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Il Diluvio

Dal sito: http://www.pantarhei.virtuale.org/mito_folklore.htm 

di Axel Famiglini

 


 

La storia del diluvio è una di quelle narrazioni mitologiche che non appartiene solo ad una determinata civiltà, ma è propria dell’umanità intera. Troviamo miti sul diluvio ovunque: dall’Europa all’Asia, dall’Africa alle Americhe. Il passato più remoto cela una storia misteriosa e allo stesso tempo terrificante: un giorno le acque distrussero il mondo intero, inondando ogni pianura, ogni montagna. Non vi era scampo per nessuno. O quasi. Infatti qualcuno, una sparuta coppia di uomini, per svariati motivi, riusciva a salvarsi e a preservare il genere umano dall’estinzione.

La Bibbia ci dice in "Genesi" capitolo 6:

"Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi anni". C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi. Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore, non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito d'averli fatti". Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore. […]"

Quello che il libro della Genesi ci presenta è sostanzialmente una situazione confusa. Prima si parla di angeli che si unirono alle figlie degli uomini. Poi è resa manifesta la decisione di Dio di accorciare la vita dell’uomo a 120 anni. Successivamente sono menzionati i giganti. Infine, Dio decreta lo sterminio dell’uomo a causa dei suoi peccati. Tuttavia solo un uomo, che era rimasto giusto agli occhi del Signore, è risparmiato. Il suo nome era Noè. Si dice che Noè camminasse con Dio ed avesse tre figli: Sem, Cam, e Iafet.

"[…] Allora Dio disse a Noè: "E’ venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori. Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza, cinquanta di larghezza e trenta di altezza. Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio e superiore. Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto è sulla terra perirà. Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli. Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina. Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie, due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita. Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro". Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece."

Il Signore, sicuro nei suoi intendimenti, prese contatto con Noè e gli comunico i suoi progetti di mandare un diluvio sulla Terra. Noè e la sua famiglia furono risparmiati ed il patriarca biblico ebbe il compito di costruire un’arca per salvare ogni specie vivente.

Se riflettiamo per un momento su questa storia, notiamo che non si capisce esattamente perché Dio scateni il diluvio sulla terra. Si dice che l’umanità si era corrotta, ma non è esplicitato esattamente il perché. Si fa riferimento ai figli di Dio, ma la loro momentanea apparizione all’interno del racconto non è logicamente giustificata. Il testo biblico non è per nulla chiaro. Se vogliamo capire esattamente le cause del diluvio, bisogna appoggiarsi ad un libro apocrifo dell’antico testamento, detto Primo Libro di Enoch, che ci permetterà di chiarire il tutto. Il primo libro di Enoch, detto Enoch etiopico, fu presumibilmente composto tra il III e il I secolo a.C. E’ strutturato in varie sezioni che sono, oltre l’introduzione (capp.I-V) : il libro dei vigilanti (capp.VI-XXXVI), il libro delle parabole che sostituisce il libro dei giganti (capp. XXXVII-LXXI), il libro dell'astronomia (capp. LXXII-LXXXII), il libro dei sogni (capp. LXXXIII-XC), l’epistola di Enoch (capp. XCI-CV), l’Apocalisse Noachica (capp. CVI-CVIII) che è la conclusione.

Originariamente scritto in ebraico, il libro di Enoch ebbe fortuna nell’antichità, soprattutto presso i primi cristiani. Tuttavia durante il Medioevo, esso, praticamente, scomparve e fece ritorno in occidente grazie all’esploratore James Bruce, che ne ritrovò in Etiopia una copia, scritta nell’antica lingua ge’ez.

Il libro dei Vigilanti inizia così:

"Ed accadde, da che aumentarono i figli degli uomini, che in quei tempi nacquero, ad essi, ragazze belle di aspetto. E gli angeli, figli del cielo, le videro, se ne innamorarono e dissero fra loro:<<Venite, scegliamoci delle donne fra i figli degli uomini e generiamoci dei figli>>."

