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QUINTO GIORNO

Tema: Preparare la via

La storia: Peppino e la montagna nera


C'era una volta un villaggio costruito in una valle lunga e stretta, in mezzo a montagne alte e rocciose, che si spalancavano qua e l� in distese di prati e di pascoli. Gli abitanti del villaggio erano moderatamente soddisfatti: le loro mucche e le loro pecore erano ben pasciute, latte e formaggio si vendevano bene, anche se il mercato era lontano. Ma sulla loro felicit� aleggiava un'ombra nera. L'ombra nera della Torre Maledetta. La Torre Maledetta era una ruvida formazione rocciosa che chiudeva la valle e incombeva sul villaggio impedendogli di essere illuminato dal sole, se non pochi minuti all'alba e altrettanto pochi al tramonto. Per il resto del giorno il sole illuminava solo i fianchi pi� alti dei fianchi della valle. Cos� il villaggio passava la sua giornata all'ombra. Per colpa della Torre Maledetta.

Un villaggio senza fiori

A Peppino, un giovane dall'aria sveglia e dal carattere aperto e deciso, la cosa non andava proprio gi�. Gli sarebbe tanto piaciuto avere un giardino davanti alla casa, con i fiori e un ciliegio e due albicocchi e un melo. Ma non sbocciavano fiori nel villaggio, n� ortaggi, perch� c'era troppo poco sole. Chi voleva un orto doveva andare a coltivarlo lontano dal villaggio. Per questo molti andavano ad abitare altrove e, piano piano, il villaggio perdeva abitanti. Il villaggio rischiava di morire per colpa della Torre Maledetta. Era l'unica cosa che riusciva a guastare il buonumore di Peppino. Ogni mattino, mentre si stirava sul balcone della sua camera e si lasciava accarezzare dai raggi del sole, prima che fossero inghiottiti dall'ombra, fissava la superba roccia nera con gli occhi che mandavano lampi di dispetto. �Accidenti, accidentaccio�, brontolava. �Un villaggio senza fiori, senza farfalle e senza canzoni � un villaggio senza bambini, un villaggio che muore...�. Girava gli occhi sui tetti d'ardesia che avevano riflessi d'argento e sui camini che con il loro fumo facevano propaganda alla fragrante polenta che borbottava nei paioli di rame, pensava agli abitanti che conosceva tutti per nome, cognome e soprannome e si diceva: �Devo assolutamente fare qualcosa... Sono il pi� giovane del villaggio e quindi tocca a me!�. Un mattino, appena il sole si nascose dietro la parete nera della Torre prese la decisione. Si mise sulle spalle il piccone nuovo che aveva comprato alla fiera e si incammin�, con passo risoluto verso la montagna. �Dove vai?�, gli chiese la mamma. �Vado a buttare gi� la Torre Maledetta�, rispose semplicemente Peppino. �Ma cosa dici? Sei diventato matto? Non ce la farai mai!�. �Qualcuno deve incominciare una buona volta!�, ribad� caparbio. Arrivato ai piedi della Torre, alz� lo sguardo verso l'immensa parete scura che incombeva su di lui con un vago senso di minaccia. �A noi due!�, disse Peppino. Gli rispose un rombo cupo, come una grassa risata sussultante, che termin� nel sibilo maligno del vento. �Comincer� dall'alto�, si disse e cominci� a salire. La vetta della Torre aveva qualche chiazza di neve, ma Peppino non degn� di uno sguardo il panorama. Alz� il piccone e lo abbatt� con tutte. le sue forze contro la roccia. �T�, beccati questo!�. Con un po' di sorpresa, si accorse che il suo colpo di piccone aveva staccato un grosso blocco di pietra che lentamente rotol� gi� dalla vetta, trascinandosi dietro un corteo di sassi pi� piccoli. �Allora si pu�!�, esult�. Moltiplic� i colpi, con rabbia, con gioia. �Aprir� la strada al sole!�. Dopo qualche ora si butt� a terra, sudato, spossato. E guard� il risultato della sua opera. Aveva buttato gi� un bel po' di sassi, ma non aveva abbassato la Torre neanche di un millimetro. �Dovessi impiegarci tutta la vita ce la far�!�, si disse.

