualcosa di buono da Nazareth?"

La curiosità è più forte del pregiudizio e segue il consiglio di Filippo. Gesù quando lo vede, invece di fargli dei rimproveri sui suoi preconcetti, lo elogia, definendolo un uomo senza menzogna (dolo è il termine usato dalla versione greca). Natanaèle né rimane sconcertato, tanto che gli chiede come faceva a conoscerlo; alla risposta del Maestro, il neo apostolo rimane letteralmente allibito, riconoscendo in LUI, il figlio di DIO. Per Gesù è cosa di poco valore, anzi una cosetta da niente, infatti, sostiene che vedranno cose maggiori di queste: "Vedranno il cielo aprirsi e gli angeli salire e scendere sul figlio dell’uomo" *(nota 1). Ora, quest’affermazione, non trova riscontro nel resto del Vangelo, né nelle lettere scritte da Giovanni e tanto meno nell’Apocalisse. Evidentemente c’è dell’altro. Di frasi enigmatiche ce ne sono molte e questa, è una di quelle…

1. Da notare che nel testo originale in greco viene usato il termine "antropòs" invece di usare "andròs". La differenza dei due termini, consiste nel fatto che il primo indica uomo come essere umano cioè un’indicazione generica; il secondo indica l’uomo, il "vir" latino, cioè un valore che non tutti i maschi hanno.

Il racconto dell’apostolo continua con un altro avvenimento apparentemente insignificante, mi riferisco alle nozze di Cana.

Non ci vedo nulla di strano, nell’essere invitati, Lui la Madre ed i "Suoi" discepoli, alle nozze di qualcuno. Un po’ meno normale è l’avvenuta trasformazione dell’acqua in vino, ma se ragioniamo allo stesso modo di Gesù, vedremo cose maggiori di queste.

Analizzando l’avvenimento sotto un’ottica salvifica dell’incarnazione di Cristo, non c’è nulla d’eccezionale, in fondo è mancato il vino ad una festa, può capitare e, eccezion fatta per la magra figura dell’organizzatore, non muore nessuno, allora perché porre in risalto un simile evento?

Anche in questo caso, per comprendere qual è il motivo per cui Giovanni l’ha descritto, bisogna analizzare più approfonditamente lo svolgimento dei fatti.

  • Tutti loro si trovavano alla festa

  • La Madre si accorge che il vino è finito e lo riferisce al Figlio.

  • Il Figlio le risponde che ancora non è la Sua ora.*(Vedi nota 2)

  • La Madre si rivolge ai camerieri, dicendo di seguire alla lettera ciò che il Figlio avrebbe detto loro.*(vedi nota 3)

  • Gesù ordina di riempire delle giare d’acqua.

  • Gesù ordina di attingere quell’acqua e di portarla al maestro di sala.

  • Il maestro di sala assaggia il vino e ne rimane entusiasta, per la sua bontà.

  • Le prime due cose che mi vengono in mente, sono il tentato rifiuto del Figlio e l’affermazione del maestro di sala. Non è giunta la Sua ora… E’ vero! Infatti, il Vangelo prosegue con altre opere prima del SUO sacrificio, ma la Madre, dà inizio alla Sua missione, fatto di notevole importanza, che proverò a spiegare più avanti.

    Il maestro di sala afferma, che quasi tutti offrono per prima il vino buono, poi, quando i commensali sono un po’ brilli, si dispensa quello meno buono, invece questa volta non è andata così a dimostrazione della magnanimità di Gesù… Mi sembra ancora troppo riduttivo e, infatti, nella traduzione dal greco, leggendo il vocabolario, ecco che arriva l’illuminazione.

    Il termine usato è udorudatos, che è vero significa acqua, ma scendendo nel dettaglio è anche:

    • "acqua come l'elemento primario, da cui ed attraverso cui il mondo, che era prima del diluvio, sorse e fu creato".

    Dove è stata messa quest’acqua "particolare"? In giare di pietra, per la purificazione dei Giudei.

    In cosa è stata trasformata? In vino.

    Cosa rappresenta il vino? Il Sangue di Cristo, offerto per la remissione dei peccati; il frutto del sudore dell’uomo.