Il capo degli angeli Semeyaza, non volendo rischiare di addossarsi tutta la colpa del loro peccato per aver trasgredito gli ordini di Dio, fa giurare agli altri angeli di non abbandonare la loro impresa. In seguito a questo giuramento accadde che:

"Si presero, per loro, le mogli ed ognuno se ne scelse una e cominciarono a recarsi da loro. E si unirono con loro ed insegnarono ad esse incantesimi e magie e mostrarono loro il taglio di piante e radici. Ed esse rimasero incinte e generarono giganti la cui statura, per ognuno, era di tremila cubiti. Costoro mangiarono tutto il frutto della fatica degli uomini fino a non poterli, gli uomini, più sostentare. E i giganti si voltarono contro di loro per mangiare gli uomini. E cominciarono a peccare contro gli uccelli, gli animali, i rettili, i pesci e a mangiarsene, fra loro, la loro carne e a berne il sangue. La terra, allora, accusò gli iniqui. E Azazel insegnò agli uomini a far spade, coltello, scudo, corazza da petto e mostrò loro quel che, dopo di loro e in seguito al loro modo di agire sarebbe avvenuto: braccialetti, ornamenti, tingere ed abbellir le ciglia, pietre, più di tutte le pietre preziose e scelte, tutte le tinture e gli mostrò anche il cambiamento del mondo. E vi fu grande scelleratezza e molto fornicare. E caddero nell'errore e tutti i loro modi di vivere si corruppero. Amezarak istruì tutti gli incantatori ed intagliatori di radici. Armaros insegnò la soluzione degli incantesimi. Baraqal istruì gli astrologi. Kobabel insegnò i segni degli astri, Temel insegnò l'astrologia e Asradel insegnò il corso della luna. E, per la perdita degli uomini, gli uomini gridarono e la loro voce giunse in cielo."

Qui inizia ad essere chiaro lo scenario che anticipa il diluvio biblico. L’unione degli angeli di Dio, detti Vigilanti, con le figlie degli uomini (fatto già delittuoso), genera esseri abominevoli detti giganti. I giganti subito si rivelarono ostili agli uomini e distruggevano ciò che la terra produceva. Gli angeli caduti, a loro volta, insegnarono agli uomini nozioni che non avrebbero dovuto conoscere. In questo modo l’umanità si corruppe e divenne colma di peccatori. In seguito a questi fatti, Dio comandò a Arseyaleyor di recarsi da Noè e di illustrargli "la fine che verrà poiché la terra, tutta, perirà: un diluvio verrà su tutta la terra e quel che è in essa perirà. Avvisalo che fugga e resti , il suo seme, per tutta la terra".

Poi Dio specifica: "Non tutti i figli dell'uomo periranno a causa del segreto di tutto quel che gli angeli vigilanti hanno distrutto e insegnato ai loro figli. E tutta la terra si è corrotta per aver appreso le opere di Azazel ed ascrivi a lui tutto il peccato."

Ecco la causa del diluvio chiarita dal libro di Enoch: gli uomini avevano saputo cose che non avrebbero dovuto conoscere e avevano fatto un uso nefasto delle conoscenze acquisite.

Chiarito pertanto questo punto, continuiamo a seguire la narrazione biblica (Genesi, capitolo 7):

" […] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque sulla terra. Noè entrò nell’arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio. Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti gli esseri che strisciano sul suolo entrarono a due a due con Noè nell’arca, maschio e femmina, come Dio aveva comandato a Noè. Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra; nell’anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono. Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti. In quello stesso giorno entrò nell’arca Noè con i figli Sem, Cam e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli: essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti gli uccelli, tutti gli esseri alati. […] Quelli che venivano, maschio e femmina d’ogni carne, entrarono come gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui. Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e sollevarono l’arca che s’innalzò sulla terra. Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e l’arca galleggiava sulle acque. Le acque s’innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo. Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che avevano ricoperto. Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli, bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti gli uomini. Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era sulla terra asciutta morì. Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: dagli uomini, agli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui nell’arca. Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni."

Vediamo una terra devastata dalle acque dove l’unica speranza per l’umanità è rappresentata dall’arca e da ciò che essa contiene. Si può notare come la distruzione sia causata principalmente dalle piogge torrenziali ingentissime e dallo sgorgare di acquee sotterranee. Le specie animali vennero anch’esse salvate dal Signore: sette coppie di tutte le specie d’animali "mondi" e di uccelli, una coppia sola degli animali "che non sono mondi".

Alla fine il diluvio finì (capitolo 8):

"Dio si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici che erano con lui nell’arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le acque si abbassarono. Le fonti dell’abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu trattenuta la pioggia dal cielo; le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo centocinquanta giorni. Nel settimo mese, il diciassette del mese, l’arca si posò sui monti dell’Ararat. Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti. Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta nell’arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero ritirate. Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque sulla terra. Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero ritirate dal suolo; ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò a lui nell’arca, perché c’era ancora l’acqua su tutta la terra. Egli stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell’arca. Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba dall’arca e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa non tornò più da lui. L’anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse la copertura dell’arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta. Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu asciutta. Dio ordinò a Noè : <<Esci dall’arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei tuoi figli con te. Tutti gli animali d’ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di essa.>> […] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull’altare. Il Signore ne odorò la soave fragranza e disse tra sé: "Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto. Finché durerà la terra, seme e messe, freddo e caldo, estate e inverno, giorno e notte non cesseranno"."