Una vocina nella roccia

Ma gli sembr� di riudire il rombo sussultante che era la risata di scherno della Torre. Si rialz� e riprese a picchiare con il piccone. �Beccati questo! E anche questo!�, gridava sbrecciando, scheggiando, frantumando le rocce della vetta. Pass� quel giorno e quello dopo. Cos� per un mese. Ogni mattina, Peppino rinnovava la sua sfida alla Torre Maledetta. Ma il risultato non era granch�: l'immane picco sembrava pi� alto e saldo che mai. �Lascia perdere�, gli dicevano i concittadini, che cominciavano a crederlo un po' matto. �Tanto ci siamo abituati�. Scuotendo la testa, Peppino insisteva: �Far� arrivare il sole sul vostro balcone tutto il giorno... E sbocceranno i fiori nella piazza�. Tornava lass� e ricominciava a picconare. Dopo qualche mese, il �pic... pic...� del suo piccone divenne un rumore familiare per le pecore e le mucche degli alti pascoli. Ma era cos� grande e solida quella roccia... Un mattino, per�, successe una cosa straordinaria. Peppino stava spingendo gi� dalla Torre un grosso masso che aveva appena staccato, quando ud� chiaramente una vocina che lo chiamava. �Peppino, Peppino�. Si guard� intorno sorpreso. La voce riprese a chiamare. La cosa pi� strana era che la voce proveniva da dentro la montagna. �Dove sei?�, chiese Peppino.�Qui, sotto i tuoi piedi, dentro la roccia!�. Peppino si inginocchi� e scrut� con attenzione nel buco lasciato dal masso. Sul fondo si apriva una fessura e, dentro la fessura, piccola piccola si agitava una manina bianca. �Liberami�, implor� la vocina. Impugn� il piccone e in poco tempo scav� fino ad arrivare alla mano, poi continu� con attenzione e infine si trov� davanti una bambina dagli occhi color lago alpino e vestito color spuma di torrente. �Grazie�, disse la bambina, mentre Peppino la guardava con l'aria stralunata. �Sono la fata delle sorgenti, ma il maligno architetto della Torre mi ha imprigionata. Ma ora che mi hai liberata, il tuo desiderio si avverer�. �E come farai? Sei cos� piccola e fragile�. �Con la pazienza, un po' di tempo e la forza dell'acqua�, sorrise la fatina. Alz� la mano, come fosse il cenno di attacco di un direttore d'orchestra. Mille gorgoglii, saltelli, risatelle, sciacquii riempirono l'aria. Mille sorgenti sbocciarono sulla Torre Maledetta. Piccole all'inizio, si riunirono a formare ruscelli, torrenti, cascate. E ognuno di essi incideva, smerigliava, scavava, trasportava a valle ghiaia, sassi, detriti. �Stanno facendo a pezzi la Maledetta!�, grid� Peppino e fece volare in aria il cappello. Voleva ringraziare la fata delle sorgenti, ma quella non c'era pi�. Corse a dare la notizia al villaggio, che adesso era fiancheggiato da un torrente giovane e forte che scendeva dalla Torre Maledetta. Oggi quel villaggio � inondato dal sole dal mattino alla sera, ed � pieno di fiori, farfalle e bambini. Al posto della Torre c'� una serie di roccette smozzicate, coperte dal muschio e dai cespugli. Ci vanno i vecchietti a cercare i funghi.

La riflessione

Che tristezza vivere nell'ombra! Se ci fosse qualcosa che impedisce al sole di arrivare fino a noi, faremmo come Peppino: cercheremmo di abbattere l'ostacolo, perch� il sole � importante: � la vita. Anche per l'arrivo di un personaggio importante, per la visita di un capo di stato, si fanno tanti preparativi: si studiano i percorsi, le soste, gli incontri. Vengono tolti tutti i possibili intralci. Giovanni Battista ci invita a fare altrettanto per la venuta di Ges�, che � pi� importante del sole e di qualsiasi altro personaggio. Ma gli ostacoli che dobbiamo togliere e abbattere sono dentro di noi: le cattive abitudini, i peccati, le pigrizie, le parole cattive. Sono tutte queste cose che fanno ombra nella nostra anima. Peppino � riuscito nella sua impresa perch� si � fatto aiutare dalla fata delle sorgenti. Anche noi dobbiamo farci aiutare dalla Grazia, cio� dalla forza che Dio dona a tutti coloro che decidono davvero di accoglierlo nella loro vita. Per questo esistono i Sacramenti e, in modo particolare il Sacramento della Riconciliazione.  

La preghiera

"Vieni, Signore, non ci sono ostacoli sulla strada che porta al mio cuore. Risplendi come luce nelle mie tenebre, le mie labbra proclameranno il tuo nome; tutta la terra conoscer� il tuo amore e tutti gli uomini la tua salvezza."

Il gesto

Durante la riflessione, scrivere su dei cartoncini il nome di alcune mancanze, leggerli con attenzione ed alla fine strapparli.

Il fioretto

Eliminare per una giornata ogni tipo di capriccio.

 

 


 

 
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A.C.R.O. - Gruppo di Studi Rosacrociani di Roma - 
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