    Riassumendo avremo:

    L’ acqua elemento originario da cui è nata la vita (nascita).

    E’ posta in giare di pietra per la purificazione (incarnazione + purificazione).

    E’ trasformata in vino (trasformazione e rinascita a nuova vita).

    Ecco che il fatto assume un significato assai più profondo, non si tratta più di una semplice mancanza e della successiva abbondanza *(vedi nota4), bensì è la trasformazione dell’uomo, da acqua in vino. Questo significa ed è confermato dal resto del vangelo, che l’uomo ha una nuova consapevolezza, non è più solo una creatura, ma diviene consciamente figlio di DIO (fatto che ritroviamo nel prologo).

  • 2. Mi è sembrato di intravedere, come se Gesù fosse scocciato, immagino il SUO volto sorridente rivolto alla madre, mentre le dice di lasciarlo stare, come se noi romani, ci rivolgessimo a nostra madre dicendole: "a mà lasciame perde! "

  • 3. La madre sempre sorridente, non si preoccupa di quello che dice il figlio, perché sa quanto l’ama e che mai e poi mai le avrebbe disubbidito.

  • 4. Comunque cosa non da poco, LUI è l’ABBONDANZA, oltre ad essere ciò si è verificato il miracolo della trasformazione.

  • Il vino, perché diventi tale, necessità che gli acini dell’uva, immersi nel suo stesso succo (composto nella maggior parte d’acqua) marciscano, iniziando la fermentazione (ricorda nulla? "Il seme per germogliare deve marcire nella terra…"). Lo stesso vino, oltre ad essere una bevanda dissetante è anche un ottimo nutrimento; molti sono i racconti di anziani, che affermano d’averlo usato come nutrimento di base: vino e pane.

    Questo, che è anche ricordato in una parabola di Gesù (il seme deve morire per germogliare), è il percorso che ogni uomo deve fare per arrivare a Lui, in questa trasformazione c’è tutta l’opera di Cristo.

    Prima di proseguire vorrei porre l’esempio di un contadino qualsiasi.

    Un giovane contadino, sposato da poco, con due figli ed un terzo in arrivo, una mattina, invece di recarsi immediatamente nei campi, si ferma a riflettere; si guarda attorno, vede la sua bella casettina, sua moglie e i suoi piccoli, continua a guardare e vede il suo orto ben curato e pieno di ogni delizia, il suo campo con tanto grano biondeggiante e le sue quattro galline che offrono loro le uova per una corretta dieta. L’uomo non è soddisfatto, sente che gli manca ancora qualche cosa e gli viene in mente di fare una vigna.

    Lavoro duro è il suo, deve dissodare il terreno, piantare la vigna e attendere che questa diventi grande per metterla in filari. Inizia il duro lavoro, dissoda il terreno e pianta la barbatella.

    Passa il primo anno, la barbatella cresce, ma ancora non da frutto. Passa il secondo anno, la vite è ancora più grande, ma l’uva ancora non si vede. Incomincia a pensare che forse non ne vale la pena, tutto quel lavoro, per non avere ancora nulla; come se non bastasse gli amici e la moglie lo esortano a lasciar stare, cercando di vanificare il suo lavoro facendogli notare quanta fatica "sprecata".

    L’uomo, anche se titubante, decide di andare avanti, perché non vuole buttare al vento la sua fatica, ma ancora di più, perché ha fiducia in quelle piante, le quali, anche se non gli hanno ancora dato frutto, crescono rigogliose di anno in anno.

    Il terzo anno, in una mattina di primavera, l’uomo si reca nella vigna, per i soliti lavori, incomincia a zappare per estirpare le erbacce, quando alza gli occhi e vede che dai rami, sono germogliati quelli che poi saranno i grappoli, non gli sembra vero, la vigna finalmente incomincia a dare il suo frutto. L’uomo decide di non dire niente a nessuno, e puntualmente si reca lì per eseguire tutti i lavori necessari; puntualmente gli arrivano le critiche per il tempo che spreca.

    Arrivato l’autunno è il momento di vendemmiare e allora chiama sua moglie e gli amici, per comunicare loro la bella notizia. Da quell’anno la vigna produceva sempre più uva, sempre più buona e sia la moglie, che gli amici, godevano del frutto dato dalla fatica di quell’uomo.