 L’umanità è salva ed è pronta a ricominciare. Dio stesso promette che non distruggerà più la terra e dice "Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà la terra. Dio disse: <<Questo è il segno dell'alleanza, che io pongo tra me e voi e tra ogni essere vivente che è con voi per le generazioni eterne.>>"

Fin qui la Bibbia. A questo punto potremmo chiederci se il diluvio descritto nella Bibbia abbia precedenti oppure sia unico nel suo genere nella zona mediorientale. Sappiamo che nel XIX secolo, scienziati e studiosi cercarono di trovare delle prove storiche proprio riguardo il racconto riportato dalla Bibbia.

 Nel 1872 venne data notizia a Londra che tra le miglia di tavolette ritrovate nella Biblioteca di Assurbanipal a Ninive, fu ritrovata la storia del diluvio caldeo. Lo scopritore si chiamava George Smith. Questi aveva scoperto un frammento della tavoletta undicesima dell’ "Epopea di Gilgamesh", composta e divisa in XII tavole, nella quale si parlava del racconto del diluvio. Naturalmente fu una scoperta sensazionale che ebbe molta eco negli ambienti accademici dell’epoca e non solo. L’epopea di Gilgamesh è ormai piuttosto nota. Gilgamesh, re di Uruk, compie numerose imprese, accompagnato dall’insostituibile amico Enkidu e viaggia continuamente alla ricerca del dono dell’immortalità. Il nostro eroe tuttavia non riuscirà a sconfiggere la morte, ma acquisirà una conoscenza quasi pari a quella degli dei.

La redazione classica dell’Epopea venne attribuita nell’antichità allo scriba Sinleqiunnini. Leggiamo pertanto un brano dell’Epopea nella versione classica babilonese (tavola XI, 8-158) nella quale Utanapishtim, il Noè della situazione, racconta a Gilgamesh la storia del diluvio:

"Utanapishtim parlò a lui, a Gilgamesh:

<<Una cosa nascosta, Gilgamesh, ti voglio rivelare, e il segreto degli dei ti voglio manifestare. Shuruppak – una città che tu conosci, che sorge sulle rive dell’Eufrate – questa città era già vecchia e gli dei abitavano in essa. Bramò il cuore dei grandi dei di mandare il diluvio. Prestarono il giuramento il loro padre An, Enlil, l’eroe, che li consiglia, Ninurta, il loro maggiordomo, Ennugi, il loro controllore di canali; Ninshiku-Ea aveva giurato con loro.

Le loro intenzioni (quest’ultimo) però le rivelò ad una capanna:

"Capanna, capanna! Parete, parete! Capanna ascolta; parete, comprendi! Uomo di Shuruppak, figlio di Ubartutu, abbatti la tua casa, costruisci una nave,

abbandona la ricchezza, cerca la vita! Disdegna i possedimenti, salva la vita! Fai salire sulla nave tutte le specie viventi! La nave che tu devi costruire le sue misure prendi attentamente, eguali siano la sua lunghezza e la sua larghezza; tu la devi ricoprire come l’Apzu."   Io compresi e così parlai al mio signore Ea: "L'ordine mio Signore, che tu mi hai dato, l'ho preso sul serio e lo voglio eseguire. Che cosa dico però alla città, agli artigiani e agli anziani".

Ea aprì la sua bocca, così parlò a me, il suo servo: "Tu, o uomo, devi parlare loro così: 'Mi sembra che Enlil sia adirato con me; perciò non posso vivere più nella vostra città, non posso più porre piede sul territorio di Enlil. Per questo voglio scendere giù nell'Apzu, e là abitare con il mio signore Ea. Su di voi però Enlil farà piovere abbondanza, di uccelli, abbondanza di pesci. Egli vi regalerà ricchezza e raccolto. Al mattino egli farà scendere su di voi focacce, di sera egli vi farà piovere una pioggia di grano' ". Appena l’alba spuntò, si raccolse attorno a me tutto il paese; il falegname porta la sua ascia, il giuncaio porta il suo... […] Anche i bambini portano pece. Il povero portò il necessario. Al quinto giorno disegnai lo schema della nave; la sua superficie era grande come un campo, le sue pareti erano alte 120 cubiti. Il bordo della sua copertura raggiungeva anch'esso 120 cubiti. Io tracciai il suo progetto, feci il suo modello: suddivisi la superficie in sei comparti, innalzai fino a sette piani.

