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I SERVIZI DEVOZIONALI
DELL'ASSOCIAZIONE ROSACROCIANA

 

IL SERVIZIO FUNEBRE

 


 

 

Rif.: I Tess. 4 , 13-14 - I Cor. 15 , 35-44
dal poema "Il Nautilo imprigionato" di Oliver Wendell Holmes, dal poema di Arnold.


         SERVIZIO FUNEBRE:

 

I° parte = Alla Cerimonia della Cremazione.

* Musica dolce

Vicino a te, Signor
Vicino a te;
Vicino a te, Signor
Più vicino a te.
Che appaia il cammin
Che sale verso il ciel
Vicino a te, Signor
Più vicino a te.


* Si scopre l'emblema
* L'officiante legge ad alta voce il seguente servizio:

Care sorelle e cari fratelli, che le rose fioriscano sulla vostra croce!
(I presenti rispondono:) E sulla tua pure!

Osserviamo un momento di silenzio, meditando su L'AMORE, LA PACE E LA TRANQUILLITA' .

 

(Concentrazione)

 

Non vogliamo che rimaniate nell'ignoranza, o fratelli, riguardo a quelli che sono morti, perché non dovete sentirvi afflitti, come gli altri che non hanno speranza. Se infatti crediamo che Gesù Cristo è morto ed è resuscitato, dobbiamo pure credere che Dio chiamerà a sé quanti si sono addormentati in Gesù Cristo.

Ma qualcuno dirà: Come risorgono i morti? Con quale corpo ritorneranno? Quello che semini non germina se prima non muore. Quello che semini non è il corpo che deve nascere, poiché se il seme non muore il grano non nascerà; Dio poi ridarà la vita ad un nuovo corpo come Egli vuole, e a ciascun seme darà il corpo che gli è proprio.
Non ogni carne è la medesima carne: altra è la carne degli uomini e altra quella degli animali, altra quella degli uccelli e altra quella dei pesci. Vi sono corpi celesti e corpi terrestri; lo splendore dei corpi celesti è ben diverso da quello dei corpi terrestri. Una cosa è lo splendore del Sole, un'altra quello della Luna e altra ancora quello delle stelle. Anzi, ogni astro risplende in modo diverso da un altro.
Così sarà anche la resurrezione dei morti. Si semina il corpo corruttibile, risorge un corpo incorruttibile; si semina spregevole, risorge un corpo glorioso; si semina debole, risorge nella potenza; si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.

Il conforto che la religione ci offre nei momenti di dolore è la misura del valore della religione stessa. Per raggiungere il suo fine essa deve consolarci soprattutto nel momento della separazione dai nostri cari. Quando la morte falcia la vita, quando piace a Dio mettere fine all'esistenza terrena dei nostri parenti e amici, quando le nostre risorse umane si sono esaurite, ci volgiamo alla religione per ricevere il coraggio e la forza di sopportare il peso della nostra perdita e del nostro dolore.

Che cosa dicono su questo argomento gli insegnamenti rosacrociani? Per prima cosa insegnano che la morte non significa fine; ricordano poi la Legge di Conseguenza, secondo la quale il frutto delle azioni, buone o cattive, compiute nella vita deve prima o poi essere raccolto, poiché, come si legge sulla Bibbia: "Ciò che l'uomo semina, quello raccoglierà".
Sappiamo che la morte non può cancellare le azioni buone o cattive, come non si possono saldare i debiti trasferendoci in un'altra città. Il debito rimane, e prima o poi, una volta o l'altra dovrà essere estinto.

Ci rallegriamo quando nasce un'anima, cioè quando viene racchiusa in una veste d'argilla; ci rattristiamo quando questa forma viene distrutta al momento della morte. Non ci rendiamo conto che dovremmo comportarci nel modo opposto. Lo spirito, nascendo nel mondo fisico, viene imprigionato nella sua forma di carne, divenendo soggetto alla sofferenza, al dolore, alle infermità, e per fortuna anche alle gioie che sono conseguenza del suo stato. Tuttavia l'esistenza fisica è necessaria perché l'anima impari le lezioni alla scuola della vita.

