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IL SILENZIO E LA FOSFORESCENZA

di Alexandra B. Porter, Ph. D.

Conferenza del 24 maggio 2004

traduzione dallo spagnolo di Sergio De Ruggiero

 


 

Buona sera a tutti! Permettetemi di cominciare questa conferenza con un’orazione.

Padre Nostro che sei nei cieli, ti ringraziamo per averci donato le nostre vite. Ti chiediamo di concederci la certezza della tua presenza. È volontà di Dio ed il desiderio di Dio, che noi oggi siamo qui. Ed io, come conferenziere, ringrazio per il privilegio di lavorare un giorno in più, nel compimento del suo decreto. Per favore unitevi a me, ora, nell’orazione del Padre Nostro.

"Padre Nostro che stai nei cieli…". Grazie.

Presento qui, questa conferenza, affinché il suo contenuto possa servire come conferma delle immagini che noi percepiamo. Avendo detto questo, per favore, permettetemi di incominciare.

Alcune persone, dichiarano, spesso: " Se che questa cosa esiste, è perché io la vedo". Altre possono essere più enfatiche nelle loro convinzioni sull'esistenza di qualcosa ed affermano: "Se assomiglia ad un papero e gracchia come un papero; è sicuramente un papero". Queste dichiarazioni suonano come un cliché, che noi sembriamo accettare, al solo nominarle.

  • Qualche volta, vi siete mai domandati che vogliono dire queste affermazioni?

  • Qualche volta, vi siete mai trovati nel mezzo di una domanda critica, domandandovi se il papero che avete visto o il papero che avete ascoltato gracchiare, era in realtà un papero?

  • Se tornate indietro, nel ricordare la vostra infanzia, molti di voi saranno d’accordo con me in quello che sto per dire. Ad alcuni di noi, è stato insegnato che dobbiamo giudicare il mondo, solo attraverso le impressioni obiettive che abbiamo dello stesso. Dobbiamo essere in accordo con le esperienze di cui abbiamo avuto attestazione nelle nostre vite o per la parola che altri, ci hanno enunciato, ci siamo allenati a pensare della realtà di qualcosa, da un punto di vista puramente materiale. In alcuni casi, è stato inculcato nelle nostre menti che, a meno che non vediamo realmente una cosa o la sentiamo, l'assaggiamo, l'ascoltiamo o l'annusiamo; non c’è nessuna evidenza significativa, per credere che quella cosa esista veramente. In realtà, a volte noi basiamo le nostre decisioni prese, sulla nostra abilità di ponderare, mentalmente, quello che percepiamo. Cosicché, non staremo esagerando il caso, dicendo che possiamo considerarci, potenzialmente schiavi, delle cose materiali.

    Questo porta alla mente Democrito, un filosofo mistico del IV° secolo a.C. che abitava nella Penisola balcanica, nel sud-est dell'Europa. Democrito spiegò, come funzionava la mente, dichiarando la seguente cosa: "Le particelle della mente o anima, sono distribuite in tutto il corpo e fuggono, costantemente, a causa della loro sottile natura; ma quando esse si danno alla fuga, i loro posti sono presi da altre particelle, inalate attraverso la respirazione. Quando la respirazione termina, non è più possibile reclutare nuove particelle viventi e la morte, avviene rapidamente. Ogni impressione, è la riserva mentale del tatto ed è causata da qualunque accostamento con gli atomi, come nel caso dell’assaporare, del sentire o per facilitare le immagini di corpi esterni a noi, che entrano attraverso i nostri pori. Queste immagini, sono come un tipo di pellicola, composta di atomi in superficie, che galleggiano continuamente, in tutti i corpi, senza nessuna perturbazione del loro reciproco ordine ed è, per così dire, una dimostrazione dell'oggetto nel quale essi si sono stabiliti".

    Le parole di Democrito, mi portarono alla comprensione di una lezione molto importante. Io credo che egli abbia voluto dire che tutta la materia, è in uno stato continuo di vibrazione. Egli desiderava affermare che quello che noi conosciamo, non è la materia propria in sé. L'allusione, è che noi conosciamo solo le vibrazioni prodotte dalla materia, quelle percepite dalla nostra coscienza, attraverso il nostro sistema nervoso sensoriale.