La sua base suddivisi per nove volte, Nel suo mezzo infissi pioli per le acque; scelsi le pertiche e approntai tutto ciò che serviva alla sua costruzione: tre sar di bitume grezzo versai nel forno, tre sar di bitume fine impiegai; la gente che portava i canestri erano tre sar, essi portavano l'olio: tranne un sar di olio che i [...] hanno consumato, due sar di olio sono stati messi da parte dal marinaio.

Come approvvigionamento macellai buoi, giorno dopo giorno uccisi pecore; mosto, birra olio e vino gli artigiani bevvero come se fosse la festa del Nuovo Anno! Al sorgere del sole io feci un'unzione; al tramonto la nave era pronta. Il varo della nave era molto difficile; corde per il varo furono lanciate sopra e sotto; due terzi di essa stavano sopra la linea d'acqua. tutto ciò che possedevo di specie viventi le caricai dentro […]: sulla nave feci salire tutta la mia famiglia e i miei parenti, il bestiame della steppa, gli animali della steppa tutti gli artigiani feci salire sulla nave.  L'inizio del diluvio me lo aveva indicato Shamash: "Al mattino farò scendere focacce, la sera farò piovere una pioggia di grano; allora sali sulla nave e chiudi la porta!".

Venne il momento indicato: al mattino scesero focacce, la sera una pioggia di grano. Io allora osservai le fattezze del giorno: al guardarlo, il giorno incuteva paura. Entrai dentro la nave e sprangai la mia porta. Al marinaio Puzuramurri, il costruttore della nave, regalai il palazzo con tutti i suoi averi. Appena spuntò l’alba , dall’orizzonte salì una nuvola nera. Adad all’interno di essa tuonava continuamente, davanti ad essa andavano Shullat e Chanish; i ministri percorrevano monti e pianure. Il mio palo d'ormeggio strappò allora Erragal.

Va Ninurta, le chiuse d'acqua abbatte. Gli Annunaki sollevano fiaccole, con la loro luce terribile infiammano il Paese. Il mortale silenzio di Adad avanza nel cielo, in tenebra tramuta ogni cosa splendente. Il Paese come un vaso egli ha spezzato. per un giorno intero la tempesta infuriò, il vento del sud si affrettò per immergere le montagne nell'acqua come un'arma di battaglia, la distruzione si abbatte sugli uomini. A causa del buio il fratello non vede più il suo fratello, dal cielo gli uomini non sono più visibili. Gli dei ebbero paura del diluvio, indietreggiarono, si rifugiarono nel cielo di An. Gli dei accucciati come cani, si sdraiarono là fuori! Ishtar grida allora come una partoriente, si lamentò Beletil, colei dalla bella voce: "Perché quel giorno non si tramutò in argilla, quando io nell'assemblea degli dei ho deciso il male? Perché nell'assemblea degli dei ho deciso il male,  dando, come in guerra, l'ordine di distruggere le mie genti? Io, proprio io ho partorito le mie genti ed ora i miei figli riempiono il mare come larve di pesci". Allora tutti gli dei Anunnaki piansero con lei. Gli dei siedono in pianto. Secche sono le loro labbra; non prendono cibo!

Sei giorni e sette notti soffia il vento, infuria il diluvio, l'uragano livella il Paese.

Quando giunse il settimo giorno, la tempesta, il diluvio cessa la battaglia, dopo aver lottato come una donna in doglie. Si calmò il mare, il vento cattivo cessò e il diluvio si fermò. Io osservo il giorno. Vi regna il silenzio. Ma l'intera umanità è ridiventata argilla.Come un tetto era pareggiato il Paese.

Aprii allora lo sportello e la luce baciò la mia faccia. Mi abbassai, mi inginocchiai e piansi. Sulle mie guance scorrevano due fiumi di lacrime. Scrutai la distesa delle acque alla ricerca di una riva: finché a d una distanza di dodici leghe non scorsi un'isola. La nave si incagliò sul monte Nisir. Il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere; un giorno, due giorni, il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere, tre giorni, quattro giorni, il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere; cinque giorni, sei giorni, il monte Nisir prese la nave e non la fece più muovere.

Quando giunse il settimo giorno, feci uscire una colomba, la liberai.

La colomba andò e ritornò, un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro. Feci uscire una rondine, la liberai; andò la rondine e ritornò, un luogo dove stare non era visibile per lei, tornò indietro. Feci uscire un corvo, lo liberai. Andò il corvo, e questo vide che l’acqua ormai defluiva, egli mangiò, starnazzò, sollevò la coda e non tornò.