Se vogliamo piangere, dovremmo farlo per la nascita di uno spirito su questa terra; dovremmo invece gioire quando sopravviene la morte a liberarlo dal dolore e dalle limitazioni dell'esistenza fisica. Se ci rendessimo conto del sollievo provato dai nostri cari liberati dalla sofferenza del corpo, dovremmo esultare anziché rattristarci. Pensiamo a quanta gioia proverà una povera anima che è stata incatenata ad un letto di dolore, risvegliandosi nel mondo a noi invisibile in cui si può muovere liberamente, a suo piacimento e senza più soffrire! Non dovremmo augurarle buon viaggio, e di raggiungere al più presto Dio, invece di piangere?

E' piaciuto a Dio richiamare .................... per una missione superiore in un campo più vasto, in un altro mondo, dove egli (ella) non ha più bisogno del corpo fisico che ha abbandonato.

(Un'altra persona - o più persone - ricordi qui le qualità e le attività del defunto)

Come il bambino va a scuola giorno dopo giorno per aumentare le sue conoscenze, e ha molte ore di riposo fra due giorni scolastici consecutivi sviluppando così il suo corpo dall'infanzia alla maturità, così anche lo spirito frequenta la scuola della vita durante il succedersi delle esistenze, occupando una dopo l'altra forme terrestri sempre migliori con le quali acquista esperienza.

Come dice un poeta:

Costruisciti più fiere dimore, anima mia,
Mentre le stagioni scorrono!
Lascia al passato la sua bassa volta,
Fai un tempio più bello di quello che egli rimpiazza,

Proteggiti sotto un duomo più altero
Fino al giorno in cui, finalmente liberata
Dalla tua conchiglia ormai inutile,
Lascerai il mare agitato della Vita!

 

Sappiamo che ... (nome del defunto)... ritornerà un giorno con un corpo migliore e più nobile di quello che ha abbandonato. Sappiamo che secondo l'immutabile Legge di Conseguenza deve ritornare per fare sì che, attraverso vite ed amicizie successive, la sua natura affettiva si estenda e si immerga in un oceano d'amore.
Per noi la morte ha perduto il suo pungiglione mortale, non perché siamo diventati insensibili o perché amiamo di meno i nostri cari, ma perché siamo convinti di avere la prova inconfutabile che la morte non esiste.
Non abbiamo nessun motivo di piangere perché il cordone argenteo si è rotto e il corpo ritorna alla polvere da cui proviene; infatti sappiamo che lo spirito del nostro caro è più vicino di prima, ed è presente fra noi anche se non possiamo vederlo.


Affidiamo al fuoco la spoglia che lo spirito ha abitato, in modo che i suoi elementi siano mutati in altre forme per alchimia naturale.

Mai lo spirito è nato!
Mai cesserà di esistere!
Mai è esistito il tempo,
La fine e l'inizio sono dei sogni!
Lo spirito sarà sempre senza nascita o morte,
La morte giammai lo ha sfiorato
Benché sembri la sua spoglia priva di vita.
No! Mentre un abito vecchio è deposto
E se ne indossa uno nuovo, dicendo:
"Oggi questo indosserò."
Così alleggerito lo spirito lascia
Il suo abito di carne
E si accinge ad occupare
Una dimora tutta nuova.

 

Preghiamo chiedendo l'aiuto di Dio affinché  ... (nome del defunto)... possa procedere rapidamente e cominciare il nuovo compito nell'al di là.

* Tutti si alzano in piedi e cantano l'ultima strofa dell'INNO DI CHIUSURA
* Si copre l'emblema
* Ammonizione finale:

Il nostro amico (la nostra amica) non è partito(a), non ci ha lasciato, è tra noi anche se invisibile a coloro che ha amato. Ora è libero(a) e rivestito(a) di un corpo celeste, maggiormente adatto all'elevata esistenza nella quale ora si trova.

I nostri migliori auguri lo(la) accompagnino nella sua nuova patria.

 


 

II° parte = Alla deposizione dell'urna.

 

Non vi è morte:

Non vi è morte.
Le stelle si abbassano sull'orizzonte solo per alzarsi su altre rive
e nei cieli aureolati scintillano con lo splendore delle pietre preziose.

