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La conoscenza e la positività,

come scelta consapevole del pensiero costruttivo

di Angelo RICCI

 

Cercherò brevemente di illustrare, in modo semplice e sintetico, un concetto che di semplice e sintetico non ha proprio nulla. E’ un po’ come cercare di dare, in due parole, risposte che riguardano una vita intera, quella vera, la nostra, vissuta quotidianamente, ricca di tutte le sue sfaccettature. Quante volte nella giornata ci sorprendiamo a pensare cose, che ci fanno in qualche modo soffrire, ci lasciamo trasportare da ricordi di fatti, magari accaduti tanto tempo fa e che oggi, non hanno più una ragione apparente di esistere, eppure eccoli lì, tornano alla nostra mente ancora carichi di tutte le antiche emozioni, a volte sono ricordi piacevoli, ma possono anche essere di natura dolorosa ed allora, si ripresentano con tutto il loro carico di sofferenza ancora irrisolto. Mantenere questo stato di cose non aiuta a migliorare la qualità della vita, anzi, a lungo andare, questo bagaglio diviene sempre più pesante, maggiormente fastidioso, si ostina a rovinare con la sua presenza, la serenità necessaria per una migliore forma esistenziale.

Purtroppo, capita che ci si lasci andare, come in balia delle onde ed allora i nostri pensieri vagano da una situazione ad un’altra, senza sosta, macinano e rimuginano in modo quasi autonomo, sembra che certi pensieri abbiano una vita propria, si sviluppano e si moltiplicano autonomamente, stati emozionali non ottimali per la propria serenità.

Certamente, dimenticare un fattore di sofferenza non è tanto facile e anzi, in ogni caso, il suo ricordo costituisce un patrimonio, fatto di personali esperienze insostituibili, ma si può imparare a convivere con tutto ciò in modo costruttivo.

Da molti, se non vogliamo dire da tutti gli stati di sofferenza, si trae sempre e comunque un grande insegnamento. Questa considerazione rappresenta una fase importante nella scuola della vita.

Già da queste poche frasi, si può intravedere una prima forma di conoscenza, che passo dopo passo, conduce alla meta di una più consapevole e costruttiva formulazione del pensiero.

Per questo motivo, assumere il controllo del proprio pensiero diviene di assoluta importanza .

Il pensiero è dunque una forza molto potente.

Lo dimostra il fatto che ogni forma materiale che ci circonda, è lo sviluppo tangibile di un pensiero. Si può tranquillamente affermare che dal nostro pensiero, nascono le linee di forza che agiscono sul sistema motorio, creando l’impulso ad agire, da ciò si procede nella realizzazione di un qualsiasi progetto materiale, filosofico ed emotivo.

Le scarpe che indossiamo, i nostri abiti, la casa e tutto ciò che in essa vi è contenuto, le varie forme della tecnologia, le conquiste spaziali, sono tutte espressioni materiali di una creazione mentale, altresì le opere filosofiche o le emozioni che viviamo, sono anch’esse il frutto dell’elaborazione del pensiero.

Anche la parola è frutto di un pensiero, attraverso la parola, infatti, si comunica con il nostro prossimo, si condividono emozioni, speranze, esperienze e progetti. Ma a volte può capitare, se trasportati da una forte emozione, che non si pensa bene a ciò che si dice o si pensa… Questa battuta indica quanto sia importante assumere sempre il controllo dei nostri pensieri, poiché c’è una legge inalienabile, sempre presente ed è quella della causa / effetto.

La verbalizzazione di un concetto, dunque, può dare risultati del tutto differenti dalle intenzioni. E’ di basilare importanza che la persona che esprime un pensiero, sia in sintonia con coloro che lo ascoltano, che lo elaborano e che mentalmente, condividono oppure No, il messaggio giunto al loro canale auditivo, per approdare infine a quello cognitivo.

Questo è un piccolo esempio pratico di elaborazione del pensiero, che dall’esterno alla nostra sfera mnemonica, giunge e si trasforma in un messaggio che, nella migliore delle ipotesi, è compreso, anche se non necessariamente, condiviso. La genialità di un pensiero, è acquisita a seguito della facoltà di concentrazione che si impara a dedicare al pensiero stesso.

Solitamente si viene distratti da una moltitudine di fattori, sia esterni che emozionali, i quali impediscono di mettere bene a fuoco quelle che potrebbero essere le varie interpretazioni del pensiero che si và formando nella mente. Il controllo dei propri pensieri, è un obiettivo non facile da raggiungere, ma la conoscenza della positività del pensiero costruttivo, può essere un forte stimolo, per l’impegno occorrente al conseguimento di tale risultato.