Feci allora uscire ai quattro venti tutti gli occupanti della nave e feci un sacrificio. Posi l'offerta sulla cima del monte. Sette e sette vasi vi collocai: in essi versai canna, cedro e mirto. […]"

Come possiamo ben notare entrambe le versioni mitiche (sia quella biblica che quella di Gilgamesh) sono molto simili.

Anche in altri testi mesopotamici si fa cenno al diluvio. Esiste una tavoletta sumerica del periodo Isin-Larsa (1900 a.C.) che ne fa menzione. In più nel poema Atramkhasis (1800 a.C.), che è la base della sintesi della tavoletta XI dell’Epopea, è narrata la storia del diluvio.

L’Epopea di Gilgamesh era poi conosciuta in Palestina nel XII secolo (periodo mediobabilonese), ovvero prima che gli ebrei giungessero nella terra promessa.

Tutto ciò ci fa dedurre che la saga di Gilgamesh, sia precedente alla Bibbia (esistono racconti su Gilgamesh risalenti al periodo sumerico e la stessa storia del diluvio è presente nell’epica sumerica con l’eroe Ziusudrà), per cui la tradizione biblica avrebbe come fondamento proprio quella mesopotamica. Del resto, lo stesso patriarca ebraico Abramo proveniva dalla famosa Ur dei Caldei.

Berosso, sacerdote caldeo, vissuto circa nel 300 a.C., ci narra nella sua Babiloniakà ("Storia di Babilonia"- purtroppo a noi giunta in maniera frammentaria) che Cronos disse in sogno a Xisuthros che l’umanità sarebbe stata distrutta dal diluvio e che tutti libri dovevano essere sotterrati nella città di Sippar per salvarli dalla calamità incombente e per essere restituiti all’umanità dopo il diluvio. Infine Xisuthros avrebbe dovuto costruire una nave dove entrare assieme ai suoi amici per salvarsi dalle acque.

Le cause del diluvio nelle tradizioni mesopotamiche non sono sempre chiare.

Generalmente la tradizione vuole, che il dio Enlil, meditasse la distruzione dell’umanità tramite le acque, perché gli uomini erano diventati troppi ed eccessivamente rumorosi.

Finora abbiamo parlato della tradizione giudaica e mesopotamica.

Scendendo verso sud ed entrando nella fertile valle del Nilo, scopriamo che anche qui è presente una tradizione che ci ricorda il diluvio.

Il testo scritto del diluvio egizio fu inciso in alcune tombe reali della XIX dinastia (1320-1205 a.C). Ciononostante la lingua in cui il mito è redatto fa pensare ad un originale molto più antica.

La storia incomincia in questo modo:

"Tutto accadde dopo che Ra, che si era posto in essere da solo, ebbe stabilito la propria sovranità sia sugli uomini che sugli dei. A un certo punto l'uomo covò malvagi pensieri contro Ra. Quanto a Sua Maestà (vita, prosperità e salute!), omai si era fatto vecchio. Aveva le ossa d'argento, la carne d'oro e i capelli di vero lapislazzulo. E sua maestà scorse i pensieri che l'uomo progettava contro di lui. E Sua Maestà (vita, prosperità e salute!) disse agli dei che erano fra il suo seguito: «Venite, prendete per me il mio Occhio, e anche Shu, Tefnut, e Geb, insieme ai Padri e alle Madri che erano con me quando ero ancora in Nun, le Acque Primeve, insieme al mio dio Nun, che porterà con sé i suoi cortigiani. Tu li guiderai con prudenza; in modo che l'uomo non veda, che i loro cuori non si risveglino! Verrai con loro al Grande Palazzo, affinché possano darmi il loro consiglio, come hanno fatto sin dal tempo in cui uscii da Nun nel luogo in cui venni in essere».

E così tali dei, quando gli furono condotti davanti, posero le teste a terra davanti a Sua Maestà, affinché colui che aveva plasmato il genere umano, il Re dei Popoli, potesse pronunciare le proprie parole davanti al Padre degli dei più antichi. Poi dissero a Sua Maestà: «Parlaci, affinché possiamo udire l'accaduto». Allora Ra disse a Nun: «O tu che sei il dio più anziano, in cui io venni in essere, e voi, o dei primevi! Osservate gli uomini, che vennero in essere dal mio Occhio! Hanno progettato pensieri malvagi contro di me. Ditemi che cosa fareste voi in merito! Badate che sto cercando una soluzione, e che non ho intenzione di sterminarli finché non avrò udito la vostra opinione»."