    Capito?

    Questa è una delle tante fatiche che gli uomini dovranno affrontare, nel momento in cui decideranno di seguire gli insegnamenti di Gesù, saranno come quell’uomo, affaticato e scoraggiato, ma se riusciranno a perseverare, andando anche contro i loro cari, la ricompensa sarà grande.

    Giovanni Paolo II°, gridava ai giovani: "Non abbiate paura di aprire le porte a Cristo".

    Tornando allo scritto, un altro aspetto che mi ha colpito molto, è l’intervento di Maria. In una prima lettura, forse un po’ limitata, la Madre di Dio dà inizio all’opera del figlio; infatti, Gesù non sembra entusiasta di iniziare il suo operato, anzi sembra anche un po’ scocciato, come quando un bimbo sbuffa alla richiesta del genitore. Naturalmente Lui non è un bimbo qualsiasi ed invece di sbuffare, non batte ciglio ed esegue quanto deve. Inoltre è fondamentale comprendere quanto Gesù sia umano; questo per me è la vera meraviglia, perché pur avendo tutte le limitazioni umane, con la Sua incarnazione, ha dimostrato che chiunque, se solo lo desiderasse, può servire fedelmente, gioiosamente e senza indugio, il Padre…

    Pensate forse che Gesù non abbia avuto paura, quando fu perseguitato dal sinedrio?

    Tornando alla Madre, confrontando il racconto di Giovanni con quello degli altri evangelisti, mi viene facile pensare che, se da una parte DIO si è incarnato in Gesù, dall’altra si è incarnato anche in Maria.

    Mi rendo conto di quanto sia difficile accettare una affermazione del genere, ma riflettendo attentamente, se da una parte il Padre ha concesso il seme, dall’altra ha concesso la buona terra.

    Questa affermazione non è così lontana dalla realtà, se oltre allo studio del vangelo si affianca anche quello della tradizione ebraica ed in particolare, lo studio dell’Albero della Vita e le sue sante Sephirot, scopriremo che questi non sono gli unici testi a spiegare la dualità di DIO e dell’uomo.

    Per quest’ultimo ci sono una miriade di testi ed in particolare il vangelo di Tommaso, in cui c’è scritto, chiaramente, che nel regno di DIO si entra a due a due, quando l’uomo e la donna saranno una cosa sola; ed è ovvio, che non è riferito all’accoppiamento sessuale, che di per sé, è già grande cosa, ma alla mediazione dei due opposti, il lato maschile e femminile dell’essere umano.

    Nello studio dell’albero della vita, è spiegato che questo è ripartito in tre grandi pilastri, dove si trovano le Sephirot. Il pilastro centrale è la mediazione dei due esterni, in particolare corrisponde alle tre vie che ogni essere umano ha davanti: l’Amore (destra), la Forza (sinistra) e la Compassione (centro). Solo la via mediana, chiamata anche "via regale", ha in sé la capacità di unificare gli opposti. Senza il pilastro centrale, l’Albero della Vita diventa quello della conoscenza del bene e del male. I pilastri di destra e di sinistra, rappresentano inoltre le due polarità basilari di tutta la realtà: il maschile a destra ed il femminile a sinistra, dai quali sgorgano tutte le altre coppie d’opposti presenti nella creazione (tratto dal sito www.cabala.org).

    Tornando alla figura di Maria e quindi alla sua divinità, c’è da considerare il suo "non impegno" che non è "assenza" ma "quiete", quindi se Gesù è movimento e Maria è quiete, ancora una volta si dimostra l’unione degli opposti.

    Esiste anche una classificazione fisica di Maria divinità ed è descritta negli altri vangeli, nel momento in cui lo Spirito Santo discende su di Lei, entra dentro il Suo corpo, resta incinta e concepisce.

    Nel Vangelo di Luca è di più facile comprensione:

    "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre". Luca 1 : 47-55

    MegalÚnei ¹ yuc» mou tÕn kÚrion, kaˆ ºgall…asen tÕ pneàm£ mou ™pˆ tù qeù tù swtÁr… mou ...

    Com’è possibile rendere grande (MegalÚnei) DIO, se non si ha la capacità di esultare in LUI?