Non esiste la morte.
Le foglie della foresta cadono per animare l'aria invisibile.
Le rocce si disgregano per nutrire i licheni avidi.

Non esiste la morte.
La polvere che calpestiamo si trasformerà sotto gli acquazzoni di aprile.
Vedremo gonfiarsi le spighe d'oro e la frutta matura e i fiori tingersi dei colori dell'arcobaleno.

Non esiste la morte.
I rami possono ben spogliarsi, i fiori appassire e scomparire.
Attendono solo che passi l'inverno gelido per sentire di nuovo il soffio profumato di maggio.

Non esiste la morte.
E sebbene piangiamo i sembianti dolci e familiari degli esseri teneramente amati,
che abbiamo tenuto tra le nostre braccia

Sebbene con cuore infranto, sotto spoglie di lutto, abbiamo condotto silenziosamente
le loro fredde ceneri nel luogo di riposo ripetendoci: "Sono morti!"

No! Non sono morti. Non hanno fatto che passare dietro il velo che li nasconde,
verso una vita nuova più ricca di possibilità entro sfere più serene.

Hanno abbandonato il loro abito di argilla per rivestire un ornamento radioso;
Non sono partiti per lontananze sperdute, non sono perduti, non sono scomparsi.

Sebbene invisibili ai nostri occhi mortali sono sempre qui
e continuano ad amare quelli che hanno lasciato dietro di loro; non ci dimenticheranno mai.

Talvolta sulle nostre fronti sentiamo il loro dolcissimo fruscio, come una carezza;
il nostro spirito li avverte e il nostro cuore ne è confortato e ritrova la calma.

Sempre presenti, sebbene invisibili, gli spiriti immortali dei nostri cari rimangono
perché l'universo di Dio è tutto espressione di Vita.
Non esiste la morte.

 


 

  • Si canta l'INNO DI APERTURA.

  • Si scopre l'emblema e si spengono le luci, tranne quella che illumina l'emblema e quella che serve per la lettura.

  • L'officiante legge ad alta voce il seguente servizio:

Care sorelle e cari fratelli,

 ancora una volta ci siamo ritirati dal frastuono del mondo materiale per entrare nel tempio vivente del nostro essere interiore, in un conclave spirituale. Per simbolizzare questo ritiro dal mondo visibile abbiamo oscurato il luogo della nostra riunione.

Noi cerchiamo la luce spirituale seguendo gli insegnamenti della Filosofia Rosa-Croce; fissiamo dunque riverentemente gli occhi sulla Croce di Rose mentre ascoltiamo il saluto Rosacrociano:

Care sorelle e cari fratelli, che le rose fioriscano sulla vostra croce!

(I presenti rispondono:) E sulla tua pure!

Un solo carbone non forma un fuoco, ma quando diversi carboni vengono messi insieme il calore latente in ciascuno di essi può trasformarsi in una fiamma che emette luce e calore; conformemente a questa legge di natura ci siamo riuniti qui questa sera (oppure: oggi), affinché unendo le nostre aspirazioni spirituali si possa accendere e mantenere viva la fiamma della vera fratellanza, che è il balsamo di Galaad, unica panacea contro le miserie del mondo.

La Bibbia è stata data al Mondo Occidentale dagli Angeli del Destino, che assegnano a tutti e a ciascuno in particolare, ciò che esattamente occorre per avanzare nell'evoluzione. Questi Angeli sono al di fuori dell'errore, perciò se noi cercheremo nella Bibbia la luce, la troveremo certamente.

Leggiamo alcuni versetti dalla prima Epistola di S. Giovanni e dalle Lettere di S. Paolo ai Corinzi e ai Filippesi, aventi per tema la fratellanza:

"Dio è luce; se noi camminiamo nella luce, come Egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri. Chi ama il proprio fratello è nella luce, ma chi odia il proprio fratello è nelle tenebre, e non sa dove va, perché le tenebre hanno accecato i suoi occhi".

"Non si ami con parole o con lingua, ma mediante opere e verità, perché se anche parlassi le lingue degli uomini e degli Angeli, ma non avessi l'amore, sarei come un bronzo risuonante e un tintinnante cembalo.

"E se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le montagne, ma non avessi l'amore, non sarei nulla.

