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Riflessioni sulla Creazione
di Anna Maria Piantanida
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La dottrina della creazione è dottrina fondamentale in quanto sta alla base di tutto il complesso di rapporti, che Dio ha voluto stabilire con noi e che ha voluto che noi con Lui. La questione della creazione e delle origini interessa a fondo tutto il nostro essere, il senso della nostra esistenza e della nostra vita, che ci porta ai limiti del nostro essere, del mondo, dell’uomo e del nostro io. Il concetto della creazione lo troviamo ripetuto, accennato spessissimo nella letteratura biblica, sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento ed anche nelle espressioni del pensiero cristiano nei secoli successivi. La pagina più significativa della Bibbia in cui la creazione viene più distesamente prospettata e quella in cui si apre la Sacra Scrittura. I primi tre capitoli della genesi contengono la narrazione delle origini. Come introduzione vi è un’affermazione generale della creazione: "In principio Dio creò il cielo e la terra", Ossia, secondo il modo di parlare ebraico, l’universo, la totalità delle cose. E’ quindi l’insieme del mondo che si presenta allo sguardo dell’uomo, il mondo nella sua unità, e nel suo derivare da una causa unica, nella sua origine da Dio. Seguono i sei giorni della creazione, che sono come degli affreschi nei quali l’uomo scopre a poco a poco la realtà attraverso la sua conoscenza. I sei giorni sono ordinati in due gruppi paralleli a tre a tre. Nei primi tre giorni le singole cose prendono il loro posto e la loro funzione; l’uomo ha bisogno per poter capire la realtà, di vederla nel suo ordine, quindi di distinguere; e come progressivamente Dio colloca ogni cosa al suo posto, così l’uomo progressivamente nota la distinzione delle cose. Prima di tutto la luce distinta dalle tenebre è la luce che permette di contemplare le cose, che dà risalto alle cose e che permea tutto quello che l’uomo riesce a vedere. E con ciò l’uomo anche se non ne à ancora piena Coscienza si rende conto della prima fondamentale distinzione di ciò che è da ciò che non è. Poi si prende coscienza dell’immensità dell’universo, il cielo con la sua profondità, nelle sue riserve di pioggia, prende coscienza anche delle masse fluide che ricoprono la terra su cui egli si trova e che si contrappone al cielo e questa è la seconda distinzione cielo e terra del secondo giorno. L’uomo amano a mano che continua ad osservare la realtà sempre meglio si rende conto di ciò che gli è più vicino, di ciò che è attorno, in basso, ci sono le masse fluttuanti delle acque, dei mari distinte dalla terra ferma calcata dai suoi piedi, e sulla terra ferma ci sono le piante che sembrano farne parte, radicate come sono in essa, senza che si spostino da sé, che però mostrano già un movimento, una vita che non è della terra ferma. Il terzo giorno ha due opere: distinzione della terra dalle acque e creazione delle piante. Le piante a differenza degli animali non godono di uno spostamento locale, sembrano quasi un prolungamento della terra ferma, ma hanno in realtà qualche cosa per cui partecipano al movimento che è messo in rilievo soprattutto negli ultimi tre giorni della Creazione in modo che questa opera viene a costituire come un passaggio dal primo al secondo gruppo di giorni. Negli ultimi tre giorni Dio dà il movimento alle cose. L’uomo osserva ancora il mondo, mentre osserva la sua riflessione si fa più matura, è sempre più il risveglio della sua coscienza, egli si accorge sempre di più che l’universo non è soltanto distinzione di cose statiche, ma è molteplicità di esseri ordinati nel movimento, l’universo è tutto popolato di esseri pieni di movimento, di vita, di bellezza. Ciascuno degli ultimi tre giorni corrisponde ordinatamente a ciascuno dei primi tre. Nel quarto giorno parallela alla creazione della luce, vi è la creazione degli astri. La luce non la si vede soltanto come luce diffusa, ma dopo una prima impressione ci si accorge che ci sono delle sorgenti luminose da cui essa parte. Gli astri popolano il mondo della luce, camminando come un esercito in marcia e regolando la vita del mondo e dell’uomo. Nel quinto giorno la creazione dei volatili e dei pesci, ossia degli esseri che popolano e animano cielo e acque ( acque superiori e inferiori, secondo l’espressione biblica). Nel sesto giorno ancora due opere come nel terzo: la creazione degli animali di terra ferma, che l’uomo nota come più vicini e più somiglianti a lui e come più vicini collaboratori del suo operare; ed infine la creazione dell’uomo, corona del creato inferiore, l’essere, più ricco di ordine, di movimento, di vita, di bellezza, a cui la creazione inferiore è ordinata, perché egli a sua volta con la sua intelligenza e con il suo amore la arricchisca ancora e la riconduca a Dio. L’uomo è posto per ultimo di un crescendo di realtà di vita ed anche qui è seguito il processo psicologico della mente umana: l’uomo prende prima coscienza delle altre cose, di ciò che è fuori di lui, e soltanto in uno sviluppo ulteriore egli prende coscienza di sé, della sua posizione nell’ordine immenso degli esseri creati, della propria spiritualità, dei propri rapporti con il mondo, con gli uomini (la famiglia, la società ecc.), con Dio, del suo partecipare all’ordine che ha per principio Dio, per fine Dio, in un movimento, nel quale Dio produce da sé, permea di sé e conduce a sé tutte le cose. Nel settimo giorno si conclude la Creazione: il riposo di Dio. Ciò non significa che Dio si sia stancato, oche la sua vita sia un alternarsi di opera e di risposo. Bensì si vuole indicare che tutto viene a rifluire nella trascendente beatitudine di Dio, per il Quale tutte le cose sono fatte, e il Quale su tutto domina con assoluto ordine e sicurezza. Come tutto ha inizio da Lui, così tutto in Lui si conclude. Sono i due aspetti: Dio operante e Dio beato nella quiete della sua eternità, opera e riposo, movimento, suono, vibrazione, colore e quiete coincidono perfettamente in Lui. La grandiosa affermazione con cui si apre la Bibbia "In principio creò dio il cielo e la terra" deve mettersi in relazione con quelle altre espressioni che stanno al centro della Rivelazione nel prologo del IV Vangelo " In principio era il Verbo….e il Verbo s’è fatto carne" e con quelle che la chiudono nell’Apocalisse " Io sono l’Alfa e l’Omega……..il trono di Dio e dell’Agnello sarà in essa e i suoi servi lo serviranno…." L’atto della creazione divina è una comunicazione che Dio fa di Sé agli esseri creati, ed è perciò una rivelazione di Dio, che crea dal nulla tutte le cose , con la Sua sapienza le ordina e quindi con il Suo Amore le produce e le riempie di Sé e le mette a disposizione le une delle altre e noi meditando sulla Creazione ci sentiamo dinanzi all’ Infinito, al Trascendente, all’Eterno e insieme a un Dio che ci è Padre. Il momento della Creazione ci fa prendere coscienza della trascendenza e dell’assoluta indipendenza di Dio di fronte alle cose, ci fa sentire la distinzione del mondo da Dio e insieme l’intimo contatto dell’uno coll’altro, dell’Unità. Dinanzi all’atto creativo, del quale le cose che guardiamo e in cui viviamo e di cui ci serviamo, le persone con le quali ci relazioniamo e noi stessi quali figli ,scintille , parti di quel grande fuoco d’amore che chiamiamo Dio, noi stessi che siamo i frutti, dovremmo sentire il dovere e il bisogno di adorare, di ringraziare , di amare.
Liberamente tratto da "La rivelazione di Dio"
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