Secondo il racconto, l’umanità si sarebbe a tal punto inorgoglita da sfidare il dio supremo Ra e meditare qualche cattiva azione contro di lui.

"E allora la Maestà di Nun disse:

«O Ra, figlio mio, chi è più grande di colui che lo ha plasmato e più antico di colui che lo ha creato, sedendo sul tuo trono! Grande è la paura che incuti quando il tuo Occhio è contro coloro che hanno tramato contro di te!».

E la Maestà di Ra rispose:

«Ecco, sono scappati nel deserto, perché i loro cuori sono pieni di paura per quello che potrei dire loro».

E tutti dissero a Sua Maestà:

«Che il tuo Occhio proceda a castigare per te quelli che tramano con malvagità. Tuttavia, l’Occhio non ha in sé un potere sufficiente a punirli al posto tuo. Che lo si invii come Hathor!».

E così, poi, arrivò questa dea, che trucidò l'umanità nel deserto. E la Maestà di questo dio disse: «Benvenuta, o Hathor, perché tu hai fatto quello per cui ti avevo mandata!».

Allora questa dea disse: «Poiché tu vivi per me, ho trionfato sull'uomo, e il mio cuore ne gioisce!».

E la Maestà di Ra disse: «Nel ridurli, ho trionfato su di loro come re». Ecco come venne in essere Sekmet, l'Ebbra della Notte, per sguazzare nel loro sangue, a cominciare da Heracleopolis."

A questo punto l’umanità sembrava spacciata. Tuttavia Ra non aveva intenzione di annientare il genere umano. Infatti:

"Allora Ra disse: «Presto, chiamatemi dei messaggeri che corrano veloci, capaci di volare come l'ombra di un corpo!». E così gli furono condotti immediatamente davanti questi messaggeri.

E la Maestà di questo dio disse: «Scendete a Elefantina e portatemi una gran quantità di ocra rossa».

E così gli fu portata questa gran quantità di ocra rossa. E la Maestà di questo grande dio fece macinare questa ocra rossa a Quello-con-la-ciocca-di-lato-che-è-in-Eliopoli. E poi delle giovani schiave pestarono l'orzo per fare la birra, e aggiunsero questa ocra rossa al beveraggio, che divenne simile a sangue umano. Così furono preparate parecchie migliaia di orci di birra. E poi la Maestà del Re dell'Alto e del Basso Egitto, Ra, andò con questi dei a vedere questa birra.

E a quel punto, quando la terra si rischiarò all'alba, e per la dea giunse il momento di riprendere la carneficina dell'umanità, la Maestà di Ra disse: «Che belli! Con questo sistema proteggerò l'uomo da lei!». Poi Ra disse: «Venite, portate tutto nel luogo in cui la dea ha intenzione di trucidare l'umanità».

E la Maestà del Re dell’Alto e del Basso Egitto, Ra, andò molto presto, mentre era ancora notte fonda, a far versare questo liquido intorpidente.

Allora i campi furono ricoperti per tre palmi del beveraggio grazie al potere della maestà di questo dio. E quando questa dea partì all'alba, trovò il luogo inondato del liquido. Ed era splendida in viso a quella vista. E poi bevve, e le fece bene al cuore. Tornò ubriaca, senza essersi nemmeno accorta dell'umanità. Allora la Maestà di Ra disse a questa dea: «Due volte Benvenuta in pace, o Incantevole! ». Così vennero in essere le Belle di Iamu.

Poi la Maestà di Ra disse a questa dea: «Prepara per loro delle bevande inebrianti nelle feste annuali e affidale alle fanciulle schiave». Ecco come accadde che da quel primo giorno tutta l'umanità affidò la preparazione delle bevande inebrianti alle ragazze schiave."

Ra pertanto salvò l’umanità mandando un diluvio di birra che fece ubriacare la dea Sekhmet.

Lasciamo ora la valle del Nilo e dirigiamoci a nord, in Grecia, dove un altro mito sul diluvio aspetta di essere scoperto. I greci infatti raccontavano che: (Pseudo Apollodoro, Biblioteca, 7.2)