    Secondo me, è questa la chiave di lettura, vale a dire la reciprocità instaurata tra la Madre ed il Padre di DIO, reciprocità che lascia intendere una sola entità, Maria esulta in DIO, nel Suo interno, ma è anche "in aggiunta a" (™pˆ + dat.) DIO, cioè insieme a LUI, in altre parole le qualità di DIO, quella femminile con quella maschile, in perfetta armonia e comunione

    Mi rendo conto che potrebbe sembrare la classica ricerca del pelo nell’uovo, ma al credente, non può sfuggire la figura di Maria, non è possibile pensare che si possa trattare di una persona qualsiasi, non sarebbe possibile spiegare le Sue apparizioni e miracoli, nel corso della nostra storia.

    L’Angelo Gabriele (Luca: 1/28), nel salutare Maria, sostiene che il Signore è con Lei, il messaggero di Dio, le dice che è unita, intimamente, al Suo Creatore, in un rapporto unico, il cui frutto sarà Gesù, il frutto di un Amore incondizionato. Certamente non mi riferisco al congiungimento fisico, che a questo punto, risulta essere un evento puramente secondario, anzi del tutto inutile all’opera di DIO.

    Sostenere la Divinità di Maria, potrebbe sembrare un’eresia fra le tante, ma la comunione che s’instaura tra la Madre di DIO e DIO stesso, è unica. L’unicità di questo rapporto, naturalmente è dato dalla natura Divina del Figlio, che allo stesso tempo è Padre e Figlio di Maria, ma oso aggiungere, che è anche il suo Sposo!

    Gesù è il veicolo fisico che conteneva il Cristo, Spirito Solare, ipostasi di Dio, una delle Sue peculiari qualità e quindi, è Egli stesso il Cristo, ovvero DIO.

    Questa mia umile e personalissima tesi, è avvalorata dalla parte finale del Vangelo di Giovanni, quando Gesù, ormai morente sulla croce, si rivolge a Sua Madre ed al Suo Discepolo prediletto, dicendo loro di considerarsi, da quel momento, Madre e Figlio.

    Cito testualmente dal capitolo 19:

    " [26]Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: "Donna, ecco tuo figlio!". [27]Poi disse al discepolo: "Figlio, ecco tua madre!". E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa".

    Inizialmente non capivo il motivo di tale affermazione, come se volesse sollevare le sofferenze della madre, affidandogli un figlio "adottivo".

    Possibile? Maria, la Madre di DIO ha bisogno di un "sostitutivo" per superare la sofferenza?

    Ed allora tutte le madri che soffrono per la perdita prematura di un loro figlio?

    Anche nel Regno dei Cieli esistono le raccomandazioni? Certo, è la Madre dell’Erede al Trono…

    Chiaramente non può essere così, ho voluto esagerare, per far comprendere il mio ragionamento, che confesso, è durato tante sere d’insonnia.

    "Gutta lapidem cavat", dicevano i latini ed infatti, a forza di ragionarci sopra, ecco che arriva l’illuminazione, si tratta dello stesso concetto espresso sia nel Prologo sia nella trasformazione dell’acqua in vino, ossia Maria di Nazareth è divenuta nostra Madre e come fece Giovanni, dovremmo accoglierla, prendendola con noi nella nostra casa.

    Grazie a quest’intuizione, sono arrivato a comprendere che DIO è Padre, Madre e Figlio, quindi Fratello, perché allo stesso modo del grande Spirito Solare, anche l’uomo come il Cristo, è Figlio di DIO .

    Per concludere la mia riflessione, sul miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, in quel gesto possiamo comprendere che:

  • Maria dà inizio all’opera del Figlio.

  • L’uomo è figlio di DIO.

  • Maria diviene la madre di tutti gli uomini.

  • Con questo nuovo punto di vista, chi sceglie di percorrere un percorso spirituale, dovrà:

  • Morire (purificazione, l’acqua posta nelle giare).

  • Rinascere (trasformazione dell’acqua in vino).

  • Ricevere l‘abbondanza (Il maestro di sala si congratula perché il vino è buono).