    Per estendere un po' di più questo concetto, tramite l'uso di parole più esplicative e per rendervi più coscienti di quello che desidero esprimervi, permettetemi di spiegarlo in questo modo. Quando noi diciamo " io lo vedo", tendiamo a significare " la mia coscienza lo vede". La parola "vedo", vuole dire che c'è un "quadro" di un'immagine nella nostra coscienza. Cosicché, quando noi usiamo la parola "vedo" in questa maniera, l'implicazione è che i nostri dati basilari, provengono da quello specifico quadro di immagini, depositato nella nostra coscienza. L’estesa investigazione su questo tema, mi dice che lì, nello spazio, esistono certe frequenze vibratorie più alte, che possono ritirarsi facilmente, come il suono o come le immagini dei nostri quadri mentali.

    Con questa congiuntura, la domanda filosofica si eleva: Quando noi dormiamo e sogniamo, non vediamo cose della nostra coscienza? Perfino quando siamo svegli, noi siamo disposti e favorevoli, a vedere i quadri vividi di quelle immagini, depositate nella nostra coscienza. In entrambi i casi, svegli od addormentati, non è l’oggetto vero e proprio che la nostra coscienza percepisce, bensì il quadro delle immagini del medesimo.

    Orbene, per spiegar a loro quello che io ho appreso sulla natura generale di questa discussione, per favore, mi permettano di raccontare una mia storia privata, insieme all'interpretazione personale ed al concetto erroneo che n’ebbi.

    Stavo nel mio studio, in casa mia, lavorando ad un piano di studi di infermeria, quando mia figlia, mi ricordò che andava a ritirarsi nella sua camera. Gli diedi la buona notte e gli dissi che anche io, da lì a poco, sarei andata a coricarmi. Erano allora le 8: 30 di sera ed improvvisamente, mi resi conto che il giorno era stato molto lungo e pieno di pressanti problemi. Nella mia routine giornaliera, avevo incluso la revisione di un piano di studi per il corso di infermeria. La Giunta delle Infermiere, Registrata nello Stato della California, aveva apportato dei cambiamenti ai suoi Corsi, che sarebbero stati portati a capo quell'anno, dal Dipartimento di Infermeria della nostra università. Come conseguenza, il nostro piano di studi del corso di infermeria, completo, si stava rivedendo ed io ero un membro del comitato di detta revisione.

    Quando quella notte lasciai la camera, utilizzata come studio, ancora stavo pensando a tutte le ore che aveva lavorato quel giorno. Andai via, verso la mia camera da letto, pensando che i miei studenti di infermeria, in realtà, fossero benedetti. Mi coricai, dissi le mie orazioni e ringraziai il buon Dio, per il piano di studi del corso di infermeria. Allora incominciai a fare i miei esercizi di retrospezione e lentamente, galleggiai in un sonno profondo.

    Quella notte, sognai una laguna, uno stagno o lago, coperto da una sostanza simile a delle alghe. Lo stagno copriva tutto il campo visibile ,all’interno del panorama della mia visione. Ad un'osservazione più minuziosa, vidi una distesa, un manto di materiale verde scuro e nero. Questa appariva iridescente in certe zone, fosforescente sopra ad altre ed aveva una tessitura piana e metallica in altre ancora. Sotto questa materia, sembrava esserci qualcosa o qualcuno, che si muoveva molto soavemente o qualcosa o qualcuno, che vagava sulla stessa. Cercai di chiarire meglio la mia visione, cancellando o sostituendo quello che percepivo, ma fu infruttuoso. Dopo numerosi sforzi, diventai stranamente inquieta.

    In quel momento, nel sonno, il telefono suonò. Il suono fastidioso di un telefono, mi fece deviare l'attenzione da quel manto fosforescente ed ebbi la sensazione certa, che il mio telefono stava suonando, chiaramente e bruscamente, alla sua maniera, normalmente distinta. Benché io fossi visibilmente lontana dal vero telefono o lontana, dal quadro immaginifico della sua replica, nel sonno fui convinta che il suono di un telefono materiale stava emettendo il suo segnale. Allora, in questo stato di umore mentale, la reazione più logica era rispondere al telefono. Quando lo feci, non c'era nessun segno, che qualcuno fosse all'altro lato della linea telefonica. Il silenzio che sperimentai, mentre ero in ascolto al telefono, intensificò l'inquietudine che sentivo. Compresi allora che stessi ancora sognando. Questo significava che in qualunque caso di necessità, io non potevo contare in nessun aiuto umano. Per comprovare la mia ipotesi, gridai. Aspettai, per quello che sembrò essere un lungo periodo di tempo, ma nessuno venne.