Imparare ad averne il controllo, è la porta aperta per conseguire ogni risultato positivo. Attivare, attraverso la concentrazione, la forza necessaria per non lasciarsi distrarre dal mondo circostante, così come da quello interiore, il quale si manifesta imperiosamente, attraverso altri pensieri, che tendono a distogliere l’attenzione dall’idea originaria. La forza del pensiero dunque, è in grado di attivare energie tanto costruttive, quanto distruttive e tutto ciò, non esclusivamente nel mondo della materia, ma anche nel mondo più sottile, ma non per questo meno importante e potente della sfera emozionale.

A tale scopo dunque, è altrettanto importante per il sistema emozionale, non trattenere e quindi imparare ad evolvere le emozioni negative, generate da ricordi derivanti da situazioni che, con il loro manifestarsi, producono linee di forza dolorose.

I nostri pensieri hanno una loro forza ed in qualsiasi direzione essi siano proiettati, generano delle onde di energia che, se paragonate in termini musicali al suono di un diapason, il lato posto nelle vicinanze, riprodurrà lo stesso suono in concerto con il primo. La forza del pensiero che risuona in un ambiente, si amplifica e si rafforza energicamente, in proporzione alla risonanza del numero delle persone che hanno percepito la stessa onda di pensiero. Ogni pensiero quindi, genera una forza in risonanza, amplificando le energie del pensiero che lo ha emesso, sia esso positivo oppure negativo.

Per dare un esempio di quanto esposto sopra, ricorrerò ad un piccolo esperimento di chimica: "È necessario aggiungere solo un piccolo cristallo di sale, per solidificare una soluzione satura del medesimo".

In altre parole, " la classica goccia d’acqua che fa traboccare il vaso ".

Per lo stesso principio di risonanza del diapason, siamo in risonanza con quei pensieri, che sono simili a quelli, che attraverso il verbo (la parola) o le azioni, sono manifestati.

Per questa ragione assorbiamo le energie di risonanza a noi maggiormente affini.

Un pensiero doloroso, farà crescere in noi, come in chiunque altro che possiede la nostra stessa lunghezza d'onda, lo stesso ed identico stato di sofferenza, ma per fortuna, ciò accade anche per la formulazione di pensieri positivi (un riferimento agli stati emozionali, comuni a molti spettatori di un film, può fornire un appropriato esempio).

Se vediamo meschinità ed invidia in coloro che ci circondano, attireremo energie dello stesso tipo. Impariamo dunque a modificarle, alchemicamente, nel loro esatto opposto.

Capita a volte di incontrare persone che ci sono antipatiche dal primo momento. In questo caso non si devono investire troppe energie per farcele piacere, basta avere nei loro riguardi un atteggiamento di cordiale "indifferenza", in questo modo, si attiveranno quelle energie che, mettendosi in campo, faranno sì che il risultato si modifichi, in modo tale che quella persona si comporti con noi, allo stesso modo. Ci lasceremo quindi entrambi, nel mondo dell’assoluta reciproca indifferenza.

Il pensiero dunque, inteso come una "Sorgente", fonte evolutiva della nostra vita.

Ma poniamoci questa semplice domanda: "Ci troviamo quindi a vivere o a sopravvivere "? Si tratta di vita, quando l’esistenza che conduciamo è autentica, cioè rispecchia fedelmente quelle che sono le nostre potenzialità, considera, eticamente, ciò che la nostra più intima energia vitale esprime.

Siamo e viviamo ciò che in realtà siamo, oppure viviamo di riflesso, ciò che riteniamo sia la nostra vera natura? In questo caso, si tratta di sopravvivenza e non di autentica vita. Spesso accade di vivere per tutta la vita, in stretta osservanza di quello che riteniamo che gli altri, si aspettano da noi.

La prima traccia di questo percorso, può manifestarsi nel pensiero che un componente importante della nostra sfera affettiva esprime, riversando negli altri, quelle aspettative della vita, che non abbiamo potuto realizzare.

Un esempio si può trarre da quanto segue: un genitore spera che il proprio figlio prenda una laurea, in quella facoltà che a lui è stata preclusa ed il figlio, uniformandosi al desiderio del genitore e quindi attraverso la soddisfazione del suo bisogno parenterale, gratificarsi, accetta, sacrificando così quelle autentiche potenzialità, che sono nella sua natura e che magari lo avrebbero fatto scegliere ed eccellere, in un altro percorso formativo.

Altro caso, potrebbe essere quello che, attraverso un’idea personale di ciò che si crede di essere, si viva e si agisca, in conseguenza della medesima, anche quando la realtà dei fatti, è ben diversa da quella vissuta dal soggetto in questione.