"Prometeo ebbe un figlio, Deucalione. Costui, che regnava sul territorio di Ftia, sposa Pirra, figlia di Epimeteo e di Pandora, la prima donna plasmata dagli dei. Quando Zeus volle eliminare la stirpe di bronzo, Deucalione, su consiglio di Prometeo, fabbricò un'arca, vi pose delle provviste e si imbarcò insieme a Pirra. Zeus rovesciò dal cielo una pioggia torrenziale sommergendo la maggior parte Zeus rovesciò dal cielo una pioggia torrenziale sommergendo la maggior parte dell'Ellade: tutti gli esseri umani morirono, tranne pochi che trovarono rifugio sugli alti monti vicini. Anche le montagne della Tessaglia allora si separarono e tutte le terre che si trovavano al di fuori dell'Istmo e del Peloponneso vennero inondate. Per nove giorni e nove notti Deucalione è trascinato sul mare dentro l’arca, poi approda al Parnaso e qui, poiché le piogge erano cessate, sbarca e offre sacrifici a Zeus Fixio. Zeus gli manda Ermes, invitandolo a scegliere ciò che desidera. Deucalione sceglie di far nascere da lui una generazione di uomini. Zeus allora gli disse di raccogliere delle pietre e gettarle sopra la testa: Deucalione lo fece, e dalle pietre che scagliò lui stesso nacquero uomini, da quelle che scagliò Pirra nacquero donne. […] "

Sappiamo tramite il poeta Esiodo che la stirpe di bronzo era violenta e terrificante. Si capisce pertanto perché Zeus avesse scelto di eliminare l’umanità dalla faccia della terra. Anche in questo caso, come nel mito ebraico e mesopotamico, l’uomo viene salvato grazie all’intervento di un essere superiore. Possiamo riscontrare anche nella versione greca del mito del diluvio la caratteristica coppia di uomini che viene salvata dalle acquee del diluvio tramite un’arca che approda in cima ad un monte.

Volgendo ora lo sguardo verso l’antica India, ci accorgiamo presto che il mito del diluvio è presente anche in questa terra.

Si racconta, infatti, che Manu (il primo uomo dell’era attuale), mentre stava pescando, si trovò fra le mani un pesciolino che in realtà non era altri che il dio Vishnu. Il pesciolino disse a Manu che l’avrebbe potuto aiutare se lui l’avesse aiutato. Manu chiese allora che cosa avrebbe dovuto fare per salvarlo. Il pesciolino gli disse che presto sarebbe arrivato un diluvio e che quindi avrebbe dovuto costruire una grande nave e avrebbe dovuto metterlo in un barattolino per salvarlo. Manu fece quello che il pesciolino gli aveva chiesto. Quando giunse il diluvio, il pesciolino divenne enorme ed era dotato di un grande corno sulla fronte. Vishnu allora pose la nave sul corno e salvò così l’umanità ponendo l’imbarcazione sulle alte montagne del Nord, ovvero l’Himalaia.

In Cina, si dice che un tempo gli uomini si ribellarono agli dei. L’universo allora piombò nel caos e le acque invasero la terra.

Il popolo malese Chewong sostiene che il mondo subisca, dopo non ben precisati periodi temporali, una distruzione generale dovuta alle acque.

Nel Laos e nella Tailandia settentrionale, si dice che un tempo un popolo chiamato Then viveva in un regno superiore, mentre gli inferi erano guidati da tre grandi uomini saggi. I Then decisero che le persone avrebbero dovuto donare loro una parte del proprio cibo. Il popolo si rifiutò e i Then fecero piombare un diluvio sulla terra. I tre uomini tuttavia costruirono una zattere e misero in salvo non solo se stessi ma anche alcune donne e bambini. In questo modo salvarono l’umanità dall’estinzione.

In Birmania, una tradizione afferma che due fratelli si salvarono su una zattera ad un immenso diluvio.

Nel Vietnam, secondo le leggende locali, trovarono scampo dalle acquee del diluvio solo un fratello e una sorella. Essi si trovavano all’interno di una cassa di legno nella quale c’erano una coppia di ogni specie animale.

Gli aborigeni d’Australia delle coste settentrionali sostengono che un diluvio distrusse un mondo precedente. Secondo altri miti di altre tribù australiane, tuttavia, il serpente cosmico Yurlunggur sarebbe il reale responsabile del diluvio.

In Giappone, alcune tradizioni ritengono che la creazione dell’Oceania sarebbe derivata dal ritirarsi delle acque di un diluvio.

Per di più nelle isole Samoa e nelle isole Hawaii si ricorda un diluvio che distrusse il mondo e quasi tutta l’umanità.

Secondo i Samoani, sopravvissero al disastro solo due uomini che approdarono nelle isole Samoa.

In Nord America ritroviamo ancora una volta, tradizioni su un diluvio universale.

Gli inuit dell’Alaska parlano di un diluvio e di un terremoto che risparmiarono i pochi che fuggirono tramite canoe o scapparono sui monti.