    Mi trovai ad investigare nella mia mente, per trovare delle parole che potevano descrivere la visione del mio sogno; ma la distesa fosforescente che copriva il panorama della mia visione, era molto difficile da rappresentare. Vidi un campo di forza accentratrice, creato per emanazioni, che fluiva fuori della forma materiale e vibrava, al ritmo della stessa. Notai, che non c'era nessuna ombra; non c'era nessuna sensazione di freddo e nessuna sensazione di caldo. C'era solamente una tranquilla brezza estiva ed un soave fulgore, che si stava mischiando, magicamente e misteriosamente, con la luce del suo, proprio corpo. Dal mio punto di vista, le caratteristiche di questa distesa, la quale ha luminescenza e fosforescenza propria, sono:

  • Un corpo ponderabile. La coperta fosforescente aveva una massa. Sentivo che aveva uno stato e delle qualità in lei, che io, potevo valutare mentalmente.

  • Elementi imponderabili. Io non potevo decifrare i suoi volumi basilari o la sua funzione.

    • Un'emanazione impercettibile. Non c'erano sensazioni riconoscibili in lei.

    Quando incominciai a gridare, sempre più rumorosamente, sentivo il mio cuore palpitare in gola. Ero cosciente che la mia respirazione era rumorosa e rapida. Queste sensazioni corporali, intensificarono il silenzio profondo, così come l'inquietudine, che stavo sperimentando.

    Cambiando il mio sguardo e la mia messa a fuoco sulla distesa fosforescente, non vidi nulla d’immerso nella materia verde scuro. Non sentivo strisciare la materia da nessuna parte. Appariva, come se io non fossi in nessun pericolo, in assoluto. Ma ancora mi sentivo molto inquieta, per il posto ed il silenzio che mi circondava. Cosicché gridai. . . gridai . . . e gridai ancora.

    • In quel momento sentii una voce dire: " Mamma, sei OK [bene]?

    • Era mia figlia, che era stato svegliata dalle mie grida.

    • Aprii i miei occhi. . . e risposi, "Sí".

    Ad occhi aperti, continuai a vedere quella strana materia verde scuro. Non vidi la luce della mia stanza, benché mia figlia l'avesse accese.

    Chiusi gli occhi di nuovo e sperai che quelle immagini sparissero. Allora sentii dire da mia figlia: "Stavi gridando nel sonno. Era semplicemente un sogno".

    Dopo alcuni secondi, il quadro di quelle immagini sparì. Guardai mia figlia e gli dissi: "Sto bene" e continuai, dicendogli: "Qualcuno una volta, affermò che i sogni sono le strade reali che conducono alla conoscenza delle proprie immagini mentali".

    E lei mi rispose: "Sì! Sigmund Freud disse questo".

    Aspettò silenziosamente nella mia stanza e dopo alcuni lunghi minuti, mi domandò di nuovo: "Mamma, tutto OK [bene] ora?

    Le dissi: "Sto bene! Stavo gridando perché ero sola e non potevo sentir parlare nessuno".

    Mi rispose: "Bene, non ti dimenticare che un uomo, deve entrare in silenzio o non potrà sentire Dio, parlare.

    Ed aggiunse: " Ora vado nella mia stanza, chiamami se hai bisogno di me!"

    Le risposi: " OK [bene], buona notte Julie". Allora spense la lampada della mia camera dà letto ed uscì.

    Durante i successivi minuti, il mio ricordo fu molto vivido. Per un breve momento, la mia mente si rivolse al "Macbeth", un’opera drammatica molto famosa, che io avevo letto molte volte. Nella tragedia di Shakespeare, "Macbeth", c’è una scena coinvolgente, durante la cena in una festa. Un uomo, che fu assassinato da Macbeth, gli era apparso in forma di fantasma. Ad l'eccezione di Macbeth, nessuno, durante festa, poté vedere la figura di quest’uomo. Mentre Macbeth tenta disperatamente di ottenere che anche gli altri vedano quella figura, sua moglie, Lady Macbeth, diventa, a poco a poco, sempre più irritata. E con un tono di voce furioso, sussurra a suo marito: "Questa, è la stessa impressione della vostra paura. . . quando tutto sarà finito, voi sarete simile ad uno sgabello". Dalla disperazione, Macbeth rispose rabbioso: "Se io sono qui, in piedi, è perché io lo vidi!"

    La sensazione strana che aveva sperimentato nel sonno, ancora rimaneva con me.