"E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi l'amore, a niente mi gioverebbe.

"L'amore è lento all'ira, è benigno; l'amore non invidia, non procede perversamente, non si gonfia, non opera disonestamente, non cerca le cose proprie, non s'inasprisce; non tiene conto del male, non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce della verità, comprende ogni debolezza, ha la fede, spera ogni cosa, sostiene ogni cosa.

"L'amore non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la scienza svanirà, perché la nostra conoscenza è imperfetta e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto sparirà.

"Ora vediamo come in uno specchio, in maniera confusa; ma allora vedremo direttamente.

"Ora conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto.

"Queste dunque le tre cose che durano: la fede, la speranza e l'amore; ma di tutte la più grande è l'amore!

"Se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di Lui è perfetto in noi.

"Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui.

"Se uno dice: "amo Dio", e odia il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il suo fratello che vede, non può amare Dio che non vede. E questo è il comandamento che abbiamo da Lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

"Se c'è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c'è conforto derivante dall'AMORE, se c'è qualche comunanza di spirito, non cerchi ciascuno il proprio interesse, ma anche quello degli altri.

"Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un geloso tesoro la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana si umiliò facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù Cristo ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Cristo Gesù è il Signore, a gloria del Padre".

Care sorelle e cari fratelli,

 sforziamoci di seguire l'esempio di Cristo e vivere secondo la Sua grandezza: IL PIU' GRANDE FRA DI VOI, SARA' COLUI CHE SARA' L'ULTIMO E IL SERVO DI TUTTI.

Il Servizio amorevole, altruistico e disinteressato che facciamo agli altri è il cammino più breve, più sicuro e più gioioso che conduce a Dio. Il riconoscimento dell'unità fondamentale di ciascuno con tutti, la fratellanza dello spirito, è la realizzazione di Dio. Per raggiungerla cerchiamo ogni giorno di dimenticare le inclinazioni esteriori dei nostri fratelli e di servire l'essenza divina che è occulta in ciascuno, ciò che costituisce la base della fratellanza.

Rimaniamo ora in silenzio e concentriamoci per qualche minuto sulla parola "SERVIZIO".

 

(Concentrazione di circa 7 minuti)

 

  • Terminata la concentrazione, si copre l'emblema e si riaccendono le luci.

  • Se prevista, si dà inizio alla lettura o conferenza scelta per il giorno, effettuata possibilmente da persona di sesso opposto all'officiante

  • Terminata la conferenza o lettura, l'officiante legge la seguente preghiera:


PREGHIERA ROSA+CROCE

Non ti chiedo maggior luce, o Signore,

 ma degli occhi che vedano chiaramente;

Non maggiore armonia,

 ma un orecchio che d'ora innanzi ascolti meglio la melodia;

Non maggior potere,

 ma la facoltà d'adoperare la forza latente in ognuno di noi;

Neppure maggior amore,

 ma il dono di mutare in carezza un semplice movimento d'umore;

Non maggior gioia,

 ma poter meglio sentire l'aiuto e la dolcezza della Tua presenza,

 per dare al mio prossimo ciò che posseggo di coraggio e pazienza.

Non Ti chiedo altri doni, o mio Dio,

 ma il solo senso di ben sapere utilizzare per il meglio

 i preziosi doni di cui volesti provvedermi.

Accordami di vincere la paura

 e di conoscere per mezzo Tuo tutte le sante gioie:

Quella di essere l'amico che vorrei essere;

Di parlare in verità secondo la mia via;

Di amare la purezza;

Di cercare la bontà;

Di spingere con energia ogni anima ad elevarsi

 verso la libera armonia, la radiosa libertà.

 

Si canta l'INNO DI CHIUSURA.

Ammonizione finale:

Ed ora, care sorelle e cari fratelli, nel salutarci per ritornare al mondo materiale, facciamo il fermo proposito di esprimere nella nostra vita quotidiana gli elevati ideali spirituali testé ricevuti, affinché giorno per giorno si diventi sempre più degni servitori come canali coscienti nell'opera benefica dei nostri Fratelli Maggiori, al servizio dell'umanità.

 


 

 

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A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
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Centro promotore della Comunità Rosa+Croce Internazionale
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