Ad esempio: una persona può essere convinta di essere inadatta ad una certa situazione, solamente per la paura di affrontarla, oppure, vivere stati d’ansia, senza un reale motivo o paradossalmente, scivolare nella pericolosa china dell’anoressia, ritenendosi e vedendosi soprappeso, quando in realtà non lo è affatto.

Si può condurre tutta un’esistenza, vivendo di riflesso alle energie che attraggono persone, corrispondenti all’atteggiamento mentale e comportamentale che è assunto a seguito di traumi, anche se in realtà la natura del soggetto, è di tutta altra forma.

Per sorridere un po’, "Una persona a fine pranzo si rivolge ad un'altra dicendole: " il caffè buono come lo sai fare tu, non lo sa fare nessuno ". Per quanto sia evidente l'interesse che il caffè sia servito senza doversi alzare per preparalo, a lungo andare, la persona in questione, si alzerà da tavola per preparare il caffè, non aspettando nemmeno che le si chieda, traendo comunque la gratificante convinzione ,che il caffè migliore lo sa preparare solo lei.

Esempio semplice e pratico di vita, in riflesso ad un pensiero altrui.

Come si può constatare, le linee di forza del pensiero collegate al verbo, sono una legge assai potente e come ho anticipato prima, invariabilmente soggette alla legge di causa / effetto.

Solamente attraverso la conoscenza si rende l’uomo libero, ma non si può certo credere che i soggetti che hanno da trarre una qualsiasi forma di vantaggio dalla non autonomia del pensiero, stiano a guardare passivamente.

Molte tecniche di studio, sono oggi messe a punto per la gestione del pensiero altrui.

Attraverso la capacità di risalire alla fonte della natura del proprio pensiero, si può valutare se ciò che si sceglie come forma di vita, sia effettivamente corrispondente, in modo etico, alle soggettive qualità della vita…

E tutto ciò e molto di più, viene semplicemente racchiuso in un pensiero.

Ogni essere umano, non conosce la natura dei suoi stessi pensieri e dei suoi poteri, i quali derivano, da un’infinità di condizioni ed emozioni. Si forma così l’idea delle proprie limitazioni e questa, si concretizza in base alle esperienze del passato, malgrado ciò, ogni nuovo traguardo raggiunto, estende il suo dominio, la sua conoscenza, la sua comprensione.

Un semplice esempio può spiegare meglio il concetto: " sì dice, che per evitare che un elefante da addestrare al lavoro possa fuggire, venga fin da piccolo trattenuto per una zampa da una catena, legata ad un palo infisso nel terreno ". A quella giovane età, ogni tentativo di liberarsi è reso vano da questo impedimento.

Crescendo, l’elefante aumenta notevolmente la propria forza, ma è sempre trattenuto dalla stessa catena e dallo stesso palo… L’elefante, avendo memorizzato fin da cucciolo che non poteva liberarsi, adesso che è adulto ed avrebbe la forza per farlo, non la mette in atto, perché convinto di non poterci riuscire, mentre in realtà, potrebbe farlo senza troppo sforzo. Agisce quindi ponendosi dei limiti, a causa dell’esperienza passata.

Per l’uomo, non vi sono ragioni per porre dei limiti a ciò che potrebbe fare o divenire, egli è in grado di essere tutto ciò che percepisce, in quanto tutto ciò che avverte è parte del suo essere, di conseguenza l’uomo, può attrarre a sé, solamente le forze che le sono congeniali o affine.

L’enorme sviluppo in ogni campo delle scienze, dimostra ampiamente il concetto appena esposto. Tutto nasce e si sviluppa da una forma pensiero; è l’interpretazione soggettiva dei fatti, che ne condiziona gli sviluppi.

Per concludere...

Tempo fa, una cara amica, interpretando dallo sguardo del figlio che qualche cosa non andava per il verso giusto, gli chiese: " che problemi ci sono ?" Ed il figlio le rispose: " non ci sono problemi, ma solamente delle soluzioni da trovare ".

Esempio molto efficace di una forma pensiero positiva.

La " Sorgente " di un pensiero positivo, è uno dei pilastri portanti della crescita individuale, crescita che armonizza la conoscenza del proprio essere nella quotidianità della vita.

E’ importante, che: " chi si disseta a questa Sorgente, trasmetta la propria esperienza positiva a chi ancora non ha trovato la propria via… ".

Chi è giunto fin qui, oggi, è perché ha ascoltato una voce che le parla dal proprio intimo, non poniamoci dunque barriere e limiti come nel caso dell’elefantino, ma andiamo oltre, seguendo l’istinto che ci conduce alla Sorgente.

Non mi rimane altro, dunque, che augurarvi, un sereno e felice proseguimento su questo Sentiero.

 

 

 

 

 


 

 

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