  • Cosicché, domandai a me stessa: " Qual è la verità?"
  • E continuai: "Questo sogno è simile alla paura di Macbeth?".
  • Quando un'altra volta, ripassai mentalmente quel sogno, compresi che non c'era nulla che avrebbe potuto danneggiarmi. Dentro di me, sentivo un silenzio profondo e quella distesa fosforescente. Il silenzio per me, era l’indicazione del problema. Per ragioni sconosciute, sentivo che il problema stava proprio lì. Chiunque fosse stato cosciente, avrebbe potuto rispondere a quel problema, ma io non potevo vedere nessuno attorno a me e mi sentivo sola, inquieta e vulnerabile.

    Dopo questa retrospezione, sentii una forte sensazione di sete. Girai la testa, alla mia destra e vidi un piccolo tavolo da notte. Accesi una lampada notturna ed osservai, dove avevo messo una brocca d’acqua, prima di coricarmi quella notte. Sullo stesso tavolo, c’era una copia di un articolo, intitolato: "Che cosa è la Verità". Quest’articolo era un'allocuzione, dettata da Max Heindel il 26 di marzo di 1911. In alcune parti, diceva: "Negli esercizi della Fraternità Rosacrociana, ci sono alcuni splendidi metodi per entrare in contatto con la verità. Il nostro argomento afferma, e la stessa cosa fu detta da Platone e da Giovanni: "Dio è Luce". Se andiamo ad uno dei grandi osservatori e col migliore telescopio, guardiamo nello spazio, vediamo che non c'è nessun limite alla luce. Essa è da tutte le parti. Con quel simbolo di luce lì espresso, viene l'idea dell'onnipresenza e della grandezza, del Dio che veneriamo. Giovanni, con intuizione mistica, dice nei primi cinque versi del suo vangelo, che alcuni usano negli esercizi della Fraternità Rosacrociana: "Al principio era il Verbo". In queste poche frasi, abbiamo una meravigliosa risoluzione del problema, per il quale stiamo cercando, perché quando ritorniamo all'inizio della creazione, siamo nel regno della verità.

    "In questi tempi, siamo affondati nella materia e siamo incapaci di entrare in contatto, direttamente, con la verità; ma quando ritorniamo con il pensiero all'origine delle cose, allora siamo in unità di pensiero con Dio e più idonei a riconoscere la verità. Per questa ragione, al probazionista della Fraternità Rosacrociana, gli è insegnato come ritornare con il pensiero a quel tempo. "E sull'oscurità?", qualcuno domanda, "c’è del male in questo? " No, non c'è niente di male nell'universo di Dio. Durante il giorno percepiamo, tramite la luce del sole, le glorie di questa piccola terra che gira nello spazio. Magari, se ci fosse solo la luce del sole, potremmo percepire nient'altro che questa terra e rimanere ignoranti, del fatto che ci sono altri soli e lune. Ma quando viene la notte e le glorie dal giorno sono appassite, quando il sole non illumina più il cielo, noi possiamo comprendere fino ad un certo punto, per lo meno l'immensità dello spazio; possiamo vedere mondi, milioni e milioni di miglia lontane. L'anima è così stimolata alla devozione meravigliosa, quando abitiamo nella verità, che Dio è tutto ed in tutti".

    Con l'uso della retrospezione, fui portata alla realizzazione che l'esercizio della retrospezione, per se stesso, mi aveva portato alla verità attraverso il sogno. Analizzai quello che ho citato precedentemente e compresi che, nei confronti di quel sogno, io ero stata troppo rapida nel giudicare il silenzio e la distesa fosforescente ed avevo fallito, non vedendo quel quadro, in tutta la sua dimensione. Allora ritornai all'esercizio della retrospezione, cadendo addormentata di nuovo e continuando quel misterioso sogno, esattamente come pochi minuti prima. Tuttavia, questa volta, io non gridai. Semplicemente dissi a me stessa, che non avevo niente da temere e dormii, fino alla mattina seguente, ovviamente, senza nessuna paura.

    La mattina seguente, avevo ancora quel sogno assai vivido nella mia mente. Insieme al ricordo dello stesso, però, c’era un senso di pace. Quella pace mi ricordò che le materie solide, devono diventare idee, prima che il sesto senso dell'uomo, l'intuizione, possa percepirle. Allora per essere comprese, tramite l’uso del suo settimo senso, il quale è la pura saggezza, devono dissolversi nello spirito. Magari è questa la ragione per la quale, la maggioranza di noi, dimostra di essere molto intelligente nella percezione retrospettiva. In quel momento, fui convinta che il sogno avesse avuto le caratteristiche di un chiarimento. In modo tale, che abbia potuto apprezzare i cambiamenti che ebbero luogo dentro di me, nel sogno, permettendomi di accogliere l'idea più basilare di questo tema.