  • Questo concetto si trova anche nel vangelo di Tommaso, dove nel 2° versetto è scritto:

  • "Gesù disse: Coloro che cercano, cerchino finché troveranno. Quando troveranno, resteranno turbati. Quando resteranno turbati si stupiranno e regneranno su tutto".

  • Per cui avremo:

  • Morire (purificazione, l’acqua posta nelle giare. Cercare)

  • Rinascere (trasformazione dell’acqua in vino. Trovare e turbarsi)

  • Ricevere l‘abbondanza (Il maestro di sala si congratula perché il vino è buono. Regnare)

  • Queste mie riflessioni nel corso degli anni, mi hanno portato ad un nuovo modo di comprendere la religione, non più come fondamento dottrinale ed ortodosso della vita spirituale dell’uomo, ma come sua indicazioni di massima, perché non sono più importanti i fatti raccontati dalle sacre scritture, ma il significato "profondo" che questi assumono.

    Maria è vergine? Che importanza può significare a questo punto!

    Cambierebbe la Sua umile e nascosta opera? Certamente No!

    Tornando al miracolo della trasformazione dell’acqua in vino, il fondamento non è l’acqua che diviene del buon vino, magari qualche buon illusionista moderno, potrebbe riuscirci senza particolare impegno, ma quanto il significato vero, quello spirituale, che ripeto, non è la trasmutazione in sé stessa, ma la trasformazione dell’essere umano, in una creatura, consapevole di essere figlio di DIO.

    Siamo delle "creature", creati a Sua Immagine e Somiglianza e tramite l’opera del Cristo, diveniamo consapevoli di essere i SUOI figli, così come lo è Gesù; ciò sta a significare che ogni uomo è un Tempio del DIO vivente e che ognuno di noi, ha le capacità fisiche, animiche e spirituali, per divenire come il Cristo, essere padri e madri, spose e sposi, figli e figlie di DIO.

    Questo nuovo modo di intendere la "vita", non può che creare profondi cambiamenti, modificando il proprio punto di vista e da questo, il personale modo d’agire. Accostandoci a chi ci circonda, non possiamo più considerarlo come un semplice compagno d’avventura, ma come figlio di uno stesso Padre, come nostro fratello.

    Siamo in DIO e per questo motivo, l’uomo deve essere rispettato, tanto quanto va rispettato DIO; questo non sono certo io a dirlo, ma lo stesso Gesù, raccontato nei Vangeli, quando diceva che qualsiasi azione compiuta nei confronti di uno qualunque dei Suoi figli e come se fosse stata fatta, direttamente a LUI.

    Volendo dare un’ulteriore spiegazione a questa mia tesi, mi viene in mente il Corso Preliminare di Filosofia Rosacrociana, dove fin dalla prima lezione è spiegato nei dettagli, la natura umana, quello che a me piace definire la piramide, cioè la suddivisione dei vari piani, partendo dal mondo fisico, per arrivare al mondo di DIO.

    In funzione di questo, ho ideato un piccolo schema, che potrebbe aiutare a spiegare il concetto:

                                                                       

    All’interno del grande cerchio, sono raffigurati piccoli triangoli, che rappresentano il genere umano, il cui vertice entra nella sfera del mondo di DIO, all’interno di quest’ultima c’è un triangolo più grande, che rappresenta DIO, che ha desiderato crearci a Sua immagine e somiglianza.

    Per concludere queste mie riflessioni sulla prima parte del primo capitolo di Giovanni, vorrei aggiungere quanto sia importante trasformare se stessi, per poter solo lontanamente, intuire l’opera divina di DIO.

    Quanta umiltà, quanta perseveranza e soprattutto, quanto importante sia pregare e meditare, per poter ricevere gli insegnamenti necessari, per affermare, finalmente, di poter essere Degni figli di DIO e non solo, dei semplici spettatori (non voglio pensare agli attori in opposizione al Grande Piano Divino).

    Più avanti nel Vangelo, sono riportate le forti affermazioni di Gesù, sulla natura del Padre, sostenendo che è Vivo, ebbene se così è, pensate quanto importante sia la preghiera, perché questo è l’unico modo per comunicare con LUI, è come una telefonata che un figlio, di buona norma, fa al Padre, quando "Questi" è lontano.

    Gianmarco Civitate

     

     

     

     

     

     


     

     

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