Il popolo Luiseño e quello degli Huroni raccontano che si abbatté un diluvio su tutta la terra e solo coloro che si rifugiarono sulle vette delle montagne si salvarono.

I Montagnais, gli Irochesi, i Chickasaw e i Sioux fanno riferimento al mito del diluvio.

In Centro America il mito sul diluvio più famoso è quello contenuto nel codice Latino-Vaticano del popolo degli Aztechi. Si dice, infatti, che la prima era della storia del mondo fu distrutta da un diluvio d’acqua.

Il primo sole, Matlactili, durò 4008 anni. Gli uomini mangiavano mais ed erano giganti. Gli uomini, in seguito al diluvio, si trasformarono in pesci. Solo una coppia si salvò, Nene e Tata, che era protetta da un albero. Comunque altri affermavano che sette coppie si rifugiarono in una caverna e ne uscirono quando le acquee si ritirarono. Quando la terra venne ripopolata, questi superstiti vennero considerati delle divinità.

Secondo un altro popolo mesoamericano, i Mechoacanesecs, il dio Tezcatilpoca volle distruggere tutta l’umanità con un diluvio e salvò solo un uomo di nome Tezpi. Quest’ultimo si imbarcò con la sua famiglia e ogni genere di animali e sementi su un’arca. Quando il dio ordinò la fine del diluvio, l’imbarcazione si arenò su una montagna. Tezpi, per sondare l’abitabilità della terra, liberò un avvoltoio che non tornò perché si nutriva delle carcasse degli animali. Allora vennero liberati molti altri uccelli, dei quali tornò solo il colibrì con un ramo nel becco. Il diluvio era finito.

Nel "Popol Vuh" del popolo Maya, il Grande Dio volle distruggere l’umanità con un diluvio perché si era dimenticata di lui.

In America del Sud, i Chibcha della Colombia dicono che furono portati alla civiltà da un certo personaggio barbuto detto Bochica. Quest’ultimo aveva una moglie invidiosa e cattiva, Chia, che fece piombare un diluvio sulla terra che distrusse gran parte dell’umanità. Bochica cacciò sua moglie facendola divenire la luna. Nonostante il disastro, questo essere superiore riorganizzò i superstiti e alla fine ascese al cielo divenendo un dio. I Canari dell’Ecuador parlano di due fratelli scampati al diluvio.

Gli Indios tupinamba del Brasile raccontano che l’eroe civilizzatore Monan aveva creato l’umanità ma distrutto il mondo tramite un diluvio.

Il Perù e le Ande più in generale sono ricchissimi di miti sul diluvio. Solitamente la storia è molto simile per molte popolazioni. La terra, a loro dire, venne devastata da una diluvio di immani proporzioni. Poi all’improvviso sarebbe giunto un uomo bianco barbuto che avrebbe ridonato ai superstiti la civiltà. Spesso questo personaggio veniva ricordato come Ticci Viracocha.

In Cile, gli Araucani e nella terra del Fuoco gli Yamana e i Pehuenche ricordano anch’essi un diluvio, durante il quale i sopravvissuti si salvarono su montagne molto alte.

Oggi come oggi, si ritiene che il mito del diluvio non rappresenti solo una leggenda. Infatti, la sua capillare diffusione e l’incredibile enfasi con cui l’umanità ha voluto trasmettere questa storia ha spinto molti a ricercane una verità storica. In effetti, alla fine dell’ultima glaciazione, tra XI e il IX millennio avanti Cristo, le calotte glaciali che imprigionavano una buona parte dell’Europa e dell’America settentrionale si sciolsero, incrementando di oltre un centinaio di metri, il livello del mare. Pertanto terre che un tempo si trovavano sopra il livello del mare, furono sommerse causando inondazioni e distruzioni mai viste. I geologi sostengono che la sommersione di parti continentali avvenne gradualmente. A mio avviso, invece ci fu una grande inondazione che interessò una grande quantità di regioni del globo (il diluvio appunto) ed una più piccola serie di sommersione catastrofiche e devastanti. Questo lo deduco esclusivamente dall’analisi dei miti sopraindicati.

Dobbiamo comunque considerare il fatto che prima della conclusione dell’ultima glaciazione, detta Wurmiana, i continenti erano più estesi di quelli attuali. Ad esempio le isole Britanniche erano collegate all’Europa continentale e la pianura padana era molto più estesa di oggi.

Il diluvio fu una tappa fondamentale della storia dell’umanità. Dopo questo grave evento per l’uomo e la sua specie, si presentò un nuovo inizio. Nella mezzaluna fertile sorsero le prime comunità agricole, dando così inizio alla storia della nostra civiltà.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

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