    Nella pagina 123, del libro "La Trama del Destino" di Max Heindel, è scritto: "Dio è Luce" e nemmeno il più potente dei telescopi, che abbraccia milioni di chilometri nello spazio ha mai trovato i confini della Luce. Ma noi sappiamo, che forse, proprio perché possediamo occhi con i quali percepiamo la luce ed orecchi che registrano le vibrazioni del suono, cammineremmo per la terra in eterna oscurità e silenzio; perciò, per percepire la Luce Divina, che sola può illuminare la nostra oscurità spirituale e sentire la voce del silenzio, che è l’unica che può guidarci, dobbiamo coltivare i nostri occhi ed orecchi spirituali, ed il discorso, il vero discorso scientifico, è uno dei metodi più poderosi ed efficaci per trovare grazia davanti a nostro Padre e ricevere, l'immersione nella luce spirituale, la quale, alchemicamente, trasforma il peccatore in santo e l'avvolge con il velo dorato dello sposalizio di Luce, il luminoso Corpo-anima". [p. 219]

    Per capire il ruolo che un sogno di questo tipo svolge nelle nostre vite, dobbiamo incominciare, dando valore alle domande generate dallo stesso. C'è un famoso proverbio che dice: "La bellezza, sta negli occhi dello spettatore". Nel silenzio, io vidi il problema. Ancora, guardando all'indietro, il silenzio mi si rivelò un segno di pace. Il silenzio della telefonata, rappresentava la mia vita pacifica. C'era dentro ed attorno a me, pace. Come lo spettatore, io desideravo vedere il silenzio, come rappresentazione di pace. Che interessante, uscire pace, da una situazione d’inquietudine.

    Nel suo libro, "Misteri Rosacrociani", Max Heindel scrisse: "Il suono nel vuoto non può essere sentito nel Mondo Fisico, ma l'armonia che procede da una cavità vuota di un archetipo celestiale, è la "voce del silenzio" e questa diventa udibile, quando tutti i suoni terrestri sono cessati. Elía non sentiva di certo la "voce", quando l’uragano ed il temporale ruggivano, né stava in evidenza durante l’accadimento di un terremoto, né mentre si manifestava un incendio, scoppiettante e divoratore; ma quando i suoni distruttori e disarmonici di questo mondo si erano spenti, la " vocina silenziosa" esteriorizzava i suoi comandamenti, nel salvare la vita di Elía. [pp. 58-59]

    La distesa fosforescente, avvolgeva una vita che si muoveva soavemente sul suo contorno. Quella vita stava emettendo luce, senza caldo notevole o combustione. Io ero quella vita. Gli Atomi, brillando così, come fosforo, galleggiavano fuori dell'atmosfera, entrando ed aiutando a creare sostanza, in quell'altro mondo. Questa emanazione peculiare e personalizzata, è un'essenza atomica, che sale e continuamente ascende su tutti gli umani. Nelle relazioni esoteriche, la materia solida ed il corpo dell'uomo, possono trovarsi attraverso il senso del tatto. Tuttavia, la materia solida deve estendersi allo stato fluido, prima che sia appropriata al senso umano del gusto. Questa deve diventare vapore, prima che le nostre ghiandole olfattive possano recepirla, decifrarla ed annusarla. Seguendo queste linee, deve diventare etere, prima che possa sentirsi. Gli occhi non contemplano le onde eteree del suono. Essi si armonizzano solo al senso del sentire. Ed in più, la materia solida, deve diventare essenza, prima che i nostri occhi, possono catturare la sua immagine, metterla a fuoco e per ultimo, vederla.

    Il gran mistico tedesco e teologo, Meister Johannes Eckhart, disse una volta: "Il conoscitore e la cosa conosciuta, sono uno. Dio ed io siamo uno nella conoscenza. . . non c'è nessuna distinzione tra noi". La distesa fosforescente era la mia pellicola atomica esterna. Sotto quel manto, la vita non era cosciente della pace che stava irradiando. Ogni grado di sostanza è reale, rispetto al mondo a cui appartiene. La materia, nel mondo materiale e la sostanza spirituale, nel mondo spirituale.

    In conclusione, l’esperienza di quel sogno, m’insegnò che il "Dominio della disarmonia è nel silenzio e nell'aspettativa e che l'inquietudine, porterà al chiarimento. . .

    Molte grazie a tutti per l'attenzione prestata e che il buon Dio, continui ad illuminarci.

    "Che Le Rose Fioriscano Sulle Vostre Croci".

     

    Alexandra Porter


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